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Rocco Blasioli, figura leggendaria di un eroico militare abruzzese, nasce l’8 maggio 1891 a Crecchio, in vico Svizzero, da Beniamino, quarantanovenne “proprietario”, e Palmira Di Fabio, e muore il 24 aprile 1945.

di Geremia Mancini*

Il giovane Rocco, dopo aver compiuto gli studi, decise di scegliere la carriera militare.

Il 22 novembre del 1912 fu nominato sottotenente.

Già nella Prima Guerra Mondiale, preludio di ben alte imprese, seppe guadagnarsi, come Capitano di Fanteria, encomio medaglia con questa motivazione: “Concludeva brillantemente il proprio reparto all’assalto di una forte e ben munita trincea nemica.

Con mirabile coraggio e spiegando molta energia, manteneva poi tenacemente la posizione conquistata, nonostante l’intenso ed aggiustato tiro dell’artiglieria ed il nutrito lancio di bombe a mano del nemico, che arrecavano sensibili perdite.

Alture di Setz, 29-30 giugno 1916”.

La Seconda Guerra Mondiale lo vide inviato in Russia, come Capitano, con il suo 79° Reggimento Fanteria.

Nel 1941 il suo coraggio e il suo sprezzo del pericolo aggiunsero ulteriore nobiltà alla sua carriera: “Comandante di un gruppo di cinque battaglioni, con grande perizia, ardimento e sprezzo del pericolo portava vittoriosamente a termine, dopo sette giorni di dura lotta, un’importante azione.

Caricato furiosamente e reiteratamente sul fianco e sul tergo da cavalleria nemica, vi faceva prontamente fronte sterminando due squadroni col fuoco e con l’arma bianca.

Sempre in testa ai suoi fanti, dove piĂą aspro e sanguinoso era il combattimento.

Di esempio ai valorosi. - Chazepetowka, 7-14 dicembre 1941-XX”.

Durante la Campagna di Russia il Colonnello Rocco Blasioli mostrò grande sensibilità verso le popolazioni locali e nessuna propensione alla resa.

Esaltò il ruolo del “suo” 79° Reggimento reclamando per esso la concessione della medaglia d’oro.

Ebbe come fedele e prezioso collaboratore il Maggiore Silvio D’Emilio.

Il 26 maggio del 1942 gli fu conferito il riconoscimento di “Cavaliere Ordine Militare d’Italia”.

Infine, dopo l’8 settembre, fu fatto prigioniero dai tedeschi.

Rifiutò ogni tipo di collaborazione e fu tradotto (come internato militare italiano – I.M.I.) in un campo di concentramento in territorio olandese.

Vinto dai patimenti, dai soprusi e dalle sofferenze morì il 24 aprile del 1945.  

*Presidente onorario “Ambasciatori della fame”

tutti pazzi per la Civita

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