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Ugo La MalfaUgo La Malfa, politico, nasce il 16 maggio 1903 a Palermo e muore a Roma il 26 marzo 1979.

Dopo aver completato gli studi secondari si trasferisce a Venezia e si iscrive a Ca' Foscari alla Facoltà di Scienze diplomatiche e consolari. Fra i suoi docenti, Silvio Trentin e Gino Luzzatto.

Fin dagli anni dell'Università ha contatti con il movimento repubblicano di Treviso e con altri gruppi antifascisti.

Nel 1924 si trasferisce a Roma. Partecipa alla fondazione dell'Unione goliardica per la libertà.

Il 14 giugno del 1925 interviene al primo congresso dell'Unione nazionale democratica fondata da Giovanni Amendola.

Il movimento amendoliano è in seguito dichiarato fuori legge: il giovane La Malfa figura nella "Pentarchia" che ha lo scopo di porre in liquidazione il movimento. Si laurea nel 1926 con una tesi dal titolo: Di alcune caratteristiche giuridiche del contratto della giurisdizione, dell'arbitrato, della conciliazione nei diritti intersindacale, interindividuale ed internazionale.

Il suo relatore è Francesco Carnelutti.

Nel 1926, durante il servizio militare, viene trasferito in Sardegna per aver diffuso la rivista antifascista Pietre.

Nel 1928 viene arrestato nel quadro delle retate seguenti all'attentato alla Fiera di Milano.

Nel 1929 entra all'Enciclopedia Treccani come redattore: qui lavora sotto la direzione del filosofo Ugo Spirito.

Nel 1934 viene assunto da Raffaele Mattioli a Milano, nell'ufficio studi della Banca Commerciale Italiana del quale diviene direttore nel 1938.

In questi anni lavora intensamente, soprattutto con funzioni di raccordo fra i vari gruppi dell'antifascismo, per costituire una rete che confluisce nel Partito d'Azione, di cui egli sarà uno dei fondatori.

Il 1 gennaio 1943 La Malfa e l'avvocato Adolfo Tino riescono a pubblicare il primo numero clandestino di Italia Libera; nello stesso anno La Malfa deve lasciare l'Italia per sfuggire ad un arresto della polizia fascista.

Trasferitosi a Roma, prende parte alla Resistenza e rappresenta il PdA in seno al CLN, insieme con Emilio Lussu. Esprimono una linea di intransigenza sulla questione istituzionale che costituisce un'alternativa alla linea che Palmiro Togliatti imprime al suo rientro in Italia con la svolta di Salerno.

Nel 1945 assume il dicastero dei Trasporti nel governo guidato da Ferruccio Parri.

Nel seguente governo di Alcide De Gasperi, è nominato ministro per la Ricostruzione e in seguito ministro per il Commercio con l'estero.

Nel febbraio del 1946 si tiene il primo congresso del Partito d'Azione, nel quale prevale la corrente filosocialista facente capo a Emilio Lussu: La Malfa e Parri lasciano il partito.

A marzo, La Malfa partecipa alla costituzione della Concentrazione democratica repubblicana che si presenta alle elezioni per la Costituente del giugno 1946: La Malfa risulta eletto insieme a Parri.

Nel settembre dello stesso anno, incoraggiato da Pacciardi, La Malfa aderisce al Partito Repubblicano Italiano (Pri); si scontra, intorno agli indirizzi politico-economici della storica formazione, con l'ostilità della vecchia guardia, rappresentata soprattutto da Giovanni Conti.

Nell'aprile del 1947 La Malfa viene designato a rappresentare l'Italia al Fondo Monetario Internazionale. L'anno seguente è nominato vicepresidente dell'Istituto. Ma non lascia la politica attiva.

Nello stesso anno infatti assume, insieme con Belloni e Reale, la segreteria provvisoria del partito.

Rieletto parlamentare nel 1948, viene confermato in tutte le successive legislature.Nel 1950, assume l'incarico di ministro senza portafoglio col compito di procedere alla riorganizzazione dell'IRI. Fondamentale per i destini dell'economia italiana, l'opera da lui portata a termine, nel 1951, in veste di ministro del Commercio estero, per la liberalizzazione degli scambi e per la soppressione dei contingentamenti alle importazioni.

Il decreto sulla liberalizzazione apre la strada al "boom" economico italiano. Nel 1952 propone, senza successo, una "Costituente programmatica" tra i partiti laici; dal 1956, radicando la cultura repubblicana nella tradizione democratica e in particolare nel New Deal di Franklin Delano Roosevelt, elabora la strategia del centrosinistra e dell'incontro con il Partito Socialista Italiano (PSI), con il duplice obiettivo di allargare le basi democratiche dello Stato e di avviare una politica di riforme.

Nel 1957 i repubblicani ritirano l'appoggio esterno al governo Segni; Randolfo Pacciardi lascia la direzione del partito.

Nel 1959 La Malfa assume la direzione de La Voce Repubblicana.

Nel 1962 è nominato ministro del Bilancio in un governo tripartito Fanfani caratterizzato da un'opera riformatrice per preparare l'ingresso del Psi nell'area della legittimità.

Nel mese di maggio presenta la Nota aggiuntiva, che fornisce una visione generale dell'economia italiana e degli squilibri da cui è caratterizzata, delineando inoltre gli strumenti e gli obiettivi della programmazione democratica attraverso la politica dei redditi.

Deve affrontare l'ostilità dei sindacati e di Confindustria. Nello stesso anno concorre alla decisione del governo di nazionalizzare l'industria elettrica.

Espulso Randolfo Pacciardi dal Pri per avere votato contro il primo governo organico di centrosinistra, nel marzo del 1965 è eletto segretario del Pri.

Si avvede immediatamente delle insufficienze della coalizione di centrosinistra. Nel 1966, La Malfa apre un dibattito con il Pci che coinvolge Pietro Ingrao e Giorgio Amendola, col quale aveva condiviso le prime esperienze antifasciste, comunista, figlio di Giovanni, il leader repubblicano invita la sinistra a lasciare la sua vecchia ortodossia, ponendosi come forza in grado di sviluppare un approccio riformatore, consonante con la complessità di un paese radicato nell'Occidente.

In previsione della nascita degli enti ‚ÄúRegione‚ÄĚ, sostenne con vigore, e con scarso risultato, che contestualmente alla loro realizzazione, si dovevano eliminare le province.

Nel 1970, dopo la caduta del terzo governo Rumor, La Malfa rifiuta l'invito di Emilio Colombo ad assumere la carica di ministro del Tesoro: per il leader repubblicano il governo non è stato in grado di delineare un piano strategico di finanziamenti per le riforme dell'università, della sanità, dei trasporti e della casa.

Nel quarto governo Rumor (1973), La Malfa assume l'incarico di Ministro del Tesoro; blocca la strada alla richiesta di aumento del capitale della Finambro, aprendo la strada al fallimento delle banche di Michele Sindona.

Nel febbraio dell'anno seguente si dimette dall'incarico a seguito di contrasti col ministro del Bilancio Antonio Giolitti sulle condizioni poste da Fondo Monetario Internazionale al prestito all'Italia

Dopo un periodo di lunga incomprensione con Aldo Moro, a partire dal 1968, nell'ottobre 1974 assume la vicepresidenza del Consiglio nel quarto dello statista pugliese (bicolore Dc - Pri).

I rapporti con Moro sono cementati dalla convergenza nell'analisi delle difficoltà della democrazia italiana.

Il quarto governo Moro avvia un dialogo col Pci di Enrico Berlinguer nella comune visione della necessità di una nuova fase che conduca a compimento il percorso avviato con la costruzione del sistema democratico.

La Malfa ebbe un'influenza notevole soprattutto nelle scelte economiche: fondamentale il suo ruolo nella nomina a governatore della Banca d'Italia del laico Paolo Baffi.

Nel 1975 assume la presidenza del Pri, di cui Oddo Biasini diviene segretario.

Nel gennaio del 1976, dopo la crisi di governo decretata dal Psi, crescono le sue preoccupazioni sull'evoluzione della democrazia italiana.

Intanto, in una prospettiva europea, La Malfa porta il partito nella Federazione dei partiti liberali e democratici europei (attuale ELDR).Tra il 1976 e il 1979 è il maggiore sostenitore della politica di solidarietà nazionale tesa a condurre il Pci nell'area della legittimità.

La Malfa ha presente con una lucidità che non ha eguali le difficoltà crescenti del sistema democratico e giudica positivamente la revisione ideologica e politica che Enrico Berlinguer imprime al Pci.

Nel 1978 la sua azione risulta determinante nella decisione italiana di aderire al Sistema monetario europeo; nello stesso anno, nel periodo del sequestro Moro,

La Malfa fu uno dei pi√Ļ attivi alfieri del cosiddetto "fronte della fermezza", ostile ad ogni forma di trattativa con le Brigate Rosse.

Scorse nel terrorismo rosso una devastante azione tesa a bloccare l'evoluzione della democrazia italiana e a colpire il faticoso processo di revisione del Pci.

Sconfitto nelle elezioni presidenziali del 1978 dal veto di Bettino Craxi, fu determinante nell'elezione di Sandro Pertini alla presidenza della Repubblica.

Nel 1979 è il primo laico ad essere incaricato di sondare il terreno per la formazione di un governo ma non riesce a trovare una maggioranza, nell'ambito della solidarietà nazionale, di una maggioranza che lo sostiene; poco dopo comunque viene nominato vicepresidente e ministro del Bilancio del governo Andreotti.

La Malfa aveva l'obiettivo di favorire una ricomposizione tra Pci e Psi i cui rapporti, in verità, conoscevano un deterioramento che si rivelò negli anni successivi irreparabile.Fallito il tentativo di qualificare la composizione del governo con la presenza di autorevoli ministri, a partire da Bruno Visentini che rifiutò, il 24 marzo è colpito da emorragia cerebrale: muore dopo due giorni di agonia.

La sua scomparsa segna la fine del tentativo di ricomposizione della democrazia repubblicana della quale aveva previsto tutte le inestricabili difficoltà, al punto da intravedere per primo la messa in discussione della stessa unità nazionale.

tutti pazzi per la Civita

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