Sicilia, paga da 14mila €, telefono e auto gratis: ma perché?

di Andrea Scaglia*

Ora, l’articolo su sprechi e assurdità siciliane nella gestione della cosa pubblica non si può considerare una novità.

E però relegare l’argomento a questione cui abituarsi sarebbe criminale.

Perché, nel frattempo, la situazione continua a peggiorare. Basta dare un occhio alla relazione della Corte dei Conti sul rendiconto generale della Regione Siciliana per l’esercizio finanziario 2011.

Le considerazione generali introduttive rimarcano «una situazione di notevole, preoccupante deterioramento: tutti o quasi i saldi fondamentali di bilancio presentano valori negativi», più avanti sottolineando la «difficile sostenibilità dei conti pubblici regionali». Sui quali grava un debito di 5 miliardi e 305 milioni, più altri 344 milioni rimborsati dallo Stato.

Nonostante ciò, nel 2011 «il personale di ruolo della Regione si è incrementato di quasi un terzo, passando da 13.205 a ben 17.218 unità (+30,39%)», con una procedura che «non manca di destare perplessità». In due parole: un disastro.

Allora uno va a vedere come se la passa la classe politico-amministrativa che questa situazione ha determinato - o quantomeno non ha sanato.

Ed ecco, saremo anche demagogici e populisti o quant’altro, ma qui monta l’irritazione.

E se il termine “casta” è forse venuto un po’ a noia, confessiamo di non riuscire a trovarne un altro per descrivere la condizione dei componenti dell’Assemblea Regionale Siciliana. I quali, secondo quanto disposto da Tremonti nella manovra bis dello scorso anno, sarebbero dovuti scendere di numero: da 90 a 70.

Ma le annunciate dimissioni del governatore Raffaele Lombardo, se davvero arriveranno a breve, bloccheranno il procedimento legislativo.

E quindi niente: 90 erano e 90 rimarranno.

Inevitabile poi cercare di capire quanto guadagnano, i deputati del Parlamento siciliano.

E insomma, la busta paga è pesante, altroché. Vediamo: solo l’indennità-base ammonta a 5.101,68 euro netti - qualche termine di paragone: quella dei consiglieri regionali laziali è di 3.708, quella dei lombardi arriva a 3.341, per i piemontesi addirittura 2.858.

Tornando in Sicilia, all’indennità vanno aggiunti i 3.500 euro di diaria (trattenuta di 224,90 euro per ogni assenza ingiustificata).

Poi altri 4.180 euro alla voce «spese sostenute per l’esercizio del mandato» - e qui si tratta di collaboratori o portaborse, che chissà quante volte vengono poi retribuiti poco e in nero, ma tant’è.

Non è finita: altri 841 euro al mese (sarebbero 10.095,84 all’anno) come rimborso forfettario per le «spese di trasporto».

E 345 euro mensili (4.150 all’anno) per rifondere le «spese telefoniche».

E poi c’è anche il rimborso delle spese sostenute per arrivare in ufficio: 13.293 euro all’anno (1.107 al mese) se l’onorevole siciliano deve percorrere fino a 100 chilometri per raggiungere la sede palermitana dell’assemblea, che diventano 15.979 all’anno (1.331 al mese) se i chilometri sono più di 100.

E se invece abita proprio a Palermo?

Niente paura: s’intasca comunque 6.646 euro all’anno, 554 al mese.

Totale: considerando i criteri più bassi s’arriva a 14.521 euro netti al mese.

Stipendio a cui, per i presidenti di Commissione, vanno aggiunti 2.984,55 euro lordi.

E insomma, non si vuol qui raccontare la facezia che far politica equivale sempre e comunque a ingrassarsi a spese del cittadino, ma dài, così diventa intollerabile.

(Dimenticavamo il presidente di giunta. Lombardo, considerate le indennità da governatore e da componente dell’assemblea, guadagna 15.683 euro mensili, primato italiano.

Dietro di lui si piazza la laziale Renata Polverini, che arriva a 11.958.

In Lombardia Formigoni si ferma a 9.539 euro al mese, Zaia in Veneto a 8.934. Lo stesso Lombardo commenta però che «se dobbiamo rapportare il mio stipendio al lavoro che faccio, dovrebbero triplicarlo»).

Ma questa sorta di salasso istituzionale non riguarda solo la Regione. Per dire: in tutta Italia, in occasione delle ultime Amministrative, è scattata la riduzione di Consigli e giunte.

E dunque, nei Comuni che contano fra 3mila e 5mila residenti i consiglieri saranno al massimo 7: in Sicilia, invece, è ancora possibile arrivare a 15. E se sul Continente i municipi che superano i 10mila abitanti dovranno ridurre le assemblee consiliari del 20 per cento, in Sicilia no.

Discorso da collegare ai mancati tagli ai gettoni di consiglieri comunali e sindaci, con i consiglieri di Palermo che sono i più pagati d’Italia: gettone di presenza a 156 euro lordi e indennità che può superare i 3mila euro mensili - circa 700 in più dei “colleghi” milanesi, mentre a Roma il gettone è di 70 euro per uno stipendio massimo di 1.500 euro.

Ovviamente anche i sindaci rientrano nello schema: quello di Palermo guadagna (lordi) 10.100 euro al mese, 1.000 in più di quello di Milano.

Ultima domanda: ma perché?

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