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Giuseppe Ricci, imprenditore, nasce il 10 agosto 1901 a Pescara, in Via Reale, da Rocco (“contadino” nato a Francavilla al Mare il 19 giugno 1863, figlio di Salvatore e Maria Teresa De Luca) e Carmina Ballone (trentunenne “contadina” nata a Pescara, figlia di Giovannangelo e Diomira Mincarini).

di Geremia Mancini*

L’atto di nascita fu registrato dinanzi a Giuseppe D’Angelo il segretario delegato. 

E muore a Toronto l’8 novembre 1981.

I suoi genitori si erano sposati a Pescara, il 15 dicembre del 1892, dinanzi al Regio Commissario Vincenzo Nitti.

Purtroppo a segnare, per sempre, la vita di Giuseppe arrivò, il 1° aprile del 1907, la prematura morte del padre. 

A soli 12 anni Giuseppe, per aiutare la precaria economia familiare, andò prima a scaricare carbone nel porto di Pescara e poi a lavorare in un pastificio dove apprese i segreti di questo mestiere.

Nel 1925 decise di tentare il “sogno americano”.

Dopo una breve sosta negli Stati Uniti volle raggiungere, nel 1927, il Canada.

Andò a vivere presso dei parenti.

Ma anche in Canada la sua vita fu lastricata di sacrifici passando da un duro lavoro all’altro.

Decise, per superare la difficoltĂ  della nuova lingua, di frequentare, dopo una intera giornata di fatica, una scuola serale di inglese.

Conobbe e sposò, nel 1932, Maria Trisi anche lei figlia di emigranti provenienti da Pescara.

Giuseppe e Maria ebbero quatto figli: tre femmine ed un maschio.

All’inizio degli anni ’30, forte dell’esperienza maturata in Abruzzo, decise di fondare, con alcuni soci, un piccolo pastificio la “Toronto Maccheroni”.

La depressione economica degli anni Trenta favorì il neonato pastificio.

Questo perché la pasta rappresentò, tra i vari generi alimentari, quello più a buon mercato.

Allora Giuseppe decise di acquistare uno stabile per mettervi il nuovo e assai piĂą grande pastificio.

La sua pasta, “Pasta Lancia”, divenne quella più venduta tra gli italo-canadesi e non solo.

Questo gli consentì di realizzare a pieno quel sogno per il quale aveva lasciato la “sua” Pescara.

Il suo pastificio poteva dirsi prestigioso e lui, pur conservando la propria identità culturale, riuscì ad inserirsi perfettamente nel tessuto della comunità canadese.

Oramai settantenne Giuseppe Ricci decise di scrivere un libro, “L’orfano di padre”, nel quale raccontò la sua vita a partire dalla morte del proprio genitore.

Nel libro, ritenuto una delle più preziose testimonianze della nostra emigrazione in Canada,  descrisse il dolore all’annuncio della morte improvvisa del padre, raccontò aneddoti sui giochi e sulle amicizie pescaresi, San Cetteo, i primi amori, il suo primo vestito nuovo in occasione della cresima, il matrimonio  di una sorella e con l’occasione la possibilità di mangiare ciò che non gli era ma capitato, la paura legata al terremoto di Avezzano del  1915 e infine il ricordo dei primi soldi guadagnati lavorando al pastificio e subito consegnati alla madre.

E poi il mare, il fiume e le barche di una Pescara che gli fu sempre nel cuore.

*Presidente onorario “Ambasciatori della fame”

tutti pazzi per la Civita

 

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