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San Nunzio Sulprizio, artigiano, nasce il 13 aprile 1817 a Pescosansonesco, e muore a Napoli il 5 maggio 1836, giorno in cui viene venerato.

Dal 1963 è venerato come Beato dalla Chiesa cattolica. Il 14 ottobre 2018 è stato santificato.

Di umile famiglia, rimase orfano di entrambi i genitori e fu allevato prima dalla nonna materna e successivamente da uno zio; questi avviò il giovane al mestiere di fabbro ferraio nella bottega che aveva nel paese natale di Pescosansonesco.

Il ragazzo, spossato dal duro lavoro e dalle privazioni, di gracile costituzione, si ammalò di carie ossea, dopo che si era ferito ad una caviglia e secondo quanto si narra, iniziò a recarsi alla fonte di Riparossa per lavare la ferita che gli ricopriva tutto il piede, nonostante gli abitanti del paese lo tenessero alla larga dalla fonte per timore di rimanere infetti.

Si trasferì quindi, nel 1834, a Napoli dove viveva uno zio, militare di stanza al Maschio Angioino, che lo fece curare da un colonnello medico; le cure non riuscirono ad evitargli atroci sofferenze, anche per l'amputazione dell'arto, che si conclusero con la morte del giovane, neppure ventenne.

La fama di Nunzio, molto devoto alla Madonna, si era diffusa in città, grazie all'esemplare sopportazione della malattia.

Presso la fonte di Riparossa fu eretto un Santuario per la conservazione delle reliquie del giovane e la Chiesa lo dichiarò prima venerabile nel 1859 da Pio IX e poi beato nel 1963 da Paolo VI durante il Concilio Ecumenico Vaticano II.

Il processo di beatificazione fu portato avanti da Mons. Aurelio Marena, vescovo di Ruvo e Bitonto.

Il Beato Nunzio Sulprizio viene considerato il protettore degli invalidi e delle vittime del lavoro ed oggi, il suo Santuario a Pescosansonesco è meta di numerosi pellegrinaggi.

Le sue spoglie sono conservate nella chiesa di San Domenico Soriano in Piazza Dante a Napoli, e in parte presso il santuario di Pescosansonesco.

Proprio lì la leggenda vuole che durante un terremoto, la teca si fosse trovata spostata da dove era stata posta, infatti nel luogo iniziale un grosso macigno era caduto.

E presso il suddetto Santuario, in un'ala vi è una parete piena di stampelle, appartenute a ragazzi entrati con esse, e usciti senza.

tutti pazzi per la Civita

 

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