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SulmonaGiovanni Quatrario, poeta, letterato, nasce nel 1336 a Sulmona, dove muore nel 1402.

Amico del Petrarca per il quale scrisse il "Carmen funereum"

Giovanni Quatrario nacque a Sulmona nel 1336, ultimo di otto figli.

Le notizie riguardanti la sua vita non sono molte anche se diversi tratti biografici possono trarsi dal Carmen Maternum, l’elegia funebre composta intorno al 1370 per la morte della madre.

Il componimento restituisce l’immagine della sua numerosa famiglia e delle vicissitudini e dei lutti subiti a causa del rovinoso terremoto che colpì la Valle Peligna nel 1348, della epidemia di peste che seguì, e delle lotte tra fazioni avverse che imperversarono in quegli anni a Sulmona.

La famiglia Quatrario fu tra le più illustri e potenti della città, strettamente fedele al re Roberto d’Angiò e, dopo di lui, alla sua erede Giovanna I.

In effetti le vicende dinastiche e politiche del regno di Napoli influenzarono grandemente la vita dei Quatrario; il padre di Giovanni fu messo in carcere dalla fazione avversa al re Roberto e fu liberato solo quando questi riuscì a riportare l’ordine in città.

Di Giovanni sappiamo che fu al seguito della regina Giovanna con l’alta carica di Maestro Razionale, una sorta di attuale ragioniere revisore dei conti, e che ricevette protezione dalla regina nel 1364, quando, grazie ad un suo intervento, in quanto chierico gli venne risparmiato un processo presso il tribunale laico.

Altrettanto importante fu per il letterato la protezione ricevuta dagli Orsini, conti di Manoppello, presso i quali risedette, seguendoli negli spostamenti fra i diversi feudi che vantarono in Abruzzo.

Divenne precettore di uno dei figli del conte Napoleone, Ugolino, e strinse amicizia con gli altri due, Tommaso e Giovanni; quest’ultimo succederà al padre nel 1369.

La frequentazione degli Orsini permise a Quatrario di entrare a contatto con Petrarca, Boccaccio e Barbato, amici del conte Napoleone.

Al seguito del conte nel 1368 Quatrario fu a Roma per omaggiare la regina Giovanna in visita dal papa; in tal occasione conobbe Coluccio Salutati con il quale avviò un lungo scambio epistolare.

Agli anni trascorsi presso gli Orsini risale il poemetto celebrativo Carmen cuiusdam venationis, scritto per una battuta di caccia che si era tenuta presso i possedimenti del casato.

Dello stesso periodo è il già citato Carmen Maternum, dedicato alla madre, cui fece visita durante una breve sosta a Sulmona.

Al 1374 si data un altro componimento funerario, il Carmen Funereum, composto durante il soggiorno presso alcuni feudi teramani degli Orsini, in ricordo del grande Petrarca, morto il 19 luglio di quell’anno ad Arquà.

Non sappiamo se Quatrario si trovasse ancora presso gli Orsini al momento della detronizzazione della regina Giovanna I, scomunicata da papa Urbano VI che incoronò al suo posto Carlo III di Durazzo.

L’episodio provocò una nuova scia di sangue a Sulmona, divisa tra le fazioni dei favorevoli e dei contrari al nuovo re.

Quatrario cercò di passare tra le file dei sostenitori del sovrano durazzesco, ma per la sua datata fedeltà alla regina non riuscì ad evitare l’esilio dalla città natale.

Da esule Quatrario trovò dapprima ospitalità presso il conte Francesco d’Aquino a Introdacqua e subito dopo a Montelupo.

Nei due anni dell’esilio scrisse la "Bursa exilii", raccolta elegiaca in tre libri, ed in occasione dell'incoronazione di Carlo III nel 1383 compose un’elegia in cui invitò il re a prendere le vesti del mecenate e istituire il necessario legame tra politica e cultura.

Il difficile momento fu per il letterato l’occasione per sperimentare nuove strade e prospettive che si rivelarono quanto mai proficue: grazie ai contatti con la nobiltà romana riuscì ad ottenere nel 1383 l’incarico di segretario presso il papa.

Si trasferì a Roma e vi rimase fino al 1402, anno della sua morte. Il ruolo di prestigio raggiunto gli permise di godere di numerose ricchezze che dispose in maniera dettagliata nel testamento redatto nel 1399 ed ancora oggi conservato.

Dal documento si evince che Quatrario contrasse due matrimoni, con Massia e Cecca, dalle quali non ebbe figli, e che della sua numerosa famiglia gli sopravvissero solo due sorelle, Lucia e Caterina; lasciò alcuni beni ai suoi familiari, mentre donò alla Casa Santa dell’Annunziata di Sulmona la ricca biblioteca allestita negli anni romani.

Delle opere di Giovanni Quatrario si conservano alcune lettere indirizzate a Coluccio Salutati, diciannove odi, una decina di epitaffi e una cinquantina di carmi.

tutti pazzi per la Civita

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