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Riceviamo e pubblichiamo

Il giorno 21 settembre 2010 il Deputato Antonio Borghesi dell'Italia dei
Valori ha proposto l'abolizione del vitalizio che spetta ai parlamentari
dopo solo 5 anni di legislatura in quanto affermava cha tale trattamento
risultava iniquo rispetto a quello previsto dai lavoratori che devono
versare 40 anni di contributi per avere diritto ad una pensione.

Ecco com'è finita :

*                 Presenti 525

*                 Votanti 520

*                 Astenuti 5

*                 Maggioranza 261

*                 Hanno votato sì 22

*                 Hanno votato no 498.

i 22 sono: Francesco Barbato, Antonio Borghesi, Renato Cambusano, Anita Di Giuseppe, Antonio Di Pietro, Augusto Di Stanislao, Massimo Donadi, Fabio Evangelisti, David Favia, Aniello Formisano, Ignazio Messina, Carlo Monai,
Silvana Mura,  Giovanni Paladini,  Antonio Palagiano,  Federico Palomba, Sergio Michele Piffari, Gaetano Porcino, Antonio Razzi, Ivan Rota, Domenico Scilipoti, Pierfelice Zazzera.

Ecco un estratto del discorso presentato alla Camera:

Penso che nessun cittadino e nessun lavoratore al di fuori di qui possa
accettare l’idea che gli si chieda, per poter percepire un vitalizio o una
pensione, di versare contributi per quarant’anni, quando qui dentro sono
sufficienti cinque anni per percepire un vitalizio. √ą una distanza tra il
Paese reale e questa istituzione che deve essere ridotta ed evitata. Non
sarà mai accettabile per nessuno che vi siano persone che hanno fatto il
parlamentare per un giorno - ce ne sono tre - e percepiscono pi√Ļ di 3.000
euro al mese di vitalizio. Non si potrà mai accettare che ci siano altre
persone rimaste qui per sessantotto giorni, dimessisi per incompatibilità,
che percepiscono un assegno vitalizio di pi√Ļ di 3.000 euro al mese. C‚Äô√® la
vedova di un parlamentare che non ha mai messo piede materialmente in
Parlamento, eppure percepisce un assegno di reversibilità.
Credo che questo sia un tema al quale bisogna porre rimedio e la nostra
proposta, che stava in quel progetto di legge e che sta in questo ordine del
giorno, è che si provveda alla soppressione degli assegni vitalizi, sia per
i deputati in carica che per quelli cessati, chiedendo invece di versare i
contributi che a noi sono stati trattenuti all’ente di previdenza, se il
deputato svolgeva precedentemente un lavoro, oppure al fondo che l’INPS ha
creato con gestione a tassazione separata.
Ciò permetterebbe ad ognuno di cumulare quei versamenti con gli altri
nell’arco della sua vita e, secondo i criteri normali di ogni cittadino e di
ogni lavoratore, percepirebbe poi una pensione conseguente ai versamenti
realizzati.

Proprio la Corte Costituzionale, con sentenza richiamata dai colleghi

questori, ha permesso invece di dire che non si tratta di una pensione, che
non esistono dunque diritti quesiti e che, con una semplice delibera
dell’Ufficio di Presidenza, si potrebbe procedere nel senso da noi
prospettato, che consentirebbe di fare risparmiare al bilancio della Camera
e anche a tutti i cittadini e ai contribuenti italiani circa 150 milioni di
euro l’anno.

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