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Oscar Luigi Scalfaro, politico, nasce il 9 settembre 1918 a Novara, e muore a Milano il 29 gennaio 2012.

Dopo Enrico De Nicola, Luigi Einaudi, Giovanni Gronchi, Antonio Segni, Giuseppe Saragat, Giovanni Leone, Sandro Pertini, Francesco Cossiga, Oscar Luigi Scalfaro è stato il 9° presidente della Repubblica italiana.

La formazione adolescenziale e giovanile, negli anni difficili del fascismo, si compie all'interno dei circuiti educativi confessionali, in particolare in seno all'Azione Cattolica.

Da Novara, dove aveva conseguito la maturità classica si sposta a Milano per completare gli studi presso la Facoltà di Giurisprudenza dell'Università Cattolica del Sacro Cuore.

E' questa un'altra tappa di rilievo per la sua formazione etica e civile, oltreché istruttiva e professionale. Nei chiostri e nelle aule dell'Università fondata e retta da padre Agostino Gemelli, ritrova quel clima umano e culturale estraneo - quando non addirittura ostile - ai miti e ai fasti del regime fascista, già sperimentato tra le file dell'Azione Cattolica.

E, soprattutto, incontra non solamente studiosi di diritto di grande prestigio, ma anche maestri di vita cristiana e di autentica umanità, come ad esempio mons. Francesco Olgiati e lo stesso rettore padre Agostino Gemelli.

E, ancora, un gruppo di giovani studiosi e professori destinati ad avere in futuro un ruolo importante nella vita del Paese: da Giuseppe Lazzati ad Amintore Fanfani, a Giuseppe Dossetti, per citare solo alcuni tra i più rappresentativi.

Laureatosi nel giugno 1941, nell'ottobre dell'anno successivo entra in magistratura e contemporaneamente si impegna nella lotta clandestina, prestando aiuto agli antifascisti carcerati e perseguitati e alle loro famiglie.

Alla fine della guerra diviene Pubblico Ministero presso le Corti d'Assise speciali di Novara e di Alessandria, investite dei processi ai responsabili degli eccidi contro gli antifascisti, i gruppi partigiani e le popolazioni inermi di quelle zone.

Ad allontanarlo definitivamente dalla carriera in magistratura e a spingerlo ad abbracciare l'agone politico (come nel caso di altri esponenti di rilievo del cattolicesimo italiano di quegli anni: si pensi, ad esempio, al giovane e brillante professore di diritto all'Università degli studi di Bari, Aldo Moro) contribuiranno il senso di responsabilità nei riguardi del futuro del Paese e le sollecitazioni della gerarchia ecclesiastica ad aderire e a dare il proprio sostegno all'attività del neonato partito della Democrazia Cristiana, costituito dopo l'8 settembre 1943 da Alcide De Gasperi.

Alle elezioni del 2 giugno 1946 per l'Assemblea Costituente, il giovane magistrato Scalfaro si presenta come capolista per la Democrazia Cristiana nella circoscrizione elettorale di Novara-Torino-Vercelli e risulta eletto con oltre 46 mila voti.

Sarà l'inizio di una lunga e prestigiosa carriera politica e istituzionale, nel corso della quale, eletto deputato sin dalla prima Camera del 18 aprile 1948, sarà costantemente riconfermato a Montecitorio per undici legislature.

Ricoprirà incarichi di governo e ruoli politici e di rappresentanza di crescente rilievo: segretario e poi vicepresidente del gruppo parlamentare e membro del Consiglio Nazionale della Democrazia Cristiana, durante la segreteria De Gasperi (1949-1954), ha fatto parte anche della Direzione Centrale del partito.

Tra il 1954 e il 1960, è nominato più volte sottosegretario di Stato: al ministero del Lavoro e della Previdenza sociale nel primo governo Fanfani (1954); alla presidenza del Consiglio dei Ministri e allo Spettacolo nel governo Scelba (1954); al ministero di Grazia e Giustizia nel primo governo Segni (1955) e nel governo Zoli (1957); al ministero dell'Interno, infine, nel secondo governo Segni (1959), nel governo Tambroni (1960) e nel terzo governo Fanfani (1960). Dopo la breve ma significativa esperienza di vicesegretario politico della Democrazia Cristiana tra il 1965 e il 1966, Scalfaro assumerà a più riprese incarichi ministeriali.

Titolare del dicastero dei Trasporti e dell'Aviazione Civile nel terzo governo Moro (1966) e nei successivi gabinetti Leone (1968) e Andreotti (1972), sarà ministro della Pubblica Istruzione nel secondo governo presieduto dallo stesso Andreotti (1972), e poi ministro dell'Interno nelle due compagini presiedute da Craxi (1983 e 1986) e nel sesto governo Fanfani (1987).

Eletto più volte, tra il 1975 e il 1979, vicepresidente della Camera dei deputati, il 10 aprile del 1987 riceverà l'incarico dal Presidente della Repubblica Francesco Cossiga di formare il nuovo governo: incarico poi declinato stante l'impossibilità di dar vita a un gabinetto di coalizione.

Dopo avere presieduto la Commissione parlamentare d'inchiesta sugli interventi per la ricostruzione dei territori della Basilicata e della Campania colpiti dai terremoti del 1980 e del 1981, Oscar Luigi Scalfaro diviene Presidente della Camera dei deputati (24 aprile 1992).

Un mese più tardi, il 25 maggio dello stesso anno, è eletto Presidente della Repubblica Italiana.

Nel corso del suo mandato presidenziale affronta una delle stagioni per molti versi più difficili e controverse dell'Italia repubblicana, segnata da una duplice crisi: quella economica, quella di natura etico-politica e istituzionale, per certi aspetti ancora più grave e destabilizzante, legata al crescente discredito e alla sostanziale delegittimazione della classe politica della Prima Repubblica, sotto i colpi dello scandalo di Tangentopoli e dei conseguenti procedimenti della magistratura.

Una crisi, quest'ultima, destinata ad incrinare in modo sensibile il rapporto tra cittadini e istituzioni e a rendere persino più arduo l'indispensabile radicamento dei principi democratici e dei valori costituzionali nelle coscienze degli italiani.

Nel corso del suo mandato ha tenuto a battesimo ben sei governi, di composizione e orientamenti politici assai differenti, i quali, attraverso un percorso tutt'altro che lineare e pacifico, hanno traghettato il Paese dalla prima alla seconda Repubblica: i presidenti del Consiglio che si sono avvicendati alla guida dell'esecutivo sono Giuliano Amato, Carlo Azeglio Ciampi, Silvio Berlusconi, Lamberto Dini, Romano Prodi e Massimo D'Alema.

Il suo mandato presidenziale si è concluso il 15 maggio 1999.

tutti pazzi per la Civita