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Mariano Rumor, politico, nasce il 16 giugno 1915 a Vicenza, dove muore il 22 gennaio 1990

E’ stato per cinque volte Presidente del Consiglio dei ministri fra il 1968 e il 1974.

Fu segretario della Democrazia Cristiana, Ministro degli affari esteri, Ministro dell'interno e Ministro dell'agricoltura e delle foreste.

Frequenta le scuole elementari del Patronato Leone XIII e il Liceo ginnasio Antonio Pigafetta di Vicenza.

Nel 1937 consegue la laurea in Lettere presso l'UniversitĂ  di Padova con una tesi su Giuseppe Giacosa.

Tra il 1941 e il 1943 presta servizio militare come allievo ufficiale, poi come sottotenente di artiglieria a Mantova, Sabaudia, L'Aquila, Cecina.

Tra il 1943 e il 1945 partecipa alla Resistenza e dirige il giornale Il Momento.

Rumor proveniva da una famiglia profondamente cattolica.

Dopo l'Armistizio di Cassibile, entrò a far parte della Democrazia Cristiana e del movimento di Resistenza, rappresentando il suo partito a livello regionale nel comitato di liberazione.

Nel dopoguerra si impegnò nel radicamento della Democrazia Cristiana vicentina, diventando uno dei leader di spicco del partito nel Veneto.

Nel 1946 fu eletto deputato all'Assemblea Costituente.

Nel 1948 fu eletto per la prima volta deputato, carica che avrebbe poi mantenuto in tutte le legislature successive fino al 1976.

Nonostante la sua giovane etĂ , Rumor si mise subito in vista come uno dei leader di spicco della Democrazia Cristiana e, in particolare, della corrente dossettiana di Cronache sociali.

Al Congresso nazionale del 1949, dove fu eletto per la prima volta nel Consiglio nazionale della DC, Rumor presentò un'importante relazione sui problemi del lavoro in Italia: in questa relazione, coerentemente con il pensiero dossettiano, emerse in modo evidente la sua volontà di fare della DC un protagonista nel processo di cambiamento economico e sociale, affermando la necessità di avviare “un grande disegno riformistico, ispirato ad un solidarismo sociale che era patrimonio della cultura politica del cattolicesimo democratico”.

Come ebbe modo di chiarire in un successivo articolo apparso su Cronache sociali, Rumor sosteneva quindi la necessità che lo Stato si affermasse come “promotore e regolatore d'una bene ordinata e organica azione di solidarietà tra le classi e all'interno delle classi”.

Nel 1950 Guido Gonella successe a Paolo Emilio Taviani nel ruolo di Segretario nazionale della DC; obiettivo della nuova segreteria era quello di costruire una gestione unitaria del partito a supporto del governo guidato da Alcide De Gasperi.

In questo contesto, Rumor fu nominato per la prima volta Vicesegretario nazionale assieme a Giuseppe Dossetti, in rappresentanza dell'area di Cronache sociali.

Il ritiro dalla politica attiva di Giuseppe Dossetti lasciò il gruppo di Cronache sociali orfano del suo leader carismatico; tuttavia, i principali esponenti della corrente si diedero presto da fare per riorganizzare le proprie posizioni all'interno del partito.

A Vicenza, Mariano Rumor svolse in questo senso un ruolo determinante per la nascita della nuova corrente di Iniziativa Democratica, che riuniva non solo i reduci del dossettismo (quali La Pira, Fanfani, Moro), ma anche elementi della maggioranza centrista degasperiana (come Taviani o Scalfaro).

Fu proprio Rumor a stendere la bozza del manifesto politico di Iniziativa Democratica, pubblicato poi sul primo numero dell'omonima rivista attorno alla quale iniziava a strutturarsi la corrente.

In questo testo, accanto alla dichiarazione di appoggio a De Gasperi e al Patto Atlantico, venne riaffermato il principio dossettiano di un partito cristianamente riformista, capace di muovere il paese verso un'evoluzione democratica.

Con questi argomenti gli iniziativisti si candidarono non solo a rivendicare l'ereditĂ  politica del dossettismo, ma anche a proporsi come un interlocutore affidabile per le altre componenti del partito.

Rumor svolse subito un ruolo di primo piano nella corrente.

Tale visibilità lo portò a ricoprire i primi incarichi governativi.

Esordì al governo come sottosegretario all'Agricoltura nel VII governo De Gasperi (1951-1953), incarico che mantenne anche nell'VIII governo De Gasperi e nel governo di Giuseppe Pella.

Nel breve primo governo Fanfani (gennaio-febbraio 1954) fu promosso a sottosegretario alla Presidenza del Consiglio.

Dopo il Congresso nazionale di Napoli del 1954, che vide l'affermazione di Iniziativa Democratica e la successiva elezione di Fanfani a Segretario del partito, Rumor fu eletto Vicesegretario nazionale. Mantenne quest'incarico per i successivi cinque anni, fino allo scioglimento della corrente di Iniziativa Democratica.

All'interno di Iniziativa democratica affiorarono non pochi dissensi verso la linea politica della segreteria di Fanfani, che cautamente iniziava ad aprire alla prospettiva di una collaborazione col il PSI.

Con l'esasperarsi di queste tensioni, esponenti di primo piano della corrente, tra cui lo stesso Rumor, misero in minoranza il Segretario nel corso del Consiglio Nazionale del 14 - 17 marzo 1959.

Si determinò in questo modo una spaccatura di Iniziativa democratica tra gli uomini rimasti vicini all'ex Segretario e il gruppo dissidente (ormai da tutti ribattezzato dei Dorotei, dal luogo in cui si erano riuniti prima del consiglio nazionale, il convento delle suore di Santa Dorotea a Roma) raccolto attorno ad Antonio Segni, Mariano Rumor e Aldo Moro, che fu eletto nuovo Segretario.

Rumor divenne così uno dei leader della nuova corrente. Questa posizione gli valse la nomina a ministro dell'Agricoltura nel secondo governo Segni, carica che avrebbe conservato nei successivi governi Tambroni, nel Fanfani III e Fanfani IV.

In questo ruolo, Rumor contribuì alla definizione di uno dei primi piani per lo sviluppo e l'innovazione del settore agricolo nazionale, il cosiddetto Piano Verde.

Alle elezioni politiche del 1963 la DC subì un brusco calo di consensi.

Rumor fu nominato Ministro dell'Interno nel breve governo presieduto da Giovanni Leone, prima di essere eletto nuovo Segretario della DC in sostituzione di Aldo Moro.

Rumor fu Segretario politico della Democrazia Cristiana tra il 1964 e il 1969, guidando il partito nella complessa fase di collaborazione di governo con il PSI.

Nei cinque anni alla guida della DC, Rumor cercò di rassicurare l'elettorato moderato, nel tentativo di recuperare i consensi persi nelle elezioni precedenti.

Il nuovo Segretario, e con lui tutto il gruppo dirigente doroteo, si impegnò a fondo per una normalizzazione della spinta riformista del primo Centro-Sinistra, mettendo spesso in difficoltà il Presidente del Consiglio Aldo Moro.

Rumor incarnava le caratteristiche tipiche dei dorotei: la cautela, la moderazione, la propensione per la mediazione piĂą che per la decisione, l'attenzione alle questioni pratiche, concrete, piuttosto che alle grandi strategie, la rappresentanza degli interessi del ceto medio di provincia, il legame privilegiato con la pubblica amministrazione, con il mondo cattolico, con i coltivatori diretti.

Alle elezioni politiche del 1968 la DC riuscì ad aumentare, seppur di poco, i propri voti: questo risultato fu vissuto come un successo della segreteria di Rumor e fece emergere il suo nome quale candidato naturale alla guida del governo.

Nel 1968 divenne per la prima volta Presidente del Consiglio dei ministri, guidando tre diversi esecutivi di centrosinistra fino al 1970.

Sotto Rumor fu inaugurata la commissione parlamentare di inchiesta riguardo alla vicenda dei fascicoli del SIFAR, si procedette ad un revisione delle pensioni (legge n° 153 del 30 aprile 1969) e del settore scolastico (legge n° 9 del 15 febbraio 1969) che venne potenziato istituendo la scuola materna statale (legge n° 444 del 18 marzo 1969), venne definitivamente deciso il varo delle regioni, fu approvato lo Statuto dei Lavoratori (legge n° 300 del 20 maggio 1970) accompagnato da incentivi salariali, pensionistici e previdenziali cercando di porre un argine alla violenza politica e ai disordini.

Il Ministero delle Partecipazioni statali era guidato da Arnaldo Forlani.

Sempre in questo periodo il Parlamento approvò le norme che istituivano il referendum (legge n° 352 del 25 maggio 1970), in corrispondenza con le ampie polemiche che circondavano la successiva introduzione del divorzio in Italia.

In campo internazionale il governo di Rumor si distinse per la firma, il 28 gennaio 1969, del Trattato di non proliferazione nucleare.

In un contesto difficile, caratterizzato dall'emergere della contestazione operaia e studentesca e tristemente segnato dalla strage di piazza Fontana, la crisi della formula politica di centro-sinistra creò una situazione di profonda instabilità che finì col travolgere i governi di Rumor.

Lo statista di Vicenza tornò al governo nel 1972 come Ministro dell'interno nel I e nel II esecutivo guidato da Andreotti (1972-1973), compagini caratterizzate dall'esclusione del PSI dal governo e da una ripresa della collaborazione tra democristiani e PLI.

Il 17 maggio 1973, in qualità di Ministro dell'Interno, Rumor inaugurò all'interno della questura di Milano un busto in onore del commissario Luigi Calabresi, poco dopo questa cerimonia la questura fu oggetto di un attentato che causò 4 morti e 52 feriti il cui obiettivo sarebbe stato proprio lo stesso Rumor colpevole di non aver proclamato lo stato d'assedio quando era presidente del Consiglio il 12 dicembre 1969 in occasione della strage di piazza Fontana.

Quando nel Congresso del 1973, a seguito del cosiddetto Patto di Palazzo Giustiniani, la Democrazia Cristiana scelse di riavviare la collaborazione con i socialisti, Rumor fu nuovamente designato dal partito alla guida di un governo di centro-sinistra.

In qualità di capo del governo Rumor, in risposta alla crisi energetica di quell'anno, varò un piano nazionale di “austerity economica” per il risparmio energetico che prevedeva cambiamenti immediati: il divieto di circolare in auto la domenica, la fine anticipata dei programmi televisivi e la riduzione dell'illuminazione stradale e commerciale.

Insieme a questi provvedimenti con effetti immediati, il governo impostò anche una riforma energetica complessiva con la costruzione, da parte dell'Enel, di centrali nucleari per limitare l'uso del greggio.

Anche questa formula di centro-sinistra si concluse rapidamente nel 1974, in seguito agli scossoni provocati sul quadro politico dal referendum sul divorzio.

I governi Rumor sono ricordati per aver gravato fortemente sul debito pubblico dei decenni successivi a causa del condono fiscale del 1973 e dei generosi trattamenti pensionistici (baby pensioni, metodo retributivo e pensioni sociali), con costi valutati in almeno 150 miliardi di euro al 2018, nonché per la dipendenza da prestiti internazionali.

La sconfitta alle elezioni regionali del 1975 portò all'allontanamento di Fanfani dalla segreteria del partito.

Rumor fu proposto da Moro quale nuovo segretario del partito, ma subì il veto di alcuni membri della sua stessa corrente.

A causa di questo veto, Rumor abbandonò i dorotei, avvicinandosi alle posizioni del nuovo segretario Benigno Zaccagnini.

In seguito alla scissione dorotea, Rumor fu lentamente escluso da incarichi rilevanti nel partito e nel governo.

Dopo essere stato Ministro degli affari esteri negli ultimi due governi guidati da Moro, il quarto e il quinto (1974-1976), non avrebbe piĂą assunto alcuna carica ministeriale.

Coinvolto nello scandalo Lockheed, venne successivamente prosciolto dalle accuse.

Eletto deputato al Parlamento europeo nel corso della sua prima legislatura (1979-1984), e fu inoltre senatore nella VIII, IX e X legislatura.

Muore nel 1990 e la salma viene inumata presso il Cimitero Maggiore di Vicenza.

tutti pazzi per la Civita

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