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La battaglia di Okinawa

La battaglia di Okinawa, nome in codice operazione Iceberg, si è svolta sull'omonima isola nipponica tra il 1° aprile e il 22 giugno 1945, nell'ambito della più ampia campagna delle Isole Vulcano e Ryukyu durante la seconda guerra mondiale.

Si tratta della più grande operazione anfibia operata sul fronte del Pacifico dagli Alleati nel corso del conflitto.

La battaglia fu una delle più sanguinose e feroci di tutta la campagna in Estremo Oriente: la 10ª Armata statunitense del generale Simon Bolivar Buckner Jr. fu duramente impegnata dalla fanatica resistenza opposta dalla 32ª Armata giapponese del tenente generale Mitsuru Ushijima, che nel corso del 1944 aveva organizzato un intricato complesso difensivo in grotte fortificate il cui fulcro era rappresentato dal castello di Shuri.

Le divisioni statunitensi impiegarono i giorni dal 1º aprile al 22 giugno per stanare i difensori, espugnare a costo di grandi sacrifici Shuri e inseguire i superstiti soldati imperiali nell'estremo lembo meridionale di Okinawa, dove per la maggior parte essi preferirono il suicidio alla resa.

La campagna si concluse dunque con la quasi completa distruzione della guarnigione nipponica e gravi perdite tra le fila statunitensi (pari a circa il 30% degli effettivi); inoltre, per la prima volta sul fronte del Pacifico, si assistette al coinvolgimento diretto della popolazione civile, che fu pesantemente coinvolta nelle operazioni belliche.

Si stima che si ebbero circa 150.000 vittime tra gli abitanti di Okinawa, tra cui migliaia di cittadini che si suicidarono pur di non cadere in mano dei soldati americani, dipinti come demoni dalla propaganda giapponese.

La dimensione delle perdite e delle distruzioni è da ascriversi all'uso massiccio che entrambi gli schieramenti fecero dell'artiglieria

L'eccezionale violenza delle operazioni su Okinawa fecero propendere gli alti comandi statunitensi verso una soluzione alternativa alla programmata invasione anfibia del Giappone, ovvero l'utilizzo della nuova bomba atomica su importanti centri abitati situati nel territorio metropolitano del Giappone.

In seguito alla distruzione di Hiroshima e Nagasaki e agli effetti debilitanti del blocco navale del paese, il 15 agosto il governo imperiale si arrese agli Alleati.

Durante la conferenza del Cairo del dicembre 1943 il presidente Franklin Delano Roosevelt e il primo ministro Winston Churchill avevano delineato i piani di prosecuzione della guerra nell'Oceano Pacifico, che avevano confermato la strategia della doppia linea d'avanzata: una attraverso il Pacifico centrale e una attraverso il Pacifico sud-occidentale, le quali dovevano convergere nelle Filippine e portare alla creazione di basi avanzate per attaccare l'isola di Formosa, Luzon e le coste della Cina entro la primavera del 1945.

Alle forze dell'ammiraglio Chester Nimitz, comandante in capo statunitense del Pacifico e della United States Pacific Fleet, fu affidata la prima direttrice, mentre la seconda era di competenza del generale Douglas MacArthur, che guidò una serie di attacchi lungo le coste settentrionali della Nuova Guinea.

Nel corso di queste operazioni la flotta del Pacifico condusse decine di sbarchi e distaccò un gruppo via via più nutrito a supporto del generale MacArthur; una forte componente aeronavale ebbe invece il compito di contrastare le possibili controffensive della marina imperiale.

La rapidità dei successi nel 1944 spinse gli Alleati a rivedere i piani concordati al Cairo e Formosa divenne l'obiettivo principale.

Di conseguenza, nel mese di marzo, i capi di stato maggiore riuniti (Joint Chiefs of Staff - JCS) incaricarono Nimitz di preparare i piani per l'operazione Causeway: un attacco anfibio contro Formosa stabilito per i primi giorni del 1945.

Allo stesso tempo MacArthur ebbe ordine di progettare l'attacco e la conquista preliminare di Luzon.

Nimitz affidò il comando di Causeway all'ammiraglio Raymond Spruance, comandante della Quinta Flotta e della sua esperta componente aeronavale, la Task force 58. Spruance a sua volta ebbe un comandante subordinato, il viceammiraglio Richmond Turner, capace ufficiale che aveva comandato l'apparato anfibio della Flotta del Pacifico sin dagli sbarchi a Guadalcanal.

Del comando delle forze terrestri, riunite nell'appena costituita 10ª Armata, fu investito il tenente generale Simon Bolivar Buckner Jr., fino ad allora comandante generale in Alaska e protagonista nella riconquista delle isole Aleutine.

Nonostante lo stato di avanzata completezza dei piani per Causeway, alcuni ufficiali superiori espressero ben presto i loro dubbi a riguardo; il 23 agosto 1944 Nimitz rese comunque pubblico il rapporto Causeway.

Dopo Formosa sarebbero state investite le Ryūkyū e le Bonin contemporaneamente (o in alternativa le Ryūkyū e le coste cinesi) come preludio allo sbarco su suolo giapponese.

Non tutti i comandanti erano però d'accordo sulla necessità di occupare Formosa; il generale Buckner si oppose fermamente per le difficoltà che le forze americane avrebbero affrontato nel rifornimento di truppe e mezzi e, d'accordo con il comandante dell'aviazione nel Pacifico generale Millard Harmon, chiese l'annullamento dell'operazione; propose anzi di procedere senza indugio all'attacco degli arcipelaghi delle Bonin e delle Ryūkyū.

Anche l'ammiraglio Ernest King, capo di stato maggiore e delle operazioni della United States Navy, si disse dubbioso e sostenne che l'avanzata verso il Giappone avrebbe dovuto seguire la direttrice Luzon-Iwo Jima-Ryūkyū.

Dato che lo scopo principale dell'avanzata in queste ultime isole era quello di impadronirsi delle basi aeree più grandi per i bombardamenti preparatori sul Giappone e per istituire un «corridoio aereo» fra l'arcipelago nipponico e gli aeroporti nemici a Formosa e Luzon, fu concordato di occupare prima di tutto una base sussidiaria su un'isola intermedia, di facile conquista, allo scopo di fornire un punto d'appoggio ai quadrimotori Boeing B-29 Superfortress.

La scelta cadde su Iwo Jima nelle Bonin, che già disponeva di due aerodromi.

Il JCS approvò tale impostazione e affidò a MacArthur l'invasione di Luzon, prevista per il 20 dicembre 1944.

L'ammiraglio Nimitz fu invece autorizzato a sbarcare su Iwo Jima esattamente un mese più tardi, sebbene per successive difficoltà tecnico-logistiche l'assalto poté avere inizio solo il 19 febbraio.

Una volta occupata l'isola sarebbe scattata l'operazione «Iceberg», lo sbarco sull'isola di Okinawa, che avrebbe potuto beneficiare delle ingenti forze aeronavali libere da altri impegni. A questo punto, perciò, il JCS considerò Formosa un obiettivo strategico successivo e l'operazione Causeway fu annullata: i quadri di comando, la struttura e le truppe già radunate furono invece riutilizzati.

I giapponesi nel frattempo si resero conto che il perimetro difensivo istituito nel 1942 era ormai indifendibile, e nel settembre 1943 i vertici delle forze armate giapponesi avevano definito una nuova «zona nazionale di difesa assoluta», che comprendeva le Curili a nord, le Bonin, le Marianne e le Caroline nel Pacifico centrale, la Nuova Guinea, le Indie Orientali Olandesi e la Birmania.

L'avanzata americana del 1944 aveva infranto questo baluardo; le isole Marianne erano state in parte occupate e le Caroline isolate.

La distruzione della base aeronavale di Truk e la disfatta nel Mare delle Filippine convinsero il Primo ministro Hideki Tōjō a rassegnare le dimissioni a metà luglio 1944.

Fu rimpiazzato dal bellicoso Kuniaki Koiso, che mantenne l'influenza dei militari nel governo giapponese.

Nella primavera del 1945 la situazione dell'Impero era ormai critica; anche in Cina l'operazione Ichi-Go si era arenata e aveva conseguito solo risultati parziali.

Il Gran Quartier Generale imperiale mise allora a punto il piano Ten-Go per la difesa del ridotto cordone difensivo Hainan-costa cinese-Formosa-isole Ryūkyū, delle quali Okinawa era stata riconosciuta come bastione principale.

Nel febbraio 1945, con la perdita di Manila e lo sbarco di divisioni marine su Iwo Jima, l'Impero giapponese fu definitivamente tagliato fuori dai rifornimenti di greggio, metalli e gomma provenienti dalle ricche Indie Orientali Olandesi: gli stati maggiori generali di esercito e marina concordarono nel ritenere Okinawa l'obiettivo della prossima offensiva nemica e intensificarono i lavori di fortificazione.

Nimitz era lo stratega dell'operazione, mentre Spruance era incaricato di condurre le operazioni contro le Ryūkyū.

Facevano parte della 5ª Flotta la squadra portaerei veloci Task Force 58 (TF 58) comandata dal viceammiraglio Marc Mitscher e la squadra portaerei britanniche TF 57 al comando del viceammiraglio Bernard Rawlings, che avrebbero dovuto lanciare attacchi aerei prima degli sbarchi, per neutralizzare le forze aeree giapponesi e appoggiare, prima e durante la campagna, l'aviazione dell'esercito proveniente dalle basi cinesi e del Pacifico sud-occidentale.

Le unità della TF 51 dell'ammiraglio Turner erano quelle più direttamente impiegate negli sbarchi e la complessa formazione di questo gruppo era motivata dal difficile compito di occupare e difendere Okinawa.

Questa unità avrebbe contrastato ogni tentativo di attacco giapponese, e inoltre avrebbe compiuto azioni di dragaggio prima dell'assalto e fornito appoggio aereo e copertura difensiva alla 10ª Armata una volta stabilita la testa di ponte.

Questi compiti furono affidati alla Forza d'appoggio anfibia (TF 52) del contrammiraglio William Blandy e alla Forza di fuoco e di copertura (TF 54) del contrammiraglio Morton Deyo.

La Forza d'attacco settentrionale (TF 53), comandata dal contrammiraglio Lawrence Reifsnider, comprendeva un gruppo d'assalto costituito dal III Corpo anfibio dei marines (III AC) del maggior generale Roy Geiger e dalle divisioni dei marines 1ª e 6ª dei maggiori Pedro del Valle e Sheperd.

La Forza d'attacco meridionale (TF 55) comandata dal contrammiraglio John Hall, Jr., comprendeva i trasporti che dovevano essere impiegati dalle truppe d'assalto del XXIV Corpo anfibio del maggior generale John Hodge, della 7ª Divisione di fanteria (maggior generale Arnold) e della 96ª Divisione di fanteria (maggior generale Bradley).

Altri tre gruppi facevano parte della forza d'invasione: il Gruppo di attacco delle isole occidentali, il Task Group 51.1 sotto il contrammiraglio Ingolf Kiland, le cui forze erano composte dalla 77ª Divisione di fanteria del maggior generale Bruce; il TG 51.2 del contrammiraglio Wright con la 2ª Divisione marines del maggior generale Watson che avrebbe compiuto un'azione dimostrativa a sud di Okinawa il 1º aprile; e il Gruppo di riserva (TG 51.3), comandato dal commodoro Mc Govern, con la 27ª Divisione di fanteria del maggior generale Griner Jr.

Un'altra formazione dei marines, in aggiunta al III Corpo, era quella del maggior generale Mulcahy della 10ª Armata, che doveva fornire copertura aerea non appena le sue squadriglie si fossero installate sull'isola.

I piloti inizialmente assegnati alla Tactical Air Force (TAF), proveniva dal 2º Stormo dell'aviazione dei marines, mentre altri elementi dell'aviazione dell'esercito avrebbero dovuto far parte del gruppo da bombardamento del generale Mulcahy, ma nessuna di queste giunse a Okinawa prima di giugno.

La flotta avrebbe dovuto trasportare alle soglie del Giappone circa 182.000 uomini delle truppe d'assalto, mentre in totale sarebbero stati impiegati circa 548.000 uomini dell'esercito, della marina e dei marines, con l'appoggio in totale di 318 navi da combattimento e 1139 navi ausiliarie, senza contare i mezzi da sbarco.

La campagna di terra statunitense fu comandata per la prima volta nella guerra del Pacifico da un generale dell'esercito, Simon Bolivar Buckner Jr., che aveva al suo comando la 10ª Armata statunitense, costituita dal III Corpo anfibio dei marines e il XXIV Corpo anfibio dell'esercito.

I primi rinforzi per Okinawa cominciarono ad affluire nel giugno 1944 allo scopo di rimpinguare la 32ª Armata del tenente generale Masao Watanabepostavi a presidio.

I giapponesi procedettero ad arruolare gli autoctoni (dettiBoeitai), cui dettero un addestramento di base ed equipaggiamento: in totale circa 20 000.

Furono inoltre organizzati tra i 750 e i 1 700 giovanissimi volontari studenti liceali in gruppi chiamati Yekketsu ("Sangue e acciaio per le unità imperiali").

Essi avrebbero dovuto svolgere funzioni di collegamento ed eventualmente essere schierati in prima linea o in azioni di infiltrazione e guerriglia dopo l'invasione dell'isola.

Nell'agosto 1944 il tenente generale Mitsuru Ushijima assunse il comando della 32ª Armata, allora composta dalla 9ª, 24ª e 62ª Divisione fanteria e dalla 44ª Brigata mista indipendente; in dicembre, però, la 9ª Divisione fu trasferita a Formosa nonostante le proteste di Ushijima.

La marina imperiale, che dopo la disfatta di Leyte era rimasta inoperosa, fu costretta dagli scherni e dalle pressioni dell'esercito a imbastire una qualche operazione.

Inviò sull'isola la 4ª Unità di scorta di superficie e altri mezzi aeronavali sotto il comando del contrammiraglio Minoru Ota: si trattava di circa 9 000 effettivi, dei quali solo il 35% truppe regolari, il resto essendo civili appartenenti a unità della base navale aggregati all'ultimo momento.

Ota disponeva inoltre di contingenti di battelli esplosivi Shinyō e di un gruppo di sommergibili tascabili, situati nella base di Unten-Ko nella penisola di Motobu.

Nel complesso il generale Ushijima aveva ai suoi ordini circa 100.000 uomini, di cui 67.000 facenti parte delle unità regolari della 32ª Armata, 9.000 formavano le truppe della base navale e circa 24.000 erano volontari indigeni (Boeitai e Yekketsu).

Fu infine schierato lo stormo di Nansei Shoto del colonnello Tanamachi.

I reparti regolari nipponici erano di consistenza varia: la 62ª Divisione del generale Takeo Fujioka, forte di circa 12 000 uomini, poteva essere considerata un'unità efficace e combattiva, la 24ª Divisione proveniente dalla Manciuria, era di recente formazione, ma poteva contare su ben 14 000 uomini mentre la 44ª Brigata mista aveva subito forti perdite durante i viaggi di trasporto ed era stata ricostituita con difficoltà.

Particolarmente curata ed enfatizzata dal Gran Quartier Generale imperiale fu la disponibilità di armamenti pesanti, giacché era previsto che la battaglia fosse di attrito: Ushijima ebbe dunque il 27º Reggimento carri (organizzato in aprile con elementi della 2ª Divisione corazzata in Manciuria, e comprendente di quattordici carri armati medi e tredici leggeri) e la numerosa artiglieria fu riunita nel cosiddetto 5º Comando del maggior generale Kosuke Wada. Esso comprendeva il mediocre 7º Reggimento d'artiglieria pesante, due reggimenti indipendenti d'artiglieria, un battaglione d'artiglieria pesante, il 42º Reggimento d'artiglieria da campagna della 24ª Divisione e reparti cannonieri tratti dalla 44ª Brigata. Inoltre Wada aveva a disposizione il 1º e il 23º Reggimento d'artiglieria media con 36 obici, il 100º Battaglione d'artiglieria pesante con otto cannoni da 150 mm, il 1º Reggimento mortai indipendente con armi del calibro di 320 mm e, infine, il 1º e 2º Battaglione mortai leggeri, assegnati come armi d'appoggio alla fanteria.

La maggioranza delle forze aeree disponibili fu concentrata su Kyūshū, la più meridionale delle isole metropolitane, prevedendo di tenere soltanto un centinaio di velivoli a rifornire Formosa.

Il 5 febbraio 1945 fu completata la riorganizzazione della 1ª Flotta aerea su quattro stormi, battezzati 132º, 133º, 205º e 765º, dislocati per la maggior parte nella parte settentrionale di Formosa, e in parte tra le isole di Ishigaki e Miyako, situate tra Formosa e la stessa Okinawa, che da aprile furono tutti impegnati nella difesa di Okinawa.

La 1ª Flotta si dedicò principalmente all'addestramento delle tattiche suicide e fu affiancata il 1º marzo 1945 dalla 10ª Flotta aerea, articolata sull'11º, 12º e 13º Stormo combinato, che però abbisognava ancora di esercitazioni: fu perciò deputata a riserva della 5ª Flotta aerea al comando del viceammiraglio Matome Ugaki che, costituita dalla 12ª, 25ª Flottiglia aerea e altri reparti aeronautici, ebbe la sua base a Kyūshū e il compito di attaccare le navi da guerra (portaerei in primis).

Alla 10ª Flotta aerea fu perciò assegnato il compito di distruggere trasporti e unità anfibie, mentre quel che restava della 3ª Flotta aerea fu schierato nella pianura di Kantō per difendere il Giappone centrale.

In tutto furono schierati circa 2.100 velivoli, spesso pilotati da giovani aviatori malamente addestrati; perciò nel respingere un attacco americano non si poteva fare affidamento sulle tattiche aeree convenzionali e il comando supremo di Tokyo informò la 5ª e la 10ª Flotta aerea che «non potevano sussistere altre alternative all'infuori dell'adozione degli attacchi speciali».

Il complesso di forze aeronautiche (4.800 aeroplani) rispondeva all'operazione Ten-Ichigo; data però la scarsità di carburante, che limitava le missioni e le ore di addestramento, Ten-Ichigo doveva essere compiuta con missioni aeree di sola andata, con un carico esplosivo massimo.

Il 25 ottobre 1944 il quartier generale di Nimitz rese noto il piano d'operazione Iceberg. La campagna avrebbe dovuto svilupparsi in tre fasi: iniziale occupazione della parte meridionale di Okinawa e delle piccole isole adiacenti, con contemporanea costruzioni di infrastrutture atte a rendere Okinawa una base per ulteriori attacchi contro il Giappone; in seguito si sarebbe conquistata Ie Shima, isola situata a nord-ovest, e la porzione restante di Okinawa; infine si sarebbe proceduto a rafforzare le posizioni alleate nelle isole Ryūkyū, con probabili operazioni contro le altre isole.

Gli alti comandi statunitensi nel Pacifico radunarono una delle più grandi armate navali della storia: la Quinta Flotta, componente navale e anfibia, contò oltre 40 portaerei, 18 navi da battaglia, 200 cacciatorpediniere, centinaia di mercantili, sommergibili, dragamine, cannoniere, mezzi da sbarco, navi d'appoggio, navi officina e decine di squadre di navi per trasporto truppe (le cosiddette Tractor Flotilla).

La flotta fu suddivisa in sei Task Force con compiti specifici. Direttamente interessata dagli sbarchi era la Task Force 51 (TF 51) dell'ammiraglio Richmond Turner che doveva applicare il piano "Fox", ovvero il supporto aeronavale alla 10ª Armata del generale Buckner che doveva prendere terra a nord e a sud delle spiagge di Hagushi, nonché a un terzo distaccamento che aveva il suo obiettivo in Keise Shima, isola impiegabile come postazione supplementare per le artiglierie di grosso calibro durante gli sbarchi del 1º aprile (L-Day).

Una volta stabilite salde teste di ponte, le truppe sarebbero passate sotto il comando del maggior generale Wallace e le forze navali al contrammiraglio Cobb; infine i reparti aerei e le squadre navali da ricognizione sarebbero rimasti di base a Okinawa, sotto il comando generale dell'aviazione dell'esercito per il Pacifico e del comandante della Quinta Flotta.

Il 1º novembre ebbe ufficialmente inizio l'operazione Iceberg e il piano presentato a Turner per l'approvazione finale, e fu definitivamente stabilito di occupare le piccolissime isole di Keise Shima e le isole Kerama (Kerama Shotō) prima degli sbarchi principali a Okinawa.

L'occupazione di Kerama era considerata particolarmente importante dal momento che questo gruppo di isole poteva fornire ancoraggi sicuri per le navi appoggio e basi rifornimento, evitando di operare a largo di Hagushi.

L'occupazione di Kerama fu affidata alla 77ª Divisione di fanteria, che effettuò gli sbarchi il 26 marzo 1945, sei giorni prima dell'L-Day, assieme al 420º Gruppo d'artiglieria da campagna del XXIV Corpo anfibio che prese terra a Keise Shima con i suoi 155 mm, che si sarebbero uniti al fuoco dell'artiglieria aero-navale contro le coste previste per gli sbarchi. Tenendo come limite iniziale d'avanzamento il torrente Bishi Gawa che tagliava in due le spiagge degli sbarchi, il III Corpo sarebbe sbarcato sulla sinistra e il XXIV sulla destra, quindi a nord della cittadina di Hagushi, la 1ª Divisione e la 6ª Divisione dei marines si sarebbero dovute dirigere rapidamente verso l'interno, regolando la loro avanzata con quella dell'esercito sbarcato a sud di Hagushi con le divisioni 7ª e 96ª.

La 6ª Divisione marines del maggior generale Lemuel Shepherd, Jr. avrebbe dovuto impadronirsi dell'aeroporto di Yomitan (Yontan nella storiografia della battaglia) e di proteggere il fianco settentrionale dell'armata, mentre la 1ª Divisione del maggior generale Del Valle avrebbe dovuto partecipare alla conquista di Yontan, occupando velocemente le alture a nord-est del piccolo villaggio di China per poi deviare verso la penisola di Katchin sulla costa orientale. Sulla destra dei marines la 7ª Divisione di fanteria del maggior generale Arcibald Arnold avrebbe occupato l'aeroporto di Kadena e poi come la 1ª Divisione, avanzare velocemente fino alla costa orientale per tagliare l'isola in due.

La 96ª Divisione infine avrebbe occupato le alture circostanti e le spiagge a sud e sud-est per poi avanzare lungo la strada costiera e occupare i ponti presso Chatan, continuando a proteggere il fianco destro dell'armata in questo settore.

Le operazioni terrestri, subito dopo lo sbarco, avevano lo scopo di isolare l'obiettivo della prima fase, comprendente la parte di Okinawa a sud di una immaginaria linea tracciata tra l'istmo di Ishikawa e il villaggio di China, e le isole orientali.

I marines avrebbero dovuto prendere immediatamente il controllo dell'istmo in modo da prevenire l'invio di rinforzi nemici da nord e isolare i giapponesi a sud, con l'ausilio delle divisioni del XXIV Corpo che avrebbero spinto verso sud le forze nemiche.

La seconda fase di Iceberg aveva lo scopo di occupare il settore settentrionale di Okinawa e di Ie Shima da parte delle truppe della 10ª Armata sul luogo, che avrebbero i loro sforzi nell'obiettivo principale rappresentato dalla penisola di Motobu, che si estende verso Ie Shima, e doveva essere occupata con attacchi simultanei terrestri e marittimi.

Dopo la conquista di Motobu le operazioni si sarebbero concentrate su Ie Shima, la cui occupazione avrebbe concluso la seconda fase dell'operazione Iceberg. Il supporto aerei durante queste fasi sarebbe stato fornito dalla Task Force 52 del contrammiraglio Durgin, mentre non appena le squadriglie avessero potuto operare dagli aeroporti occupati dalle truppe statunitensi, il comando sarebbe passato al maggior generale Mulcahy e alla sua Tactical Air Force (TAF) della 10ª Armata, con uomini provenienti dal 2º Stormo dell'aviazione dei marines.

Il piano logistico di Iceberg fu uno dei più elaborati del suo genere di tutta la seconda guerra mondiale: i movimenti dei mezzi da sbarco e della navi da carico dovevano essere programmati su distanze oceaniche, il che richiedeva una linea di rifornimenti di circa 9 000 chilometri attraverso il Pacifico, con undici differenti porti di raccolta. Inoltre il comando della 10ª Armata avrebbe dovuto formare un governo militare, che avrebbe avuto sotto la sua giurisdizione degli oltre 250 000 autoctoni.

Anche il lavoro di spionaggio fu arduo a causa della mancanza di notizie sicure e delle difficili ricognizioni ed esplorazioni convenzionali del territorio, il quale essendo situato dentro le difese dell'impero giapponese, offriva ben poche occasioni per le ricognizioni aeree.

La prima missione con compito di aerofotografia fu effettuata nel settembre 1944 con i B-29, ma i risultati furono scarsi a causa della nebbia: le informazioni migliori furono ottenute durante le incursioni di ottobre.

In totale i B-29 effettuarono 224 missioni di ricognizione fotografica ottenendo risultati di una certa entità, che furono arricchiti dai rilievi del sommergibile Swordfish, che fu inviato da Pearl Harbor il 22 dicembre e fornì informazioni fino al 3 gennaio, quando per cause sconosciute se ne perse la traccia e fu considerato perduto.

La 10ª Armata però non riuscì mai ad avere notizie certe sull'entità numerica del nemico, anche se la sezionecontrospionaggio G-2 riuscì ad essere abbastanza precisa a riguardo delle concezioni tattiche dei giapponesi. Si era stabilito che il nemico avrebbe organizzato una difesa in profondità nella parte meridionale di Okinawa, mentre le forze aeree giapponesi avrebbero sicuramente effettuato attacchi pesanti e ripetuti, soprattutto con la tattica dei kamikaze, che le forze statunitensi conobbero per la prima volta a Leyte.

La Marina giapponese disponeva inoltre di sufficienti unità operative vicino a Okinawa, tra le quali squadriglie di motosiluranti suicide e forse sommergibili tascabili.

I lavori di fortificazione dell'isola iniziarono ad agosto, con la costruzione di un gran numero di capisaldi, casematte e piazzole per cannoni che sfruttarono il rilievo accidentato dell'isola, tutte collegate fra loro da un complesso sistema di tunnel; persino le tombe cinesi sparse per la campagna attorno a Naha vennero trasformate in casematte.

Da settembre, dopo gli sbarchi statunitensi a Peleliu e a Morotai, i lavori accelerarono, dato che i comandi giapponesi erano ormai certi che Formosa, le Ryūkyū e le Bonin erano sarebbero state invase al più tardi nella primavera 1945.

Furono utilizzate numerose grotte e caverne, similmente a quanto avvenne per i lavori di fortificazione di Iwo Jima, ma in questo caso Ushijima poteva avere il supporto dell'aviazione, su cui non poté invece contare Tadamichi Kuribayashi per la difesa di Iwo Jima.

Si pianificò quindi di lasciare sbarcare il nemico indisturbato attendendo l'abbassamento della sua vigilanza, per poi approfittare dell'andirivieni di mezzi navali per lanciare un attacco kamikaze in grande stile, succeduto da un'imponente contrattacco terrestre che avrebbe ricacciato in mare gli invasori.

Nel dicembre 1944 Ushijima fu privato della 9ª Divisione ed egli, che inizialmente pensava di poter combattere sin da subito, dovette adottare una difesa decisamente più passiva: optò per concentrare il grosso delle sue forze nella porzione meridionale di Okinawa, dove fulcro di potenti linee difensive divennero la capitale storica Naha e l'abitato di Shuricon il suo omonimo castello, costruito dagli antichi sovrani delle Ryūkyū.

Lasciò praticamente sguarnita la zona centrale dell'isola e affidò a due battaglioni del 2º Reggimento fanteria (3.000 uomini) la difesa dell'aspra e poco abitata regione settentrionale.

Ormai abituati alle tattiche americane e coscienti della potenza dell'artiglieria navale e del supporto aeronautico statunitensi, i giapponesi decisero di organizzare solide postazioni difensive all'interno sfruttando la natura impervia del terreno, dove speravano di resistere e sconfiggere gli invasori. Per attirare le truppe d'assalto americane verso l'interno, Ushijima ordinò ai suoi soldati di «evitare di aprire il fuoco troppo presto», e in questo senso ebbe un ruolo fondamentale il generale Isamu Chō, capo di stato maggiore di Ushijima, strenuo sostenitore delle fortificazioni sotterranee e in caverna.

Il generale Chō fece costruire innumerevoli postazioni d'artiglieria in caverna, collegate fra loro con camminamenti e gallerie sotterranee; gli ostacoli naturali e artificiali furono inoltre sistemati in modo tale da incolonnare le truppe d'invasione verso zone di fuoco prestabilite, mentre i declivi delle colline furono fortificati da postazioni di artiglieria, mortai e armi automatiche.

Leggi anche: La battaglia di Okinawa - Seconda parte - La battaglia di Okinawa - Terza parte - La battaglia di Okinawa - Quarta parte