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Anna FanizzaAnna Fanizza, pittrice, nasce il 5 luglio 1908 a Napoli, da Angelo Fanizza di Gravina  e da Bianca Perticone di Palena, e muore a Roma nel 2004.

Vive i primi anni della sua fanciullezza a Bari per poi trasferirsi a Napoli ove inizia a prendere lezioni di pittura.

Dopo pochi anni si trasferisce a Fiume essendo il padre, Magistrato, nominato presidente di quel Tribunale.

Anche a Fiume prende lezioni private di disegno e di pittura. Dopo pochi mesi lascia la famiglia per ritornare a Napoli dai nonni, ove frequenta gli studi del pittore Colucci e del famoso pastellista Casciaro.

Frequenta anche la scuola del prof. Aprea direttore dell'Accademia di Belle Arti di Napoli.

Presso il prof. Aprea dipinge la figura di un vecchio: si sente tanto felice del risultato da spedire il dipinto ai genitori a Fiume e, notato da un critico d'arte, in un negozio di cornici, ne scaturisce la proposta di una mostra in quella città.

Da qui ha inizio la carriera della Fanizza.

A Firenze frequenta l'Accademia di Belle Arti e consegue il diploma di maturità artistica nel 1938.

L'allora direttore dell'Accademia Felice Carena ha grande influenza sul colore e sul ritmo della composizione pittoria di Anna: le fa conoscere e apprezzare i colori complementari audacemente accostati da Paul Gauguin e i paesaggi di Eugéne Carriére, come appare evidente nel dipinto "Il torrente sotto il ponte" eseguito nel 1989.

Dopo la guerra ottiene una cattedra a Roma.

La Fanizza, con sensibilità tutta femminile, annota sulle tele le fuggevoli impressioni che si susseguono nella sua vita quotidiana, avvolgendole di una intimità gentile e discreta che le rende simili a pagine di diario: un volto familiare, i fiori nei vasi, una natura morta, gli amati paesaggi abruzzesi, sono i temi che ella predilige.

La sua pittura non riguarda soltanto lo stile e la tecnica adottata del dipingere, ma coinvolge anche il suo atteggiamento di fronte al mondo e allo spettacolo naturale che si offre ai suoi occhi: non esistono pi√Ļ preconcetti formali, culturali, letterari che si frappongono fra il suo occhio e la realt√† vivente ed √® libera di ritrarre ogni aspetto della natura, filtrato unicamente dal suo sentimento.

L'equilibrio fra verit√† ottica delle cose e il sentimento lirico di queste √® la pi√Ļ alta conquista realizzata dalla nostra pittrice; la consapevolezza di questa libert√†, di questa raggiunta autonomia di fronte al soggetto da raffigurare, diviene felicit√† pura del dipingere, entusiasmo creativo di poesia.

Non mancano le opere in cui sperimenta una pittura cromaticamente pi√Ļ forte: ne "L'antico lavatoio di Palena" (1939) i colori si avvicinano ad un timbrismo solare e l'immediatezza della rappresentazione ci riporta ad antiche scene di vita delle donne abruzzesi.

Le sue opere emanano vita, gioia, pienezza di sentimenti: come nel volto sognante di una giovane donna, "Ritratto di signorina" del 1932 o come nella consapevole serenità delle contadine abruzzesi, "Contadina abruzzese" del 1979 e "Donna d'Abruzzo" del 1956.

Nei paesaggi "en plein air" riesce a mantenere una misura propria di raffinata eleganza, di accordi sapienti e preziose tonalità come nel "Cestino di frutta e veduta sul mare" del 1990 o come ne "I gabbiani" del 1989.

Suggestionata dalla "sua" terra d'Abruzzo, ella sembra cercare negli spettacoli naturali una rispondenza alle sue inquietudini interiori, vedi "Le ultime luci sui tetti" del 1948 e "Il campanile fra i monti" del 1976.

Come nei quadri ad olio così realizza la sua visione, negli acquerelli, dove con pochi e rapidi tratti riesce a rendere il variare delle luci, i riflessi dell'acqua, le mutazioni del cielo, i profili dei monti lontani.

Vibra per lei un'unica emozione, che è calda e consapevole felicità, canto appassionato alla bellezza, alla vita e ai ricordi.

Per il suo alto linguaggio artistico, possiamo considerare Anna Fanizza fra i maggiori pittori abruzzesi (di origine) degli ultimi cinquant'anni.

Ritorno a Palena, alla terra dove la pittrice ha le radici e dove sono nate tante sue opere: se non sono state tutte eseguite a Palena, tuttavia la pittrice ha tratto ispirazione dalle visite ai suoi luoghi, dai ricordi personali, dai racconti degli avi ed ha trasferito in modo commovente su tela, sentimenti che ad essi la legano.

Ella ha mantenuto un legame molto forte con la "sua" cittadina ricca di civiltà, arte e dove l'uomo si insediò sin dai primi tempi dell'umanità.

La Fanizza spesso è stata a Palena, ma mai aveva portato con sé le sue opere: le sue "creature" sono tornate ai luoghi ispiratori ed ella con discrezione, delicatezza e quasi pudore le presenta come fossero suoi figli ai cultori dell'arte ed ai concittadini.

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