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Terra di santi e di poeti

di Fulgenzio Ciccozzi

C'è un'immagine dell'aprile del 2009, particolarmente significativa, che ritrae un lembo dell'abito francescano posato sul piedistallo ligneo della statua di Sant’Antonio il cui retro fuoriesce dalle mura lesionate della chiesa dei Ss Nicandro e Marciano. Sant’Antonio ha un legame particolare con Santa Rufina: un piccolo borgo adagiato su un belvedere dell’altopiano roiano.

Il 13 giugno si festeggia Sant’Antonio da Padova che operò a favore dei poveri e delle vittime dell'usura.

Il 17 gennaio, invece, i suoi abitanti rievocano le vicende umane e spirituali che hanno caratterizzato la figura dell’abate con la tradizionale distribuzione del pane consacrato (le panette) e la benedizione degli animali domestici.

Gli antichi rituali, che delineano in maniera significativa i festeggiamenti in loro onore, si ripetono da secoli e rappresentano per la collettività un importante momento di socializzazione e di condivisione.

Oggi, grazie all’aggregato provvisorio sorto alle sue pendici, il paese è divenuto un punto di riferimento sociale della vallata roiana.

Già da un primo impatto visivo, la considerazione che se ne trae è la contrapposizione tra la distruzione e la desolazione del centro storico e la vivacità che caratterizza la comunità del villaggio Map.

Sono cambiati i punti di ritrovo che prima trovavano negli slarghi e nelle aie del paese i principali luoghi di aggregazione.

Anche la “mitica” bottega di Sali e tabacchi (la Cantinera) era a suo tempo un importante luogo di incontro per i locali.

La storia di Santa Rufina ruota intorno ad antiche tradizioni pervenuteci dalle frequentazioni dei tenutari e delle maestranze, al seguito dei loro armenti, con gli ambienti pastorali della campagna romana. Non dimentichiamo che l’allevamento ovino era l'unica industria possibile dell’epoca.

Tali consuetudini ci sono state tramandate soprattutto da alcuni componenti della famiglia Perilli: casata che negli anni ha inequivocabilmente forgiato la vita sociale di questa contrada. Passando in un tratto di via Mazzini, in cui fino a quattro anni fa si ergeva l’arco de Giuannetta, i ricordi diventano più nitidi.

Girato l'angolo si entra nella zona che prima del sisma era forse la più suggestiva del borgo: “Preore”.

In quel piccolo scorcio di altri tempi si trova una chiesetta, succursale di San Marciano, in cui si celebrava il tradizionale Triduo che iniziava con la Messa vespertina del giovedì Santo.

Sulla facciata di questa piccola pieve è inserito lo stemma dei Colonna: famiglia romana che teneva in feudo l’Università di Roio tra il Cinquecento e il Seicento.

Il piccolo edificio sacro conserva un prezioso affresco di un allievo del Perugino che raffigura la Madonna con il bambino (dipinta tra le immagini di Santa Rufina e Seconda) volgarmente chiamata la Madonna della seggiola.

Percorrendo un breve tratto di via Casale, qualche decina di metri più in là, incastonati nel fabbricato che insisteva accanto al piccolo slargo denominato la “Casata”, nei pressi di via Due Archi, c'erano dei conci di origine romana e decori di epoca rinascimentale per i quali sarebbe opportuno, quando le condizioni lo permetteranno, una possibile ricollocazione (se non in loco almeno in altra sede accessibile) affinché non vengano disperse quelle poche testimonianze del nostro passato che sono sopravvissute all'incedere degli eventi che hanno di fatto modificato nei secoli  l'impianto vicano del nostro altopiano.

Lasciando il paese dei “poeti a braccio”, e dirigendosi nei pressi di ciò che resta della chiesa di San Nicandro, si nota subito una successione di case tinte di giallo che ci raccontano ben altre storie. I MAP sono divenuti un punto d’incontro di diverse famiglie, non solo della vallata.

Quello che emerge, già da un primo approccio con la realtà locale, è la moltitudine di giovani che arricchiscono il contesto sociale dell’insediamento provvisorio.

I più piccoli si ritrovano spesso a giocare, sotto l’occhio vigile della comunità, nello spazio posto nei pressi di una stele (restaurata dall’istituto Paolo Brenzoni di Sant'Ambrogio di Valpolicella – Verona) che ricorda i caduti delle due guerre.

Gli anziani, nonostante tutto, sono agevolati nelle relazioni sociali grazie alla contiguità dell’abitato coeso in un circoscritto sedime che consente loro di coltivare agevolmente le amicizie con i vicini. Anche la stradina secondaria che fiancheggia il villaggio offre ai nostri genitori e nonni l'opportunità di ristorarsi con piccole camminate e fermarsi a parlare nella piazzola attigua a una piccola fonte situata poco distante dalle loro case.

Vicino al parcheggio è stato allestito un centro ricreativo (costruito soprattutto grazie all’impegno del comitato della frazione costituitosi nel 2009) in cui  vengono celebrate anche le funzioni religiose, in attesa che possa tornare fruibile l’antico fabbricato sacro in cui le impalcature per l’avvio dei lavori sono già da qualche mese ivi sistemate.

Nel frattempo, il centro storico, immerso tra le trame di spazi indistinguibili, aspetta, nonostante la difficile l'evoluzione programmatico finanziaria attuale, il ritorno dei suoi abitanti al momento privati dei loro affetti e delle loro case.