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Romeo Tommolini, orefice, giornalista, nasce il 19 ottobre 1878 a Pescara, da Raimondo.

Anche sua sorella Emilia, è nata a Pescara il 7 agosto 1883.

di Maurilio Di Giangregorio

Scarne sono le sue notizie. Si riporta di seguito la nota tratta dal sito: www.circoloaternino.it.

«Romeo Tommolini dal prezioso testo di Tullio Bosco "Accadeva a Pescara" Don Romeo Tommolini era indubbiamente l’orefice più quotato della regione e l’esperto in preziosi di fiducia delle varie sedi della banca d’Italia delle province abruzzesi.

Il suo ben fornito negozio, situato in Corso Manthonè, con due belle vetrine colme di gioielli era frequentato volentieri dai più benestanti, poiché a quel tempo, ben più di oggi, i doni di nozze, di battesimo e di ogni altra importante ricorrenza non venivano presi in considerazione se non erano d’oro o di altro metallo prezioso.

Tommolini era anche il corrispondente de "Il popolo di Roma", il quotidiano più letto dai pescaresi e giornalmente inviava in redazione il suo trafiletto riguardante la cronaca della vita cittadina.

Di tanto in tanto si dilettava anche a fare lo storico della città, rievocando le storie del periodo borbonico di cui Pescara era stata protagonista.

Era quindi un personaggio di rilievo, sempre presente nei vari convegni culturali e spettatore in prima fila nelle rappresentazioni teatrali.

Ebbene, quest’uomo non più certamente giovane, con i suoi capelli bianchi, pur se tagliati cortissimi, permanentemente rosso in viso, con un naso a forma irregolare, quasi accartocciato, leggermente curvo in avanti e di corporatura piuttosto piena, aveva ancora gli istinti semplici di un ragazzo.

Il suo maggior divertimento era quello di fare scherzi e burle a chiunque, proprio come un monello.

Erano di solito scherzetti innocenti, come quello del portafoglio abbandonato in mezzo alla strada, ma legato ad un invisibile e perfido fili che veniva tirato al momento opportuno, o della moneta d’argento inchiodata fra i ciottoli della strada o del topolino meccanico che faceva correre tra i piedi delle signore».

tutti pazzi per la Civita

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