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Ettore Troilo, eroe, partigiano, nasce il 10 aprile 1898 a Torricella Peligna, un comune della provincia di Chieti, in Abruzzo, e muore a Roma il 5 giugno 1974.

Durante la Resistenza fu l'animatore e il comandante di quella che diverrà nota come Brigata Majella.

Nel primo dopoguerra rimane memorabile l'insurrezione popolare avvenuta a Milano il 28 novembre 1947 innescata dalla sua destituzione dal ruolo di Prefetto da parte del Presidente del Consiglio Alcide De Gasperi.

Ettore Troilo, figlio di un medico condotto, già a 18 anni partì volontario per la Grande Guerra.

Nel 1922 conseguì la laurea in legge, esercitando poi l'attività di avvocato presso uno studio a Milano: lì conobbe Filippo Turati, che a sua volta lo presentò a Giacomo Matteotti, del quale divenne un assiduo frequentatore e collaboratore.

I giorni 10 e 11 settembre 1943 partecipò alla difesa di Roma combattendo contro i nazisti.

Ad occupazione avvenuta si diresse verso il suo paese natale, Torricella Peligna, ove venne catturato da militari tedeschi, riuscendo tuttavia in seguito a fuggire.

Alla fine del 1943 iniziò a raggruppare elementi partigiani in una banda armata che prese il nome di Patrioti della Majella, poi evolutasi militarmente sotto il suo comando come Brigata Majella, formazione che avrà un ruolo di primo piano nel corso della lotta di liberazione dell'Italia, combattendo al fianco delle truppe alleate dall'Abruzzo fino al Veneto.

Conclusa la guerra, fu nominato dal CLN Prefetto di Milano.

Due anni dopo, rimasto l'ultimo prefetto di nomina politica, nonostante il suo enorme prestigio e la sua dichiarata apartiticità, fu rimosso il 27 novembre 1947 da tale ruolo per volontà del ministro democristiano Mario Scelba.

La notizia della sua sostituzione con un funzionario di carriera statale, eredità del passato regime fascista, causò una drammatica reazione da parte della sinistra, che occupò la prefettura milanese con i suoi militanti - tra cui anche ex partigiani armati - mentre per protesta il sindaco socialista Antonio Greppi (nominato dal CLNAI) e 156 sindaci dei Comuni dell'hinterland milanese si dimisero in massa.

Nei giorni successivi Troilo abbandonò definitivamente la carica, evitando ogni irrigidimento politico, e l'occupazione ebbe quindi termine pacificamente.

La contropartita offertagli, un incarico come delegato dell'Italia presso l'ONU, non fu da lui accettato, evidenziando così la precisa scelta politica di emarginazione delle forze di sinistra che stava alla base della sua destituzione.

Nonostante il ruolo di primo piano avuto durante la lotta di Liberazione, Troilo successivamente rifiutò ogni benemerenza politica e militare, considerando adempiuto il suo dovere, rammaricandosi tuttavia dell'emarginazione in cui era relegata la memoria della Resistenza.

Visse gli ultimi decenni della sua vita esercitando la professione di avvocato.

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