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Giulio Einaudi, editore, nasce il 2 gennaio 1912 a Torino, e muore a Magliano Sabina il 5 aprile 1995.

Nasce a Torino, figlio di Luigi Einaudi (futuro 2º presidente della repubblica) e di Ida Pellegrini, in un appartamento di via Giusti,4.

Suo padre sarebbe diventato, trentasei anni dopo, presidente della Repubblica Italiana.

Ebbe due fratelli maggiori, Roberto, ingegnere e Mario, docente universitario, politico e antifascista.

Frequentò a Torino il liceo classico Massimo d'Azeglio, dove fu allievo dell'antifascista Augusto Monti.

Fece quindi parte di una "confraternita" di ex-allievi del liceo d'Azeglio, fra i cui membri figuravano Cesare Pavese, Leone Ginzburg, Norberto Bobbio, Massimo Mila, Vittorio Foa, Giulio Carlo Argan, Ludovico Geymonat, Franco Antonicelli e altri.

Il 15 novembre 1933, appena ventunenne, fondò la casa editrice cui diede il suo nome, con sede a Torino al terzo piano di via Arcivescovado 7, nello stesso palazzo che era stato sede del settimanale L'Ordine Nuovo di Antonio Gramsci.

Dopo 64 anni di lavoro come editore, Giulio Einaudi andò in pensione il 4 settembre 1997 all'età di 85 anni.

Morì il 5 aprile 1999 all'età di 87 anni. È sepolto nel cimitero di Dogliani.

Ha avuto due mogli, Clelia Grignolio e successivamente, Renata Aldrovandi, sua collaboratrice nella casa editrice, e sei figli: Ida, Riccardo e Mario dalla prima consorte; Elena, Giuliana e Ludovico (pianista e compositore) dalla seconda.

Anni '30

La casa editrice Einaudi nasce a Torino il 15 novembre 1933 da Giulio Einaudi, figlio del futuro presidente della repubblica Luigi Einaudi, all'epoca ventunenne e da un gruppo di amici, studenti del liceo classico Massimo D'Azeglio, tutti allievi di Augusto Monti.

Sin dall'inizio è possibile intravedere quelli che saranno gli ideali fondanti dell'esperienza editoriale di Giulio Einaudi e dei propri collaboratori, cioè la commistione di impegno civile e politico ma anche intellettuale e formativo.

Il clima politico-sociale dell'Italia negli anni trenta influisce sul carattere stesso della casa, che si caratterizza per una chiara impronta antifascista, e per questo numerosi esponenti furono colpiti dal regime.

Nel 1934 pubblica "La Riforma Sociale" e "La Rassegna Musicale" di Guido Maggiorino Gatti, e "La Cultura" la cui direzione viene affidata a Cesare Pavese.

Infatti la casa editrice venne immediatamente presa di mira dal fascismo: nel 1935 il proprietario Giulio Einaudi fu prima arrestato, e poi inviato al confino.

Sempre impegnata politicamente, la casa editrice si avvalse di collaboratori come Cesare Pavese, Giaime Pintor, Elsa Morante, Massimo Mila, Norberto Bobbio, Elio Vittorini, Italo Calvino, Natalia Ginzburg, Leone Ginzburg; quest'ultimo, di fatto il primo direttore editoriale della casa, more nel 1944 a Roma, nelle carceri di Regina Coeli, in seguito alle torture subite. .

Il primo numero di La Cultura anche ultimo elaborato di Leone Ginzburg viene pubblicato nel marzo del 1934 subito dopo l'arresto dello scrittore.

 

Anni '40

Gli anni '40 vedono la casa editrice attiva in varie città italiane, la redazione romana e torinese viene affidata a Cesare Pavese e quella milanese a Elio Vittorini.

Sarà quest'ultimo a dare continuità all'intreccio politico-culturale della casa editrice, facendo nascere la rivista «Il Politecnico». In questi anni, si può riscontrare anche la pubblicazione delle opere di Antonio Gramsci.

Sempre in questi anni la casa editrice arricchisce la sua produzione di saggistica (aprendosi all'antropologia e alla psicanalisi) diventando punto di riferimento anche per la narrativa italiana e straniera e per i classici, con le collane dei «Coralli», dei «Supercoralli» e dei «Millenni». 

Anni '50

Dopo la morte di Cesare Pavese avvenuta nel 1950 la casa editrice, coordinata da Luciano Foà, inizia a promuovere nuovi autori italiani come Giuseppe Fenoglio, Franco Lucentini, Ottiero Ottieri, Graziella Romano, Mario Rigoni Stern, Anna Maria Ortese e Leonardo Sciascia.

Pubblicò nel dopoguerra i Quaderni e le Lettere dal carcere di Antonio Gramsci.

Dopo aver affrontato gli intensi anni della guerra, la casa torinese si prepara al periodo della ricrescita, vivendo gli anni cinquanta come un periodo di pieno fermento ed intensa attività editoriale, in cui l'Einaudi rafforza la propria immagine culturale a dispetto dell'idea di casa editrice “di partito” che aveva dato all'inizio della propria attività, politicamente schierata a sinistra.

Tuttavia i grandi progetti del fondatore dovettero sottendere il confronto continuo con i dati economici poiché la volontà di imprimere al catalogo una ricchezza intellettuale costrinse l'editore a attingere a fondi privati, delineando un precario equilibrio finanziario.

Anni '60

Durante gli anni sessanta il settore editoriale assunse sempre più i tratti di un ambito industriale in cui agiscono marcate forze imprenditoriali e si cominciò a parlare, in senso strettamente commerciale, di mercato e pubblico.

Se Elio Vittorini e Italo Calvino, guidano la ricerca letteraria attraverso le collane di narrativa e la rivista Il menabò (1959-1967), Giulio Bollati coordina l'insieme delle proposte saggistiche e le collane di classici.

Nel 1965, nascono due collane il Nuovo Politecnico e La ricerca letteraria, nel 1968 Serie politica e un anno dopo la collana Einaudi Letteratura.

Anni '70

Gli anni Settanta la casa editrice amplia il suo pubblico e i risultati di diffusione.

Nella narrativa ottiene ottimi risultati il bestseller La storia di Elsa Morante, che vende circa un milione di copie.

Sempre in questi anni vengono pubblicate le collane «Gli struzzi» e le «Centopagine» di Calvino.

Nasce inoltre l'Enciclopedia in 15 volumi (1977-1982), diretta da Ruggiero Romano, in collaborazione di importanti studiosi di tutto il mondo.

Anni '80

Le politiche editoriali all'interno di Giulio Einaudi editore, si pongono obiettivi e priorità differenti rispetto al passato, non si attua più una politica centrata sull'autore bensì si predilige la politica del best seller che permette successi copiosi ed immediati.

Ciò ha condotto la casa torinese a una forte crisi identitaria.

Infatti ebbe un periodo di forte crisi negli anni settanta e ottanta, che videro una collaborazione con la casa editrice francese Gallimard per proporre sul mercato italiano le celebri edizioni della Bibliothèque de la Pléiade.

In particolare il 1983 è stato un anno chiave per la storia della casa editrice torinese in cui coincisero tre eventi che sarebbero già rilevanti se considerati singolarmente: la ricorrenza dei cinquant'anni di vita, la pubblicazione del catalogo storico e la crisi finanziaria.

L'anno 1983 registra anche l'assegnazione, da parte del comune di Zafferana Etnea, del premio letterario Brancati.

Dagli anni '90 ad oggi

Nel 1994 la casa editrice, Giulio Einaudi editore, fu acquistata dal Gruppo Mondadori, al quale appartiene tuttora.

Nel 1998 ha rilevato Edizioni di Comunità.

Nel 1999 Giulio Einaudi muore a Magliano Sabina.

Gli succede alla guida della casa editrice Roberto Cerati che condusse la casa editrice fino alla morte, avvenuta nel novembre 2013.

Nell'aprile 2014 fu nominato presidente lo storico Walter Barberis. 

Emblema e loghi collane

L'emblema della casa editrice consiste in una impresa il cui corpo raffigura uno struzzo che stringe un chiodo nel becco e, sullo sfondo, un paesaggio con un castello e la cui anima reca la dicitura «Spiritus durissima coquit».

L'emblema dello struzzo venne ereditato dalla rivista «La Cultura», acquistata da Giulio Einaudi nel 1934. Dal 1938 appare sulle copertine dei cataloghi della casa editrice.

L’origine del logo risale a prima del 1574, dal volume Dialogo delle imprese militari et amorose di Monsignor Paolo Giovio.

L'immagine dello struzzo è stata ideata da Giovio Girolamo Mattei Romano.

La collana Einaudi Tascabili ha come logo uno struzzo che corre, privo del motto.

Il disegno è stato realizzato nel 1951 da Pablo Picasso, che poi lo donò a Giulio Einaudi nel corso di un incontro avvenuto tra i due in una residenza dell'artista.

In occasione della Fiera di Francoforte nell'ottobre 2000 è stato presentato un nuovo struzzo d'artista realizzato da Giulio Paolini, che mostra uno struzzo stilizzato contenente quello originario, al fine di rappresentare una nuova spinta innovativa della casa editrice, attenta però, alla tradizione editoriale che la caratterizza.

Artisti per Einaudi

La casa editrice si è caratterizzata, fin dalla sua nascita, per una stretta e florida collaborazione con artisti di vario titolo.

Si annoverano pittori, scultori, illustratori e designer.

Esistono anche esempi di scrittori-pittori, autori che oltre ad aver creato il testo dell'opera sono stati in grado di proporre la migliore proposta figurativa e iconografica per la copertina, l'esempio di maggior successo fu Carlo Levi.

tutti pazzi per la Civita

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