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Elena SangroElena Sangro, pseudomino Maria Antonietta Bartoli Avveduti, attrice, regista, nasce il 5 settembre 1897 a Vasto, e muore a Roma il 26 gennaio 1969

Fascino, sensualità, bellezza e seduzione sono tutti elementi che ritroviamo nella splendida attrice vastese Elena Sangro, diva del cinema muto, amante e musa ispiratrice di Gabriele D’Annunzio.

Un primo incontro tra i il poeta pescarese e Maria Antonietta Bartoli Avveduti, questo il nome di battesimo dell’attrice vastese, avvenne a Roma nel 1919, e probabilmente proprio da questo incontro che nasce il nome d’arte Elena Sangro.

Tra i due scoccò subito la scintilla e gli incontri furono sempre più frequenti, fino al 1927 quando, durante un lungo soggiorno al Vittoriale, divampò una violenta passione.

La relazione amorosa è documentata da una corrispondenza formata da una ventina tra lettere e telegrammi, ancora oggi conservati presso l’Archivio del Vittoriale, che vanno dal 1924 al 1933.

La corrispondenza è divisa in due fascicoli: il primo periodo, che coincide con la passione accesa tra i due, mentre il secondo periodo, è quello dopo la rottura.

Ma torniamo al 1927, quando la passione era all’apice. Dopo tredici anni di silenzio poetico, il Vate pescarese compose di getto le prime sestine di un poemetto a cui diede il nome di

“Carmen Votivum”, dedicato “Alla piacente”.

Una delle più belle opere  erotiche della letteratura italiana del secolo scorso.

Il carme rappresenta un vero e proprio inno erotico carico di sensualità, promesso all’attrice vastese.

Dopo molte richieste, la Sangro riuscì ad avere il testo completo con dedica autografa del poeta. Il testo doveva rimanere segreto, ma D’Annunzio ci ripensò e fece pubblicare dalla Mondadori la fotoriproduzione del manoscritto, in un limitato numero di copie da distribuire agli amici, fra i quali Benito Mussolini.

L’attrice non gradì molto il gesto e fu quello motivo di rottura tra i due.

Nel 1932 il poemetto venne riproposto con il titolo Alla piacente, mentre nel 1935 venne inserito in Cento e cento e cento pagine del libro segreto di Gabriele D’Annunzio tentato di morire.

Del 1988 è la pubblicazione di un bella edizione del Bompiani a cura di Leonardo Sciascia, con la riproposizione delle edizioni del 1927 e 1935, con note al testo di Pietro Ghibellini. Ma la straordinaria bellezza del libro sono le tante foto tratte da scene di film interpretate dall’attrice vastese, fino a due foto intime e cariche di sensualità, nonostante l’età avanzata della Sangro, degli inizi degli anni sessanta, scattate una sul bordo della vasca da bagno e l’altra all’interno della vasca.

“Un componimento erotico a esaltazione del corpo di Elena Sangro”, scriveva il 4 dicembre 1988, in occasione dell’uscita del libro, Giulio Cattaneo sulle pagine di La Repubblica, “un elaborato mosaico di riferimenti colti, di citazioni di antica poesia italiana e greca classica col recupero della prima quartina di un sonetto del ' 93. Carmen non eccelso, ma di composizione ingegnosa con qualche buon frammento.

L' autografo, riprodotto in fac-simile, fu restituito a D' Annunzio che ne fece dono a Ornella, altro nome da lui assegnato alla piacente. Elena Sangro rimase poi trafitta alla notizia della pubblicazione, sia pure in un numero limitato di copie, e a maggior ragione lo fu quando il Carmen votivum uscì nel Libro segreto, tanto da mandare all'asta il manoscritto con altri cimeli dannunziani”.

Ecco alcune sestine del poemetto:

…...

Elena, il tuo madore è una rugiada

stillante sopra uno stillante miele.

Un alito d'amor sopra una spada?

O Spada dell’arcangelo Ariele!

Ma il céspite che l'ìnguine t'infiora

non è come l'ascella dell 'Aurora?

Piacente sopra te, quanto mi piaci!

Assai più d'ogni frutto e d'ogni fiore,

assai più d'ogni fonte. ne' tuoi baci

la musica e il silenzio del sapore

s’avvicendan così che tu m’insegni

l’arte dell’ape ne’ suoi favi pregni.

Non mi disseto né mi sazio, è scarsa

ahi, la sorgente della tua saliva.

Non cavo, se la gola m'è riarsa,

gora di sangue dalla carne viva.

Se abbocco i pomi, se i ginocchi lisci

ródo, tanto urli che m'impietosisci.

…

Forma che così pura t'arrotondi,

là dalla pura falce delle reni,

e nella man che ti ricerca abbondi

avanzando in tua copia tutti i seni,

la parabola io solva della Cruna

e del Cammello, o specie della Luna!...

stralcio da art., a firma Lino Spadaccini, apparso su "www.noivastesi.blogspot.com" - 9 nov. 2010

Così Fellini ricordava l'attrice vastese Elena Sangro:

Uno dei primi film che il Maestro aveva visto da bambino fu proprio Maciste all'Inferno con la Sangro.

Qualche anno fa, durante la quinta edizione del Vasto Film Festival, presso il Teatro Rossetti veniva proiettata la versione restaurata dalla Cineteca Comunale di Bologna del film Maciste all’inferno, con accompagnamento musicale dal vivo.

È stata quella un’occasione straordinaria per vedere sullo schermo uno dei capolavori del cinema muto e soprattutto la straordinaria bellezza dell’attrice vastese Elena Sangro.

Insieme all’attore genovese Bartolomeo Pagano nei panni dell’uomo forzuto, Elena Sangro ha girato tre film della serie: Maciste imperatore(1924), Maciste nella gabbia dei leoni e Maciste

all’inferno (1926).

La regia è quella del solito Guido Brignone, ma il risultato dell’ultimo film questa volta è davvero sorprendente: il protagonista del film non è il gigante buono, l’eroe di sempre, ma la ricostruzione straordinaria dell’ambiente infernale secondo la tradizione classica dantesca che possiamo ritrovare nelle tavole illustrate da Gustav Doré, ricca di effetti speciali curati da un maestro dell’epoca Segundo de Chomòn, con diavoli infuriati, una coralità di saltellanti sudditi dell’impero e splendide donne che si mostrano in tutta la loro bellezza.

Tra loro spiccano la straordinaria Elena Sangro, nei panni di Proserpina, la moglie di Pluto, re dell’Inferno, e Lucia Zanussi, la conturbante Luciferina, figliastra di Pluto. Per alcune scene considerate troppo audaci, la censura bloccò la pellicola per oltre un anno, dando il proprio assenso solo dopo un taglio di circa 30 metri di girato.

Elena Sangro è molto affascinante, vestita come una danzatrice orientale con una gonna-pareo e unghia lunghe come artigli.

Una donna seducente che appena vede la preda se ne innamora, lancia sguardi seducenti e accattivanti che non lasciano indifferenti il gigante buono, l’uomo forzuto, che questa volta, per la prima volta, viene vinto e dominata da una donna diavolo. Una immagine molto emblematica è quella dove lei lo accarezza e dall’alto la guarda vittoriosa.

Il film è stato girato con grandi mezzi dalla Fert-Pittaluga, negli stabilimenti della Cines.

La sceneggiatura è di Fantasio (pseudonimo di Riccardo Arruffo), la fotografia di Massimo Terzano, Ubaldo Arata e Segundo de Chomòn.

Il maestro Federico Fellini così la ricorda in una dichiarazione contenuta nel libro “Intervista sul cinema” di Giovanni Grazzini (Laterza, 1983):

“I primi film, dunque, li ho visti al cinema Fulgor. Qual è stato il primo tra i primi? Sono sicuro di ricordare con esattezza perché quell’immagine mi è rimasta così profondamente impressa che ho tentato di rifarla in tutti i miei film.

Il film si chiamava Maciste all'inferno. L’ho visto in braccio a mio padre in piedi tra una gran calca di gente con il cappotto inzuppato d’acqua perché fuori pioveva. Ricordo un donnone con la pancia nuda, l’ombelico, gli occhiacci bistrati lampeggianti.

Con un gesto imperioso del braccio faceva nascere attorno a Maciste, anche lui seminudo e con tortore in mano, un cerchio di lingue di fuoco”.

stralcio da art., a firma Lino Spadaccini, apparso su "www.noivastesi.blogspot.com" - 18 marzo 2010

Il suo debutto sul grande schermo risale al 1917 allorché il regista Enrico Guazzoni la scelse come protagonista del film: Fabiola.

A questo seguirono altri film come La Gerusalemme liberata (nel quale sosteneva il ruolo di Erminia), Stella, l'Eredità di Caino, La principessa Zoe, II marito perduto, Passioni, Miss Dollaro e altri.

Nel 1922 interpretò il film patriottico, Non c 'è resurrezione senza morte, prodotto dal Comitato montenegrino sotto la presidenza di Gabriele D'Annunzio, che gli diede fama e notorietà.

Il suo nome varcò poi i confini della patria, riscuotendo enorme successo anche in America quando interpretò nel 1925, nella parte di Poppea il famoso Quo Vadis? per la regia di Georg Jacoby e Gabriellino D'Annunzio.

Con l'avvento del cinema sonoro si ritirò dallo schermo e con il nome di Lilia Flores si esibì in concerti tanto in sale pubbliche quanto ai microfoni della RAI.

Dopo aver artecipato come secondo regista alla lavorazione del film: La sonnambula, e Aida di Cesare Barlacchi, nel 1945 fondò la casa di produzione Stella d'Oro Film, per la quale produsse i documentari Villa d'Este (il primo film interpretato da Gina Lollobrigida), Villa Adriana, Sogno d'amore, Grandi armonie di Franz Listz, Le cascate di Tivoli, Le madonne di Raffaello, Dintorni di Roma.

Nel clima maschilista del tempo preferì, per ottenere credito, servirsi dello pseudonimo di Anton Bià.

Si ritirò definitivamente dal lavoro dopo essere apparsa nel film di Fellini Otto e mezzo.

Stralcio da articolo apparso su "Qui Quotidiano", giornale d'info. del vastese - 4 marzo 2008

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