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La Via Crucis

Ricorrenza: dalla sera del 19 marzo al Venerdì Santo

Come ogni anno nel giorno del Venerdì Santo si celebra a Barile il rito della Passione, una suggestiva Via Crucis rappresentata da oltre 200 anni.

Il Paese, sede di una grande comunità arbereshe, organizza, inoltre, la festa Java Madhe legata alle tradizioni pasquali del paese d'origine della comunità.

A Barile si usa che dal 19 marzo, ogni sera e fino alla notte del Giovedì Santo, i giovani facciano squillare le trombe sotto le finestre di coloro che vestiranno i panni dei personaggi principali della Via Crucis.

E che a rappresentare la figura del Cristo sia un giovane che già dal mese prima abbia iniziato un periodo di digiuno e meditazione.

Queste consuetudini sono antiche quanto la processione stessa, che sembra risalire al 1627.

In essa l’insieme dei personaggi pagani e cristiani sta a significare il legame tra fede, storia e tradizione.

Il lunghissimo corteo percorre tutto il paese con centoventisei partecipanti che compongono venticinque quadri, e tali sembrano per l’assoluta rigidità che assume chi interpreta la Samaritana, la Veronica e Maria Addolorata.

Tra i tanti personaggi della tradizione ebraica come il Cireneo, Caifa, Pilato e San Pietro, qui emergono, in modo particolare, due figure senza precise motivazioni storiche ma in stretta relazione con la tradizione pagana locale: il Moro e la Zingara.

Il primo, con abiti orientali impreziositi da collane, il capo ricoperto da un alto turbante, gioca con un ragazzo più piccolo, moro anch’egli.

La Zingara rappresenterebbe la lussuria o colei che fornì i chiodi per la crocifissione o, ancora, l’alterigia poiché procede allegramente infischiandosene di quanto accade intorno.

Il suo costume e quello della bambina che l'accompagna sono letteralmente ricoperti d’oro: collane, bracciali, anelli, spille e orecchini, tutto quanto le famiglie del paese sono riuscite a racimolare per un temporaneo prestito.

Le luccicanti “fortune”, scortate da un buon numero di carabinieri, sono meglio esibite nei passi di danza che le zingare accennano lungo il percorso.

Ma i momenti salienti della rievocazione sono le cadute di Gesù che avvengono in posti predeterminati: il numeroso pubblico, incurante degli sbarramenti, circonda completamente la scena interrompendone per un attimo la compostezza.

Il rientro del corteo in chiesa e la restituzione dei monili d'oro ai legittimi proprietari conclude la cerimonia mentre il pubblico si disperde tra le mostre d'arte e di artigianato allestite lungo il corso principale.

Cenni storici

Barile è un comune della provincia di Potenza, in Lucania.

È uno dei paesi di origine albanese della Lucania, che conserva ancora tradizioni etniche e linguistiche di tipo arbëreshë.

Non si conosce con esattezza l’origine del nome del comune.

Alcuni ritengono che derivi da Barrale o Barelium, termine che indicava i dazi sui greggi.

Altri credono che venga dai barili di legno, usati per conservare il famoso vino coltivato nella zona, Aglianico del Vulture. A dimostrazione di ciò è il suo stemma, che illustra un barile fra due alberi d’abete e un grappolo d’uva.

La zona di Barile fu popolata in tempi antichi da una colonia di greci, che però abbandonò in seguito il luogo.

Il casale di Barile esisteva al tempo di Roberto d'Angiò, all’inizio del XIV secolo, com’è testimoniato da un documento del 1332 che parla dei due casali di Barile e di Rionero in Vulture.

Il vescovo di Rapolla decise di far popolare Barile da gente straniera al Regno, avendo come privilegio l'esenzione dei tributi fiscali per un decennio.

Il casale crebbe dal XIV al XVII secolo a seguito dell'immigrazione di quattro colonie di greci e albanesi, che portarono con sè i loro usi ed il culto religioso, costruendo chiese dove si sistemavano.

La prima colonia greco-albanese, detta degli "Schipetari", arrivò nella zona probabilmente nel 1477 e fu soprannominata dalle popolazioni locali colonia di Clefiti o ladri.La seconda colonia, definita dei "Coronei" perché provenienti da Corone, arrivò intorno al 1534, dato che la loro città di origine fu abbandonata a seguito di una pestilenza.

La seconda ondata di profughi si stanziò sulla stessa collina scelta dagli "Schipetari".

La terza colonia giunse nel 1597 ed era composta da, approssimativamente, trenta famiglie di Coronei provenienti da Melfi, stanziatisi a Barile dopo numerose ostilità con la popolazione melfitana, mentre la quarta ed ultima colonia arrivò all'incirca nel 1675, quella dei "Mainotti", così chiamata perché provenienti da Laconia e da Maina, l’antica Leuctra.

Furono chiamati anche "Camiciotti", per via della camicia nera che indossavano.

Nel 1861 il paese divenne parte integrante del brigantaggio lucano, avendo come personaggi di spicco Michele Volonnino, Caporal Teodoro e Michele Barbaro, uomini fedeli a Carmine Crocco che si opposero al governo sabaudo di Vittorio Emanuele II che si era da poco insediato.

Il 23 luglio 1930, Barile, come tutta l'area del Vulture, venne danneggiata da un forte terremoto che colpì le province di Avellino e Potenza.

Nel 1964, Pier Paolo Pasolini girò a Barile alcune scene del film “Il Vangelo secondo Matteo”, selezionando alcune comparse tra la popolazione locale.

Fonte Wikipedia

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