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Santa Lucia da Siracusa, santa, nasce nel 283 a Siracusa, ed ivi vi muore martire il 13 dicembre 304, durante le persecuzioni di Diocleziano.

Nell'introduzione al romanzo storico "Lucia" di René du Mesnil de Maricourt, Ampelio Crema ha scritto che:«la prima e fondamentale testimonianza sull'esistenza di Lucia ci è data da una iscrizione greca scoperta nel giugno del 1894 dal professor Paolo Orsi nella catacomba di San Giovanni, la più importante di Siracusa: essa ci mostra che, già alla fine del quarto secolo o all'inizio del quinto, un siracusano - come si deduce dall'epigrafe alla moglie Euschia - nutriva una forte e tenerissima devozione per la "sua" Santa Lucia, il cui anniversario era già commemorato da una festa liturgica.

Tale iscrizione è stata trovata su una sepoltura del pavimento, incisa su una pietra di marmo quadrato, misurante cm 24x22 e avente uno spessore di cm 3, tagliata irregolarmente.

Le due facce della pietra erano state ricoperte di calce: ciò indica che la tomba era stata violata».E così suona l'epigrafe o iscrizione di Euschia.

Euschia, irreprensibile, vissuta buona e pura per circa 25 anni, morì nella festa della mia Santa Lucia, per la quale non vi è elogio come conviene. Cristiana, fedele, perfetta, riconoscente a suo marito di una viva gratitudine.

Di Santa Lucia esiste a Siracusa il «loculo», cioè la tomba primitiva, sulla quale fin dai tempi antichi sorse una chiesa, rifatta poi nel Seicento. Inoltre - come ha scritto Piero Bargellini nel suo libro I Santi del giorno - «esistono iscrizioni, che testificano una remota e fervida devozione per la Martire e un culto liturgico già stabilito dai primi secoli.

Infine, esiste una di quelle "Passioni" con le quali la devozione dei fedeli ha ricamato di fantasia, sopra un canovaccio certamente storico».

Gli Atti del suo martirio, il cosiddetto Codice Papadopulo, narrano di una giovane, orfana di padre, appartenente ad una ricca famiglia di Siracusa, che era stata promessa in sposa ad un pagano.

La madre di Lucia, Eutichia, da anni ammalata, aveva speso ingenti somme per curarsi, ma nulla le era giovato.

Fu così che Lucia ed Eutichia, unendosi ad un pellegrinaggio di siracusani al sepolcro di Agata nel dies natalis della vergine e martire catanese, pregarono Sant'Agata affinché intercedesse per la guarigione della donna.

Durante la preghiera Lucia si assopì e vide in sogno Sant’Agata in gloria che le diceva Lucia, perché chiedi a me ciò che puoi ottenere tu per tua madre?

Nella visione Sant’Agata le preannunciava anche il suo patronato sulla città di Siracusa.

Ritornata a Siracusa e constatata la guarigione di Eutichia, Lucia comunicò alla madre la sua ferma decisione di consacrarsi a Cristo.

Il pretendente, insospettito e preoccupato nel vedere la desiderata sposa vendere tutto il suo patrimonio per distribuirlo ai poveri, verificato il rifiuto di Lucia, la denunciò come cristiana.

Erano in vigore i decreti di persecuzione dei cristiani emanati dall'Imperatore Diocleziano.Il processo che Lucia sostenne dinanzi all'Arconte Pascasio attesta la fede ed anche la fierezza di questa giovane donna nel proclamarsi cristiana.

Minacciata di essere esposta tra le prostitute, Lucia rispose. "Il corpo si contamina solo se l'anima acconsente". Il proconsole allora ordina che la donna sia costretta con la forza, ma lei diventa così pesante, che decine di uomini non riescono a spostarla.

Il dialogo serrato tra lei ed il magistrato vede addirittura quasi ribaltarsi le posizioni, tanto da vedere Lucia quasi mettere in difficoltà l'Arconte che, per piegarla all'abiura, la sottopone a tormenti.Lucia esce illesa da ogni tormento fino a quando, inginocchiatasi, viene decapitata.

Prima di morire annuncia la destituzione di Diocleziano e la pace per la Chiesa.

Privo di ogni fondamento, ed assente nelle molteplici narrazioni e tradizioni, almeno fino al secolo XV, è l'episodio di Lucia che si strappa gli occhi.

L'emblema degli occhi sulla tazza, o sul piatto, è da ricollegarsi, semplicemente, con la devozione popolare che l'ha sempre invocata protettrice della vista a causa del suo nome Lucia (da Lux, luce).

La sua iconografia vede spesso gli occhi accompagnati dal pugnale conficcato in gola. Il motivo di questa raffigurazione è da spiegarsi con il racconto dei cosiddetti Atti latini che descrivono la morte di Lucia per jugulatio piuttosto che per decapitazione.

Storicamente attestato, grazie anche ad una testimonianza scritta lasciataci da un testimone oculare, il can. Antonino De Michele, è quello che è passato alla storia come il miracolo della fine della carestia dell'anno 1646.

La domenica 13 maggio 1646, a chiusura di un ottavario di preghiera per la cessazione della carestia, ottavario durante il quale il simulacro di Santa Lucia era stato esposto alla pubblica venerazione presso l'altare maggiore della Cattedrale di Siracusa, una colomba fu vista volteggiare dentro la Cattedrale durante la Messa celebrata dal Vescovo Elia de' Rossi.

Quando la colomba si posò sul soglio episcopale, una voce annunciò l'arrivo al porto di un bastimento carico di cereali.

La popolazione tutta vide in quella nave la risposta data da Lucia alle tante preghiere che a lei erano state rivolte.

Priva di fondamento la leggenda che vuole che in quell'occasione i siracusani cucinarono di fretta i cereali per nutrirsene facendo così nascere la tradizione della cuccìa.

La cuccìa, un dolce a base di ricotta e frumento tipico della Sicilia occidentale, non è mai stato un dolce tipico siracusano.

È stato introdotto a Siracusa, più come elemento folkloristico che tradizionale, negli anni ottanta del XX secolo, da alcune pasticcerie siracusane.

Secondo una leggenda priva di fondamento oggettivo, la discendenza della santa siracusana proverrebbe direttamente dalla famiglia di Archimede, legando così le due figure più importanti della città ad un unico ramo genealogico.

La figura di Santa Lucia, nel corso dei secoli, è stata fonte di ispirazione non soltanto sul piano strettamente religioso e teologico, o artistico, ma anche letterario sia nell'ambito di una letteratura colta, diremmo “alta”, sia in un contesto più propriamente legato alla tradizione popolare di questo o quell'ambiente in cui si è, in varia misura, radicato il culto verso la martire siracusana.

Nell'ambito della tradizione letteraria propriamente detta, la figura della Santa ispirò Dante Alighieri.

Il poeta nel "Convivio" afferma che aveva subìto in gioventù una lunga e pericolosa alterazione agli occhi a causa delle prolungate letture (Cfr. Conv. III-IX, 15), ottenendone poi la guarigione per intercessione di Santa Lucia.

Gratitudine, speranza e ammirazione indussero quindi il sommo poeta ad attribuirLe un ruolo fondamentale non soltanto nella sua vicenda personale, ma anche, allegoricamente e simbolicamente, in quella dell'umanità intera nel suo viaggio oltremondano descritto nella Divina Commedia.

Santa Lucia nelle tre cantiche diventa il simbolo della "grazia illuminante", per la sua adesione al Vangelo sino al sacrificio di sé, dunque, "via", strumento per la salvezza eterna di ogni uomo, oltre che del Dante personaggio e uomo.

Questa interpretazione religiosa della personalità storica della vergine siracusana, quale santa che illumina il cammino dell'uomo nella comprensione del Vangelo e nella fede in Cristo, risale ai primi secoli della diffusione del suo culto.

Così, infatti, l'hanno esaltata, promuovendone la devozione, San Gregorio Magno (590-604), San Giovanni Damasceno (674-754), Sant’Adelmo d'Inghilterra (709) e tanti altri.

Ed è, appunto, a questa interpretazione della figura di Santa Lucia, che si collega Dante, in aspra e aperta polemica con il contesto storico di decadenza morale, politica, civile del suo tempo, tema, peraltro, di fondo che percorre tutta l'opera dalla "selva oscura" all'ascesa verso l'"Empireo".

Se esaminiamo con attenzione la figura della martire nella Divina Commedia, si scorge in Lei un personaggio che ci appare vivo e reale nel coniugare in sé qualità celestiali e umane allo stesso tempo.

È creatura celeste e umana, quando su invito di Maria scende dall'Empireo, per avvertire Beatrice dello smarrimento di Dante e del conseguente pericolo che incombe su di lui:

Questa (e cioè la "donna gentil", Maria indicata sempre così in tutta l'opera) chiese Lucia in suo dimando |

e disse: Or ha bisogno il tuo fedele | di te, ed io a te lo raccomando. |

Lucia, nimica di ciascun crudele, |

si mosse... (Inferno II, 92-96).

A questo punto, la santa con gli occhi luminosissimi in lacrime (li occhi lucenti lacrimando volse) si rivolge a Beatrice, la donna amata dal poeta, invitandola a soccorrere Dante personaggio prima che sia troppo tardi:

Beatrice, loda di Dio vera, |

ché non soccorri quei che t'amò tanto, |

ch'uscì per te de la volgare schiera? |

Non odi tu pietà del suo pianto? |

Non vedi tu la morte che 'l combatte |

Su la fiumana ove 'l mar non ha vanto? (Inferno II, 103-108)

E ancora, nel 2º regno oltremondano, Santa Lucia è creatura umana, materna nel prendere Dante assopito, dopo un colloquio con illustri personaggi in una località amena (la "Valletta dei Principi") e, a condurlo alla porta d'ingresso del Purgatorio:

Venne una donna e disse: I' son Lucia |

lasciatemi pigliar costui che dorme; |

sì l'agevolerò per la sua via (Purgatorio IX, 55-57).

E così, dopo averlo aiutato ad intraprendere il difficile cammino di salvezza, a seguito dello smarrimento nella "selva oscura", lo mette in condizione di intraprendere il percorso della purificazione dei propri peccati.

Anche qui Dante personaggio, per influsso senz'altro del Dante autore e uomo a lei "fedele", accenna ancora una volta alla luminosa bellezza degli occhi della martire, non senza rimandi simbolici:

Qui ti posò ma pria mi dimostraro |

li occhi suoi belli quella intrata aperta: |

poi ella e 'l sonno ad una se n'andaro (Purgatorio IX, 61-63).

Infine, la vergine siracusana è spirito celeste, quando al termine del viaggio ultraterreno, nel Paradiso, Dante personaggio su indicazione di San Bernardo, la rivede nel primo cerchio dell'Empireo, accanto a Sant’Anna e a San Giovanni Battista, nel trionfo della Chiesa da lei profetizzato durante il martirio:

Di contr' a Pietro vedi sedere Anna, |

tanto contenta di mirar sua figlia |

che non move occhio per cantare osanna. |

E contro al maggior padre di famiglia |

siede Lucia, che mosse la tua donna, |

quando chinavi, a ruinar, le ciglia. (Paradiso XXXII, 133-138).

Dante, raggiunta la pienezza della sua ascesa, associa questa volta significativamente la figura di Santa Lucia a quella della Madre di Maria, Sant’Anna, collocandola di fronte ad Adamo, il capostipite del genere umano.

Maria, Beatrice, Lucia sono le tre donne che hanno permesso, per volere divino, questo cammino di redenzione al personaggio Dante, ma tra di esse, la vergine siracusana rappresenta per il sommo poeta, l'ineludibile anello di congiunzione (e quindi il superamento) fra l'esperienza terrena del peccato e il provvidenziale cammino ascetico-contemplativo dell'esperienza oltremondana.

La sua festa liturgica ricorre il 13 dicembre; antecedentemente all'introduzione del calendario moderno (1582) la festa cadeva in prossimità del giorno del solstizio d'inverno (da cui il detto "Santa Lucia il giorno più corto che ci sia") ma non vi coincideva nei paesi che adottarono subito il nuovo calendario (differenza di 10 giorni).

Nei paesi nordici, che adottarono questo calendario circa duecento anni più tardi, il solstizio cadeva, invece, proprio il 13 dicembre (calendario gregoriano).

È curioso notare che questa tradizione si può applicare nell'ambito del calendario gregoriano, avendo però l'accortezza di interpretare il "giorno più corto" come il giorno in cui il sole tramonta prima; comunque, l'associazione non è assoluta, in quanto nell'emisfero sud della Terra è uno dei giorni più lunghi dell'anno.

La celebrazione della festa in un giorno vicino al solstizio d'inverno, è probabilmente dovuta alla volontà di sostituire antiche feste popolari che celebravano la luce e si festeggiano nello stesso periodo nell'emisfero nord.

Altre tradizioni religiose festeggiano la luce in periodi vicini al solstizio d'inverno come ad esempio la festa di Hanukkah ebraica, che dura otto giorni come le celebrazioni per la santa a Siracusa, o la festa di dipavali celebrata in India.

È considerata dai devoti la protettrice degli occhi, dei ciechi, degli oculisti, degli elettricisti e degli scalpellini e viene spesso invocata nelle malattie degli occhi.

Nelle province di Brescia, Bergamo, Verona ed in alcune altre del Nord Italia già della Serenissima, il giorno di Santa Lucia è considerato il più bello dai bambini perché la santa, accompagnata dal suo asinello e dal cocchiere Castaldo, porta doni ai più piccoli.

Le famiglie sono solite lasciare un piatto di farina per l'asinello, una tazzina di caffè per Santa Lucia, un pezzo di pane per Castaldo.

Nella notte tra il 12 ed il 13 dicembre Santa Lucia consuma quanto preparato e lascia splendidi doni. Santa Lucia non si fa mai vedere e si dice che ai bambini troppo curiosi butti un pizzico di cenere negli occhi.Il corpo della santa, prelevato in epoca antica dai Bizantini a Siracusa, è stato successivamente trafugato dai Veneziani che conquistarono Costantinopoli (l'attuale Istanbul) ed è quindi attualmente conservato e venerato nella chiesa di San Geremia a Venezia.

Le sacre spoglie della santa siracusana tornarono eccezionalmente a Siracusa per sette giorni nel dicembre 2004 in occasione del 17º centenario del suo martirio.

L'arrivo e la partenza delle spoglie furono salutati da una incredibile folla di siracusani; riscontrata l'elevatissima partecipazione e devozione dei devoti, siracusani e non, da allora si è fatta strada la possibilità di un ritorno definitivo tramite alcune trattative tra l'Arcivescovo di Siracusa Giuseppe Costanzo e il Patriarca di Venezia Angelo Scola.

Vedi anche: Rocca di Cambio e Santa Lucia; Civitella Alfedena e Santa Lucia;

tutti pazzi per la Civita

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