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Francesco Paolo Tosti, compositore, nasce il 9 aprile 1846 a Ortona, e muore a Roma il 2 dicembre 1916.

di Elisabetta Mancinelli

Quinto dei cinque figli sopravvissuti di Giuseppe, commerciante di cereali di 35 anni e di Caterina Schiavi, casalinga trentanovenne.

La piccola casa natia era situata in Piazza Municipio e di essa non rimane che qualche traccia.

Per molti anni furono conservate le vecchie mura che vennero poi totalmente demolite.

Le condizioni della famiglia Tosti non erano certamente floride poiché con i  magri guadagni dell’attività commerciale Giuseppe doveva assicurare la sopravvivenza alla moglie ed a cinque figli: Tommaso, Angelo, Francesco Paolo, Filomena e Teresa.

Tuttavia i ragazzi godettero di tutte le amorevoli attenzioni necessarie alla loro crescita ed istruzione anche perché la madre, donna religiosa onesta e dedita al risparmio, contribuì con le sue attenzioni ad educare adeguatamente i suoi figli.

Francesco Paolo mostrò subito la sua irrequietezza ed una particolare vivacità.

Giovanissimo, fu accompagnato dal padre alla scuola privata dei fratelli Gaetano e Federico Paolini con lo scopo di frenarne l’irruenza del carattere e perché  fosse educato alle prime nozioni del sapere e allo studio della musica.

Gaetano Paolini, Maestro di Cappella al Duomo di Ortona, buon conoscitore di musica, insegnava violino.

Così il piccolo Francesco , seduto sul suo sgabello, cominciò a sentir parlare di note e di armonia, ascoltando con interesse le sue lezioni .

Un giorno il maestro lo sentì che canticchiava un brano ascoltato durante una lezione,  meravigliato per il gusto e la grazia musicale che riscontrava in quel fanciullo, decise di parlarne al padre.

Don Giuseppe accettò volentieri che il suo “Ciccillo” venisse ammesso alla scuola di violino e fu così che cominciò la carriera artistica di Francesco Paolo Tosti.

L’irrequieto  fanciullo abbandonò i suoi giochi ed i compagni per prendere l’archetto, mitigò il suo carattere e divenne dolce e rispettoso.

Intraprese gli studi con vera partecipazione perché sentiva di appassionarsi alla nuova arte. Apparve per la prima volta in  pubblico in occasione delle celebrazioni per il sesto centenario della traslazione delle ossa di San Tommaso, patrono della città quando venne invitato a far parte del coro, in quella occasione il ragazzo dodicenne con l’abito blu della festa e le scarpe di copale  mise in luce una intonazione così fresca e limpida che all’uscita dalla chiesa molti si complimentarono con lui.

Il piccolo Francesco Paolo rivela subito un gusto musicale notevole e il maestro Paolini, che vedeva nel suo allievo una sicura promessa ebbe l’idea di farlo concorrere a 12 anni ad una borsa di studio  indetta dall’Amministrazione Provinciale e, superato il prescritto esame, viene ammesso agli studi nel Conservatorio San Pietro a Majella di Napoli che era in quel tempo uno dei più importanti d’Italia.

Il direttore, Saverio Mercadante, aveva portato nell’Istituto importanti innovazioni tra cui molte borse di studio per incoraggiare i giovani che avevano intenzione di dedicarsi alla musica.

Tosti riuscì tra i primi classificati e sotto la guida di Carlo Costa e dello stesso Mercadante,  si diplomò in violino e in composizione nel 1866.

Si rese subito conto però che Ortona, la sua città, non poteva soddisfare le sue ambizioni artistiche e nel 1869 partì per Ancona dove visse facendo il maestro di musica e di canto, si trasferì poi a Roma dove, sfruttando la sua voce tenorile, iniziò ad esibirsi come cantante.

Grazie a questa attività divenne una celebrità e cominciò a frequentare gli ambienti mondani della capitale.

La Principessa Margherita di Savoia rimase così colpita dal suo talento che lo scelse come proprio Maestro di Canto.

Tornò ad Ortona, dove, malgrado disillusioni, inquietudine e qualche problema di salute, compose due canzoni, "Non m’ama più" e "Lamento d’amore", che sarebbero diventate molto popolari.

L’anno seguente fu incaricato della stagione di un teatro vicino ad Ortona e presentò tre opere:”Il trovatore” di Verdi, “Roberto” di Devereux e “Lucrezia Borgia” di Donizetti.

Malgrado il successo ed il riconoscimento della città, Tosti era sempre giù di morale e sognava qualcosa di meglio.

Sempre insoddisfatto, decise nel 1875 di partire per Londra.

Dopo un difficile periodo di ambientamento tiene un concerto  grazie all’interessamento di Lord Mayor , il successo è completo e da quel giorno le sue esibizioni vengono contese dai più importanti salotti londinesi anche perché possiede una bella voce da tenore.

Grazie  all'appoggio del celebre violoncellista Gaetano Braga, suo corregionale, nel 1880 entrò alla corte della regina Vittoria come maestro di canto delle principessa.

Nel 1889, a oltre quarant’anni, sposa a Londra Berthe de Verrue  figlia di un ingegnere belga d'origine francese e buona dilettante di canto, conosciuta nei salotti musicali londinesi, dove si esibiva anche in produzioni di teatro leggero con lo pseudonimo di Mademoiselle Baldi.

Fu compagna discreta ed affettuosa tanto da costituire un elemento portante nella vita del musicista.

Sopravvisse al marito per molti anni, morendo quasi novantenne nel 1943 a Parigi, dove è sepolta nel cimitero monumentale.

Tosti mantenne la sua posizione a corte anche sotto, Edoardo VII, che nel 1908 gli conferì il titolo di baronetto e, anche se riluttante, nel 1906 accettò anche la cittadinanza britannica .

Nel 1912, preso dalla nostalgia e in seguito alla morte di Edoardo VII, decise di rientrare definitivamente in Italia e di stabilirsi a Roma, in una suite dell’Hotel Excelsior dove, quattro anni dopo, muore stroncato da un attacco di angina pectoris.

Aveva iniziato a lavorare organizzando spettacoli e dirigendo opere per gli impiegati della ferrovia adriatica, seguendo i lavori tra Ortona e Ancona.

Si trasferisce poi a Roma dove, sfruttando la sua voce tenorile, iniziò ad esibirsi come cantante: grazie a questa attività divenne una celebrità e iniziò a frequentare gli ambienti mondani della capitale, venendo assunto come maestro di canto di Margherita di Savoia, la futura regina d'Italia.

Nella Città Eterna strinse amicizia con altri due grandi abruzzesi Gabriele D'Annunzio, massimo poeta italiano del tempo, e Francesco Paolo Michetti, noto pittore.

Alla fine degli anni 1870 si trasferì a Londra dove, grazie al Lord Mayor e all'appoggio del celebre violoncellista Gaetano Braga, suo corregionale, nel 1880 entrò alla corte della regina Vittoria come maestro di canto: mantenne la sua posizione anche sotto il suo successore, Edoardo VII, che nel 1908 gli conferì il titolo di baronetto.

Intanto, pur riluttante, aveva accettato anche la cittadinanza britannica (1906).

Per tutto il suo periodo inglese continuò ad aver rapporti con l'Italia, dove trascorreva regolarmente alcuni periodi.

Alla morte di Edoardo VII (1910) decise di rientrare definitivamente in Italia e di stabilirsi a Roma, dove morì presso l'Hotel Excelsior nel 1916.

Tra le sue oltre cinquecento romanze per canto e pianoforte, i cui testi vennero scritti anche da poeti come Antonio Fogazzaro, Rocco Pagliara, Naborre Campanini e Gabriele d'Annunzio, e sono stati interpretati dalle voci di Enrico Caruso, Giuseppe Di Stefano, Alfredo Kraus, Jussi Bjorling, Luciano Pavarotti, e José Carreras, si ricordano brani tutt'ora molto eseguiti, quali: L'alba separa dalla luce l'ombra, Malìa, Vorrei morir, Non t'amo più.

L'ultima canzone, Ideale e “A Marechiare”, è divenuto un classico della canzone napoletana.

Il musicista è stato per oltre cinquant’anni una  figura di primo piano nel mondo della musica  come compositore, cantante e direttore d’orchestra.

Ma il suo nome è soprattutto legato alla “romanza da salotto” la romanza amorosa e sentimentale dal gusto raffinato e con un’espressione di struggente passionalità.

Si tratta di melodie  dalle delicate sfumature che rivelano i sospiri ed i languori di un’epoca i cui   contenuti e i linguaggi, tecnicamente perfetti,  sono tratti dall’opera lirica.

Le sue romanze, eseguite dai più grandi cantanti del tempo, risuonarono non soltanto nei teatri più famosi e negli aristocratici salotti, ma anche nei piccoli villaggi.

Al grande successo di pubblico non  sempre ha risposto un eguale consenso della critica, che ha , a volte, ingiustamente bistrattato colui che diede nuova linfa alla romanza in Italia e che, con oltre 500 brani scritti in napoletano, italiano, francese e inglese, ha dato grande intensità alla musica e alla cultura dell'epoca, conferendo spessore anche alla musica popolare e folkloristica del "suo" Abruzzo.

Francesco Paolo Tosti fu un artista celeberrimo ai suoi tempi e con le sue romanze rivoluzionò il mondo musicale fin de siècle.

Come ci documenta Paola Sorge, nel suo libro “Sogno di una sera d’estate”,  ebbe un’immensa popolarità paragonabile forse solo a quella odierna dei Beatles.

Nel 1908 diventa baronetto come lo saranno i componenti del più famoso  complesso musicale del Novecento e inoltre una delle più fortunate composizioni “Yesterday” dette alla sua figura un alone leggendario.

Diventa in breve tempo uno dei compositori  e interpreti più alla moda.

Trionfa a Londra nella corte della regina Vittoria dove scrive song inglesi tra cui il delizioso e fortunato “For ever and for ever”.

La sua vita trascorse tra feste, concerti, ricevimenti nelle grandi corti europee e avventure galanti .

“Ciccio”, come veniva soprannominato, era persona gioviale  dotata di senso umoristico, piccolo di statura  dagli occhi vivaci,  elegante e mondano,  fu imperterrito dongiovanni e formidabile organizzatore di feste e di scherzi, ma soprattutto un affascinante cantore che sedusse principi e popolani.

Le sue composizioni, raffinate e orecchiabili al tempo stesso, fecero da sfondo e dettero voce a struggenti amori e  cantate nei salotti aristocratici e per le strade.

“Marechiare”", una delle canzoni napoletane più conosciute intitolata all'antico borgo di pescatori, fu musicata da Tosti su poesia di Salvatore Di Giacomo.

Secondo la leggenda, la melodia nacque dalla rielaborazione di un motivo che Tosti sentì intonare da un musicista ambulante con il flauto.

Il giovane Francesco Paolo, che si diceva fosse destinato a succedere a Mercadante alla direzione del Conservatorio di Napoli, improvvisamente decide di trasferirsi a Londra dove si stabilisce definitivamente nei primi anni del 1800.

La vera ragione dell’allontanamento di Tosti da Roma, secondo numerosi documenti, tra cui una lettera della vedova del compositore Berthe De Verrue, acquisita da pochi anni dall’Istituto di Studi  Tostiani, confermano ciò che allora era di dominio pubblico cioè:  che tra la principessa Margherita  e Francesco Paolo ci fosse un legame molto più stretto di un semplice rapporto tra insegnante e allieva.

Ci sono ipotesi molto più inquietanti al proposito: intanto che la relazione fosse iniziata già durante il soggiorno di Tosti a Napoli  cioè negli anni  1868-1869 e che non sarebbe stata senza conseguenze.

C’è poi  chi vede persino  una spiccata somiglianza tra il compositore e Vittorio Emanuele (nato nel novembre del 1869) soprattutto riferendosi alla bassa statura.

C’è infine chi, riferendosi al Diario del generale Caviglia, afferma che sarebbe stata Margherita, accesa sostenitrice del Fascismo, a convincere il figlio, che il 28 ottobre del 1922 aveva dichiarato a Roma lo stadio di assedio, a non firmare la dichiarazione dando mano libera a Mussolini, in caso contrario la regina madre avrebbe rivelato "fatti gravissimi della famiglia reale".

Un ricatto che ha cambiato il corso della nostra storia.

Nel 1880  Tosti  inizia l’amicizia e il sodalizio con il giovane D’Annunzio che nutrirà sempre un’ammirazione incondizionata per il suo amico: viene affascinato dalle sue melodie dalla sua personalità gioiosa ed estroversa con i suoi trionfali successi

“ Tutte le memorie della lontana adolescenza mi tornano al cuore accompagnate dalle tue melodie che esaltarono i miei primi sogni..” scriverà il poeta.

Assetato di soldi e di celebrità D’Annunzio accetta con piacere di scrivere versi per il compositore. Il 31 maggio 1881 comunica a Elda Zucconi “Ti manderò una romanza bellissima del mio amico Tosti su mie parole”.

Si tratta di  “Visione” una cantata dai versi semplici che il Vate compose nel 1880 a Francavilla. Questa è solo la prima di una serie di romanze su testi di D’Annunzio sconosciuti al grande pubblico, ad eccezione della notissima “A Vucchella”, ma di grande suggestione, piene di malinconia  di amore e desiderio sentimenti espressi sempre da una donna.

Tra queste uno struggente valzer lento dal tema decadente:  “Anima mia in cui l’amore basta per morire” .

Sono versi insolitamente traboccanti d’amore e languore questi composti da D’Annunzio per  le dolci melodie tostiane, nati nelle notti estive nel cenacolo francavillese o nei pomeriggi passati ad ascoltare musica nel salotto di “Ciccio” a Roma D’ Annunzio così descrive gli indimenticabili momenti musicali trascorsi insieme

“ Paolo Tosti , quando era in vena, faceva musica per ore e ore senza stancarsi , obliandosi d’innanzi al pianoforte.. con una foga  e una felicità d’inspirazioni davvero singolare. Noi eravamo distesi o sul divano o per terra , presi da quella specie di ebrietà spirituale che dà la musica in un luogo raccolto e quieto.

Ascoltavamo in silenzio a lungo, chiudendo talora gli occhi per seguire meglio un sogno.

Era una gran dolcezza per tutti i nostri sensi…. La musica ci aveva chiusi in un circolo magico”.

“Francesco Paolo Tosti – scrive Francesco Sanvitale – ha avuto il grande merito di aver liberato dall’ipoteca operistica la romanza italiana,  donandole autonomia e originalità.

Nella romanza di Tosti l’esuberanza della vocalità italiana si sposa con la semplicità della linea  melodica, raggiungendo  un  insieme musicale che,  in perfetta aderenza con il  testo

poetico, si realizza in una genialità di equilibri nella quale non c’è posto per preziosismi, né per alcun altro tipo di inutili sovrastrutture”.

Ricostruzione storiografica di Elisabetta Mancinelli    email : Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

I documenti sono tratti da .”Francesco paolo Tosti” di Franco Di Tizio , “ Sogno di una sera d’estate” di  Paola Sorge, “ Il canto di una vita” di Francesco Sanvitale e da documenti tratti dall’Archivio dell’ Istituto Nazionale Tostiano.. Le immagini sono tratte dal patrimonio fotografico di Tonino Tucci che ne autorizza la pubblicazione.  Indirizzo: Via Veneto 10 Montesilvano tel 085 834879 email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

tutti pazzi per la Civita

 

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