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Pazienti, ecco i diritti da tutelare

Tempo, riparazione dei torti, privacy: il cittadino deve sapere come difendersi

Il diritto alla salute è tutelato dalla Costituzione, ma al cittadino  spetta sapere come fare per difenderlo.

I casi di malasanità sono l’apice del mancato diritto, ma anche in situazioni meno complesse possono manifestarsi disagi, problemi, carenze da parte di chi dovrebbe tutelare i diritti del paziente, da quelli basici a quelli complessi.

Il paziente ha diritto infatti, come prevede la Carta dei diritti del malato, all’assistenza, alla decisione, all’informazione, al tempo, alla sicurezza e alla protezione, al rispetto della privacy, alla qualità, alla differenza, alla riparazione dei torti e l’elenco potrebbe continuare.

Se generalmente il diritto alla salute è tutelato dalla Costituzione, a livello europeo le specifiche indispensabili sono racchiuse nella Carta Europea dei diritti che stabilisce i 14 punti nodali sui diritti del paziente che i Paesi devono condividere, al fine di creare una armonia di fondo tra i sistemi sanitari nazionali.

I riferimenti per la comprensione dei diritti non mancano; poi esistono i problemi pratici, nei quali il cittadino si imbatte.

Sapere che ad esempio, nei casi di una violazione subita, si ha diritto alla riparazione del torto in tempo breve e in misura congrua, non è certo pleonastico.

Così come sapere che il diritto al tempo va rispettato al pari di quello della burocrazia e degli operatori sanitari.

Partiamo proprio dallo spinoso caso delle tempistiche.

Il cittadino, a monte, dovrebbe sapere quali sono le prestazioni sanitarie per cui il Piano Nazionale di Governo delle liste d’attesa fissa i tempi massimi.

Dovrebbe poi sapere le disposizioni regionali nel sito della regione di appartenenza o nell’Urp della sua Asl.

Che succede quindi se i tempi massimi di attesa vengono superati?

L’Asl deve indicare le strutture pubbliche o convenzionate che sono in grado di prestare servizio, e in caso contrario, deve autorizzare la prestazione intramoenia.

In tal caso, il cittadino non deve sostenere spese aggiuntive oltre al ticket.

Se non si rispetta questa procedura, il paziente ha diritto a chiedere che sia individuata la struttura in cui ricevere la prestazione agli organi di competenza, fra cui figura l’Urp, punto di raccordo tra struttura sanitaria e cittadino.

Come detto, quindi, non tutte le prestazioni sono uguali.

Prendiamo il caso di una visita di controllo i cui tempi comunicati superino quelli pubblicati nel piano: che deve fare il cittadino?

I tempi massimi per le prestazioni diagnostiche-specialistiche in regime di ambulatorio valgono per le prime visite e per gli esami diagnostici, ma non per i controlli periodici.

Se il cittadino vuole che la prestazione sia eseguita in tempi più brevi, pur non essendo una prima visita, deve parlarne col medico che potrà certificare che sono necessari tempi più brevi.

Anche l’area clinica può determinare  percorsi di accesso preferenziali: una visita specialistica cardiologica o oncologica va eseguita entro 30 giorni, quindi l’attesa non può superare questo lasso di tempo.

Non di rado, un torto chiede di essere riparato, in tempi brevi e in modo congruo.

Quindi, tra le azioni che il cittadino può compiere quando subisce un danno in area sanitaria, c’è il diritto di avanzare un reclamo all’Urp, oppure di chiedere l’intervento della commissione conciliativa o del difensore civico, la figura istituzionale nominata dalla Regione, che può accogliere le richieste dei cittadini su informazioni per avanzare procedimenti amministrativi o segnalare situazioni di gravità.

Quindi è a lui che spetta informare il cittadino sulle iniziative possibili verso l'ufficio inadempiente, esaminare i documenti in possesso dell'amministrazione ed eventualmente indirizzare il cittadino verso la struttura più adeguata per la risoluzione dei suoi problemi.

Tra i motivi per cui richiedere risarcimento, spiccano i danni biologici permanenti o temporanei e quelli morali e patrimoniali conseguenza dell’errore medico, e i casi di errata diagnosi.

E in casi di mancata prestazione?

La possibilità di fare un’azione non manca ma va provato che si è ottenuto un nocumento dal mancato esame, nel caso di un controllo di routine.

Nel caso di controlli più complessi, come detto, nel caso oncologico e cardiologico, il paziente dovrebbe essere tutelato dalle tempistiche obbligate.

Diversamente, può decidere di procedere con un’azione anche se, senza un danno biologico conseguenza diretta del ritardo, è difficile avere ragione. Se poi il ritardo provoca danni, ecco il diritto al risarcimento per danno biologico.

www.yahoo.com

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