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Simón Bolívar, generale, patriota, rivoluzionario, nasce il 24 luglio 1783 a Caracas, e muore a Santa Marta, un comune della Colombia, capoluogo del dipartimento di Magdalena, il 17 dicembre 1830.

Contribuì in misura decisiva all'indipendenza dalla Spagna delle attuali Bolivia, Colombia, Ecuador, Panama, Perù e Venezuela.

Simón Bolívar nacque quarto di cinque fratelli e sorelle, da Juan Vicente Bolívar y Ponte e da María de la Concepción Palacios y Blanco, entrambi di famiglia aristocratica.

Rimase presto orfano, di padre nel gennaio 1786 e di madre nel luglio 1792, entrambi morti di tubercolosi, e per testamento affidato al nonno materno, don Feliciano Palacios, a sua volta infermo, per cui i fratelli Bolívar furono seguiti da due zii materni, peraltro entrambi assenteisti.

Simón Bolívar venne educato da diversi insegnanti, tra i quali Simón Rodríguez, presso cui fu costretto ad abitare per qualche tempo, alla Escuela Pública del Cabildo, il municipio coloniale di Caracas e poi Andrés Bello, la cui influenza fu notevole in termini di ideali e di stile, alla Academia de Matemáticas.

Il 14 gennaio 1797 Simón Bolívar entrò nel Batallón de Milicias de blancos de los Valles de Aragua.Nel 1799 si trasferì in Spagna per completare gli studi.

In Spagna sposò María Teresa Rodríguez del Toro y Alaysa nel 1802 ma, in occasione di un breve ritorno in Venezuela nel 1803, ella si ammalò di febbre gialla e morì.

Simón Bolívar ritornò in Europa nel 1804 e per un breve periodo fece parte della scorta di Napoleone.Nel 1803, fu iniziato nella Loggia Massonica "Lautaro", a Cadiz, in Spagna.

Qui conobbe due protagonisti della Rivoluzione boliviana, José de San Martín e Mariano Moreno.

Nel maggio 1806, divenne Gran Maestro della Loggia Madre di San Alessandro di Scozia di Parigi.Durante il suo soggiorno a Londra, frequentò la Loggia The Great American Reunion, fondata da Francisco de Miranda.Nell'aprile 1824, Simón Bolívar fu insignito del 33° Grado della Massoneria (Rito Scozzese Antico e Accettato), con il titolo di Ispettore Generale Onorario.

Sotto la crescente pressione francese il re Carlo IV di Spagna abdicò a favore del figlio Ferdinando il 19 marzo 1808, ma il 5 maggio a Baiona entrambi furono costretti a cedere il trono a Napoleone, che incoronò il fratello Giuseppe re di Spagna e delle sue colonie. La notizia giunse in Venezuela nella prima metà di luglio.

Simón Bolívar, ritornato in Venezuela a metà del 1807, partecipò alla resistenza anti-francese in America, che presto si divise in due campi: i realisti e i patrioti.Il 19 aprile 1810 il Municipio di Caracas deliberò di costituire una Giunta a tutela dei diritti del deposto re Ferdinando VII di Spagna, rifiutando l’autorità del Consiglio di Reggenza spagnolo.

Simón Bolívar fu inviato in Inghilterra in missione diplomatica, ottenne l'amichevole neutralità britannica e ritornò in Venezuela il 5 dicembre, dove, cinque giorni dopo, fece tornare il generale indipendentista Francisco de Miranda, già combattente nella rivoluzione americana e nella rivoluzione francese. Presto Miranda entrò in conflitto con il capo militare del Governo, il marchese del Toro, incapace di controllare i ribelli, mentre l'azione politica indipendentista si sviluppava attraverso la Sociedad Patriótica (e il suo organo El Patriota de Venezuela), di cui Bolívar era membro importante.

La Giunta di Caracas proclamò l'Atto di Indipendenza e costituì la prima Repubblica il 5 luglio 1811. Il 13 agosto le truppe agli ordini di Miranda sconfissero i ribelli di Valencia; Simón Bolívar partecipò all'azione e, promosso sul campo colonnello, fu inviato ad annunciare la vittoria al Governo di Caracas.

Il 21 dicembre il Governo fece approvare una Costituzione, che Bolívar criticò come copia carbone di quella degli Stati Uniti.

Il terremoto del 26 marzo 1812 e la sconfitta dell'inesperto Simón Bolívar per mano dei realisti a Puerto Cabello il 30 giugno portarono alla caduta della prima Repubblica. Il 26 luglio il comandante militare della Giunta, Francisco de Miranda, si arrese ma, sentendosi tradito, il 30 luglio Bolívar lo catturò a tradimento e lo consegnò alle autorità spagnole.

Ne ottenne in cambio un salvacondotto che gli permise di esiliarsi il 27 agosto a Curaçao e poi a Cartagena de Indias, nell'allora Nuova Granada (Colombia), dove il processo indipendentista era iniziato il 20 luglio 1810. Da lì Bolívar scrisse il Manifesto di Cartagena, che conteneva l'analisi politica e militare della caduta della prima repubblica venezuelana, esortava la Nuova Granada a non commettere gli stessi errori e proponeva rimedi alle divisioni coloniali in favore dell'obiettivo comune: l'indipendenza.

Poco dopo chiese e ottenne di prestare servizio nelle truppe del Governo di Cartagena, con le quali risollevò il suo prestigio combattendo i realisti neo-granadini e sconfiggendo gli spagnoli a Cúcuta, alla frontiera con il Venezuela, il 28 febbraio 1813.

La vittoria gli fruttò la cittadinanza neo-granadina e il rango di Brigadiere, oltre alla fedeltà degli ufficiali neo-granadini.Nell'aprile 1813 Bolívar guidò l'invasione del Venezuela attraverso le Ande venezuelane, nota come Campaña Admirable. Sfruttando il fattore sorpresa entrò a Mérida il 23 maggio quasi senza combattere, ottenendo dal cabildo di Merida il titolo di El Libertador ("il liberatore"), e sconfisse gli spagnoli e i realisti a Los Taguanes, tra Tucupido e Valencia, forzandoli alla capitolazione.

Entrato trionfalmente a Caracas il 6 agosto, fu nominato capitano generale e nuovamente proclamato El Libertador ("il liberatore") e instaurò la Seconda Repubblica Venezuelana.

Si dedicò ad organizzare l'amministrazione del nuovo stato, ma dall'inizio del 1814 truppe spagnole nei los llanos misero in crerscente difficoltà quelle repubblicane finché nell'estate Bolívar e i repubblicani dovettero abbandonare Caracas per l'Oriente, dove si trovava Santiago Mariño, e il 17 agosto Bolívar stesso fu sconfitto ad Aragua de Barcelona e in settembre abbandonò con Mariño il Venezuela sulla nave del corsaro italiano Giovanni Bianchi per tornare a Cartagena.

Con l'appoggio del Governo neogranadino, Bolívar fu riconosciuto come capo dagli esuli venezuelani.

Simón Bolívar allora prese il comando di una formazione nazionalista neogranadina, la "Armada Nacional de Colombia" e, in dicembre, conquistò Santa Fe(dal 1821 Bogotà).

Non potendo agire in Venezuela, Bolívar si recò in Giamaica, dominio britannico, dove giunse il 14 maggio 1815 e il 6 settembre scrisse la lettera nota come Carta de Jamaica, in cui analizò la situazione dell'America Latina considerata in modo unitario, riprendendo il progetto confederale di Francisco de Miranda: “la Colombia”.

Temendo però per la sua vita, il 19 dicembre partì per Haiti indipendente, dove chiese aiuto a Alexandre Sabes Pétion.Il 23 marzo 1816, con l'aiuto di Haiti e con l'ammiraglio Luis Brión, Bolívar ritornò a combattere, salpando per Margarita e conquistando Angostura (oggi Ciudad Bolívar).

Bruciò le navi su cui arrivò e il suo grido di battaglia era "o vittoria o morte".

Il Venezuela doveva essere solo la prima tappa del suo progetto politico, che presupponeva la totale sconfitta militare spagnola, ma molti patrioti seguirono Bolívar come capo militare senza condividerne affatto il progetto politico.

Grazie anche all'alleanza con il neogranadino Francisco de Paula Santander, già nel 1818 la situazione militare divenne abbastanza solida da permettere il 15 febbraio 1819 la convocazione ad Angostura del Supremo Congreso de la República (Congresso di Angostura) durante la quale tenne il suo celebre Discurso de Angostura, in cui prefigurava i principi della Costituzione confederale, che sarebbe stata approvata a Cúcuta il 3 ottobre 1821.

Sei mesi più tardi, dopo il sorprendente Paso de las Andes, la vittoria di Boyacá il 7 agosto 1819 liberò la Colombia dal dominio spagnolo, liberazione simboleggiata dall'ingresso trionfale di Simón Bolívar in Santa Fe (Bogotà) il 10 agosto.

In dicembre, Bolívar creò la Grande Colombia, una federazione che si estendeva sulla maggior parte dei territori di Venezuela, Colombia, Panamá, ed Ecuador, e, secondo le decisioni di Angostura, se ne proclamò presidente con de Paula Santander vicepresidente (cariche rese effettive dal congresso nel dicembre 1821).

Le ulteriori vittorie sua a Carabobo nel 1821 e di Antonio José de Sucre a Pichincha nel 1822, oltre alla vittoria navale nella laguna di Maracaibo nel 1823, completarono la vittoria sui realisti e la liberazione dagli spagnoli e consolidarono il suo ruolo.Il Perù era stato in parte liberato dalla Spagna dal generale argentino José de San Martín nel luglio 1821, tanto che già il 28 luglio si era dichiarato indipendente.

Un anno dopo Bolívar si incontrò con San Martín a Guayaquil e concordarono che il primo avrebbe continuato la campagna in Perù e Alto Perù.

Bolívar fu nominato presidente della Gran Colombia il 10 settembre 1822 e autorizzato nel 1823 a mettere in pratica gli accordi di Guayaquil.

Bolívar, giunto a Lima in settembre e nominato dittatore dal congresso peruviano il 10 febbraio 1824, con l'aiuto di Antonio José de Sucre sconfisse definitivamente gli spagnoli il 6 agosto a Junín. Sucre distrusse il resto delle forze spagnole ad Ayacucho il 9 dicembre: era la fine di tre secoli di dominio coloniale della Spagna in Sudamerica.

Da questo momento in poi Simón Bolívar si trova di fronte al problema forse più difficile: amministrare un territorio vastissimo cercando di mettere d'accordo le miriadi di interessi contrastanti.

Il 6 agosto 1825 la Repubblica di Bolivia fu creata in Alto Perù in onore di Simón Bolívar, che ne scrisse la prima costituzione, peraltro mai entrata in vigore.A partire dal 1827, le divisioni interne e le rivalità personali tra i generali rivoluzionari provocarono dei conflitti politici e la fragile confederazione Sud Americana sognata da Simón Bolívar si ruppe.

La Convenzione di Ocaña (presso Cúcuta) si riunì da aprile a giugno del 1828 per risolvere i problemi di governabilità riformando la costituzione del 1821, ma non fu possibile forgiare un compromesso tra la posizione federalista del vicepresidente Paula Santander e quella unitaria - dittatoriale del presidente Simón Bolívar.

Quest'ultimo si proclamò dittatore il 27 agosto abolendo la vicepresidenza e scampò ad un attentato santanderista in settembre; gli attentatori furono condannati alla fucilazione e Santander dovette prendere la via dell'esilio.Nonostante i poteri dittatoriali, Simón Bolívar, ormai malato di tubercolosi come i genitori, vide la sua costruzione disfarsi: il Perù si dichiarò contro di lui nel 1829 e il Venezuela si proclamò indipendente il 13 gennaio 1830.

Simón Bolívar si dimise dalla presidenza il 20 gennaio in congresso, ma le dimissioni furono accettate solo il 4 maggio, con la concessione di una pensione annua di 3.000 pesos.

L'8 maggio un disilluso Simón Bolívar partì da Bogotá, con l'intenzione di tornare in Europa, passando per la Giamaica. Arrivò a Cartagena in giugno, sulla cui stampa a fine luglio lesse la risoluzione del Congresso venezuelano di rompere le relazioni con la Colombia finché egli rimaneva sul suolo colombiano.

Mentre la sua salute peggiorava, impedendogli comunque di partire, in cerca di un clima migliore si trasferì da Bogotá ad una tenuta presso Santa Marta, dove giunse il 1° dicembre e dove, peggiorato rapidamente, il 17 dicembre 1830 «A la una y tres minutos de la tarde murió el sol de Colombia», come recitò il comunicato ufficiale.

Negli ultimi momenti di lucidità dettò il testamento e un proclama in cui auspicava che almeno la sua morte servisse a consolidare l'unità e a far sparire le fazioni.

Poco dopo la sua morte, nel 1831 la Gran Colombia, già moribonda per le dispute politiche interne, fu dichiarata legalmente dissolta. Le succedettero le tre repubbliche di Nueva Granada, Venezuela ed Ecuador, sotto la guida del neogranadino Francisco de Paula Santander, del venezuelano José Antonio Páez e dell'ecuadoregno Juan José Flores.

Le spoglie di Simón Bolívar furono seppellite nella Basilica Cattedrale di Santa Marta finché nel dicembre 1842 furono traslate al Venezuela, suo paese d'origine, come da richiesta testamentaria. Lì furono inumate nella cripta della cattedrale di Caracas, luogo sepolcrale della famiglia, finché la Repubblica del Venezuela non edificò il Panteón Nacional, dove sono state traslate in via definitiva.

tutti pazzi per la Civita

 

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