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Ferruccio ParriFerruccio Parri, insegnante, giornalista, politico, nasce il 19 gennaio 1890 a Pinerolo, un comune in provincia di Torino, da Fedele e Maria Marsili, di origini marchigiane, e muore a Roma l’8 dicembre 1981.

Dopo aver completato gli studi liceali, nell’autunno del 1908 Parri si iscrisse alla facoltà di lettere dell’Università di Torino, scegliendo l’indirizzo storico-geografico.

Nel 1913 svolge a Genova il servizio militare, frequentando il corso per allievi ufficiali presso il 90° reggimento di fanteria.

Si decise quindi a seguire la carriera paterna, dedicandosi all’insegnamento, fino al nuovo richiamo alle armi.

Durante il conflitto 1915-18 è ferito quattro volte al fronte; merita due promozioni sul campo e tre decorazioni; è associato all'ufficio operativo del comando supremo dell'esercito.

Con la fine della guerra, Parri continuò a occuparsi di questioni politico-militari relative all’armistizio e allo studio dei nuovi confini.

Compì studi per il riordinamento dell’esercito, prima di lasciare il servizio militare il 17 giugno 1919.

Si trasferì a Roma dove rimase fino alla fine del 1921, lavorando come impiegato nei servizi sociali dell’Organizzazione nazionale combattenti, istituita presso il ministero del Tesoro nel 1917.

Tornò per qualche tempo a svolgere il suo precedente mestiere, quello di insegnante di scuola.

Vincitore del concorso per le grandi sedi, infatti, il 1° ottobre 1920 fu destinato alla scuola tecnica Maurizio nella quale insegnò per un anno prima di trasferirsi a Milano, dove insegna al Liceo Parini

Fino quasi alla marcia su Roma, guardò al fascismo con fastidio, ma senza coglierne il significato profondo di movimento in guerra contro lo Stato liberale.

L’occasione di abbandonare l’ambiente tutto sommato ristretto dei combattenti venne grazie alla conoscenza della famiglia Visconti Venosta, che lo aiutò a entrare in contatto con Luigi Albertini.

All’inizio di gennaio del 1922 fu assunto al Corriere della sera.

La frequentazione del Corriere albertiniano coincise con una rapida maturazione di Parri in senso liberal-democratico.

La prima importante iniziativa antifascista fu la fondazione de Il Caffè, un quindicinale che uscì il 1° luglio 1924, nel pieno della crisi Matteotti, per chiudere i battenti nella prima decade del maggio 1925, quando oramai la strada della fascistizzazione dello Stato era stata intrapresa.

Aderisce a Giustizia e LibertĂ  e nel '26 con Carlo Rosselli organizza l'espatrio clandestino del leader socialista Filippo Turati.

PiĂą volte arrestato e confinato a Ustica e Lipari, rifiuta la domanda di grazia.

Nel 1930 è nuovamente assegnato al confino per 5 anni unitamente ad altri esponenti del movimento antifascista Giustizia e Libertà. Promotore del Partito d'Azione (PdA), partecipa alla Resistenza con il nome di battaglia di "Maurizio" e rappresenta il PdA nel Comitato militare del Comitato di liberazione nazionale Alta Italia (CLNAI).

E' poi nominato vice comandante del corpo volontari della libertĂ  (CVL). Arrestato casualmente a Milano e affidato ai tedeschi viene trasportato in Svizzera nel quadro di uno scambio concordato di prigionieri con ufficiali germanici nelle mani dei partigiani. Partecipa attivamente alla fase conclusiva della Resistenza e all'insurrezione di Milano.

Nel 1945, dopo la Liberazione e la crisi del III governo Bonomi, diviene Presidente del Consiglio dei Ministri di un Governo di unitĂ  nazionale composto da democristiani, comunisti, socialisti, azionisti, liberali e demolaburisti.

Parri è Presidente del Consiglio dal giugno al novembre del 1945, viene osteggiato da democristiani (per alcuni dei quali è “Fessuccio Parri” in quanto, terminata la lotta al fascismo, proponr una guerra senza quartiere alla mafia) e liberali che ne provocano la caduta a cui segue l’assunzione della guida dell’esecutivo da parte del democristiano Alcide De Gasperi.

Al momento della crisi del Partito d’Azione, nel marzo del '46 crea, con Ugo La Malfa (anch’egli ex azionista), il piccolo partito della Concentrazione Repubblicana che confluisce, poi nel Partito Repubblicano Italiano (Pri).

Nel '46 viene eletto deputato della Costituente, nel '48 senatore.

Parri esce dal Pri nel 1953 in opposizione alla nuova le legge elettorale con premio di maggioranza (la cosiddetta “legge truffa”) dando vita, con il giurista ed ex azionista ed ex parlamentare socialdemocratico Piero Calamandrei, al movimento di Unità Popolare che contribuisce (seppur con pochi voti) al fallimento della legge elettorale voluta dal Ministro degli Interni Mario Scelba (Dc).

Eletto senatore nelle liste del PSI nel 1958, nel 1963 il Presidente della Repubblica Giuseppe Saragat (Psdi) nomina Ferruccio Parri senatore a vita. Aderisce al gruppo al gruppo della Sinistra indipendente di cui è a lungo presidente e diventa direttore della rivista Astrolabio.

Presidente della Federazione italiana associazioni partigiane (FIAP), è autore di importanti saggi sulla storia della Resistenza.

tutti pazzi per la Civita

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