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La Processione degli Incappucciati

Ricorrenza: il Venerdì Santo

La processione del Venerdì Santo, deve la sua rinomanza anche alla fiaccolata durante la quale sfilano circa 2.500 confrati incappucciati, che portano i fercoli di Gesù morto e della Madonna Addolorata, sulle note di diverse marce funebri.

I riti sacri vengono avviati dalla Santa Messa che si tiene al Duomo, nota come rito delle tenebre, che consiste nella lettura e meditazione sul Passio Domini, un lungo e dettagliato passo del Vangelo sulla passione di Gesù, suddivisa in sette parti.

Alla celebrazione eucaristica, seguono alcuni riti tradizionali: i canonici, vestiti con cappuccio viola e la veste che tocca terra, e l'ermellino bianco sulle spalle, scalzi, percorrono la navata centrale del Duomo in tutta la sua lunghezza, genuflettendosi tre volte per rievocare le tre cadute di Cristo nella salita al Calvario.

Anticamente, per riprodurre lo spaventoso boato delle tre cadute di Gesù venivano accatastate delle pesanti sedie che poi erano fatte cadere provocando una fortissima eco fra le mura della chiesa.

Giunti all'altare maggiore, essi adorano il prezioso Crocifisso ligneo tenuto velato sin dal giorno precedente. La banda rileva le confraternite

Da Montesalvo l'omonima confraternita si appresta a raggiungere il Duomo, nell'altra parte della città, per unirsi alla Processione.

Alle 17 una delle bande cittadine si reca presso la Chiesa di San Leonardo per accompagnare in processione la Compagnia della Passione, alla quale, durante il tragitto verso il Duomo, si accoderanno tutte le altre confraternite, men che quelle del Santissimo Salvatore, dell'Addolorata e di Maria Santissima della Visitazione.

Il corteo, abbracciato da due ali di folla lungo le vie del centro storico, sosta presso la Chiesetta dell'Addolorata per consentire alle migliaia di confrati di omaggiare la Madonna Addolorata, la cui statua è già stata collocata sulla cosiddetta “vara”.

Finito questo lungo rito, i confrati dell'Addolorata si dispongono a chiusura della processione e portano all'esterno della chiesa il fercolo della Vergine, che viene posto nel portico per essere ammirato da fedeli. Il fercolo della Madonna Addolorata si avvia al Duomo.

La vara della Madonna Addolorata ricorda quello della "Macarena" di Siviglia.

La statua di Maria, appare con il capo reclinato a sinistra ed una espressione d'angoscia e dolore impressa sul volto, con le labbra socchiuse in un gemito di disperazione, e le mani, a differenza di quanto avviene in gran parte delle statue mariane, non sono giunte, ma una, la destra, stringe il seno in corrispondenza del cuore, trafitto dal dolore, mentre la sinistra afferra un fazzoletto.

Il collo è cinto da una preziosa collana d'argento contenente una reliquia.

Fino agli anni settanta, il resto del corpo era invece ricoperto di ex-voto.

La Madonna indossa un ampio manto merlato di velluto nero in segno di lutto, e la vara, sormontata da una cupoletta, è illuminata dalle lampadinette, con fiori bianchi ai piedi della statua.

Terminata l'esposizione del fercolo dell'Addolorata, alle 16,45 esso viene portato a spalla dai confrati lungo via Mercato Sant'Antonio, viuzza secondaria piena di botteghe che in questa occasione trabocca di gente, superata la quale i confrati si immettono in una via Roma stracolma, lungo la quale muovono il fercolo con un ritmo lento e ondulatorio accentuato dalle marce funebri che sottolineano la tragedia della madre di Gesù che piange suo figlio morto.

Il fercolo del Cristo Morto viene portato in Duomo.

Contemporaneamente, dalla parte superiore della città i confrati del Santissimo Salvatore percorrono in processione le vie Salvatore, Portosalvo, Tre Palazzi e Roma per portare al Duomo l'urna del Cristo Morto, che attenderà l'arrivo della Madonna Addolorata all'interno della cattedrale.

L'urna monumentale, che alle 17,00 entra in cattedrale, è un pregiato lavoro di ebanisteria, fatta di legno massiccio lavorato, e laminato in oro zecchino, sormontato da una croce e avente quattro angeli con le ali spiegate posti agli angoli e vetri che rendono visibile il corpo di Gesù contenuto all'interno.

Adagiato su una coltre di raso, Cristo è rappresentato coronato di spine e reca molte ferite sanguinanti, con barba e capelli incolti e la bocca digrignata, coperto solo da un perizoma bianco.

Prima di questa urna, risalente al 1935, veniva usata una molto più piccola e leggera.

I misteri Gesù risorto portato in processione

Salendo verso il Duomo, la Confraternita della Passione porta, secondo un ordine ben preciso lungo le due file, i cosiddetti "misteri", ovvero i simboli per fare memoriale della passione di Cristo.

Sul lato sinistro si possono individuare: la lanterna che condusse i soldati ai Getsemani, la spada di cui San Pietro si servì per tagliare l'orecchio di uno dei soldati, un guanto simboleggiante le mani di Ponzio Pilato, la corona di spine poste sul capo di Gesù, i flagelli con i quali venne frustato, il tamburo che scandì l'ascesa al Calvario, il velo con cui la Veronica asciugò il volto insanguinato del Cristo, i chiodi con i quali fu crocifisso, la scritta INRI posta sulla sommità della croce, i dadi che furono usati dai soldati romani per tirare a sorte le vesti da contendersi, la lancia con la quale Gesù fu ferito al costato, e la scala, in miniatura, con la quale fu deposto dalla croce.

Sul lato destro si notano invece: il calice da cui Gesù bevve nell'orto degli ulivi, la borsa con i trenta denari per i quali Giuda tradì il suo maestro, le funi con cui fu legato, il mantello rosso che lo coprì nel pretorio, una colonna di marmo che ricorda il luogo dove Cristo fu frustato, la canna che gli fu messa tra le mani, la bacinella e la brocca con cui Ponzio Pilato si lavò le mani, la croce che fu caricata sulle spalle di Gesù, il martello che servì per conficcare i chiodi, la tenaglia adoperata per toglierli, la spugna imbevuta di aceto che gli fu data per dissetarsi per umiliarlo, e il sudario nel quale fu avvolto prima di essere deposto nel sepolcro.

Ma il più curioso fra tutti i Misteri è certamente il gallo, narcotizzato leggermente con del vino, ma ben vivo, ornato con nastri multicolori, che canta due volte come quando San Pietro rinnegò per tre volte di conoscere Gesù.

L'afflusso in Duomo degli incappucciati

I confrati incappucciati sostengono croci e bastoni, oltre al cuore di fiori allestito da ogni confraternita, salendo al Duomo

Intanto, le confraternite si sono disposte fuori dal Duomo in base ad un preciso ordine delle precedenze, che nel 1941 fu discusso addirittura dal Vaticano per risolvere una controversia.

La prima è la Compagnia della Passione che con i "Misteri" apre la processione, preceduta da una banda musicale e dal coro dei cosiddetti 'mbriachi (ubriachi) che cantano i lamintanzi (lamenti), sorta di gemiti di dolore che rievocano la passione di Gesù.

Seguono poi, in ordine di fondazione più recente, la Confraternita del Santissimo Crocifisso di Pergusa, il Collegio di Valverde, la Compagnia del Santissimo Sacramento, la Confraternita di Maria Santissima delle Grazie, il Collegio di S. Giuseppe, la Compagnia del Rosario, la Confraternita di Maria Santissima Addolorata, la Confraternita di Maria Santissima della Visitazione, la Confraternita del Sacro Cuore, la Confraternita dello Spirito Santo, la Compagnia di Maria Santissima Immacolata, l'Arciconfraternita delle Anime Sante del Purgatorio, la Confraternita di Maria Saantissima la Donna Nuova e infine la Confraternita del Santissimo Salvatore.

L'Addolorata sale in Duomo e incontra il Cristo Morto

Alle 18,15, il fercolo della Madonna Addolorata viene caricato, sempre a spalla dai confrati, sulla grande scalinata del Duomo, e viene posizionato all'interno della cattedrale dove l'attendeva l'urna del Cristo Morto. Seguendo l'ordine sopra descritto, poi, tutti i confrati entrano in Duomo salendo la gradinata centrale e defluiscono, con forte effetto scenico, all'interno della chiesa: attraversando la navata centrale, essi rendono omaggio al Cristo Morto e poi escono dal portale secondario, sistemandosi così in piazza Mazzini pronti per l'inizio della Processione vera e propria.

La Processione dal Duomo al Cimitero 

L'urna sfavillante del Cristo Morto si accoda alla processione degli incappucciati lungo via Roma
Il fercolo dell'Addolorata segue in processione l'urna di
Cristo in una via Roma
a luci spente
I confrati procedono silenti e solenni in
Processione.

Dopo che tutti i confrati hanno attraversato la navata centrale del Duomo per rendere omaggio all'urna del Cristo Morto, e sono usciti dal portale laterale di San Martino, intorno alle 19,00 i fercoli di Gesù prima e dell'Addolorata appresso vengono usciti in processione, preceduti dalla banda e dalla cosiddetta Spina.

Si tratta di una preziosa Croce reliquiario in argento del XVI secolo, al cui centro, incastonata in una casella di vetro, si trova una delle spine della corona di Cristo assieme ad un pezzo della sua croce.

La croce è innestata in un candeliere decorato allo stesso modo, ovvero con motivi a ramoscelli e fiori dorati, mentre la sua base presenta cesellate delle arpie con possenti ali e grandi artigli. La Spina viene condotta in processione dal 1733, quando cioè la principessa di Santa Caterina donò la croce al Tesoro del Duomo con la precisa volontà che fosse portata in processione il Venerdì Santo.

Un boato di applausi accoglie l'uscita dal portale centrale del Duomo della Spina, del Cristo Morto subito condotto in processione lungo Via Roma e dell'Addolorata portata dai confrati: il fercolo della Madonna discende lentamente la scalinata della cattedrale, sulle note di alcune marce funebri composte apposta per l'occasione nell'Ottocento, e viene quindi posto al centro di una piazza Duomo stracolma al pari dell'attigua piazza Mazzini - affollata dai 3.000 confrati - per ricevere l'adorazione e le preghiere di una folla silente.

Per alcuni minuti il fercolo della Vergine in lutto per la morte del Figlio viene trattenuta in piazza e poi esso viene prelevato a spalla dai confrati più forzuti e anch'esso segue la processione già avviata.

Si tratta, probabilmente, della processione più lunga della Sicilia, poiché si snoda per oltre 2 km e vede l'intero centro storico cittadino riempirsi di una calca di migliaia di persone, ordinatamente disposte ai lati della via Roma come in un abbraccio che le due ali di folla stringono ai quasi 3.000 confrati che sfilano per ore con la visiera abbassata attraversando Enna alta da un capo all'altro.

L'Addolorata, ondeggiando sulle mani dei confrati come ad accompagnare le note delle marce funebri intonate dalle bande, discende la Via Roma preceduta dal lunghissimo e policromatico corteo cui prendono parte massivamente tutte e 15 le confraternite cittadine con 3.000 confrati incappucciati.

La suggestione della Processione dei Misteri è data dalla rievocazione di eventi a tutti noti che suscitano la pietà popolare dei fedeli.

Tace il caotico traffico ennese, tace il frenetico shopping, si spengono le vetrine dei negozi, delle banche, degli uffici, per lasciare che migliaia di torce collocate in imponenti cordoni luminosi gettino luce quando il sole comincia a calare, senza perciò turbare un'atmosfera di mestizia.

La processione scorre lenta per il Corso di via Roma, attraversando tutte le piazze protagoniste della vita cittadina, da Piazza Napoleone Colajanni alle Piazze Umberto I e IV Novembre, fino ad arrivare alla centralissima Piazza Vittorio Emanuele II, meglio nota come Piazza San Francesco, dove le troupes televisive effettuano delle riprese aeree dell'intera processione.

Nelle piazze sono regolarmente accalcate migliaia di persone, ed il Belvedere cittadino è anch'esso strapieno, nonostante la processione non lo attraversi.

La processione raggiunge a questo punto piazza Matteotti, l'incrocio cittadino più pesantemente trafficato e abitualmente rumoroso e movimentato: ma all'arrivo dei confrati, che procedono lentamente , la vita frenetica si ferma improvvisamente per cedere il passo all'evento religioso.

Essa si snoda dunque per tutta via Roma, per sopraggiungere poi in via Libertà ed arrivare quindi in un anomalo quadrivio del Monte, dove si accalcano soprattutto i fedeli ad attendere l'arrivo della processione. Percorso per tutta la sua lunghezza il viale Diaz, il solenne corteo raggiunge finalmente il vastissimo spiazzale antistante il Cimitero intorno alle 20,45.

Il clero ha naturalmente seguito la processione: un baldacchino ospita il Vescovo, seguito dai monsignori e dai parroci.

Tutti e due i vescovi della provincia di Enna, quello della Diocesi di Piazza Armerina e quello di Nicosia, assistono alla processione nel capoluogo.

Dalla benedizione al Cimitero al ritorno in Duomo

Il Cristo Morto in un bagno di folla nel piazzale antistante il Cimitero, dove avviene la solenne benedizione

Una sosta strategica ha luogo dunque nell'enorme spiazzale antistante il Cimitero storico di Enna.

Le confraternite defluiscono verso gli spazi loro appositamente riservati, mentre il resto della piazza è occupato dai fedeli in coda.

Da un palco allestito in un angolo da cui l'intera piazza è ben visibile, viene impartita la solenne benedizione, dopodiché la Spina ed i fercoli del Cristo Morto e della Madonna Addolorata entrano nella Chiesa annessa all'ex Convento dei Benedettini mentre i tremila confrati ripartono a volto scoperto, come si usa sin da quando, nel 1860, la polizia borbonica fu ingannata dai patrioti che si camuffarono da confrati. La processione è solitamente anticipata da una fiumana di folla che si riversa sull'antica e stretta via del Popolo, unicamente illuminata dalle flebili torce, per precedere i confrati ed attenderli al loro arrivo in centro, dove si accalcano anche i turisti ed i visitatori. I tremila incappucciati, infatti, intasano da soli la viuzza e la presenza di molti fedeli ai lati sarebbe impossibile. Intanto, i confrati della Donna Nuova si accodano alle altre 14 confraternite accompagnando i fercoli e la Santa Spina nella discesa che li condurrà nuovamente verso piazza Matteotti e via Roma.

La risalita, colpisce per il fatto che le visiere di tutti i confrati sono alzate, ed i loro volti, che in tutte le processioni svoltesi durante la Settimana Santa erano rimasti rigorosamente coperti, sono ora visibili ai fedeli.

Dopo l'arrivo al Duomo, con confrati, fedeli e musicisti stremati per l'ultima dolce salita, i fercoli ritorneranno alle loro rispettive chiese di provenienza in processione - prima il Cristo, poi la Madonna - ed il rito avrà termine.

Lungo il corso della processione si vanno inserendo progressivamente tutte le 15 confraternite, e la massa dei 3000 confrati incappucciati rende Enna il vertice isolano dei riti pasquali.

Il fercolo dell'Addolorata, dalla cui chiesa escono, a un certo punto del tragitto, quasi tutte le confraternite, viene portato in processione fino al Duomo.

I confrati reggono fercoli dorati e baldacchini che accolgono la Croce reliquiario e la statua della Madonna Addolorata. Infine, la processione fa rientro al Duomo.

Fonte www.siciliasud.it 

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