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Adelchi SerenaAdelchi Serena, politico, nasce il 27 dicembre 1895 all'Aquila, e muore a Roma il 29 gennaio 1970.

√ą stato Ministro dei Lavori Pubblici e Segretario del Partito nazionale fascista.

Laureatosi in giurisprudenza e sostenuti gli esami da avvocato, parte volontario nella Prima guerra mondiale e viene decorato al Valor militare.

Nel 1921 si iscrive al Partito nazionale fascista.

All'Aquila è prima segretario federale (1922 - 1923) poi podestà (1926 - 1934).

Come podestà dell'Aquila gli subentra Gianlorenzo Centi Colella.

Dal 1924 è anche deputato, fino al 1939, poi consigliere nazionale fino alla fine del regime.

La sua ascesa politica all'interno del PNF passa attraverso le cariche di membro del Direttorio del partito; membro del Gran Consiglio del fascismo e Console Generale della Milizia volontaria per la sicurezza nazionale.

√ą anche membro della Corporazione delle Costruzioni edili.

Dal 1933 al 1939 è vicesegretario del partito e si occupa soprattutto di politiche sociali.

La sua firma non compare nel 1938 tra i sottoscrittori del famigerato Manifesto della razza.

Nel biennio 1935 - 1936, mentre Achille Starace è impegnato nella guerra d'Etiopia, diventa "reggente" del PNF e gestisce con impegno la macchina propagandista e burocratica del partito.

Nel biennio 1939 - 1940 è ministro dei Lavori Pubblici, poi subentra ad Ettore Muti assumendo la segreteria del PNF.

Come segretario del partito, Serena effettua un ampio rinnovamento dei quadri federali e, per assicurarsi un pi√Ļ diretto controllo sul partito nelle province, istituisce la carica di ispettore del PNF.

Suo obiettivo principale è restituire al partito una posizione di predominio nella vita del regime, sotto il pieno controllo della segreteria.

A questo periodo (29 ottobre 1941) risale una lettera con la quale si lamenta della "troppa libertà in cui vivono gli internati ebrei del campo di concentramento di Campagna (Salerno)" e chiede "provvedimenti conseguenti da parte delle forze di polizia del regime".

Dopo aver elaborato un pi√Ļ profondo progetto di riforma del PNF (mai attuato), viene sostituito da Aldo Vidussoni.

Il motivo scatenante della sua destituzione è una furibonda lite col ministro dell'agricoltura Giuseppe Tassinari, avvenuta nell'anticamera del duce.

Subito dopo Serena chiede e ottiene di andare a combattere in Croazia come ufficiale dell'esercito, e non della Milizia.

Dopo il 25 luglio del 1943 e la caduta del regime, Adelchi Serena non aderisce alla Repubblica Sociale e viene per questo ricercato da tedeschi e fascisti repubblichini.

Rifugiatosi presso strutture ecclesiastiche, resta nella clandestinità anche dopo la liberazione di Roma.

Processato in contumacia dagli Alleati, è assolto nel 1947.

Dopo il processo si allontana dalla politica attiva e si ritira a vita privata.

Muore a Roma nel 1970.

Il suo nome torna alla ribalta delle cronache politiche nel 2001 quando l'allora sindaco dell'Aquila, Biagio Tempesta, alla guida di una coalizione di centrodestra, suscitando le proteste dell'opposizione gli intitola la piscina comunale che egli fece costruire.

Adelchi Serena è ampiamente citato nel libro di Emilio Gentile "La via italiana al totalitarismo".

Ma l'unica biografia completa scritta in Italia sul personaggio è "Adelchi Serena - Il gerarca dimenticato", Ed. Colacchi, L'Aquila, aprile 2010, di Walter Cavalieri e Francesco Marrella.

Se ne parla anche nell'opera di Enrico Cavalli "La Grande Aquila", Colacchi, 2003.

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