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La battaglia di Bazzano

Si svolse il 2 giugno 1424

Seguendo gli avvenimenti interni al Regno Angioino, un susseguirsi di crisi dinastiche durante tutto il XIV secolo, L’Aquila fu al centro di un evento politico-militare di proporzioni nazionali.

 

Nelle lotte che scaturirono dallo Scisma d’Occidente e che causarono conflitti anche legati alla successione al trono di Napoli, L'Aquila seguì le sorti di un competitore, ora dell'altro, conseguendo nuovi privilegi, crescendo in fama ed in potenza, fino a divenire, dopo Napoli, la più importante città del Regno.

All’interno di tutto questo sommovimento dal 1419 si pose Braccio da Montone, un conte di origine perugina, il più grande condottiero del secolo XV, nominato dalla Regina Giovanna II di Napoli governatore degli Abruzzi.

L'ambizione del venturiero non si limitò ad assumere quel ruolo: Braccio da Montone provocò una guerra che mise a repentaglio l’esistenza stessa del Regno Angioino di Napoli.

La Regina Giovanna chiamò allora al suo servizio Muzio Attendolo Sforza, un tempo amico e commilitone di Braccio, ma ora suo acerrimo nemico, affinché gli si opponesse.

Nel Maggio del 1423 Braccio al comando di numerose truppe invase il territorio Aquilano, assalendo e conquistando tutto il contado legato alla città dell’Aquila: dall’autunno del 1423 iniziò l’assedio della città.

Presto questa guerra perse il suo originario valore, per acquisire un importanza più che regionale. In questa guerra trovarono soluzione molti dei problemi lasciati in sospeso durante il XIV secolo: da un lato i due partiti militari Sforzeschi e Bracceschi si trovarono sul campo per scontrarsi in una battaglia che finalmente stabilisse quale delle due arti militari avesse il sopravvento, da un altro si mettevano alla prova i due princìpi dell'indipendenza comunale Aquilana e la preponderanza della signoria di Braccio, infine trovarono una parziale soluzione i problemi legati alla successione al trono di Napoli.

L'Aquila, assediata per oltre un anno, durante il quale si susseguirono numerosi assalti del conte, perse quasi tutti i villaggi e le rocche che ne costituivano il “Comitatus” isolando di fatto la città.

Gli aiuti inviati da Napoli dalla Regina Giovanna in soccorso degli aquilani, andarono perduti, poiché lo Sforza, bloccato a metà strada dallo stesso Braccio, nel passaggio del fiume Pescara era annegato lasciando L’Aquila alla mercé del perugino.

Sembrava, per le condizioni di vita che si facevano ogni giorno piĂą dure, che da un momento all'altro la cittĂ , in cui erano rimasti solo gli uomini atti alla difesa, dovesse capitolare. Solo un nuovo intervento della Regina, con il sostegno del nuovo Pontefice Romano da poco elevato al Soglio, Martino V, consentirono un ulteriore tentativo di soccorso.

Questa volta l’armata guidata da Jacopo Caldora, un nobile abruzzese per professione soldato di ventura e da Francesco Sforza, figlio di Muzio Attendolo e futuro signore di Milano, giunse in vista dell’Aquila il 25 maggio 1424.

Finalmente giunse il giorno della resa dei conti sul campo di battaglia.

Il 2 giugno 1424 vedendo le truppe Pontificio-Napoletane soccombere sotto gli attacchi delle truppe del Conte di Montone, gli Aquilani guidati da Antonuccio Camponeschi, nobile cittadino e soldato di ventura anche lui, assalirono l'esercito Braccesco con l’impeto di chi cercava la vendetta per le devastazioni subite e lo sconfissero.

L'Aquila fu salva: Braccio morì due giorni dopo la battaglia per le ferite riportate nel tentativo di bloccare gli attacchi aquilani.

Questa guerra, combattuta per l'Aquila, costò la vita dei due più grandi condottieri del secolo XV.

Da questo evento prese il via l'epoca d’oro cittadina in cui L’Aquila raggiunse il massimo del suo splendore.

Estratto da "L'Aquila 2 Giugno 1424 – La Battaglia di Bazzano" di A. Ciuffetelli e A. Tozzi, L'Aquila 2012

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