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Donatella TomassoniDonatella Tomassoni da Spoleto, dal bianco e nero dei ricordi, ad un magnifico presente colorato

di Pasquale Solano

E’ con vero orgoglio che mi accingo a presentare una fantastica artista del colore, orgoglio indiscusso della Poesipittura italiana.

Di Lei se ne è occupata la stampa nostrana, mentre le sue mostre, sono molto apprezzate dal pubblico e osannate dalla critica.

Premetto, che è una vera responsabilità, anche per un buon critico, parlare del talento della ormai affermata artista:

Donatella Tomassoni è una pittrice autodidatta, nasce a Spoleto e la sua famiglia, si trasferisce a Torino, dove vivrà fino all’età di 16 anni.Casolare umbro

Il capoluogo piemontese, con il suo freddo e nebbioso paesaggio, le ispira i primi motivi d’arte, ossia la stimolano a pronunciarsi con la paesaggistica, e proprio a Torino nascono i suoi primi disegni che rappresenteranno lo stimolo e le matrici per il suo avvenire d’artista.

Nel '78 ritorna nella sua Città  natale e proprio qui, inizia a fare pratica con i colori: quindi pennelli alla mano e con tanta buona volontà, inizia ad esprimersi sulla tela, con i colori ad olio, gli acrilici ed altre tecniche.

Finalmente capisce che la pittura, è una disciplina che l’accompagnerà per tutta la vita e pur non avendo frequentato scuole specifiche o Maestri d’arte, gradatamente attraverso l’esperienza, si perfeziona, arrivando a creare delle autentiche, quanto meravigliose opere.

Successivamente, abbraccia il mondo della moda, ma non sarà mai questo settore, ad appagare le sue tendenze artistiche.

Negli anni ha imparato, che la sua vera vocazione, è solo ed esclusivamente la pittura, quindi ritenta dobbiamo dire con successo, quel percorso lasciato qualche anno prima.

Inutile dire, che i soggetti da Lei preferiti, sono i paesaggi e così inizia a descrivere pittoricamente la sua Regione, cioè l’Umbria.

Quell’antico sogno di bimba, comincia a realizzarsi ed amante della natura com’è, riempie le sue tele, di fiori, un suo altro soggetto preferito.Maggio

Nel 2015, viene notata dai Membri di una nuova corrente artistica, denominata Poesipittura ed invitata a fare parte del Gruppo. Inizia così per la nostra pittrice, un nuovo percorso artistico e notate le sue ottime attitudini nel campo pittorico, le viene suggerito, di rappresentare ed essere la Responsabile della Poesipittura, nell’Umbria, incarico che lei accetta ben volentieri.

Le viene proposto di partecipare ad un Concorso di pittura a Barletta e guarda caso, la Giuria, dopo un attento esame, le assegna un meritatissimo premio.

A questo punto, riesco a contattarla, facciamo amicizia sulla piattaforma sociale di Facebook e con orgoglio, mi fa vedere, dato che sono il Critico Ufficiale della Poesipittura, il suo capolavoro.

Decido allora, di prendermi  cura professionalmente del suo operato, in quanto la reputo, una brava Artista Autodidatta ed aggiungo il premio della critica, al dipinto che l’ha vista tra i Vincitori a Barletta.

Credo e lo confermo con il cuore, che se il Signore vorrà, Donatella Tomassoni da Spoleto, farà parlare di sé, ed il suo nome, verrà annoverato, tra i pennelli più espressivi, di questo secolo.

Ormai è risaputo, che la Poesipittura, è una duplice disciplina artistica, costituita, da un dipinto o un’iconografia, nel cui interno viene scritta fisicamente, una poesia o un pensiero che accompagna l’opera stessa, per cui, si ottiene un Unicum, ossia un’opera, costituita da due arti differenti.Il ritorno a casa

Questo nuovo linguaggio dell’arte, a detta degli Esperti, è la novità artistica, d’inizio millennio e la scoperta, viene attribuita ai suoi due Fondatori, ossia il Cavaliere e Poeta Giovanni Barone e la di Lui Figlia  Francesca, la quale si è distinta nella poesia nostrana, per aver felicemente vinto, numerosi concorsi di Poesia, senza ovviamente contare gli encomi che ha ricevuto nell’ambito Europeo ed internazionale.

Ormai la Poesipittura, ha molti proseliti in ogni continente e rappresenta una apprezzata corrente artistica, a livello mondiale.

In ogni Regione italiana, vengono costituiti dei Gruppi, con i relativi Responsabili, i quali si danno da fare, per promuovere questo nuovo linguaggio dell’arte, nato a Ceppaloni nel beneventano, con i fondatori, sopra-menzionati.

Per la Regione Umbria, la Responsabile è la Signora Donatella Tomassoni da Spoleto.

Questa Poesipittrice, di cui hanno ampiamente parlato i giornali, ha partecipato con una sua opera, al terzo Concorso letterario Massimo d’Azeglio, in Barletta e la Giuria, ha decretato un grande apprezzamento alla sua opera. Sarà quindi, nostro preciso dovere, analizzare il suo dipinto:

Autoritratto

Donatella Tomassoni da Spoleto” Autoritratto”: Tecnica mista su tela, cm 50 x 70-anno 2105. La poesia, è stata composta dal Poeta Mario Fratini-.

La nostra brava Pittrice, presenta la sua realizzazione pittorica, in due differenti contesti: Una parte in bianco e nero, che comprende la campitura maggiore e la rimanente area a colori.  Inutile dire che la parte monocromatica in b/n, rappresenta il ricordo, ossia il vissuto artistico nell’aspetto biologico, che poi confluisce nella seconda fase, ossia quella con i fiori.

Un’Artista (La Tomassoni), è intenta a ritrarre il linguaggio della natura, in una convincente e panteistica paesaggistica.  La tela a differenza della regione che la incornicia, è colorata, per esprimere la continuità del dolce ed artistico linguaggio, dell’anima dell’Autrice, sempre per quanto riguarda il creato.

Nella tela viene mimetizzata una tenera età, dove l’innocenza, era una dominante perfetta ed indisturbata, nella più pronunciata semplicità.

Tuttavia, viene reso omaggio anche al mondo animale ed, infatti, un gattino, sulla parte centrale destra dell’opera, sembra attratto ed incuriosito, dal lavoro che sta eseguendo la Pittrice.

Una figura, dai misteriosi contorni umani, viene creata dalla disposizione vegetale, sotto l’alberello, sulla sinistra, ove si legge la prima strofa della poesia. Infatti sono percepibili le forme degli occhi , la capigliatura ,con dei tratti somatici che indicano ansia, inquietudine.

Per “Autoritratto” , dobbiamo intendere la carta d’identità artistica, della Tomassoni, la quale propone il suo iter artistico, in passaggi monocromatici intervallati. L’immensità proposta da un aere incerto, è sintomo di riservatezza, di chiusura parziale dell’anima, ma anche di un positivo abbraccio del creato medesimo.

Come nella sequenza di un film, con una marcata didascalia, la nostra Pittrice, esprime la sua predisposizione ed il concetto innovativo, nel mondo dell’arte, mentre le parti figurate, stanno solo ad indicare gli obiettivi raggiunti, nonché gli episodi biologici salienti.

L’infiorescenza ad arco, visibile sulla destra, fa pensare che nelle vicinanze, sia presente un’uscita, ossia uno sbocco, che culminerà nell’età presente, essendo proveniente da un recente passato ed a questo punto, tutto si colora e quell’antico sogno, diventa una profumata realtà, come soave è l’odore emanato, dalle rose, che ricalcano sotto certi aspetti, e soprattutto per i colori, il tanto decantato, stile fiammingo.

Il presente si tinge di quel rosso porpora, assai anelato ed ormai il bianco e nero, fanno parte dell’ombra dei ricordi, che non esiste più.

A questo punto il dipinto, con la poesia di Mario Fratini, si trasforma con i versi fisicamente scritti, in un’opera di poesipittura. Leggiamola insieme:

Autoritratto

In volo, sulle pieghe del passato,

tra bianco e nero, un sogno colorato,

s’illumina il pensiero in un giardino,

come rugiada, al sole del mattino

Il fuoco scalda emozioni e nostalgia

La nebbia avvolge la sua fantasia

Tra cielo e terra l’animo si posa

Sull’armonia di petali di rosa

Come un castello magico ed incantato,

nel suo dipinto il tempo si è fermato

fenice sopra i monti ed in riva al mare

dona al tramonto il battito del cuore

Mario Fratini

La lirica, molto sentita, tende ad abbellire col suo fascino letterario, un’iconografia universale, con un cadenzato positivismo, che si avvicina in modo strepitoso, allo stile del Pezzani e di De Amicis. Meravigliose le pause che abbelliscono l’intera elaborazione, che viene quantificata, con un cadenzato ed eccelso magnetismo letterario, per poi eclissarsi sapientemente, nel crepuscolo, accompagnato dal” Battito del cuore” finale.

A questo punto il sipario cala sulle rime, lasciando una profonda ed intensa scia poetica, dal sapore Leopardiano.(Ricorderete certamente “ Il Sabato del Villaggio).

Per concludere, un passato è alle spalle ,ma l’età presente ed il futuro, se Dio ce li concederà, saranno i veri Protagonisti. Probabilmente, è solo un dipinto, ma vi posso assicurare che” Autoritratto”, è una vera opera d’arte.

Passiamo ora, gentili amici ad analizzare altre sue importanti opere:

Donatella Tomassoni da Spoleto:” Il Pastore “, o “ Pastore con il gregge ”-Tecnica mista su tela, cm 70 x 50 -Anno 2013-

Il pastore

“Il Pastore”, o “Pastore con il gregge”, indica solamente la povertà di un mondo contadino, di un semplice settore di Allevatori.

Il Dipinto, eseguito con la tecnica mista , è bicromatico, ossia in bianco e nero, esattamente, come la nostra Autrice, intende pittoricamente, rivolgersi al passato.

Spesso ed erroneamente, sentiamo dire, che la professione più antica del mondo, sia stata la prostituzione, anche se in realtà non è così.

La Genesi Biblica, ci informa che i fratelli Caino ed Abele, figli di Adamo ed Eva, si diedero alla pastorizia e le offerte di Abele, erano assai gradite al Signore.

Questo suscitò l’ira del Fratello e fu commesso il primo omicidio.

Più avanti, sempre sullo stesso libro, troviamo i figli del Patriarca Giacobbe, che esercitano la stessa professione, per non parlare poi, del Re Davide, che da giovane era un pastorello.

Questo per dire, che è un lavoro, che non dovrebbe essere sottovalutato o disprezzato: è chiaro che tutti vogliamo un Figlio, che frequenti l’Università, per diventare in un immediato futuro, magari un avvocato, un dottore, ingegnere od altro e la domanda che di dovremmo per logica porre, è questa: ”Se tutti vogliamo il meglio ed un titolo di studio per i nostri figli, tra 20 anni chi andrà a coltivare la terra, o ad allevare gli animali?

Probabilmente il pane comune diventerà  un prezioso alimento per gente benestante.

Detto questo, procediamo nell’analizzare l’opera.

Un allevatore, conduce al pascolo il suo gregge, in una sconfinata natura , nella cui aperta campagna, è presente tanta erba, cibo di cui le pecore, sono ghiotte.

Egli sa, che grazie a questo suo lavoro, potrà ricavare, quanto gli basta per vivere. Infatti gli ovini, forniranno il latte ed il formaggio come alimenti, la lana, per gli indumenti e la carne, come nutrimento.

Nel periodo religioso, antecedente la Pasqua cristiana, gli saranno richiesti tanti agnellini da latte, per festeggiare la Resurrezione di Nostro Signore.

Se mi è consentito, qui vorrei fare una pausa di riflessione: Non riesco a capire tutto questo ovinicidio, durante la Pasqua.

Nell’Italia meridionale, sembra che uccidere migliaia di agnellini, in questo periodo, sia diventata una tradizione. Il Dio Ebreo Javèh, ordinò di sacrificare gli agnelli, per ricordare nei secoli, il suo l’intervento, dato che aveva liberato il Popolo Ebreo dalla schiavitù egiziana.

Praticamente la Pasqua ebraica, era da intendere, come una forma di liberazione ed appunto la parola Pasqua, significa passaggio, ossia il passaggio del Mar Rosso, compiuto dal Popolo ebreo, durante il suo esodo, durato 40 anni.

La nostra Pasqua, rappresenta sempre una forma di liberazione in quanto Gesù, il figlio di Dio, ci ha affrancati dai nostri peccati, compiendo il più grane prodigio che mai sia stato registrato nella storia dell’Umanità, ossia la sua Resurrezione.

Tante Persone, festeggiano questa ricorrenza, aprendo l’uovo di Pasqua, o degustando quel classico dolce, chiamato” Colomba”.

Ancora non ho capito, come mai in Italia, non sia nata un’industria, che produca, forme dolci di agnellini con gli stessi ingredienti della “ Colomba”, oppure al cioccolato, come le uova di Pasqua.  Personalmente credo, che sarebbe un business, di molti milioni di euro.

Invece ,viene seguita, una crudele tradizione e le gridandogli agnellini sgozzati, in questo periodo, continueranno sempre ad echeggiare.

Una vera crudeltà, uno schiaffo morale, se mi è lecito, anche a Nostro Signore Gesù, che viene inoltre identificato come: ”L’agnello di Dio ”

Ritornando al dipinto in esame, notiamo un leggero movimento in quanto nel cielo è percepibile una vacua presenza eolica, che sembra sovrastare l’intero creato, dominando naturalmente la scena.

L’anziano pastore, bastone alla mano, è ormai abituato agli spazi aperti e procede nel suo cammino, seguito sempre dal suo gregge.

Non sappiamo con certezza se trattasi di Transumanza, ossia di uno spostamento verso un altro luogo, dove l’erba potrebbe essere più alta, rigogliosa e fitta.

Una cosa però è certa: gli animali sono da tosare, a giudicare dall’opera, ed il loro padrone potrà ricavare un compenso economico, dalla vendita della lana (apparentemente sembra lana merinos, quella prodotta, dalle pecore in Sardegna).

Quindi sarà una attività, che pur se giudicata umile, renderà i suoi frutti: questo per dire, che anche “Il Pastore” è necessario, con il suo lavoro.

Donatella Tomassoni da Spoleto- “Vendemmia fine 800”-tecnica mista su tela ,cm 70 x 50-    2015-

Vendemmia fine 800

Oggi, i viticultori, sono fortemente avvantaggiati, rispetto ad un tempo.

L’uva, per le grandi gase, produttrici di vino, viene trattata su scala industriale, con macchine, che in parte, hanno sostituito, il lavoro dell’uomo.

Una volta, invece, la vendemmia, veniva affidata, esclusivamente alla manifattura umana.

Questo dipinto, rappresenta appunto la raccolta dell’uva, così come veniva fatta, più di un secolo fa, probabilmente nei vigneti dell’Umbria.

Tutti erano impegnati, come questi personaggi, nella raccolta dell’uva e venivano utilizzati quei famosi contenitori in vimini, mentre oggi, vengono usate delle ceste di plastica od altro materiale  sintetico.

Quello che più attrae in quest’opera, è il look, con il quale vengono illustrati i personaggi, un modo di vestire, che realmente si riferisce all’epoca, rispecchiando in parte, gli usi ed i costumi di allora.

Infatti notate i due ragazzini, sotto la parte centrale, sulla sinistra, con i loro cappelli, mentre le 4 donne, sono intente, a svuotare i loro cestini, nel grande raccoglitore, che dall’apparenza sembrerebbe una botte.

Il grembiule, come il cappello, quest’ultimo per proteggersi dai raggi del sole o dal vento, erano indumenti d’obbligo, per questo genere di lavoro, mentre le massaie, come le mondine delle risaie, intonavano i loro canti, riempiendo l’aere, di allegre melodie.

Il dipinto, proprio come ne “Il pastore”, riferisce la povertà della vita colonica, una esistenza a volte dura, costellata da rinunce e sacrifici, però vissuta nella piena libertà ed in una natura incontaminata.

Il vino prodotto in passato, era certamente migliore e gradevole al gusto, in rapporto a quello che si produce oggi, che spesso viene sofisticato o alterato il sistema di vita contemporaneo è notevolmente cambiato di e la terra, che l’intervento dell’Uomo, sta avvelenando, ormai non rende più con la sua la generosità di un tempo.

L’opera a questo punto, assume l’importanza di un documento, proprio come se fosse stata ricavata da un antico archivio.

Nell’insieme le aree interessate, rispettano i volumi, ossia le proporzioni, mentre i soggetti, vengono arricchiti da una eccellente scenografia naturale, tra il prato e la paesaggistica di fondo, i filari, non sono visibili, ma i contenitori colmi del prezioso frutto, testimoniano una buona raccolta.

Un cielo terso ed autunnale, sembra dominare indisturbato la scena, ossia una: ”Vendemmia fine 800”.

Non rimane altro che ringraziare la nostra brava Pittrice, per averci proposto questo antico volto incontaminato della natura.

Passiamo ora ad un’altra realizzazione pittorica, sempre della stessa Autrice.

Naturalmente, non possiamo procedere nell’analisi globale, di tutti i suoi capolavori, per cui onde evitare, che il Lettore si stanchi, nel seguire questa lunga recensione, ci limiteremo a descrivere le ultime 2 opere, che pur avendo lo stesso soggetto, ossia una composizione floreale, si differenziano, da quelle già proposte, in quanto, sono state realizzate a colori:

Donatella Tomassoni da Spoleto: “ Rose Calir Matin ”-Tecnica mista su tela-cm 60 x 80- anno 2014-

Donatella Tomassoni da Spoleto:” Trionfo di rose e antere”- tecnica mista su tela-cm 60 x 80-anno 2014-

Trionfo di rose

Fortemente incisivo e molto pronunciato il passaggio dalla monocromia, alla policromia, con tonalità fresche ed intense, che manifestano la bio-vivacità del mondo vegetale, nella piena bellezza della sua fioritura.

In entrambi i casi, le corolle vengono parzialmente illuminate, specialmente nei contorni, per ottenere una soluzione cromatica, di alto rendimento.

Magnifici gli accostamenti nelle tonalità, che vibrano in magistrali contrasti, con una delicatezza spettacolare e molto riuscita .

La scenografica tinta scura, di fondo , non fa altro che mettere in risalto le rose, che sembrano descrivere, la magia del creato, in tutto il suo pittoresco linguaggio.

La Tomassoni, grande osservatrice, non si accontenta di una semplice descrizione ed allora, cura le sue elaborazioni nei particolari, non solo per abbellirne la forma, ma per dare una anima floreale alle piante, ossia farle parlare attraverso il colore.

La risoluzione è ottima e calcolata, con infallibile proporzionalità, per raccontare ulteriormente la bellezza dell’anima della nostra Artista.

Spettacolari i passaggi intermedi, che offrono la garanzia di eccellenti sfumature, dosate magistralmente in una ottima risoluzione, dai volumi ben calcolati e contenuti, con le relative proporzioni.

Il tutto poi, viene amalgamato, tra colori caldi e freddi, con la minuziosa presenza di tinte neutre intermedie, che sostengono con forte enfasi cromatica, le prime, senza però passare inosservate e calibrate al punto giusto.

Finalizziamo sostenendo che, con qualche ulteriore accorgimento e con la dovuta tecnica, i due dipinti, avrebbero fatto graziosamente da cornice, allo stile fiammingo, dei grandi Maestri del passato: Autori veri, universalmente riconosciuti, i cui nomi sostengono la storia dell’arte.

Chissà che un giorno, la storia dell’arte, non parli anche di Donatella Tomassoni da Spoleto: Io dico di sì e voi?

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