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Pasquale Masciantonio, politico,  nasce il 20 agosto 1869 a Casoli, nell’appartamento al primo piano di questo castello, da una delle famiglie più benestanti della cittadina, che nel proprio albero genealogico annoverava un abate regio, Tommaso Mosè, nato nel 1747, confessore di Ferdinando IV, re di Napoli, ed un professore di filosofia e teologia al seminario regionale di Chieti nonché canonico teologo del Capitolo metropolitano, Raffaele, nato nel 1783.

Elaborazione storica di Barbara Del Fallo

Il padre, Raffaele, di trentatré anni, era «civile proprietario» o, come diremmo oggi, proprietario terriero, così come «civile proprietaria» era la madre, Concetta Di Benedetto, di dieci anni più giovane.

Secondo di dieci figli, il giovane Pasquale, al quale fu rinnovato il nome del nonno, venne mandato a Napoli per compiervi prima gli studi classici e, successivamente, quelli universitari nella facoltà di Giurisprudenza dalla quale uscì, laureato, nel 1891.

A questo periodo risale l’amicizia con Gabriele d’Annunzio il quale, il 26 agosto di quell’anno, lasciò l’Abruzzo per recarsi verso i più mondani lidi partenopei ove sarebbe rimasto per un periodo di due anni.

Dopo la laurea, Masciantonio si dedicò alla professione d’avvocato, aprendo uno studio legale a Casoli e un altro a Roma, in via del Babuino, dove fu anche amministratore dei beni della principessa Torlonia.

Qui visse fino alla morte, avvenuta il 7 febbraio 1923.

L’Abruzzo stava allora attraversando un periodo d’intenso fervore creativo grazie alla presenza di personaggi destinati a lasciare un segno tangibile nei loro rispettivi ambiti di ricerca.

Già dall’inizio degli anni Ottanta, Michetti, che si era definitivamente stabilito a Francavilla al Mare, aveva creato un magnifico cenacolo intellettuale al quale accedevano i rappresentanti più eletti della cultura regionale e nazionale.

Masciantonio non rimase certo insensibile alle lusinghe di una vita nella quale coniugare sapientemente attività politica ed intellettuale, in modo da potersi muovere abilmente e amabilmente dentro e fuori i cenacoli culturali della capitale, oltre che della sua regione.

In perfetta comunione d’intenti e legato ai sodali francavillesi da fraterni vincoli di amicizia, seppe offrire loro l’ospitalità dei salotti romani così come del suo castello, insieme al «sorriso pronto» e al «cuore pieno di affetto».

La vivace intelligenza e la bontà d’animo che caratterizzarono la sua persona fecero facilmente breccia negli animi dei più anziani Michetti, Scarfoglio, Tosti, Barbella, Filippo De Titta. I rapporti più intensi li ebbe, però, con Gabriele d’Annunzio nei confronti del quale esercitò, nonostante la più giovane età, il ruolo di accorto consigliere, sempre prodigo a elargire sostentamenti morali e, maggiormente, economici.

Se il “convento” michettiano rappresentava il luogo d’incontro in prossimità del mare, Masciantonio fece del suo castello il ritrovo ideale ed ospitale per persone che ad una rinfrescante nuotata non disdegnavano di alternare vigorose passeggiate lungo i sentieri montani.

Nelle elezioni amministrative che si svolsero nel maggio 1895, Pascal fu eletto, per la prima volta, a ventisei anni, sindaco di Casoli, al termine di un periodo che così aveva definito, senza mezzi termini, in una lettera del 29 maggio, ad Edoardo Scarfoglio: «È chiuso il triste periodo elettorale, è finito il baccano abominevole degli ambiziosi [...]».

Quegli anni d’impegno amministrativo videro il giovane sindaco darsi concretamente da fare per la realizzazione del progetto relativo alla costruzione della ferrovia Sangritana.

Il progetto prevedeva i seguenti tronchi, per una lunghezza complessiva di 148,184 chilometri: Ortona (porto)-Orsogna, Orsogna-Biforcazione,

San Vito-Lanciano, Lanciano-Biforcazione, Biforcazione-Casoli, Casoli-Archi-Atessa, Archi-Villa Santa Maria, Villa Santa Maria-Ateleta, Ateleta-Castel di Sangro.

Nell’estate del 1900, archiviata l’esperienza da sindaco, si presentò candidato alla Camera dei Deputati per il collegio di Gessopalena. Ben difficile appariva il suo tentativo, avendo come avversario il parlamentare uscente Gian Tommaso Tozzi, celebre legale.

Da quella votazione risultarono 1.075 preferenze per il Tozzi e 1.056 per Masciantonio che a Casoli riportò 318 voti contro i 60 andati al suo avversario. L’esito di quella giornata non accontentò, però, nessuno dei due candidati. All’indomani delle elezioni, infatti, la Giunta parlamentare, esaminata la posizione del collegio di Gessopalena, proclamò il ballottaggio.

I risultati delle votazioni del 22 luglio questa volta gli diedero ragione: 1123 voti per lui; 1057 per Tozzi. «Di più, delle 257 schede contestate o annullate, 114 erano da attribuirsi all’eletto; il quale, in realtà, ha riportato quindi 1237 voti», scrissero i giornali.

Appena eletto, si diede subito da fare per la realizzazione di due iniziative: una riguardante la ferrovia Sangritana, l’altra per riunire gli abruzzesi in una solenne manifestazione che avrebbe dovuto celebrare l’impresa del principe Luigi Amedeo di Savoia, duca degli Abruzzi, reduce da una spedizione artica.

Il 18 ottobre 1904 ebbe termine, dopo quattro anni, la XXI legislatura: quella che aveva registrato l’esordio di Masciantonio in Parlamento.

L’ex deputato si ripresentò, sempre nel collegio di Gessopalena, alle elezioni che si svolsero nel novembre dello stesso anno.

Il giorno delle votazioni Masciantonio riportò 2050 preferenze, lasciando «i pochi avversari, sgominati e confusi non hanno potuto organizzare nemmeno un simulacro di lotta».

L’8 febbraio 1909 Masciantonio terminò il suo secondo mandato parlamentare.

Si presentò nuovamente, per il collegio di Chieti, alle elezioni generali politiche del 7 e 14 marzo 1909, che Giolitti decise di indire «con un anticipo di circa otto mesi rispetto alla normale data di scadenza di una legislatura che era stata comunque una delle più lunghe della vita parlamentare italiana».

I risultati delle votazioni gli furono sicuramente favorevoli.

Riportò, infatti, 1755 voti contro i 686 dell’avversario.

Nell’agosto del 1912 fu inaugurato il primo tronco della Ferrovia Sangritana, destinata a «congiungere l’Adriatico alla

Sulmona-Isernia, ed a portare un soffio di vita nuova a quelle popolazioni pazienti e laboriose». Il sogno accarezzato per tanti anni da Masciantonio, ancor prima di diventare deputato, si era finalmente realizzato.

Terminata, il 29 settembre 1913, la XXIII legislatura, Masciantonio si candidò alle elezioni politiche successive.

Durante il primo conflitto mondiale (che aveva visto Masciantonio schierato a favore dei neutralisti) il rapporto con d’Annunzio proseguì, ma in maniera sempre più distaccata.

Dopo la parentesi bellica, Pascal seppe abilmente sfruttare la quasi trentennale conoscenza che lo legava a Francesco Saverio Nitti diventato, il 23 giugno 1919, capo del governo.

Quello stesso giorno venne, infatti, nominato sottosegretario alle Poste: incarico che ebbe fino al 14 marzo dell’anno successivo per passare, l’indomani, al ministero delle Finanze, in sostituzione dell’onorevole Francesco Perrone, dove rimase fino al 21 maggio dello stesso anno.

La legislatura, iniziata il 27 novembre 1913, ebbe termine il 29 settembre 1919. Le nuove elezioni ci furono circa due mesi dopo, il 16 novembre.

La campagna elettorale lo vide impegnato nella lista “Stella” ministeriale che aveva riconfermato anche l’avvocato Francesco Tedesco (già ministro delle Finanze) di Ortona, e il deputato professor Raffaele Caporali, di Lanciano. Masciantonio, ultimo della sua lista, riportò 40.295 voti; Janni, 30.333.

Durante la legislatura, fu nominato Commissario per l’esame e l’applicazione della tariffa doganale, il 7 agosto 1920, e membro della Commissione permanente finanze e tesoro.

Il 7 aprile 1921 terminò la XXV legislatura che era iniziata il 1 dicembre 1919.

Giolitti, nel frattempo, era tornato ad essere capo del Governo, succedendo a Nitti il 15 giugno 1920.

Le nuove elezioni furono indette il 15 maggio. La lista ministeriale portò a Montecitorio 14 dei 17 candidati, tra cui Masciantonio (eletto con 28.498 voti), Paolucci, Bassino e Riccio, confermando così «una forte ripresa del giolittismo».

Nei due anni di attività parlamentare, fino alla morte, Masciantonio fu membro della Commissione permanente finanze e tesoro per l’esercizio 1922-23, e, dal 20 giugno 1921, Commissario della Giunta per le elezioni.

Inizialmente iscritto al gruppo della Democrazia Liberale, passò a quello della Democrazia.

Gli eventi del 1922 lo convinsero «a farsi da parte [...].

Pur non prendendo una decisa posizione, a causa della brevità del tempo trascorso, aveva accolto con diffidenza l’avvento al potere del Fascismo».

Verso la fine di gennaio 1923, fu colpito da una leggera forma di influenza che non aveva prodotto nessun allarme nella famiglia.

Le condizioni si aggravarono improvvisamente la notte tra il sei e il sette febbraio in seguito ad un attacco di broncopolmonite.

Qualche ora più tardi, alle 5, per una paralisi cardiaca, Masciantonio morì nella sua abitazione romana, al numero 14 di via Veneto.

I funerali si svolsero a Roma venerdì 9 febbraio.

«Fin dalle prime ore del mattino nell’ampio androne del palazzo di via Veneto fu un continuo affluire di amici, di autorità, di personalità della politica, della scienza, delle arti».

Alle ore 10,30, la salma, portata a spalla da alcuni conterranei, fu posta nel carro di prima classe che la trasportò fino alla stazione Termini dove si formò il corteo.

«Sotto una pioggia torrenziale, per via Boncompagni, via Piemonte, il corteo giunse alla chiesa parrocchiale di San Camillo, dove sostò oltre mezz’ora.

La salma trasportata nel tempio ricevé l’assoluzione».

L’indomani, il feretro partì per l’Abruzzo, accompagnato dal fratello Domenico, dal sindaco di Casoli Mosè Ricci, dall’avvocato Esculapio De Cinque, dall’ingegner Besenzanica, da Antonio Caccavallo e da altri intimi amici.

Giunto alla stazione di San Vito-Lanciano, fu fatto salire su un treno, predisposto per l’occasione, che l’accompagnasse a Casoli per essere tumulato nel sepolcreto di famiglia, percorrendo quella ferrovia Sangritana per la cui realizzazione Masciantonio aveva impegnato la sua energia e la sua attività d’uomo e di politico insieme con l’Ingegner Ernesto Besenzanica, che era stato il realizzatore del progetto ferroviario.

Una volta a Casoli, la bara fu trasportata dalla stazione (dove era giunta verso le ore 9) alla città su un camion della società «Maiella» di Chieti.

Imponente fu la cerimonia alla quale parteciparono le principali autorità della provincia teatina, oltre ad innumerevoli associazioni giunte da tutti i comuni dell’ex collegio di Gessopalena.

Dopo la funzione religiosa in Piazza De Cinque, oggi Piazza del popolo, diedero l’estremo saluto il prefetto di Chieti, Giuseppe Regard, a nome del Governo, il comm. Michele Persichetti, a nome della Deputazione Provinciale, il dott. Ernesto De Vincentiis, a nome del P.N.F., l’avvocato Manin Carabba, a nome del foro lancianese, il sindaco di Casoli ed il dottor Domenico Rossetti.

In nome della famiglia intervenne Esculapio De Cinque.

tutti pazzi per la Civita