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Melchiorre Delfico, filosofo, economista, numismatico e politico, nasce il 1¬į agosto 1744¬†a Leognano, frazione del comune di¬†Montorio al Vomano, e muore a Teramo il 22 giugno 1835

I genitori: Berardo (1705-1774) e Margherita Civico.

Le origini della sua famiglia risalivano almeno al secolo XVI quando Pir (o Pyr) Giovanni di Ser Marco, generalmente riconosciuto come il capostipite della famiglia, cambi√≤ il proprio cognome in Delfico e adott√≤ il motto eat in posteros Delphica Laurus; secondo alcuni, e tra questi Luigi Savorini, il cognome originario era ‚Äúde Civitella‚ÄĚ.

All'interno della sua famiglia va individuato come Melchiorre III, per distinguerlo da Melchiorre I (m. 1689) e Melchiorre II (1694-1738), che fu vescovo di Muro Lucano, in Basilicata.

Rimasto ben presto orfano di madre, fu dapprima affidato ad ecclesiastici ed in seguito inviato a Napoli, assieme ai fratelli Gianfilippo e Giamberardino, per il completamento degli studi.

Nella capitale del regno ebbe maestri insigni quali Antonio Genovesi per la le materie filosofiche per l'economia, Gennaro Rossi per le materie letterarie, Pietro Ferrigno per il diritto e Alessio Simmaco Mazzocchi per l'archeologia.

Nella città partenopea si laureò in utroque iure sotto la direzione di Gaetano Filangieri e redasse subito diverse memorie per il governo.

Aveva già indossato l'abito ecclesiastico, ma se ne spogliò subito per motivi di salute.

Nella prima parte della vita si dedicò in particolare allo studio della giurisprudenza e dell'economia politica, scrivendo numerosi trattati che esercitarono un grande influsso nel miglioramento e l'abolizione di molti abusi.

Con il ritorno in patria di Melchiorre Delfico e dei suoi fratelli Gianfilippo e Gianberardino ha inizio un periodo fondamentale per la storia della città e dell'intero regno di Napoli.

Intorno a loro si riunisce un importante gruppo di intellettuali che crea le premesse per un profondo rinnovamento sociale, politico ed economico del territorio in cui agiscono. Tra questi troviamo scienziati, letterati, agronomi, imprenditori: Michelangelo Cicconi, Vincenzo Comi, Fulgenzio Lattanzi, Gianfrancesco Nardi sr, Berardo Quartapelle, Alessio Tulli, Antonio Nolli come pure Orazio Delfico, il figlio di Giamberardino, che fu allievo di Volta e Spallanzani, e l'altro nipote, Eugenio Michitelli, che fu architetto noto in tutto l'Abruzzo.

Nel 1799 fu nominato presidente del Consiglio Supremo di Pescara e poco dopo membro del governo provvisorio della Repubblica Partenopea.

Caduta la Repubblica Partenopea andò in esilio per sette anni nella Repubblica di San Marino che nel 1802 gli riconobbe la cittadinanza.

Melchiorre Delfico scrisse il libro Memorie storiche della Repubblica di San Marino, prima storia organica dell'antica repubblica.

Nel 2006 la Repubblica del Titano ha coniato una moneta d'argento dal valore nominale di 5 euro per commemorare il filosofo abruzzese e ricordarne la permanenza sul proprio territorio.

Sotto Giuseppe Bonaparte, nominato re di Napoli, Delfico entrò a far parte del Consiglio di Stato, nel 1806, ricoprendo varie cariche ministeriali.

Restaurato il governo borbonico nel 1815 Delfico fu nominato presidente della commissione degli archivi e successivamente Presidente della Reale Accademia delle Scienze.

Nel 1820 venne eletto deputato al Parlamento napoletano e fu chiamato alla presidenza della Giunta provvisoria di governo.

Ebbe in questo periodo l'incarico di tradurre il testo della Costituzione spagnola del 1812.

Dal 1823 si stabilì definitivamente a Teramo, dove morì nel 1835.

La famiglia di Melchiorre Delfico si estingue con Marina, sua pronipote, sposata al conte Gregorio De Filippis di Longano, napoletano, imparentato con i Filangeri di Candida dando origine all'attuale famiglia dei conti De Filippis marchesi Delfico.

Il pensiero dello studioso teramano si forgiò nel fermento culturale del Secolo dei Lumi e del diritto naturale, le cui idee giusnaturalistiche furono compiutamente esposte da un lato nell'opera di John Locke, dall'altro in quella di Jean-Jacques Rousseau, nelle quali i principi del diritto naturale erano rappresentati dalle idee di libertà e di eguaglianza di tutti gli uomini.

I fermenti culturali del periodo assunsero una valenza rivoluzionaria e contribuirono all'abbattimento di una struttura sociale logora ed invecchiata, che si reggeva ancora ai capricci bizantini dell'autorità invadente.

Proprio tali tesi giusnaturalistiche furono gli strumenti a cui si richiamò l'opera del Delfico, permeata dall'anticurialismo, dalla compressione della feudalità, dall'antifiscalismo e soprattutto dall'abbattimento del monopolio forense, ritenuto il baluardo principale del regime.

Ci√≤ che caratterizza la visione politica del D√®lfico √® una nuova concezione dello Stato, non pi√Ļ ispirato al predominio politico e svincolato dalle regole della morale corrente.

Come politico e come giurista, il D√®lfico fu eminentemente pratico, cos√¨ da poter essere ricordato come uno dei pi√Ļ illuminati riformatori del suo tempo.

Al nome di Melchiorre Delfico sono intitolati a Teramo il Convitto nazionale, il Liceo Classico e la Biblioteca provinciale che dal 3 aprile del 2004 ha la propria sede nel settecentesco palazzo Delfico.

Numerosi i comuni che hanno intitolato strade all'illuminista abruzzese; oltre a Teramo, sua patria, e alla frazione di San Nicolò (nello stesso comune teramano), si segnalano Sant'Egidio alla Vibrata, Penna Sant'Andrea e Roseto degli Abruzzi in provincia di Teramo; Montesilvano, Pescara e Milano.

Esistono Logge massoniche intestate a Melchiorre Delfico, ma lui era massone?

√ą questo un interrogativo posto da parecchi storici e per il quale non esiste una risposta documentale.

Esistono invece molte prove indiziarie relative alla sua appartenenza alla Massoneria per le quali rimandiamo all’appendice del volume: Franco Eugeni e Edoardo Ruscio, Carlo Forti (1766-1845), allievo di N. Fergola, ingegnere sul campo, citato in bibliografia.

I principali indizi si possono così riassumere:

I maestri ed amici napoletani del Delfico come Antonio Genovesi, Mario Pagano, Gaetano Filangeri, furono tutti noti massoni.

In un diario del curato Crocetti di Mosciano Sant'Angelo appaiono notizie di una Loggia massonica esistente a Teramo dal 1775.

Il Delfico, assieme all’abate Berardo Quartapelle, subisce, alla fine del settecento, due processi per miscredenza.

Delfico promuove un movimento culturale detto ’’La Rinascenza’’ di chiaro stampo illuminista.

Nella rinascenza militano tutti i cervelli illuministi del tempo: i Tulli, i Quartapelle, Vincenzo Comi, Francesco Pradowski ed altri.

La poesia di Pradowski sembra proprio la descrizione di una Loggia.

Manda il nipote Orazio Delfico, futuro Gran Maestro della Carboneria teramana, a studiare a Pavia da Spallanzani, Volta e Mascheroni tre noti massoni del tempo.

tutti pazzi per la Civita

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