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La Bello OteroLa Bella Otero grande danzatrice e cortigiana della Belle Epoque,  nasce il 4 novembre 1868 a Valga, in Galizia, e muore a Nizza il 10 aprile 1965

di Elisabetta Mancinelli

Amata da principi, uomini  comuni e anche dal poeta Gabriele D’Annunzio, Carolina Otero, nome d’arte di Augustina Otero Iglesias, detta la Bella Otero, cantante e danzatrice, fu la donna più desiderata della Belle  Epoque.

Amica e etera di principi, re e personaggi di rilievo del mondo politico e culturale passò attraverso il suo tempo impersonandolo con i suoi trionfi teatrali, mondani, le relazioni amorose, le avventure a volte patetiche e struggenti, gli sperperi, le passioni per gli arredi sontuosi e gli abiti costosi.

Carolina Otero Iglesias nacque in Galizia, regione spagnola, il 4 novembre 1868.

Entrambi gli appellativi le vennero attraverso la madre, dal momento che mai il padre volle riconoscerla come figlia, ma la sua fama e bellezza, piĂą tardi, le valsero il soprannome di La Bella Otero, con il quale divenne famosa in tutto il mondo.

Di carattere allegro e solare, pur avendo vissuto un'infanzia piena di disagi, ben presto mostrò il suo innato talento artistico ogni volta che ne aveva la possibilità.

Dotata di una forte volontà, ribelle e ambiziosa, si innamorò a quattordici anni di un giovane di nome Paco, col quale fuggì una notte per andare a ballare in un locale notturno.

Il proprietario di quel salone rimase affascinato all’istante dalle movenze della giovane Carolina, fino al punto di offrirle un contratto e pagarla per le sue prestazioni danzatorie ben due pesetas.

La coppia, incoraggiata da questo successo inaspettato, decise di cogliere l'occasione per fuggire a Lisbona, in cerca di miglior fortuna, e lì la Otero lavorò, per un breve periodo, come ballerina.

Improvvisamente, però, il suo cuore venne spezzato dal tradimento di Paco con una collega ballerina. Carolina, non avendo alcuna intenzione di accettare la cosa, li inseguì fino a Barcellona, dove si erano trasferiti.

Non ci fu niente da fare, Paco non tornò mai fra le sue braccia.

Ormai stabilitasi nel luogo, la danzatrice, iniziò a lavorare al Crystal Palace, poi si recò a Parigi con il sogno di studiare danza e rappresentare i suoi primi spettacoli e colpì immediatamente il pubblico parigino.

Donna molto particolare dal fascino gitano, con le sue performance alle Folies-Bergére, divenne subito famosa ed era considerata la regina danzatrice della capitale culturale d’Occidente, quale era considerata allora Parigi.

Così, nel 1900  era stata eletta  sex symbol della "Belle Epoque", trionfatrice sia sul palco che nell’amore, proprietaria di una immensa fortuna finanziaria tra cui preziosissimi gioielli: il collier dell’ex imperatrice Eugenia, gli stupendi orecchini dell’imperatrice d’Austria e una collana di diamanti proprietà di Maria Antonietta che le vennero regalati da ammiratori estasiati dal suo fascino e dalla sua selvaggia bellezza.

La sua ricchezza fu stimata, in quel periodo, essere oltre i 16 milioni di dollari.

La passione che nutrivano gli uomini per lei, era indecifrabile.

Secondo quanto raccontato nelle sue memorie, durante una tournée in Russia, dovette fuggire attraverso una minuscola finestra della stanza dove era stata rinchiuso dal Granduca Nicola, innamorato pazzo della ballerina.

La caduta sul suolo innevato a schiena nuda, ad una temperatura di 20 gradi sotto zero, le causò una polmonite che la tenne a letto tre mesi.

Molti altri aspiranti amanti si suicidarono o dilapidarono intere fortune per attrarla a loro.

Alcuni di essi furono l’imperatore Guglielmo II, il barone de Ollstreder, il politico Aristide  Briand, Edoardo VII d'Inghilterra, lo Scià di Persia e il poeta Gabriele d’Annunzio.

Ella, che aveva il teatro e il senso della seduzione nel sangue ed ebbe una vicenda personale da romanzo, morì alla veneranda età di novantasette anni, il 10 aprile 1965, in una modesta pensione di Nizza, sola e in completa miseria.

Nell’inverno del 1896 la Bella Otero venne in Italia e fece la sua prima apparizione al Salone Margherita di Roma, poi il 28 gennaio si recò a Bologna dove si esibì al teatro Brunetti.

In un palco era presente anche il poeta Gabriele D’Annunzio che restò entusiasmato dalla danzatrice e le inviò subito una propria foto dedicata “alla beltà vivente” e la descrisse “come un sogno d’ebano e d’oro”.

Abbagliato dal suo fascino la accolse a casa e la fece sua.

tutti pazzi per la Civita

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