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San Berardo da Pagliara, detto anche San Berardo di Teramo, nasce nell’undicesimo secolo a Pagliara di Isola del Gran Sasso d'Italia e muore a Teramo il 19 dicembre 1122.

Si festeggio il 19 dicembre

La Chiesa cattolica lo venera come santo e patrono della città e della diocesi di Teramo.

Nacque dalla nobile famiglia dei Pagliara, nell'omonimo castello ubicato nei pressi di Isola del Gran Sasso.

Alcuni dati essenziali sulla sua vita, come la donazione dei beni personali alla Chiesa, l'inizio del mandato episcopale e la data della morte, si trovano documentate nel Cartulario della Chiesa Aprutina.

Ci parlano inoltre di lui tre cronache, o leggende, la più lunga delle quali è attribuita al vescovo Sassone, suo successore, ed è proclamata dai Canonici della Cattedrale nel giorno della festa del santo, il 19 dicembre.

Le notizie a noi pervenute riferiscono in sintesi del suo ingresso fin da giovane nel Monastero di Montecassino e del suo passaggio in epoca successiva all'Abbazia di San Giovanni in Venere.

Sappiamo poi che alla morte del vescovo Uberto, in virtù della fama di santità che lo accompagnava, fu chiamato a succedergli come pastore della Chiesa aprutina.

Rivestì questo incarico per sette anni a partire dal 1116, indirizzando la propria attività al soccorso dei poveri e alla pacificazione dei contrasti esistenti tra le fazioni cittadine.

Le sue spoglie furono sepolte a Teramo, nell'antica Cattedrale, all'interno della cappella oggi intitolata a Sant'Anna, cappella che fu tra i pochissimi edifici risparmiati dall'incendio che nel 1156 distrusse la città ad opera, sembra, dell'esercito normanno comandato da Roberto di Loritello.

Intorno al 1174, su iniziativa del vescovo Attone, il corpo del santo fu trasferito nella nuova Cattedrale, prima all'interno della Cripta dove rimase per seicento anni e quindi, nel 1776, definitivamente sistemato nella cappella fatta erigere in suo onore a spese dei teramani e inaugurata al tempo del vescovo Pirelli.

Attualmente, il corpo di San Berardo è custodito nella tomba che si trova nell'altare della suddetta cappella all'interno della Basilica Cattedrale.

L'ultima ricognizione della tomba fu effettuata al tempo dell'episcopato di monsignor Micozzi.

Fanno eccezione due sole parti del corpo del santo, custodite all'interno dei due reliquiari d'argento, il "braccio benedicente", (secolo XVII) e il busto (secolo XVI), conservati in una cassetta di sicurezza ed esposti al pubblico in occasione della festa del santo.

La festa di San Berardo si celebra il 19 dicembre, giorno della ricorrenza della sua morte (il dies natalis). Al santo sono attribuiti numerosi miracoli in relazione ai quali si è sviluppata tutta la sua iconografia.

Una statua in pietra che lo raffigura e che un tempo sovrastava la Cripta come signaculum del corpo ivi conservato, è ubicata sulla sommità della cappella dedicata al santo.

All'interno della sacrestia, raffigurano san Berardo la pala d'altare del pittore polacco Sebastiano Majeski (sec. XVII), dal titolo “I miracoli di San Berardo”, la tela del pittore Giuseppe Bonolis raffigurante “La liberazione della Città di Teramo dall'assedio del duca di Atri ad opera della Vergine Maria e di San Berardo e numerose altre raffigurazioni”.

Cospicua e varia è la raccolta di incisioni e stampe votive prodotte nel corso degli anni e ricostruibile sulla base della voce Berardo da Pagliara, redatta da Raffaele Aurini nel 1973 e che a tutt'oggi rappresenta il più completo corpus bibliografico e iconografico esistente.

Da ricordare l'usanza, più volte ripresa e abbandonata e oggi ripristinata, da parte delle autorità municipali cittadine di offrire annualmente un cero in onore del Santo.

Nel giorno della solennità di San Berardo, durante la Messa officiata dal vescovo, il sindaco offre alle autorità ecclesiastiche un cero, omaggio della comunità teramana da sempre devota al suo patrono.

Nel corso della cerimonia, è particolarmente suggestiva l'esecuzione del solenne Inno a San Berardo, scritto dal Maestro di Cappella della Cattedrale di Teramo, Nicola Dati, ed eseguito dalla Corale.

Si tratta di un Inno grandioso, eseguito una sola volta l'anno, dedicato al santo e alla città di Teramo.

« Si quaeris nunc Berardi / antistitis prodigia / claudis erexit membra / caecis donavit lumina.

Morbos dolores solvit / fugavit et procellas / pestem iramque populi fugavit / et terraemotus pressit.

Dicant et ista celebrent / omnes dioecesani / exteri atque incolae / dicant dicant Teramani.

Morbos dolores solvit / fugavit et procellas / pestem iramque populi fugavit / et terraemotus pressit.

Gloria Patri / gloria Filio / et Spiritui Sancto gloria. »

Al termine della cerimonia, il vescovo, sul sagrato della Cattedrale, benedice la città con le reliquie del patrono, il busto e il braccio.

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