Eugenio BarsantiEugenio Barsanti, nome di battesimo Nicolò, inventore, nasce il 12 ottobre 1821 a Pietrasanta, e muore a  Seraing, il 18 aprile 1864

Ideatore e costruttore, insieme a Felice Matteucci, del primo motore a scoppio funzionante.

Gracile di corporatura e di cagionevole salute, venne inviato dalla famiglia presso i padri scolopi a Pietrasanta, allo scopo di poter frequentare l'interno istituto ad orientamento scientifico, dove fu ordinato sacerdote, assumendo il nome di padre Eugenio.

Nel 1841 Barsanti iniziò la sua attività didattica al Collegio San Michele di Volterra.

Qui, illustrando agli allievi un esperimento sull'esplosione di una miscela incendiaria di aria e idrogeno (usando una pistola di Volta di sua costruzione) ebbe l'idea di sfruttare l'espansione rapida del gas per sollevare un pistone.

Trasferitosi ad insegnare fisica e idraulica nel 1845 all'Osservatorio Ximeniano di Firenze, di livello universitario, ebbe la possibilità di sviluppare la sua idea e soprattutto d'incontrare l'ingegnere Felice Matteucci con cui collaborerà per il resto della vita.

I due riuscirono a depositare l'invenzione il 5 giugno 1853 presso l'Accademia dei Georgofili di Firenze e, nell'anno successivo, a brevettarla in Inghilterra, Francia, Belgio, Prussia e Piemonte, attraverso l'istituzione della Società anonima del nuovo motore Barsanti e Matteucci.

L'Italia dell'epoca non era ancora unita e non era in grado di offrire sufficienti garanzie per la tutela internazionale.

La costruzione del motore ebbe inizio nel 1860 presso le officine di Pietro Benini.

Quello stesso anno, durante l'Esposizione Nazionale di Firenze delle Arti e delle Industrie, fu messo in funzione un modello del motore Barsanti-Matteucci, costruito dalle Officine meccaniche del Pignone.

Il vantaggio del motore Barsanti-Matteucci rispetto ad altri inventati in anni immediatamente successivi, tra cui quello elaborato nel 1859 dal belga, naturalizzato francese Etienne Lenoir, era di sfruttare il moto di ritorno del pistone dovuto al raffreddamento del gas piuttosto che la spinta dello scoppio, difficilmente governabile per l'epoca.

Prove dinamiche dimostrarono un rendimento cinque volte più elevato per il nuovo motore rispetto agli altri e per questo ottenne la medaglia d'argento dall'Istituto Lombardo delle scienze.

Nel 1856 i due collaborano allo sviluppo di un motore a due cilindri con potenza di cinque cavalli vapore nel 1856, poi due anni dopo costruiscono, con l'ausilio di un meccanico di Forlì, Giovanni Battista Babacci, il modello a due pistoni contrapposti che fu realizzato a Zurigo dalla ditta Escher-Wyss.

Barsanti era molto convinto della sua idea, che riteneva superiore alla macchina a vapore perché più sicura, meno ingombrante e più pronta nell'avviamento.

Non era però sufficientemente leggera per l'uso su veicoli stradali. Gli impieghi previsti erano la produzione di energia meccanica per fabbriche e officine e la propulsione navale.

Dopo diverse ricerche Barsanti e Matteucci decisero di affidare la produzione industriale di un motore da quattro cavalli alla società John Cockeril di Seraing in Belgio, a partire dal prototipo costruito nelle officine Bauer di Milano.

Le richieste giunsero da tutta Europa e il successo commerciale sembrava imminente.

Ma Barsanti, che era partito alla volta di Seraing per supervisionare personalmente la produzione, morì due mesi dopo il suo arrivo in Belgio, nell'aprile 1864.

Matteucci da solo non riuscì a fare fronte alla gestione aziendale e alla tutela dei brevetti e la commercializzazione del motore fallì. Egli tornò ad occuparsi della sua materia l'idraulica.

Nel 1877 Felice Matteucci, di fronte all'attribuzione dell'invenzione del motore a scoppio a Nikolaus August Otto, rivendicò l'invenzione a sé e a Barsanti, facendosi forte del brevetto depositato in Inghilterra, Francia, Piemonte e all'Accademia dei Georgofili a Firenze.

Ma non riuscì a farsi riconoscere l'invenzione, nonostante il disegno di Otto fosse palesemente simile al loro.

Nel 1954 le ceneri di Barsanti furono traslate dalla chiesa di San Giovannino nella Basilica di Santa Croce, dove ora riposano insieme a quelle di altri illustri italiani e fiorentini.

Numerosi documenti relativi a tutti i brevetti richiesti dalla Società anonima del nuovo motore Barsanti e Matteucci sono ora conservati presso l'archivio della biblioteca del Museo Galileo.