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Benigno Zaccagnini, politico, nasce il 17 aprile 1912 a Faenza, e muore a Ravenna, 5 novembre1989.

Nel 1937 si laureò in medicina e successivamente si specializzò in pediatria, e fino all'8 settembre 1943 esercitò la professione medica.

Attratto dalla politica, fu tra i fondatori della Democrazia Cristiana e prese parte alla Resistenza tra le file dei partigiani della Brigata Garibaldi "Ravenna".

Membro del Comitato di Liberazione Nazionale, fu tra i più attivi combattenti antifascisti della sua provincia.

In questo frangente strinse amicizia con Arrigo Boldrini e, nonostante la loro diversità ideologica (Boldrini era del Partito Comunista Italiano), collaborarono senza screzi alla liberazione della Romagna.

Eletto all'Assemblea Costituente nel 1946 e alla Camera dei deputati nel 1948, si schierò più tardi a favore della formula politica del centrosinistra, aderendo alla corrente di Aldo Moro.

Fu rieletto alla Camera fino al 1979, mentre dal 1983 fino alla morte fece parte del Senato della Repubblica.

Zaccagnini si candidò sempre in Emilia-Romagna, regione in cui il PCI raggiungeva la maggioranza assoluta.

La sua attività governativa cominciò nel 1958, quando divenne sottosegretario al Ministero del lavoro e della previdenza sociale nel governo Fanfani II.

L'anno successivo fu Ministro del lavoro e della previdenza sociale nel governo Segni II, e mantenne tale carica anche durante la breve esperienza del governo Tambroni, per divenire, sempre nello stesso anno, Ministro dei lavori pubblici nel successivo governo guidato da Amintore Fanfani, il terzo esecutivo presieduto dal politico toscano.

Soprannominato l'onesto Zac, con una reputazione di grande integrità, negli anni seguenti Zaccagnini preferì incarichi parlamentari o di partito: dal 1962 al 1968 fu presidente del gruppo parlamentare della Democrazia Cristiana, dal 1968 al 1975 vice presidente della Camera, e dal 1973 al 1975 presidente del Consiglio Nazionale della DC.

Zaccagnini, che inizialmente aveva aderito alla corrente di Iniziativa democratica (più nota come corrente dorotea), dal 1968 si avvicinò ad Aldo Moro, uscito da quella corrente dopo aver lasciato la Presidenza del Consiglio.

Nel 1975 fu eletto segretario nazionale della Democrazia Cristiana.

Alle elezioni politiche del 1976 la DC, da lui guidata, ottenne il 38,7% dei voti (+3,4% rispetto alle elezioni amministrative dell'anno avanti), riuscendo in tal modo a frenare la corsa a Palazzo Chigi di Enrico Berlinguer, segretario del partito comunista, che pur toccò col 34,4% il suo massimo risultato elettorale.

Durante il rapimento di Aldo Moro da parte delle Brigate Rosse, Zaccagnini difese la linea della fermezza, cioè il rifiuto di trattare coi terroristi in termini tali che ne implicassero un riconoscimento politico; ma la tragica morte dell'amico e capocorrente lo debilitò umanamente e politicamente, anche a causa di alcuni passaggi delle lettere di Moro dalla prigionia in cui viene pesantemente criticato e definito "il più fragile segretario che abbia mai avuto la DC".

Nel 1980 fu sostituito nella carica di segretario nazionale da Flaminio Piccoli, e da quel momento in poi non accettò più nessun incarico istituzionale.

Nel 1984 fu eletto al Parlamento Europeo.

Morì a Ravenna, a settantasette anni, il 5 novembre 1989 per un arresto cardiaco, causato da un soffocamento.

tutti pazzi per la Civita

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