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Aquilino Gerardini

l’arcigno centrale difensivo

di Walter De Berardinis

Nasce il 22 ottobre 1935 a Giulianova, dove muore il 29 luglio 2013, da Antonio e Annunziata Di Marco. Anche suo fratello Emore Gerardini I, del 1933, giocherà con il Giulianova. Fin da giovanissimo gioca sempre in strada o al campo per assistere alle partire del Giulianova.

A 13 anni esordisce con i Pulcini (1948).

Nel  1949-50, approda alla prima squadra, esordio con 15 presenze, fino al campionato 1957-58 rimarrà al Giulianova.

Dal campionato 1958-59 e fino al campionato 1961-1962 a L’Aquila, con una parentesi nel 1960 in Canada (serie A, che per spessore tecnico pari alla C dell’Italia).

La parentesi canadese avviene per una serie di motivi.

Nel 1960, L’Aquila, per via della ristrutturazione del campo, i loro giocatori doveva vestirsi negli spogliatoi del campo, per poi proseguire a piedi in un altro campo non attrezzato distante 4 Km, per poi tornare indietro per farsi la doccia.

Da diverso tempo, la società calcistica dell’Aquila, non elargiva più i soldi per pagare vitto e alloggio per i loro giocatori che venivano da fuori provincia.

In uno di questi frequenti spostamenti a piedi, Gerardini II, insieme al giuliese Francesco Ianni, furono avvicinati da un emissario marchigiano, per conto del campionato di calcio Canadese.

Aquilino, Francesco e un altro compagno di squadra ciociaro, Filippo Cannavacciuolo, accettarono l’offerta.

Il giorno dopo riferirono il tutto alla società, la dirigenza non cedettero alle loro richieste, ma alla fine dovettero cedere alle loro pressione.

La decisione di partire si diffuse subito fino ad arrivare alle redazioni sportive regionali e nazionali che, con un titolo lapidario e quanto mai ironico titolarono: “Fuggiti per una casetta in Canadà” (famosa canzone cantata dal duo Carla Boni e Gino Latilla).

Intanto, incuranti delle polemiche, ma anche spronati dalla fame e per far fortuna nelle famose Americhe, partirono.

A Milano (Malpensa), i tre “avventurieri”, Cannavacciuolo, Gerardini II e Ianni, in attesa di prendere l’aereo diretto in Canada, furono avvicinati dalla Polizia di Frontiera, con la scusa di un controllo, ma ben presto si tramuto in un fermo, per motivi inspiegabili, gli furono sequestrati i tre passaporti e rimandati all’Aquila, eravamo nella primavera del 1960, e in Canada il campionato iniziava subito in estate, quindi tra di loro serpeggiava lo sconforto più profondo.

Arrivati all’Aquila, furono convocati davanti al Procuratore della Repubblica dell’Aquila, inseguito ad una formale denuncia della società calcistica aquilana, in merito al loro allontanamento ingiustificato, visto che la società deteneva ancora il loro “cartellino”.

Sentite le parti in causa, specialmente le lagnanze dei 2 giuliesi e del ciociaro, il Procuratore accolse la loro richiesta e li lascio andare via, dopo aver consegnato loro i passaporti.

In realtà, all’Aquila, Gerardini II, doveva prendere 80.000 lire al mese, compreso vitto e alloggio; pensate che all’epoca un operaio specializzato ne prendeva 80.000 lire, ma di solito con 30.000 lire al mese ci si arrivava tranquillamente alla fine del mese.

Pensate che il Giulianova calcio, quando lo diede a L’Aquila, si fece dare 2.800.000 lire per Gerardini II e Francesco Ianni a costo zero.

A Ianni, poi diedero 35.000 lire per rimborso spese, considerando che un pasto costava 300 lire all’epoca. Mentre sul piatto i canadesi offrirono 80,00 $ dollari canadesi. I tre alla fine partirono per il Canada via aereo, per la precisione andarono a giocare a Hamilton a 30 Km da Toronto.

Il campionato nazionale canadese era per lo più formato da oriundi italiani, figli di emigranti italiani del primo novecento.

Il campionato di serie “A” del 1960 era composto da: 2 squadre di Hamilton, 8 di Toronto e 4 di Montreal. Si giocava sempre in notturna per via del gran caldo, tranne qualche eccezione.

Dopo 5 mesi, dall’inizio del campionato, la squadra era al 2 posto, bastava vincere contro la diretta concorrente per essere i primi del giorne, ma la partita fu persa. Seguirono grandi polemiche, tanto da far esclamare a Aquilino: .

Il Presidente e il Segretario (anche loro italo-canadesi), decisero di portare la loro squadra in ritiro presso un cinema (non come oggi), davano il film “la gatta sul tetto che scotta con Ritz Tailor e Burt Lancaster.

All’uscita dalla sala, mentre Aquilino discuteva con il Segretario, passa una coppia di militari della marina canadese che con quei pantaloni bianchi  a “zampa d’elefante”, Aquilino, da buon giuliese esclamò: “..avà, cuscì sot’ vind’la guerra!!!! (in questo modo avete vinto la guerra!!). I militari, non capendo cosa stesse dicendo l’italiano, tirarono diritti per la loro strada.

Il Segretario (di Secinara) gli rispose: “Mica sono vigliacchi come voi italiani”, Aquilino stizzito per la risposta gli rifilò 7-8 pugni da stenderlo a terra e ne nacque una piccola rissa.

Quella fu la classica goccia che fece traboccare il vaso, la mattina dopo prese la decisione di andarsene dal Canada. Il giorno dopo si reco in segreteria per chiedere i soldi del biglietto di ritorno per l’Italia, come da contratto, ma per tutta risposta gli fu risposto dal Segretario che gli erano stati già dati.

Anche questa volta Aquilino non si fece pregare due volte, prese una sedia e la tirò contro la parete bucandola.

Il Segretario chiamò la polizia e l’interprete, quest’ultimi lo fecero desistere nel tentativo di linciarlo. Dopo questo episodio gli furono consegnati i soldi e si imbarco a New York con la nave commerciale “Cristoforo Colombo” e sbarco a  Napoli dopo essere stato 7 giorni in navigazione.

Arrivato a Napoli, rivestito di tutto punto, si faceva notare per il suo stile americano, ma un tassinaro di Giulianova, in cerca di persone da riportare in Abruzzo lo riconobbe subito e lo riaccompagnò a casa.

Una volta tornato a Giulianova, si reco all’Aquila per vedere se la società poteva dargli una mano, ma ritrovò il due amici d’avventura, Ianni e Cannavacciuolo, infatti entrambi erano già da 6 giorni all’Aquila, perché avevano preso l’aereo il giorno dopo aver saputo che lui aveva abbandonato il Canada.

L’Aquila calcio e la l’intera dirigenza apprezzarono molto il gesto di riconciliazione dei tre “fuggitivi”, anche perché nell’ambiente sportivo aquilano circolava la voce che la squadra aveva acquistato 3 pezzi da “90” dall’America del nord, per la precisione dal Canada.

Gerardini Aquilino, ricominciò con il calcio nostrano nel campionato 1960-61 e 1961-62 all’Aquila. Nel 1962-63 passò alla Civitanovese in “C”, fino al 1963-64 e 1964-65, mentre Ianni andò al Brindisi in 4 serie.

Nel campionato 1965-66 passo alla Fermana (per un solo anno). Nell’ultima di campionato la squadra perse contro la Ternana,  e lui ed altri se andarono via perché la tifoseria era adirata per la mancata promozione.

Sempre nel campionato 1965-66, si giocò allo stadio Rubens Fadini la sfida tra Giulianova e la Fermana, fu la prima e ultima volta che tornava da ex, 1:0 gol di Piccioni del Giulianova.

La settimana precedente l’incontro, morì la madre, Annunziata Di Marco, ma i dirigenti della Fermana gli consigliarono di restare in tribuna. Aquilino non se lo fece ripetere due volte che respinse l’idea di fare il vigliacco solo perché aveva perso la madre, scese regolarmente in campo.

La partita era ferma sullo 0 a 0, quando Aquilino effettuò una rimessa laterale (lato distinti) parti una parolaccia  all’indirizzo citando suo padre e sua madre, lui di scatto rispose per le rime toccandosi i genitali.  Il pubblico locale, vedendo il gesto si imbufalì.

Alla fine dell’incontro, parecchi giuliesi lo aspettarono fuori, solo il giuliese Renato Cassiani (collega) lo difese dai suoi concittadini.

La “vendetta” della società giuliese, per quel gesto poco cavalleresco, non si fece attendere.

A Teramo fu organizzato il 1° torneo Interamnia di calcio, ogni squadra partecipante poteva richiamare i suoi ex giocatori, il Giulianova richiamò tutti, tranne Aquilino. Il suo compagno di squadra Fernando Colangelo di Penne, visto che Aquilino non era stato convocato, gli propose di andare al Teramo.

In una delle tante partite-spareggio per la vittoria, il Teramo, doveva battere il Bari così da permettere al Giulianova di vincere il torneo, il dirigente giuliese, Vittorio Iaconi, papà di Ivo e Andrea (allenatore il primo e dirigente il secondo), promise a Gerardini II che alla vittoria contro il Bari gli avrebbe pagato una cena da Beccaceci, che non fu mai fatta.

Sempre in quell’anno, 1965-66, veniva organizzato un torneo tra le rappresentative dei vari gironi, Aquilino fu convocato per la Fermana e l’altro suo collega, Roberto Vieri (Bob) (papà di Bobo Vieri), giocava con la Sangiorgese (Porto Sangiorgio) e Corrado Viciani era l’allenatore.

Il regolamento prevedeva che si fermava per una domenica i rispettivi campionati, e le rappresentative del girone della 4 serie nazionale, la “G”(Abruzzo e Marche) di 4 serie contro la “D”(solo il Lazio), alla fine la partita finì 2 a 1 per Abruzzo-Marche, sotto l’occhio vigile del selezionatore Mannuzzi.

Una volta che i giocatori furono a Roma, dopo aver sistemato i loro abiti in Hotel, andarono in Via Veneto per un passeggiata.

Roberto Vieri rimase senza soldi per delle varie spese, allora Aquilino Gerardini gli pagò tutte le consumazioni, pensate che ha Giulianova un caffè costava 20 lire, mentre in Via Veneto a Roma ne costava 280 lire, un lusso per quei tempi.

Oltre che pagare la consumazione a Roberto Vieri, in più, gli toccò prestare anche 10.000 lire per farlo ritornare a Porto San Giorgio, con la promessa della restituzione che mai avvenne.

Fu in quell’anno che gli paventò l’idea di ritirasi dalla professione di calciatore, per dedicarsi al suo lavoro di elettricista.

Ma una notte, l’imprenditore calzaturiero giuliese, Luigi Granata (giggì) e Renato Lattanzi, in piena notte, gli proposero che la Nocerina era interessato al suo “cartellino”, non ci penso due volte ed accettò.

Ricordiamo che, Gerardini II, l’anno prima, fu oggetto di scambio tra la Fermana e la Civitanovese, dai suoi due presidenti i Fratelli Santori noti calzaturifici delle vicine Marche.

Ma loro volevano fare il salto di qualità vendendo il giuliese Gerardini alla Reggiana, che all’epoca militava in serie B, ma alla fine non se ne fece niente è fu ceduto alla Fermana per 180.000 lire al mese, mentre una famiglia media ne prendeva 80.000 lire al mese.

Finalmente, dopo tante rimostranze, accettò la proposta per il campionato 1966-67 e 1967-68 per due anni a Nocera inferiore, con 230.000 lire al mese e 800.000 lire d’ingaggio, l’anno dopo ne prese 400.000 lire d’ingaggio. La  Nocerina militava in 4 serie.

Dopo l’esperienza con la Nocerina, ritorno per 2 anni al Giulianova (1968-69 e 1969-70) in 4 serie per 40.000 lire al mese.

Alla fine dei due campionati decise di smettere, ma nel 1969-70 diventa allenatore-giocatore, del Mosciano in promozione, ma per contrasti con la dirigenza, pare che i dirigenti non volevano fare una squadra di vertice, finì il campionato e andò via per contrasti con il medico Di Giuseppe.

Nel 1969-70 va a Montesilvano, sempre come giocatore-allenatore, per poi dire addio al calcio professionistico.

Giulianova, domenica 28 luglio 2013. E’ morto , nella sua casa di Via per Mosciano, alle porte della sua città natia, Aquilino Gerardini, ex giocatore di diverse formazioni abruzzesi (Giulianova, L’Aquila, Mosciano e Montesilvano) e marchigiane (Civitanovese e Fermana), oltre alla Nocerina e Hamilton in Canada, avendo anche il fratello maggiore Emore, giocatore, veniva chiamato sui tabellini delle formazioni “Gerardini II”.

Lascia la moglie, Rosvita Ruggieri e le figlie, Nunziella e Lia.

I funerali si terranno domani alle ore 16,30 nella chiesa di Sant’Antonio, nel centro storico di Giulianova.

Noi lo vogliamo ricordare attraverso la sua storia calcistica raccontando fatti noti e meno noti per tracciare un profilo professionale costellato da tante vittorie e altrettante sconfitte, sicuri di aver ristabilito delle verità storiche a futura memoria.

Ciao Aquilino, ogni tanto ci piace ricordare le tue lunghe passeggiate e i tuoi lunghi silenzi sulla piazza più bella della nostra città, il Belvedere.

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