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Vittorio Clemente, poeta, nasce il 12 aprile 1895 a Bugnara, e muore a Roma il 15 ottobre 1975.

Vittorio Clemente nasce da Pasquale, segretario comunale e da Francesca Di Bacco.

Fin da ragazzo inizia a scrivere versi che vengono pubblicati sul giornalino scolastico La piccola tribuna di Torino e sulla rivista giovanile Juventus di Firenze.

Raccoglie le prime poesie in dialetto in Malenguni, quaderno che purtroppo sarà smarrito da un tipografo aquilano.

A Tivoli frequenta la Scuola Normale e, chiamato alle armi subito dopo il diploma, segue il corso allievi ufficiali a Parma e Brindisi.

Sottotenente di Fanteria, appena ventenne, nell'agosto del 1915 partecipa alla Prima Guerra Mondiale.

Sotto le armi il giovane ufficiale è chiamato da Ardengo Soffici alla redazione dei giornali di trincea, La Ghirba e Il Gazzettino del Soldato.

È questa l’occasione per stringere amicizia anche con altri scrittori quali Antonio Baldini, Renato Simoni e Guelfo Civinini.

L’incapacità dei partiti tradizionali di risolvere numerosi problemi del dopoguerra spinge il giovane poeta, come non pochi italiani, ad aderire al partito fascista, convinto che il nuovo soggetto politico possa dare delle risposte adeguate.

Nell'intervallo tra le due guerre mondiali Vittorio Clemente, con competenza, impegno e passione, ricopre il ruolo prima di insegnante elementare in alcuni paesi dell’Abruzzo, poi di direttore didattico a Teramo e infine di ispettore scolastico a Roma, a Rieti e di nuovo a Roma.

Con questi incarichi Clemente svolge una fervente attività pedagogica e collabora a riviste importanti come I Diritti della Scuola e La Parola e il Libro.

Si dedica anche alla critica letteraria, occupandosi principalmente della poesia dialettale abruzzese e romana, con particolare attenzione all'opera di Giuseppe Gioacchino Belli.

Nel 1939 si trasferisce definitivamente a Roma con la moglie Bice, dell’antica famiglia Papi di Bugnara, e i figli Francesca (che diventerà insegnante), e Pasquale (che si dedicherò alla medicina).

Nella capitale il poeta collabora con la redazione di La strenna dei romanisti, che prevede la pubblicazione di un volumetto annuale sul quale vengono pubblicati scritti, poesie, disegni e foto dei cultori delle belle tradizioni romane sin dal 1940.

Ha modo di stringere amicizia con importanti personaggi come Trilussa, Cesare Pascarella, Mario dell'Arco, Urbano Barberini, Giulio Battelli, Giuseppe Bottai e i giornalisti Ceccarius ed Ettore Veo.

La pubblicazione di Sclocchitte - Sonetti abruzzesi (Ed. Gastaldi, Milano, 1949), raccolta poetica che rivela una sorprendente grazia nel tratteggiare i paesaggi naturali ed emotivi della terra natia, colpisce l'attenzione del giovane Pier Paolo Pasolini, che si entusiasma per l'opera di Clemente, tanto da scrivere la prefazione al suo poema Acqua de magge (Società Editrice Siciliana, Roma, 1952), in cui denota: "La poesia migliore della letteratura abruzzese sarà Acqua de magge di Clemente, poiché l'Abruzzo ricompare di scorcio, divenuto l'assolata, echeggiante terra di una personale infanzia".

A Clemente, Pasolini dedicherà un profilo critico nella sua antologia Poesia dialettale del Novecento (Guanda, Parma, 1952), curata insieme a Mario dell'Arco.

A legare Pasolini e Clemente c'è anche una profonda amicizia; nel momento di maggiore difficoltà, quando si ritrova senza lavoro, costretto a lasciare il suo paese, lo scrittore friulano trova nuova speranza proprio grazie al poeta abruzzese: "Nei primi mesi del '50 ero a Roma, con mia madre... Ero disoccupato, ridotto in condizioni di vera disperazione: avrei potuto anche morirne.

Poi con l'aiuto del poeta in dialetto abruzzese Vittorio Clemente trovai un posto di insegnante in una scuola privata di Ciampino, a venticinquemila lire al mese".

Nel 1960, sempre in dialetto, viene pubblicato il raffinato poemetto Canzune ad allegrie... (Edizioni Quadrivio, Lanciano), sulla figura popolare del Cantatore, e, cinque anni dopo, una riuscita collezione di versi, Serenatelle abruzzesi (Edizioni La Carovana, Roma).

La fama di Clemente cresce col tempo, e acquisisce nuovi importanti estimatori, come Giorgio Caproni, Franco Fortini ed Ennio Flaiano.

Nel 1970, insieme all'amico Ottaviano Giannangeli, stimato poeta in lingua e in dialetto abruzzese, Clemente pubblica la sua opera omnia: Canzune de tutte tiempe (Editrice Itinerari, Lanciano), curata dallo stesso Giannangeli, che offre dei versi di Clemente una perfetta traduzione metrica.

Vittorio Clemente consegue numerosi riconoscimenti, grazie ai suoi molteplici interessi, tra cui la pedagogia, la saggistica, la letteratura, la critica letteraria, la narrativa, il folklore, il teatro dialettale: nel 1947 vince il premio Sanremo per la poesia dialettale; nel 1948 vinse il premio Castaldi per Sclocchitte.

Nel 1956 riceve la medaglia d’argento da parte del Presidente della Repubblica, Giovanni Gronchi, per i Benemeriti della Scuola, della Cultura e dell’Arte.

Il poeta abruzzese si spegne a Roma, all'età di ottant'anni.

In occasione della sua scomparsa, Ottaviano Giannangeli cura una speciale pubblicazione: un fascicolo edito dalla casa editrice Itinerari, Itinerari per Vittorio Clemente, che raccoglie i più importanti omaggi critici, tra cui quelli di Pasolini, Caproni, Fortini, Sansone e Petrocchi.

Nel 1995, per il centenario della nascita, sempre Giannangeli realizza una raffinata antologia, Le chiù fine parole (Ediars-Oggi e domani, Pescara), in cui raccoglie il meglio dell'opera dialettale di Clemente, con una preziosa appendice critica.

Nella sua rigorosa scelta di poeti dialettali, Franco Brevini include Clemente nelle sue pubblicazioni specialistiche: Le parole perdute. Dialetti e poesia nel nostro secolo (Einaudi, 1992) e La poesia in dialetto (Meridiani Mondadori, 1999).

tutti pazzi per la Civita

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