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La Festa dei Pasquali

Ricorrenza: la Domenica di Pasqua

Il giorno di Pasqua a Bormio, in Lombardia, si svolge la tradizionale Festa dei Pasquali.

I Pasquali sono dei grandi carri allegorici portati a spalla per le vie del centro della città.

Oggi rappresentano una usanza connotata da profilo fortemente folkloristico ma con uno sfondo religioso che affonda le sue profonde radici nella cultura pastorale ed agreste dei nostri avi.

La tradizione risale a quando i cinque reparti di Bormio gareggiavano nell’agghindare nel miglior modo possibile un agnellino per mezzo di nastri e fiocchi per poi portarlo a ricevere la benedizione nella piazza principale del paese.

Con il passare degli anni lo spirito di competizione dei reparti contribuì ad accrescere la manifestazione: il semplice ornamento degli agnellini si arricchisce dalle sfilate degli abitanti dei rioni nel tradizionale costume bormino.

È a partire dal 1932 che i pasquali assumono la veste di barelle portate a spalle dai giovani del paese così come le conosciamo oggi.

I lavori di preparazione delle portantine iniziano già molti mesi prima della Pasqua.

Si inizia con l’individuare quello che è il significato del Pasquale e cioè quello che vuol essere il messaggio a sfondo religioso che si intende rappresentare.

Il lavoro artigianale per la realizzazione è imponente.

I Pasquali vengono quindi portati in sfilata lungo tutta la Via Roma fino alla Piazza del Kuerc ove, dopo la benedizione, sostano fino al giorno successivo.

Cenni storiciBormio è un comune della provincia di Sondrio, situato in Valtellina, nel Parco Nazionale dello Stelvio

L’etimologia del nome Bormio è tuttora controversa data l’incertezza dei documenti ritrovati.

Una prima ipotesi è la derivazione dal tedesco Warm (caldo) in relazione alle acque termali mentre un secondo orientamento ritiene che la derivazione sia dalle divinità galliche " Borvo" o "Bormo" a cui erano dedicate allora numerose località termali.

Altrettanto controverse sono le origini dei primi abitanti: la più accreditata ipotesi ritiene che i primi bormini fossero discendenti degli etruschi testimoniata dal ritrovamento in zona di manufatti riconducibili agli antichi toscani.

La prima certa colonizzazione del territorio risale all’età del bronzo per mezzo del popolo dei Reti.

Anche in seguito, con l’inizio della dominazione romana non esistono documenti atti a provare la romanità di Bormio: solo verso la fine del IV secolo , sotto il regno di Teodosio, si ritrova qualche riscontro sul bormiese.

Bormio con tutta probabilità era un "oppidum turritum" che, fino alle invasioni barbariche, potè contare su una certa tranquillità.

Tuttavia, come sottolineato dagli storici, sono scarsi i nomi romani che si rinvengono nel bormiese.

Tra le testimonianze del tempo la menzione di "Acque Burmiae" in una lettera scritta da Cassiodoro per il re Ostrogoto Teodato già nel 535 che rivela come la località e le sue acque termali fossero già conosciute ed apprezzate in epoca romana.

Successivamente, sempre al tempo della dominazione romana, Bormio diventa un “pagus ad conventus” nei confronti dell’impero, per poi, con la cristianizzazione, organizzarsi in Pieve nei confronti della Chiesa.

Bormio seguirà quindi, come il resto della Valtellina, le sorti dell’Italia sotto le dominazioni di Eruli, Goti, Bizantini, Longobardi e Franchi.

Proprio ai Goti si deve la realizzazione di quella che un tempo era conosciuta come “Via Imperiale di Alemagna” che collegava la Valtellina all’Engadina attraverso la Valle di Cancano.

Anche se le prime fonti documentarie risalgono all’VIII secolo, documenti certi e più precisi si hanno solamente con l’età comunale.

Durante il periodo tra il X e il XIII secolo Bormio fu oggetto di accese contese feudali tra i vescovati di Como e Coira vista l’importanza strategica dei passi alpini della zona.

In questo periodo, sfruttando abilmente la lotta tra i due vescovati, Bormio riesce a conquistare una crescente autonomia, ottenendo privilegi importanti sui dazi delle merci in transito.

Privilegi che si consolidarono sempre più sino a partire dal 1376 con l’ascesa del casato dei Visconti in Valtellina, con cui Bormio si trovò sotto l’influenza milanese.

Da questo momento in poi le sorti di Bormio seguirono quelle della Valtellina riuscendo però a mantenere la propria autonomia comunale.

Fondamentale crocevia dei valichi alpini che portavano nel cuore dell’Europa, Bormio visse oltre un secolo di grande prosperità e indipendenza, testimoniata anche dall’emanazione della Magna Carta Libertatis Burmii.

L’invasione dei provincia di Sondrio, situato in Valtellina, nel Parco Nazionale dello Stelvio nel 1487 tolse al Contado molti dei privilegi acquisiti e durò per circa tre secoli con piccole parentesi di occupazione francese e spagnola.

Con la fine del dominio Grigione nel 1797 Bormio passò alla repubblica Cisalpina e quindi, in seguito all’assegnazione del Congresso di Vienna, al Lombardo-Veneto allora in mano agli austriaci.

Venne quindi meno l’autonomia e, dal quel momento innanzi, Bormio seguì le sorti della storia del nascente stato italiano.

Anche in epoca recente la storia di Bormio è ricca: l’antico Contado si sviluppò inizialmente dedicandosi prevalentemente all’agricoltura ed all’allevamento, veri pilastri portanti dell’economia del tempo.

Tutto ciò fino ai primi decenni del 1900 quando prevalse la propria naturale vocazione turistica a cui venne dato impulso con la realizzazione degli impianti di risalita e degli stabilimenti termali.

Non dimentichiamo inoltre che molte delle più importanti battaglie della Prima Guerra Mondiale furono combattute sulle cime attorno al paese.

Fonte: bormio3.it

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