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Come ti trovo l’erede inconsapevole

di Elisabetta Colombo*

Spulciando negli archivi di tutto il mondo, la società francese Coutot va a caccia anche in Italia di parenti, magari lontanissimi, che possono però vantare diritti su patrimoni "abbandonati"

L’idea venne all’avvocato Amédée Coutot: aprire uno studio genealogico per fornire un valido supporto ai notai nella ricerca di eredi.

Dal 1895, quando l‘intraprendente avvocato aprì la prima sede a Parigi, l’attività è andata di successo in successo, aprendo altre filiali in Francia, passando nelle mani del figlio Maurice, espandendosi negli Usa e acquisendo l’attuale forma societaria con la partecipazione di Jean Claude Roehrig e dei suoi figli.

E nel 2001 a Genova viene aperta la prima sede italiana, seguita, nel 2008, da quella di Milano.
Trovare eredi è un lavoro tutt’altro che semplice: pazienza, meticolosità, tenacia e una grande professionalità permettono di ricostruire l’albero genealogico della famiglia e di trovare superstiti in tutto il mondo.

Anche oggi in Francia, dove i genealogisti hanno un loro albo professionale, la società lavora soprattutto su mandato dei notai, che gestiscono il 90% delle eredità, affiancandoli fin dall’apertura della successione, per certificare tutta la mappa dei parenti, in Svizzera collabora soprattutto con le banche. In Italia, dove le successioni sono gestite anche da avvocati, commercialisti e assicurazioni, il lavoro è ancora più complesso.

«Ci adattiamo alle normative dei Paesi in cui operiamo», spiega Nadia Spatafora, direttrice delle sedi italiane, «che sono diverse: in Svizzera, per esempio, si eredita solo fino al 4° grado, mentre in Italia e in Francia fino al 6°.

E quando si trova un erede si propone una scrittura privata, quello che in gergo si definisce Contratto di rivelazione di diritti successori».

Se ereditare da un ricco e lontano parente è il sogno di molti, quando arriva la telefonata la prima reazione è quasi sempre di rifiuto: chi appende la cornetta, chi si fa una risata, chi, temendo una truffa, ricopre di insulti i genealogisti.

Le reazioni sono quelle di estrema diffidenza e c’è chi arriva a chiamare la polizia.

Alla Coutot, oltre che genealogisti, sono anche un po’ psicologi perché convincere qualcuno di aver ricevuto una ricca eredità da uno sconosciuto non è così facile come sembra.

La società però si impegna ad anticipare tutte le spese necessarie per entrare in possesso dell’eredità, chiedendo per sé una percentuale, calcolata sul netto e variabile in base al grado di parentela e all’entità dei beni, che varia dal 10 al 30% e che verrà incassata solo quando l’iter sarà completato.

Considerando che in Francia le tasse di successione arrivano al 60% mentre in Italia sono al massimo all’8%, con una franchigia di un milione di euro per figli e coniuge, il guadagno della società, calcolato sul netto, varia molto da Paese a Paese.

«Il fatto di non dover anticipare nulla fa cadere ogni timore», spiega Nadia Spatafora: «La firma del contratto ci legittima come legali rappresentanti dell’erede e a quel punto possiamo iniziare le pratiche per riscuotere il cosiddetto attivo ereditario: se nel frattempo si trovasse un erede più prossimo o ci fosse qualche altro imprevisto, il nostro cliente non avrebbe perso nulla comunque».

Il servizio è gratuito invece per chi affida alla Coutot l’incarico di trovare gli eredi: qualche notaio scrupoloso, amministratori testamentari, insomma tutti coloro che gestiscono i patrimoni.

La ricerca viene condotta tra registri comunali, archivi civili, parrocchie e cimiteri, poi si redige una mappa genealogica con la certificazione dei legittimi eredi: un lavoro che può durare anche 2-3 anni.

La pratica si apre dove il defunto ha l’ultima residenza e da lì la Coutot comincia la sua caccia agli eredi: se non si trovano entro 10 anni, l’eredità finisce nelle casse dello Stato.

E 10 anni, che sembrano molti, non sono poi così tanti se gli eredi sono sparsi per il mondo.

A volte capita che, dopo lunghe e costose ricerche, spunti all’improvviso un testamento che lascia i parenti a bocca asciutta e la società senza provvigioni, per non parlare della scoperta di testamenti falsi.

«Casi quotidiani sono quelli di figli estromessi dal nuovo coniuge e che non potrebbero sobbarcarsi le spese per far valere i loro diritti; con noi invece, che interveniamo seguendo la pratica e anticipando le spese necessarie, possono recuperare serenamente ciò che spetta loro», sottolinea con entusiasmo la giovane manager.

Lo zio d’America, proprio così

La realtà svela spesso situazioni familiari difficili: figli che si sono allontanati e hanno perso i contatti con la famiglia d’origine, genitori che estromettono dal testamento i figli di primo letto, figli naturali sconosciuti ai fratelli.

Uno spaccato della società che cambia.

Ma gli zii d’America non esistono più?

Esistono, anche se sono sempre più rari.

I casi curiosi non mancano nella storia della Coutot italiana: c’è il novantenne trevigiano che ha ereditato un milione da una parente di cui, ovviamente, ignorava l’esistenza, come avviene nel 99% dei casi; ci sono gli eredi di artisti giramondo, ma anche quelli di un anziano che mangiava alla mensa della Caritas e che morendo ha lasciato oltre un milione di euro a ignari parenti.

«Ricordo benissimo il mio primo caso in Italia: una signora che aveva difficoltà economiche e che doveva occuparsi di una figlia disabile, ma che non voleva credere alla notizia, temendo una truffa. Le abbiamo telefonato più volte ma lei tergiversava, finché ho deciso di andare a trovarla personalmente e l’ho convinta. L’eredità le ha tolto parecchie preoccupazioni e per anni abbiamo ricevuto i suoi auguri a Natale e qualche telefonata di aggiornamento».

Spesso l’eredità è l’occasione per ritrovare le proprie origini e riscoprire la storia della propria famiglia, come nel caso di Rosario Di Piazza, un broker d’assicurazioni romano che, grazie al lavoro della Coutot, ha finalmente “conosciuto” la zia di cui aveva tanto sentito parlare.

«Un cugino di Napoli mi chiamò nel 2007 per anticiparmi la comunicazione della società: presso il Tribunale di Roma c’era una procedura aperta per una presunta eredità giacente, proveniente da una cugina di mio nonno. Quella “zia” io non l’avevo mai conosciuta ma ne avevo sentito parlare nei racconti di mia mamma. La famosa “zia Margherita” aveva sempre suscitato in me curiosità, ma sapevo solo che era sposata con un italo-svizzero e che viveva tra Roma e Firenze».

Così il broker scopre che la prozia, che credeva morta da tempo, era deceduta solo nel 2004 e che, non avendo figli, l’eredità andava ai parenti di gradi successivi: in totale 21 persone, parenti di 5° grado sparsi in Italia e in parte a Londra.

Non solo, la famosa zia Margherita in realtà era Margherita Cattaneo, giornalista, scrittrice e sceneggiatrice, negli anni ’60, della serie Nero Wolf.

Insomma, una donna tutt’altro che anonima. Rosario Di Piazza si è messo alla ricerca di quelle puntate dello sceneggiato ma non ha avuto successo: non esistono nemmeno foto della zia, ma quella ricerca lo ha entusiasmato.

«La cosa interessante, oltre al fatto di aver finalmente scoperto chi fosse realmente zia Margherita, è stata la piacevole sorpresa di aver ritrovato tutta la famiglia. L’eredità consisteva in due immobili e nei diritti d’autore: ognuno di noi ha ricevuto qualche decina di migliaia di euro, una cifra che non cambia la vita, ma che mi ha spinto ad andare a vedere una di queste case e a immaginarla animata dalla presenza della mia parente».

In questo caso la Coutot ha agito su un’eredità giacente, ovvero una di quelle destinate a passare nelle mani dello Stato.

«Spesso si parte proprio da lì, dalle eredità giacenti presso i tribunali. E inizia così la nostra attività di ricerca per trovare i possibili eredi», dice Nadia Spatafora. «Queste storie», ammette Di Piazza, «possono dar luogo a atteggiamenti: un’estrema litigiosità o, al contrario, la ricomposizione. Nel nostro caso è successo proprio questo: alcuni di noi, quelli più giovani, si sono ritrovati in tribunale e hanno seguito l’iter più che altro per curiosità».

La società non ha preteso nulla fino al pieno possesso dei beni e anzi, su richiesta del tribunale, ha ricostruito l’albero genealogico della famiglia risalendo fino al 1800.Parenti serpenti

È andata in tutt’altro modo la vicenda di Marcella Maggi.

«Uno zio che non vedevo da anni ha lasciato un’eredità da dividere con i cugini e una zia senza figli; quando l’ho saputo non ci volevo credere, e quando la Coutot mi ha mostrato i documenti ho consultato persino un avvocato. Era tutto vero: mi sarei aspettata di festeggiare con i cugini ricordando lo zio e invece si è scatenata la guerra perché mi volevano estromettere».

Marcella è convinta però che i soldi facciano bene.

«Sono le persone, con il loro egoismo e la loro avidità, a trasformare una gioia da condividere in una lotta familiare. Per fortuna ho firmato la procura, fidandomi della società dove ho trovato professionalità e umanità. E ho avuto i miei soldi che ho condiviso con marito e figlio».

Nelle due sedi italiane lavorano sette persone che, a seconda dei casi, sono aiutati da una squadra che interviene prontamente dalla Francia, dove la presenza della società sul territorio è capillare, con 4.000 casi all’anno e 250 persone nelle 34 succursali.

«Abbiamo uffici anche in Spagna, Belgio, Svizzera, America del Nord e Polonia. Perché la Polonia? Perché i casi di eredità provenienti da ebrei sono molto numerosi: in Polonia gli archivi sono distrutti e per fare le ricerche è necessario avere persone sul posto. E poi c’è il corrispondente in Argentina alla ricerca dei parenti emigrati».

Molte le ricerche di parenti che spingono i professionisti della Coutot in Sud America: l’ultimo viaggio a Caracas, per una pratica avviata in Liguria.

O addirittura in una favelas brasiliana dove una 18enne saprà a breve di essere l’unica erede, parente di 4°grado, di un defunto italiano dal quale riceverà, beata lei, una vera fortuna. A lei sì cambierà la vita.

Dall’apertura in Italia, nel 2002, si è arrivati al 725° caso, il che fa una media di 70 casi all’anno: non pochi se si pensa che a volte le ricerche si estendono in tutto il mondo.

Gli eredi si trovano quasi sempre ma spesso sono proprio loro a rifiutare l’eredità, perché non vogliono avere più niente a che fare con la famiglia o perché temono eventuali debiti: così almeno il 30% dei casi non va a buon fine.

Non è la storia del fratello di un defunto, identificato con un colpo di fortuna. Viveva in Spagna, ma continuava a non volere quell’eredità.

«Poi un giorno si è presentato in ufficio: un anziano distinto, elegante, gentile. Ha firmato la procura e noi abbiamo fatto il nostro lavoro. È tornato, si è preso i soldi e i gioielli ed è sparito di nuovo. Senza pagarci!».

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