Fiom esclusa dalla contrattazione.

di Fulvio Nebbia*

Lunedì 23 luglio sono iniziate le trattative per il rinnovo del CCNL dei metalmeccanici che vedono da una parte Federmeccanica e dall'altra i sindacati FIM, UILM, UGLM e FISMIC, ma non la FIOM, cioè quello più grande e rappresentativo.

Questo, a detta dell'organo di rappresentanza degli industriali, perché il sindacato facente capo alla CGIL non ha sottoscritto il precedente contratto del 15 ottobre 2009 e quindi, essendo in discussione il suo rinnovo, non è stato invitato al tavolo delle contrattazioni.
Comprensibilmente, soprattutto alla luce dei recenti avvenimenti legati alla FIAT, come gli accordi di Pomigliano, che hanno incrinato, col benestare del Centrosinistra, la politica dei contratti nazionali, la reazione della FIOM non si è fatta attendere e il sindacato ha organizzato una giornata di scioperi su tutto il territorio nazionale, in occasione dell'apertura di questo ennesimo tavolo separato.
Secondo il segretario generale della FIOM, Maurizio Landini, "è un attacco alla democrazia che non ha precedenti nel nostro Paese, che viola le norme costituzionali sulla rappresentanza.

Siamo a rischio concreto che Federmeccanica faccia accordo con associazioni minoritarie per poi estenderlo a tutti".
Dal canto suo Federmeccanica ribatte che l'esclusione della FIOM dall'incontro per il rinnovo del contratto non è dovuto ad "alcun intento discriminatorio, ma all'esigenza di impostare il negoziato" su "buona fede e correttezza", che, riassumendo all'osso il concetto, dal punto di vista degli industriali sembra coincidere con l'aumento della produttività e della competitività delle aziende a scapito di operai e impiegati, soprattutto alla luce della difficile situazione economica contemporanea, che vede dal 2007 al 2011, secondo l'associazione degli industriali metalmeccanici, una diminuzione del valore aggiunto settoriale di oltre 10 miliardi, una riduzione degli occupati di 260mila unità e un aumento delle retribuzioni contrattuali del 12,7% a fronte dell'8,5% del costo-vita e al 3,9% dei prezzi alla produzione.
Secondo la FIOM, l'obiettivo di Federmeccanica è quello di estendere in tutta Italia il modello FIAT, tenendo fuori dalla trattativa i lavoratori (in questo caso, il loro sindacato più rappresentativo), per i quali intende imporre un peggioramento delle condizioni, accettando di discuterne solo con i sindacati che mostrano un atteggiamento più morbido e accondiscendente. Stando all'interpretazione che fa la FIOM delle linee guida proposte dall'organizzazione degli industriali per il rinnovo del contratto, infatti, le condizioni per raggiungere l'accordo (ma in realtà, come si è visto, anche solo per partecipare alla discussione dello stesso) sono: minimi salariali non garantiti a tutti ma ridefiniti in base alle condizioni dell'azienda, superamento degli automatismi salariali come gli scatti di anzianità, aumento dell'orario di lavoro e della sua flessibilità con una facilitazione nella possibilità di usufruire di tutte le 250 ore di straordinario all'anno previste dal contratto, rivedere il trattamento relativo ai primi tre giorni di malattia e allargare la derogabilità alla legge e ai contratti nazionali all'interno dei contratti aziendali, che si vorrebbero promuovere e diffondere maggiormente (si legge nel testo presentato da Federmeccanica: "più in generale, occorre definire soluzioni che rendano la contrattazione aziendale sempre meno subordinata a quella nazionale seppur con essa coordinata").
Insomma, l'impressione è che in Italia si stia sempre più affermando un pensiero unico che corre in una sola direzione (quella della tutela degli interessi dei soggetti più forti) e che cerca di emarginare, zittire e spesso colpevolizzare le voci che dissentono o che portano avanti interessi diversi da quelli dominanti.

Quest'esclusione appare come l'ennesimo tassello di questa strategia più o meno coordinata.

E questo non vuole assolutamente dire che la FIOM abbia ragione su tutto e, per contro, Federmeccanica torto su tutto: ognuna delle due organizzazioni fa infatti il suo lavoro e cerca di spostare l'ago della bilancia dalla propria parte, il che è giusto e legittimo fintanto che, nel gioco della contrattazione, si arriva a un equilibrio condiviso, mentre diventa insopportabile arroganza quando la parte economicamente e politicamente più forte decide a priori di escludere dalla discussione chi la pensa in modo diverso e non si mostra disposto ad accettare tutti i compromessi che si vorrebbero imporre.

Soprattutto se chi viene escluso esprime la rappresentanza maggioritaria delle persone che poi subiranno materialmente gli accordi raggiunti.

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