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Rocco Carabba, editore, tipografo, nasce il 7 ottobre 1854 a Lanciano, dove muore il 26 gennaio 1924.

Nasce da Florindo Carabba, di storica famiglia lancianese, e Maria Colomba Casalanguida, famiglia di proprietari terrieri, e fu battezzato nello stesso mese di ottobre nella chiesa di San Nicola col nome del nonno paterno, Rocco III Carabba (1788-1829).

Secondo una opinione diffusa agli inizi del secolo, Rocco discendeva da una famiglia di umilissimi artigiani.

Tale tesi, probabilmente messa in giro dallo stesso Rocco per esaltare la sua impresa di “self made man”, è del tutto falsa e priva di fondamenti.

A Lanciano infatti, i Carabba, tra il XVI e il XXI secolo (salvo un breve periodo del XVIII), ricoprirono alte cariche cittadine ed ecclesiastiche e contrassero alleanze matrimoniali con le più importanti famiglie gentilizie lancianesi e forestiere.

E' altresì vero che il ramo della sua famiglia (a Lanciano esistevano ben 9 Rami di Carabba, tutti discendenti dal Nobilis Marianus Carabba o Carrabba (c. 1480 – dopo il 1531) Massario del castello di Paglieta) era caduto in disgrazia a seguito di alcuni investimenti sbagliati del padre Florindo, che prossimo al fallimento, grazie all’intercessione del cognato, Giacinto Auriti – comandante della G.N.L., preferì arruolarsi nella locale Guardia Nazionale.

Ben presto la sciagura si abbatté nuovamente sulla famiglia. Il 6 gennaio 1861, appena trentacinquenne, Florindo rimase ucciso in un’imboscata tesa al suo battaglione da briganti, e con lui morirono altri dieci militi.

Per portare avanti la famiglia, che contava già 3 figli, la vedova Maria Colomba chiese aiuto al fratello prelato, don Ludovico Casalanguida, il quale in un primo momento si adoperò per impartire una buona educazione ai nipoti: nei registri del 1864 Rocco risulta studente, Giovina risulta educanda e Luigi studente.

Nel 1868 Rocco, neppure quattordicenne, cominciò a frequentare la Tipografia Masciangelo.

Nella tipografia Masciangelo, fondata nel 1861, imparò i rudimenti della tipografia e si impegnò a fondo per apprendere nel minor tempo possibile la composizione tipografica.

L’8 novembre 1873, appena diciannovenne, Rocco si sposò con Maria Cardone.

Il 16 giugno 1876 Maria partorì un maschio, al quale venne imposto il nome di Gino.

Poco mesi prima della nascita del suo primogenito, Rocco decise di mettersi in proprio, acquistando l’attrezzatura necessaria, un torchio e una macchina azionata a mano, con un capitale iniziale di quattrocento lire, frutto del risparmio familiare e del prestito di un’illustre conoscente, probabilmente qualche parente benestante.

Ben presto il buon nome della Casa Editrice si diffuse in tutta Italia raccogliendo intorno a sé i nomi più prestigiosi della cultura Italiana.

Una cartolina del 1902 delle Poste italiane, dedicata ai "Cavalieri del lavoro", riporta una sua fotografia ed un compendio della sua vita, concludendo:

«Inchiniamoci riverenti davanti al vero ed onorato campione del lavoro. Egli è l’onesto cittadino, figlio delle opere sue: imitatelo.»

Nel 1912 inaugurava un nuovo stabilimento che dava lavoro a più di 350 operai.

Rocco Carabba morì il 26 gennaio 1924 e suo figlio Giuseppe assunse la direzione dell’azienda.

L'attività di Giuseppe nei primi anni fu fiorente, infatti, si ebbe, nel 1930,un ampliamento dell'azienda e un rimodernamento dei macchinari.

Ma ben presto si ebbero, anche dei segni di una forte crisi dovuta a speculazioni, quali l'acquisto di villini ad Ostia e l'apertura di una succursale a Milano.

Per frenare le continue sollecitazioni dei creditori il comm. Giuseppe e il figlio Dino furono costretti a trasformare l'azienda individuale in società anonima per azioni, si costruì, nel 1937, la "Società anonima Casa Editrice Rocco Carabba con sede in Lanciano".

Per le divergenze d'opinione che si avevano tra padre e figlio non si riuscì a sanare il deficit presente nell'azienda. Il 2 maggio 1950 si ebbe il definitivo tramonto della casa editrice. La casa editrice è stata rifondata nel 1996.

L'attività editoriale

Pochi anni dopo l'apertura della tipografia, a Carabba toccò in sorte di stampare la seconda edizione di “Primo Vere”, opera prima di Gabriele d'Annunzio, che nel 1878 era già uscita a cura del tipografo teatino Giustino Ricci.

Era il 14 novembre del 1880 e D'Annunzio era ancora uno studente del Cicognini di Prato.

Il contratto fu stipulato con Francesco Paolo d'Annunzio, padre di Gabriele, e i lavori di composizione furono seguiti anche da Filippo De Titta, amico d'infanzia di D'Annunzio e fratello di Cesare De Titta, poeta dialettale.

Nel corso degli anni rimase sempre vivo lo stretto legame di amicizia con D'Annunzio che considerò Rocco Carabba come il suo vero "primo editore".

L'episodio, abbastanza casuale, della stampa di "Primo Vere" può sembrare il segno premonitore di un destino.

Il lavoro, che dette alla casa editrice lancianese ampia notorietà e unanime apprezzamento, iniziò dal 1909 con la collana "Cultura dell'anima" ideata da Giovanni Papini e impreziosita dalla copertina disegnata da Ardengo Soffici.

A Papini fu poi affidata anche la cura della collana "Scrittori nostri".

Per l'editore lancianese lavorarono anche Salvatore Di Giacomo, ideatore della collana "I Santi nell'arte e nella vita", Giovanni Rabizzani, con la collana "L'Italia negli scrittori italiani e stranieri, antichi e moderni", Giuseppe Antonio Borgese con i "Classici antichi e moderni", Eva Kuhn, moglie di Giovanni Amendola e ideatrice delle collane per l'infanzia i "Classici per il fanciullo" e "Libri per fanciulli".

Nella vita della casa editrice Carabba entrarono a vario titolo i nomi di maggior rilievo della cultura italiana dell'epoca da Luigi Pirandello a Matilde Serao, da Massimo Bontempelli a Giuseppe Prezzolini e ad altri giovani intellettuali come Ettore Allodoli, Goffredo Bellonci, Emilio Cecchi, Scipio Slataper, Giovanni Vailati.

tutti pazzi per la Civita

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