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Santa Barbara

di Elisabetta Mancinelli

Il nome Barbara è di origine greca e significa “straniera”.

La Santa viene festeggiata il 4 dicembre.

Si narra che Barbara di Nicodemia in Bitinia fu rinchiusa in una torre e poi condotta al martirio per la sua indomata fede cristiana, osteggiata dal padre pagano Dioscoro che, il 4 dicembre circa del 288 d.C, fu incenerito da un fulmine celeste, simbolo della morte immediata senza la possibilità di redimersi.

Protettrice degli artificieri, dei minatori, dei carpentieri e dei Vigili del fuoco; viene invocata come protettrice contro i fulmini e la morte improvvisa.

Nicodemia di Bitinia, fondata nel 264 a.C. dal re Nicodede I, in quel tempo, era una città fiorente. Situata sulla sponda Nord della baia di Astaco, divenne ben presto un centro di notevole importanza.

Quando, nel IV secolo d.C., Nicomede IV offrì il suo regno all’impero romano, Nicodemia accrebbe la sua importanza, tanto che Diocleziano la volle come sua sede.

A Nicodemia viveva Dioscoro la moglie e la giovane figlia Barbara.

Dioscoro era un funzionario che lavorava alla corte di Diocleziano dove faceva sfoggio di tutta la sua fanatica devozione all’imperatore e, soprattutto, agli Dei pagani.

Nonostante il padre Dioscoro, la rinchiuse in una torre per impedirlo, Barbara divenne cristiana. Per questo motivo fu denunciata dal prefetto durante la persecuzione di Massimiano (III – V sec.) e imprigionata a Nicodemia.

La leggenda narra della collera di Dioscoro quando si accorse che nella torre era stata edificata una terza finestra, infatti, Barbara, per sfuggire al pericolo, implorò il Signore affinché le aprisse un varco nelle pareti della torre.

Egli esaudì questa richiesta tramutando in tre gradini uno scoglio che si ergeva sulla montagna, per consentirle di poter osservare le mosse del padre che l’inseguiva.

Per sfuggire al padre la fanciulla cercò riparo presso un sasso, ma ecco che la roccia, miracolosamente si aprì, assumendo la forma di una nicchia nella quale ella trovò riparo.

Il padre, intanto, incontrò due pastori ai quali chiese se avevano visto una fanciulla in fuga.

Il primo, per salvarla tacque, mentre l’altro, con un dito indicò la direzione del luogo in cui si era nascosta.

Quando finalmente Dioscoro la raggiunse, la percosse, la ricondusse a casa e poi la riconsegnò al Prefetto.

Fu prima percossa con le verghe, torturata col fuoco, poi subì il taglio delle mammelle e altri tormenti.

Infine venne decapitata per mano del padre, che la tradizione vuole incenerito subito dopo da un fulmine.

Sempre la tradizione racconta che durante la tortura le verghe, con le quali il padre la picchiava, si trasformarono in piume di pavone, per cui la santa viene talvolta raffigurata con questo simbolo.

Dolcissimo è l’episodio della fanciulla che supplica il Signore di coprire le sue nudità.

Barbara, infatti, non implora Dio quando i suoi carnefici infieriscono sul suo corpo, ma quando lo espongono al disprezzo della gente.

Ancora una volta il Signore, misericordiosamente interviene inviando una schiera di angeli che la ricoprono con candidi veli per coprire le carni martoriate.

Questa suggestiva leggenda di Barbara di Nicodemia è la metafora della lotta fra due mondi, quello pagano e quello cristiano.

Dopo la morte di Barbara vi sarà ancora una ondata di terrore nei confronti dei cristiani voluta da Diocleziano, poi, con Costantino, l’incubo della persecuzione finirà.

Le reliquie di Santa Barbara

Il corpo di Santa Barbara si venera, dal 1009, nella chiesa veneziana di San Giovanni Battista a Torcello.

La reliquia del cranio era custodita, prima in un busto di legno poi in uno di metallo, nella chiesa di Santa Barbara dei Librari.

Con la soppressione della parrocchia di Santa Barbara, avvenuta il 15 settembre 1594, l’insigne reliquia fu portata a San Lorenzo in Damaso.

Il reliquiario parte in argento, parte in argento e bronzo dorato è della prima metà del XVI secolo.

Alcune reliquie di Santa Barbara sono conservate, in un cofanetto del XII secolo, a Roma nel Tesoro di San Giovanni in Laterano.

Il culto di Santa Barbara nel mondo

Nel mondo Santa Barbara è venerata in Svizzera, in Spagna, nella ex Cecoslovacchia, in Egitto, in Belgio, in Olanda, in Inghilterra, in Austria, in Germania, in Romania e in Francia.

A La Plata in Bolivia, a Bolivar nell’Equador e a Majorca, Santa Barbara è la Patrona della città.

Il culto di Santa Barbara in Italia

Il culto di Santa Barbara fu molto forte e la sua storia si diffuse fin nelle più lontane propaggini dell’impero e lasciò le sue impronte, ancora oggi visibili in molte città italiane che hanno eletto loro Patrona la giovane martire di Nicodemia.

Tra queste: Rio Marina nell’isola d’Elba, Montecatini Terme in provincia di Pistoia, Paternò in Sicilia, Amaroni in provincia di Catanzaro, Colleferro in provincia di Roma, Cencio in Liguria, Furti, Nureci e Ninnai in provincia di Cagliari, Fontana Liri in provincia di Frosinone.

Culto di Santa Barbara in Abruzzo

Anche in Abruzzo si sviluppò il culto della Santa, che un tempo, durante l’emigrazione temporanea, veniva invocata a protezione dei minatori e di quanti si esponevano per lavoro ai pericoli delle armi da fuoco e della polvere da sparo.

Nel tempo è divenuta la protettrice di tutti anche dei Vigili del Fuoco.

Il culto dei Santa Barbara è celebrato a partire da anni, a Castelvecchio Subequo.

Castelvecchio Subequo, insieme a Capistrello, è conosciuto per essere il paese dei "Minatori".

Nel secolo scorso, infatti, una folta schiera di minatori castelvecchiesi lavoravano in cave e cantieri disseminati nel territorio italiano ed estero: Piemonte, Sicilia Sardegna e Nord Europa.

Questi invocavano sin dal XV secolo Santa Barbara quale loro protettrice anche con formule di scongiuro contro il pericolo di fulmini e saette che minacciavano le antiche popolazioni rurali abruzzesi.

L'attuale devozione verso la vergine e martire Barbara a Castelvecchio Subequo è certamente riferibile alla specifica attività di questi lavoratori che facevano officiare nella chiesa di San Francesco d'Assisi una messa dedicata alla Santa nel suo DiesNatalis (4 Dicembre) commissionando anche esplosioni di mortaretti in suo onore.

Nel 1956 fu realizzara una statua della Santa che fu collocata dentro la chiesa di San Giovanni Battista.

L'arrivo dell'immagine statuaria avvenne dal 1956 in occasione dei festeggiamenti annuali, circostanza offrì a molti minatori la possibilità di tornare in paese per la festa.

Diffusi sono a Castelvecchio i racconti tratti dalla tradizione orale in cui la santa appare miracolosamente concedendo ai minatori l'incolumità da gravi incidenti verificatisi nelle gallerie.

Particolarmente sentita dalle famiglie del paese, segnate dal sacrificio dei propri minatori, è la festa che si celebra da allora ogni anno con una processione dopo la quale vi è la consuetudine di apporre offerte in denaro su fasce di raso disposte sulla statua.

Conclude il semplice cerimoniale il concerto di una banda musicale e lo scoppio dei mortaretti esplosi in onore della santa.

Anche a Villetta Barrea e a Lama dei Peligni si organizzano feste legate al culto di Santa Barbara ricorrenza che in questi luoghi ricorda la partenza delle greggi transumanti a fine estate.

L'evento religioso si tiene nella mattinata con una solenne celebrazione religiosa della Santa Messa e nella serata con musica e fuochi pirotecnici, a Lama c’è anche il tradizionale ballo della Pupa.

La Santa è ricordata e santificata il 4 Dicembre in tutte le caserme dei Vigili del Fuoco.

Il 4 dicembre a Pescara il Comando dei Vigili del Fuoco e la Capitaneria di porto commemorano, ogni anno, la loro comune patrona Santa Barbara.

La solenne funzione religiosa si svolge nella Cattedrale di “San Cetteo“.

Vedi anche: Santa Barbara

tutti pazzi per la Civita

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