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Saverio Selecchy

Saverio Selecchy, compositore, nasce il 2 novembre 1708 a Chieti, dove muore il 16 agosto 1788.

Figlio di Domenico Sallecchia e di Giovanna Carunculo.

Nel corso degli anni il cognome originario ha subito diverse trasformazioni in parte a causa di errori di trascrizione o di sviste, e in parte per volontà della famiglia di trasformare un cognome troppo plebeo in uno più adeguato all’ascesa socio-economica che la famiglia aveva fatto nel corso dell’Ottocento.

Dell’infanzia di Saverio e della sua prima formazione su hanno scarse notizie.

Probabilmente frequentò il Seminario Arcivescovile di Chieti.

Ricevette una educazione umanistico-teologica accompagnata da una vocazione musicale.

La sua formazione risentì e beneficiò del clima culturale della città teatina e dei rapporti con la cultura nazionale ed europea.

Ebbe rapporti con illustri concittadini, tra cui ricordiamo Antonio Antinori, Gennaro Durini, Domenico e Vincenzo Ravizza, Gaetano Pachetti.

Da un documento ufficiale del 1732 sappiamo che Saverio al quel tempo era divenuto chierico.

Studiò presso il Conservatorio di San Pietro a Majella in Napoli.

Nel 1733, a soli venticinque anni, è già Maestro di Cappella della Chiesa Metropolitana di Chieti e Chierico ad minoribus.

Il Selecchy compose un gran numero di opere sacre, cantate, oratori, mottetti, salmi e vespri; purtroppo la sua produzione è andata quasi interamente perduta ad eccezione del celebre, suggestivo Miserere.

Anzi si narra che lo stesso Miserere sia legato alla processione del Cristo Morto da un lascito a favore del Monte dei Morti da parte del Maestro, recante l'obbligo di eseguirlo tutti gli anni durante la processione stessa.

E’ il 50° salmo biblico, tradizionalmente attribuito a Davide.

Si tratta di una composizione a tre voci pari per un coro maschile. Realizzato per la processione del Venerdì Santo, viene tutt’oggi eseguito a Chieti da un coro di circa centocinquanta cantori: tenori, baritoni, bassi e da un’orchestra di archi con cento violini.

Il Miserere, canto del dolore, una richiesta dell’uomo della grazia e del perdono divino, con il suo carattere altamente struggente e ricco di pathos, rappresenta il momento più suggestivo dell’intera processione.

tutti pazzi per la Civita

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