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Il  Miracolo  di Santa  Margherita  a  Villamagna

Ricostruzione storiografica di Elisabetta Mancinelli email¬† Questo indirizzo email √® protetto dagli spambots. √ą necessario abilitare JavaScript per vederlo.

All'inizio dell'ottavo secolo le incursioni dei Saraceni e dei Turchi lungo le coste d'Italia erano molto frequenti e hanno lasciato tracce dovunque con incendi, cristiani fatti prigionieri e resi schiavi per essere venduti.

Risalivano i corsi dei fiumi e penetravano anche nelle zone interne.

A testimonianza di ciò restano le numerose torri di avvistamento costruite lungo il  litorale e  molte  tradizioni  e leggende che la letteratura popolare narra per testimoniare  l’antagonismo  tra  arabi e  cristiani.

I termini  turco  e  saraceno per  l’immaginario  popolare  erano sinonimi  di peccatore e uomo spietato.

Da circa quattro secoli  a  Villamagna, piccolo paese della provincia di Chieti, il 13 luglio si rinnova la vicenda  dei Saraceni che, sbarcati furtivamente sulle coste del vicino Adriatico, si spinsero lungo la Valle del Foro per assediare il paese  ma furono fermati da Santa Margherita, patrona del luogo.

La festa in  suo onore ha una tradizione molto antica, non c'è persona in paese che non sappia qualcosa in merito.

Una cerimonia dunque dal grande valore simbolico¬† proprio di qualsiasi festa popolare¬† che non si preoccupa di ricostruire meticolosamente la ricostruzione storica, ma che proprio per questa sua ingenuit√†, rende la festa per Santa Margherita in Villamagna una delle pi√Ļ significative tra il vasto repertorio delle tradizioni Abruzzesi.

Nel piccolo centro  infatti, si rivive ogni anno il miracolo operato dall'amata protettrice.

Margherita, nativa della Bisidia (Asia minore) è sempre viva nella storia e nella fantasia dei villamagnesi che, nel lontano 1566, salvò il popolo del paese  dai Saraceni.

Questi , guidati da Pialy Pascià, dopo aver firmato un armistizio con il duca di Calabria (figlio di Ferdinando d'Aragona), si erano diretti dapprima con scarsi risultati verso le isole Tremiti e poi sulle coste abruzzesi mettendo a ferro e fuoco Ortona, Francavilla e la badia di Santo Stefano sul fiume Sinello.
Si diressero poi verso i sobborghi del paese e qui avvenne il miracolo.

La rappresentazione di questo  miracolo di Santa Margherita, organizzata dal Comune di Villamagna  e  dalla Pro Loco, in collaborazione con le associazioni locali, ogni anno  ricostruisce, in un'ora circa, tutte le fasi di quell'assedio.

La mattina del 13 luglio , dopo le cerimonie religiose  e la processione durante la quale la statua di Santa Margherita attraversa le strade del centro, viene rappresentata la battaglia.

Un gruppo di giovani vestiti alla turca  armati di lance , alcuni a cavallo altri a piedi marciano mimando una incursione mentre un drappello di tre soldati ,mandato in avanscoperta, si trova improvvisamente davanti una misteriosa ragazza che li prega di desistere dai loro propositi distruttivi e poi sparisce.

Ma i Saraceni  vengono rincuorati dal comandante che li incita a proseguire, fatta poca strada  ecco che la fanciulla misteriosamente riappare  e li esorta di nuovo a tornare indietro.

I Saraceni decidono lo stesso di sferrare l’ultimo attacco , ma  si trovano davanti una trave incandescente  che sbarra loro il passo, mentre la fanciulla  riapparsa  di nuovo oltre il fuoco li ammonisce severamente.

I belligeranti sconvolti indietreggiano fino alla località  la Croce dove decidono di rinunciare all’assedio e al saccheggio e di entrare a Villamagna da amici.

Avanzano fino alla chiesa dove la popolazione è raccolta in preghiera davanti alla statua della santa in cui riconoscono la fanciulla misteriosa  e il capitano le  dona il suo pennacchio tempestato di  gemme.

La rappresentazione si conclude con la conversione dei saraceni  a cui vengono offerti dolci e vino , mentre  la Santa viene  omaggiata  da  fanciulle recanti in testa  cesti ricolmi di spighe di grano ornate di rami di basilico , fiori e ciambelle .

Queste offerte richiamano alle feste agrarie  di ringraziamento  di cui fanno spesso  menzione i folcloristi del secolo scorso.

Questa suggestiva rievocazione sarà celebrata nel paese anche quest’anno.

Il paese,  ogni anno il 13 luglio, torna ad essere assediato dai Saraceni.

A mezzogiorno in punto, si tiene la memoria liturgica di Santa Margherita vergine e martire, come vuole la tradizione Villamagna torna infatti a combattere contro i Saraceni.

In ricordo della salvezza dalle orde turche di Pialì Pascià che nel 1566, dopo aver saccheggiato le coste abruzzesi, si accingeva  a depredare anche i centri dell'entroterra.

La rappresentazione del miracolo di Santa Margherita, organizzata dal Comune di Villamagna e dalla Pro Loco, in collaborazione con le associazioni locali, ricostruisce, in un'ora circa, tutte le fasi di quell'assedio.

Il tutto inizia con i Saraceni accampati nei dintorni di Villamagna: prima di attuare il loro piano di devastazione, i turchi mandano in avanscoperta un drappello con a capo tre uomini scelti per spiare se il paese è protetto da una guarnigione e preparare quindi l'attacco.

Giunti nei sobborghi della cittadina, mentre i tre scrutano la zona, improvvisamente appare una fanciulla che sbarra a loro il passo.

Dopo averli intimoriti, la misteriosa apparizione sparisce.

I soldati che accompagnavano il drappello si arrestano sconcertati, ma non ne vogliono sapere di rinunciare all'assedio.

I Saraceni decidono di far intervenire comunque il grosso della truppa la Provvidenza però inverte le sorti della battaglia e si grida al miracolo, mentre i turchi si convertono al cristianesimo.

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