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La battaglia di Okinawa

Le casematte e le costruzioni in cemento armato furono spesso abbandonate a favore delle opere in caverna, e quando le dimensioni delle caverne stesse lo consentivano, questa veniva dotata di due o più accessi protetti da mitragliatrice, e a volte divisa in piani.

Questi capisaldi sotterranei erano poi collegati con l'intero sistema difensivo della 32ª Armata e nello stesso tempo servivano a coordinare le piccole unità negli avamposti. Nel complesso essi formavano un anello importantissimo nella catena difensiva esterna di Shuri, dove si trovava il comando d'armata.

La zona difensiva principale fu stabilita a nord di Naha, Yonabaru e Shuri, e a nord di questa linea gli sbarchi non sarebbero stati contrastati, mentre a sud gli invasori sarebbero stati attaccati fin sulle spiagge.

Poiché Ushijima non disponeva di truppe a sufficienza per difendere l'aeroporto di Kadena (Yara Hikojo), i cannoni da 150 mm sarebbero stati impiegati per impedire l'occupazione della base aerea, o quantomeno per ritardarne l'avanzata americana consentendo alla 32ª Armata di assestarsi nella parte meridionale dell'isola, che poteva essere meglio difesa. Shuri fu predisposto a caposaldo principale con numerose artiglierie orientate verso le spiagge di Hagushi (dove avvennero gli sbarchi americani).

Le alture di Chinen dominavano le spiagge di Minatoga e le spiagge della Baia di Nakagusuku e offrivano ai giapponesi una postazione molto favorevole, e la maggior parte delle artiglierie d'armata furono dislocate in quella zona piuttosto che intorno a Shuri.

Il nerbo delle truppe a disposizione di Ushijima venne stabilito in una serie di avamposti a nord di Futema, mentre gli elementi del 1º Reggimento della 62ª Divisione furono disseminati nella zona immediatamente a ridosso delle spiagge Hagushi, con l'ordine di imbastire azioni di disturbo se l'isola fosse stata invasa in quel punto, e di ritirarsi dietro la linea di Shuri dopo aver distrutto gli aeroporti di Yontan e Kadena.

La difesa della parte meridionale fu affidata alla 24ª Divisione, le truppe della base navale di Okinawa ebbero l'incarico di difendere la penisola di Oroku, mentre il grosso della fanteria fu sistemato per contrastare gli sbarchi sulle spiagge di Minatoga.

Il comando dell'artiglieria d'armata (5º Comando artiglieria) fu stabilito vicino a Itokazu, sotto il diretto controllo dei difensori di Minatoga, mentre la 62ª Divisione fu schierata intorno a Shuri, dove i giapponesi avevano costruito una roccaforte al centro di una serie di anelli concentrici di difesa, ognuno dei quali si componeva di postazioni sotterranee e trincee.

La difesa della zona nord dell'istmo di Ishikawa fu affidata al Gruppo Udo, dal nome del comandante della 2ª Unità di fanteria, colonnello Takehiko Udo.

Questi aveva il compito di difendere la penisola di Motobu e Ie-Shima con il suo aeroporto, e distruggere le strutture aeroportuali non appena il nemico fosse sbarcato, unendosi poi alla 62ª Divisione.

Le forze navali americane da febbraio iniziarono a riunirsi a Ulithi, base navale, di rifornimento e cantiere per la Flotta del Pacifico, che iniziò ad accogliere le Tractor Flotilla provenienti da Leyte e dalle Salomone. Nel frattempo velivoli delle portaerei iniziarono ad effettuare attacchi preliminari su Okinawa, Formosa e i porti lungo la costa cinese meridionale, mentre i B-29 bombardarono la zona intorno a Tokyo il 16, 17 e 25 febbraio.

Nel Pacifico occidentale i sommergibili iniziarono un'intensa opera di ricognizione e rastrellamento dei mari riportando notevoli successi; a metà febbraio la guarnigione giapponese di Okinawa era pressoché isolata, e Ushijima si rese conto della situazione dopo che le linee di comunicazione con Formosa e l'arcipelago giapponese erano state interrotte quasi completamente. Gli attacchi dei B-29 delle basi cinesi, indiane, filippine, delle Marianne e delle Palau continuarono senza sosta contro Okinawa e contro Tokyo, Kōbe, Nagoya e Osaka, aumentando il ritmo delle incursioni con l'approssimarsi dell'L-Day (da Love: Amore).

Il 14 marzo la TF 58 del vice ammiraglio Marc Mitscher lasciò Ulithi, quattro giorni dopo venne attaccata Kyūshū e il 19 anche le installazioni di Shikoku e Honshū, con la flotta americana che subì il danneggiamento di cinque portaerei e altre navi da guerra.

Le rimanenti navi della TF 58 furono riorganizzate il 22 marzo in tre Task Group e iniziarono l'avvicinamento a Okinawa per i bombardamenti preparatori.

Le prime unità impiegate furono i dragamine che cominciarono a operare due giorni prima del previsto sbarco della 77ª Divisione a largo di Kerama Retto e della costa sud-orientale dell'isola di Okinawa.

Nel frattempo la Forza d'appoggio anfibia (TF 54), aveva completato il suo avvicinamento a Ulithi e si era dispiegata in formazione d'attacco. Due unità lasciarono la squadra iniziando le rispettive missioni: una di copertura alle operazioni di rastrellamento in atto fra Tonachi Shima e Kerama Retto, la seconda di appoggio ai dragamine a largo di Okinawa, supportati per l'occasione anche da dieci gruppi di sommozzatori della Flottiglia Guastatori, divisi nei gruppi Able e Baker. Il 25 marzo le cacciatorpediniere del gruppoAble iniziarono a bombardare le Kerama.

Sicuri ormai che l'obiettivo americano fosse Okinawa, all'alba del 26 marzo i giapponesi fecero decollare le unità dell'8ª Squadra aerea dalle piste delle isole Sakishima (Sakishima guntō) per il primo attacco kamikaze contro le navi ancorate a largo delle Kerama; contemporaneamente la TF 57 colpì Sakishima il 26 e il 27 marzo.

Gli attacchi aerei giapponesi nel periodo 26-31 marzo colpirono sei navi americane, fra cui l'Indianapolis (nave ammiraglia di Spruance), mentre altre dieci unità furono gravemente danneggiate e due affondate da mine galleggianti.

Ma gli sforzi giapponesi servirono a poco; il 26 marzo il gruppoAble preparò varchi sulle spiagge di Kerama e fece saltare le difese costiere di Keise Shima, mentre il 28 i dragamine completarono il lavoro di bonifica delle acque antistanti i punti previsti di sbarco. Il 29 le squadre del gruppo Baker esplorarono le spiagge di Hagushi, demolendo delle installazioni anti-sbarco in legno a largo della foce del Bishi Gawa.

Il 26 marzo, mentre a Iwo Jima i marines stavano combattendo, la 77ª Divisione di fanteria dell'esercito comandata dal generale Andrew Bruce sbarcò a sorpresa sull'isola di Kerama Retto, situata a 28 chilometri a sud-ovest di Okinawa.

Le difese giapponesi sulle isole vennero velocemente travolte in meno di quarantott'ore, e i difensori non ebbero nemmeno il tempo di distruggere le installazioni, e gli americani trovarono nascosti in piccole insenature quasi 400 piccoli canotti a motore carichi di esplosivo, confermando i timori americani di un massiccio utilizzo nipponico di imbarcazioni suicide.

Il 28 le isole del piccolo arcipelago vennero conquistate e iniziarono i lavori per installare una base idrovolanti, mentre la forza navale d'appoggio dell'ammiraglio William Blandy, comprendente 10 vecchie corazzate, 11 incrociatori e 24 cacciatorpediniere, incominciò a martellare la costa di Okinawa e la zona di Hagushi.

La conquista delle Kerama fu un duro colpo per le difese giapponesi: Ushijima non considerò il fatto che quegli isolotti potessero interessare agli americani, anzi, aveva progettato di utilizzarli come base di partenza per una serie di attacchi alle spalle del nemico distribuendovi moltissimi canotti esplosivi, che sarebbero stati utilizzati quando quest'ultimo avesse cominciato a sbarcare.

Inoltre la base idrovolanti poneva l'intera isola di Okinawa nel raggio d'azione degli apparecchi da ricognizione e di osservazione del tiro americani.

Tra il 26 e il 27 un battaglione anfibio da ricognizione dei marines (Fleet Marine Force, Pacific - FMFPac) a seguito degli elementi della 77ª Divisione, sbarcò negli isolotti di Keise Shima, situati a mezza distanza su una linea ideale che collegava Kerama ad Hagushi, impadronendosene rapidamente.

La notte seguente i marines sbarcarono su Aware Shima, una piccola isola a largo di Tokashiki Shima (l'isola più grande delle Kerama), e alle prime luci del 29 marzo s'impossessarono di Mae e Kure Shima.

Dal giorno seguente decine di batterie da 155 mm (i famosi Long Tom) furono trasportate a Keise Shima e si unirono al martellamento navale, concentrando il tiro nella zona sud di Okinawa.

Anche l'aviazione americana iniziò a dare il suo contributo con le squadriglie di B-29 provenienti daSaipan, che sganciarono centinaia di tonnellate di bombe sulle postazioni giapponesi.

Il bombardamento preliminare della flotta d'appoggio raggiunse la sua intensità massima nella notte tra il 31 marzo e il 1° aprile, e quando cessò il contrammiraglio Blandy annunciò che la «preparazione» era «sufficiente alla riuscita di uno sbarco».

L'effetto del bombardamento parve disastroso, ma in realtà la principale linea difensiva nipponica era ancora intatta.

Poco prima dell'alba del 1º aprile 1945 il bombardamento navale cessò, e a largo di Okinawa, le navi e i trasporti iniziarono le manovre di avvicinamento alle spiagge di Hagushi, preparandosi a sbarcare le ondate d'assalto.

Nello stesso momento la 2ª Divisione marines, che componeva il Gruppo dimostrativo, compì gli stessi preparativi a largo di Minatoga in vista del suo sbarco diversivo.

Alle 04:06 l'ammiraglio Turner diede l'ordine di iniziare gli sbarchi su Okinawa, alle 06:50 giunse la protezione aerea e dieci minuti dopo i primi mezzi da sbarco uscirono dal ventre delle navi da trasporto diretti sulle spiagge di Hagushi.

Contemporaneamente i mezzi anfibi carichi di truppe e materiale furono messi in mare, mentre carri armati Sherman equipaggiati con sistemi di galleggiamento entrarono direttamente in acqua dagli LST dirigendosi sulle spiagge.

La prima reazione giapponese fu violenta, ma erroneamente si concentrò sulla zona di Minatoga, dove gli aerei sfuggiti alla contraerea americana si precipitarono contro le truppe e le navi del Gruppo dimostrativo.

Attacchi suicidi colpirono il trasporto Hinsdale e l'LST 884, mentre la reazione dei capisaldi giapponesi sulle spiagge costò i primi morti e feriti.

Centinaia di cannoniere che precedevano le formazioni di sbarco, iniziarono il lancio di razzi e proiettili da 40 mm con una intensità tale che la zona di sbarco fu tempestata da una concentrazione di fuoco pari a 25 proiettili ogni 100 m² nel raggio di 1 chilometro. Appena le cannoniere cessarono il fuoco, i mezzi anfibi corazzati cominciarono a sparare con i loro obici da 75 mm contro le spiagge, a cui seguirono ad intervalli regolari centinaia di LVT carichi di truppe, disposti in file cin cinque o sette unità.

Quando la prima ondata d'assalto si preparò a sbarcare, il fuoco dell'artiglieria navale si spostò in avanti concentrandosi sugli obiettivi nell'entroterra e i velivoli delle portaerei che fino ad allora avevano volato in cerchio sopra le spiagge di Hagushi, si lanciarono in picchiata mitragliando ogni resistenza sulla zona di sbarco.

All'ora H, le 08:30, le prime ondate iniziarono a sbarcare nelle zone assegnate: otto battaglioni del XXIV Corpo presero terra con successo a sud di Bishi Gawa, seguiti dalle successive ondate di fanteria e dai primi DUKW che con i loro mortai da 4,2 pollici, assieme ai carri Sherman si dirigevano verso l'interno per allargare la testa di ponte. Protetti dal fuoco di copertura navale, i primi sbarchi diretti ad Hagushi non subirono inizialmente nessun attacco aereo, ma dovettero essere temporaneamente sospesi per quattro ore a causa di un violento contrattacco del 420º Gruppo d'artiglieria da campagna giapponese, che peraltro non produsse danni ai cannoni americani o alle linee di rifornimento.

Benché le truppe da sbarco fossero state avvistate e si trovassero nel raggio d'azione dell'artiglieria nemica, non furono colpite dal fuoco di sbarramento, e alle 08:00 le navi di controllo a largo diedero il via libera agli LVT corazzati e al grosso delle ondate d'assalto, che si diressero immediatamente verso le spiagge formando un fronte di 12 chilometri di larghezza pressoché ininterrotto.

A nord del Bishi Gawa il III Corpo marines attraversò la spiaggia senza incontrare alcuna resistenza, e circa un'ora dopo tutte le unità d'assalto della 1ª e 6ª Divisione erano ormai sbarcate contemporaneamente alla 7ª e alla 96ª Divisione a sud.

Nel frattempo sulla costa sud-orientale di Okinawa la 2ª Divisione procedeva con le operazioni diversive di sbarco protetta da un'intensa cortina fumogena, consentendo a sette ondate di uomini, formate da 24 mezzi da sbarco ognuna, di prendere terra sulla spiaggia di Minatoga.

Alle 08:30 (ora H per le operazioni ad Hagushi), mentre la quarta ondata procedeva con la missione, tutte le imbarcazioni ricevettero l'ordine di invertire la rotta, e le unità rientrarono a bordo delle navi da trasporto in attesa di ripetere l'operazione diversiva il giorno seguente.

Consapevoli della tattica attendista dei nemici, non appena raggiunsero un numero sufficiente le truppe d'assalto americane lasciarono le spiagge e si diressero cautamente verso l'interno: i loro obiettivi principali erano gli aeroporti di Yontan e Kadena.

Le avanguardie della 7ª Divisione giunsero a Kadena intorno alle 10:00 trovando l'aeroporto completamente abbandonato, e mezz'ora dopo la linea d'avanzata del XXIV Corpo era già oltre il campo d'aviazione.

Con la medesima facilità il 4º marines della 6ª Divisione avanzò verso Yontan contrastato solo da sporadici centri di resistenza, trovando l'aeroporto completamente deserto e occupandolo intorno alle 13:00. Quello stesso giorno l'avanzata della 10ª Armata si arrestò fra le 15 e le 16:00, e le truppe cominciarono ad allestire un perimetro difensivo, pronti ad affrontare eventuali attacchi notturni contro la testa di ponte che si allargava di circa 15 chilometri per circa 5 chilometri di profondità. A questo punto erano sbarcati sull'isola oltre 60.000 uomini comprese le riserve, assieme alle artiglierie divisionali, a una buona parte delle forze corazzate e a circa 15.000 uomini dei servizi ausiliari di contraerea e di artiglieria mista. L'L-Day ebbe un esito positivo, e durante le operazioni la 10ª Armata lamentò la perdita di soli 28 uomini, il ferimento di 104 e la scomparsa di altri 27.

Gli attacchi aerei contro il Gruppo dimostrativo causarono il danneggiamento della USS West Virginia, di due trasporti e un LST, mentre il fuoco di contraerea causò la perdita di un numero imprecisato di aerei giapponesi.

Dopo una prima notte relativamente tranquilla, gli uomini della 10ª Armata ripresero l'avanzata con il rastrellamento della penisola di Zampa Misaki, a nord-ovest di Hagushi, dove Turner intendeva installare una postazione radar, mentre i marines del III Corpo iniziarono ad avanzare verso l'interno.

A destra dello schieramento americano le truppe del 17º fanteria della 7ª Divisione raggiunsero le alture sovrastanti la baia di Naganusuku e alcune pattuglie addirittura la costa orientale, coadiuvato sulla destra dal 32º fanteria che annientò i caposaldi a sud di Koza.

Più difficoltosa fu invece l'avanzata della 96ª Divisione rallentata dal terreno impervio, che però non gli impedì di avanzare fino alla linea che dalla costa occidentale a quella orientale, collegava Futema a Unjo.

Il giorno seguente le unità ai fianchi della 10ª Armata iniziarono a espandersi verso nord e verso sud; nella zona del XXIV Corpo le forze dell'esercito avevano raggiunto in massa la costa orientale di Okinawa, la 7ª Divisione si era assicurata il controllo della penisola di Awashi, mentre la 96ª era avanzata di tre chilometri nell'interno sopraffacendo la tenace resistenza giapponese nei pressi di Kubasaki.

Sul lato settentrionale dello schieramento la 1ª Divisione marines si era rapidamente diretta verso la costa orientale, dove le truppe di Del Valle si trovarono in vantaggio di tredici giorni rispetto ai piani: erano avanzate di circa 5 chilometri in appena due giorni.

Anche la 6ª Divisione marines di Sheperd avanzò velocemente; alcune pattuglie si spinsero anche di 7 chilometri verso nord, su di un terreno estremamente accidentato, superando la linea Nakadomari-Ishikawa lungo l'omonimo istmo, e determinando un cambiamento nella prosecuzione della campagna. Buckner infatti inviò a Geiger il seguente messaggio: «Sono annullate tutte le restrizioni nell'avanzata verso nord», così i marines della 6ª Divisione iniziarono i preparativi per l'attacco alla penisola di Motobu e della parte più settentrionale di Okinawa, la cui conquista era stata programmata per la seconda fase della campagna.

A questo punto le colonne corazzate della 6ª Divisione si lanciarono lungo le coste mentre le truppe a piedi si aprirono la strada nella parte centrale dell'istmo, contrastate da piccole e sporadiche sacche di resistenza e dal terreno montagnoso.

In 10 giorni la divisione si spinse avanti di altri 40 chilometri verso l'estremità della penisola di Motobu.

Il 13 aprile il 22º marines occupò l'estremità settentrionale di Okinawa, Hedo Misaki, e tutti gli sforzi poterono essere concentrati sull'obiettivo principale, l'altura di Yae Take, al centro della penisola di Motobu, dove i giapponesi avevano il principale centro di resistenza a nord di Okinawa.

La vegetazione e il mal tempo avevano impedito ai marines di compiere ricognizioni efficaci di quel territorio, così l'attacco partì senza un'adeguata conoscenza della penisola, che al contrario il colonnello Udo conosceva molto bene.

Le forze di Udo ammontavano a circa 1.500 uomini circa, con a disposizione pezzi d'artiglieria da 75 e 150 mm, e due cannoni navali da 6 pollici. L'attacco dei marines iniziò il 14 aprile quando due battaglioni del 4º marines occuparono l'altopiano di Toguchi a est, una zona dominante la costa occidentale e la relativa strada costiera.

Altri due battaglioni del 29º marines avanzarono da Itomi occupando le alture che dominavano la strada tra Itomi e Manna.

I combattimenti divennero quindi soprattutto azioni di guerriglia, con i giapponesi che sfruttavano la vegetazione per nascondersi e attaccare i marines solo quando questi erano avanzati in gruppo, colpendoli violentemente. Dopo un giorno di combattimenti corpo a corpo, la sera del 15 aprile il 4º marines si trovò nella posizione adatta per l'attacco finale a Yae Take, ormai circondata.

All'alba del 16 aprile, con l'aiuto di tutta l'artiglieria terrestre, navale e aerea disponibile, il 1º Battaglione del 4º Reggimento marines (1/4) attaccò i contrafforti sud-occidentali di Yae Take, che resistette fino alle 18:30 circa, quando i giapponesi contrattaccarono subendo gravi perdite.

La guarnigione di Udo era ormai sconfitta, ma nei due giorni seguenti le forze rimaste crearono notevoli problemi ai marines, infiltrandosi attraverso le linee nemiche per dirigersi a nord e far divampare la guerriglia.

Mentre le principale posizioni giapponesi di Motobu erano state occupate, la parte settentrionale della penisola era ancora nelle mani del nemico, ma il 17 quando l'1/29 si impadronì del territorio restante, proprio mentre il 4º marines eliminò, in una risoluta azione di rastrellamento di Yae Take, circa 700 giapponesi.

Il posto di comando di Udo ormai abbandonato, fu scoperto e il 19 il 4º e il 29º marines iniziarono la marcia finale verso la costa settentrionale della penisola per eliminare definitivamente ogni presenza giapponese a Motobu.

I marines appoggiati dai Corsair muniti di razzi e bombe al napalm, avanzarono speditamente eliminando ogni resistenza nemica, e il giorno seguente Sheperd poté comunicare a Buckner che nella penisola era cessata ogni resistenza nemica.

In 14 giorni la 6ª Divisione era avanzata fino all'estremità settentrionale di Okinawa distante 85 chilometri dalle spiagge, e occupato il principale centro di resistenza giapponese a nord, subendo perdite relativamente basse, calcolabili in 207 uomini e 757 feriti e sei dispersi, contro l'eliminazione totale delle forze di Udo.

Il 6 aprile, mentre la 6ª Divisione si apriva la strada verso nord, la 1ª Divisione marines si dirigeva, attraverso il centro dell'isola, fino alla costa orientale, occupando la penisola di Katchin e la piccola isola di Yabuchi Shima senza incontrare resistenza.

Nel frattempo le divisioni del XXIV Corpo continuarono ad avanzare verso sud, incontrando il 6 aprile la prima delle linee difensive davanti a Shuri, una linea che collegava Machinato sulla costa occidentale e Tsuwa sulla costa orientale attraverso i villaggi di Kakazu, Kaniku e Minami-Uebaru, che si snodava lungo tutta la larghezza dell'isola, ed era difesa dalle esperte truppe della 62ª Divisione di fanteria giapponese.

I comandi americani si resero subito conto che su questa linea i nemici intendevano opporre una strenua resistenza, tanto che il generale Hodges affermò che le truppe giapponesi erano schierate «per una battaglia su larga scala».

Prima di proseguire con l'assalto, i comandi della 10ª Armata decisero di rendere sicuri i propri fianchi neutralizzando le isole costiere, ossia le piccole isole orientali di fronte alla Baia di Chimu e l'isolotto di Ie-Shima situato di fronte alla penisola di Motobu. Poiché la rapida avanzata iniziale aveva permesso di ripulire la linea costiera della Baia di Chimu e la maggior parte della baia di Nakagusuku, l'ammiraglio Turner decise di utilizzare quelle coste per le operazioni di rifornimento delle truppe sull'isola, e benché i dragamine avessero aperto varchi sicuri, era necessario conoscere l'entità delle forze giapponesi nelle piccole isole di fronte ad esse prima di iniziare lo sbarco dei rifornimenti.

Il battaglione anfibio da ricognizione della TF 54 che già aveva operato sulle Kerama, fu quello prescelto per l'esplorazione delle isole della baia di Nakagusuku: alle 2 del 6 aprile i marines da ricognizione sbarcarono a Tsugen Shima pensando che fosse l'isola meglio difesa, incontrando infatti un intenso fuoco di mortaio e mitragliatrici, che li costrinse a tornare a bordo dei veloci APD per continuare l'esplorazione delle altre isole del gruppo.

Nelle due notti seguenti altre cinque isole vennero visitate, e trovate sguarnite di difese, per cui il 3/105 della 27ª Divisione di fanteria (fino ad allora rimasta sulle navi) fu incaricato di sbarcare e conquistare Tsugen Shima.

La resistenza giapponese fu accanita e ben organizzata, e gli uomini sbarcati al mattino del 10 aprile dovettero combattere violentemente per tutto il giorno e la notte seguente, subendo gravi perdite.

La resistenza terminò intorno alle 15:30 dell'11 aprile, quando i pochi superstiti furono catturati e condotti con gli altri prigionieri sulle Kerama.

Alla fine di questa azione si contarono 11 americani e 235 giapponesi caduti in combattimento, mentre l'occupazione dell'isolotto permise al XXIV Corpo di ricevere rifornimenti anche da est, riducendo il concentramento sulle spiagge di Hagushi e accelerando la costruzione di basi rifornimento sulla costa bagnata dal Pacifico.

L'occupazione di Ie-Shima fu un'operazione più complessa e impegnativa dato che sull'isolotto i giapponesi controllavano tre piste di volo che sarebbero state molto utili agli americani per il prosieguo della loro campagna nelle Ryūkyū.

A capo dell'operazione fu messo il contrammiraglio Reifsnider con la sua 77ª Divisione di fanteria che dopo essere le azioni a Kerama, era ormai da due settimane inattiva a bordo delle navi.

Il 13 aprile un battaglione da ricognizione precedette gli sbarchi, occupando Minna Shima, una piccola isola a sei chilometri a sud-est dell'obiettivo, dove venne installata l'artiglieria divisionale.

All'alba del 16 aprile iniziò il fuoco preparatorio, e alle 07:25 iniziarono gli sbarchi che incontrarono fin da subito un'accanita resistenza da parte della guarnigione giapponese che si era concentrata nella zona di Iegusugu Yama e nel villaggio di Ie, rimasta nascosta grazie ad un efficace lavoro di mimetizzazione delle postazioni che impedì agli americani di individuare con precisione le postazioni dei 7.000 difensori dell'isola.

Il villaggio di Ie era stato trasformato in una fortezza e la strada che portava al centro delle difese, attraverso un terreno aperto, era dominata da numerose piazzole difensive posizionate sulle alture proprio di fronte agli attaccanti.

La fanteria americana denominò questa installazione «Government House» e il territorio «Bloody Ridge».

Ci vollero sei giorni di furiosi combattimenti per raggiungere la sommità di Bloody Ridge e occupare Government House.

Nell'azione le perdite della 77ª Divisione furono molto alte: 239 uomini uccisi, 879 feriti e 19 dispersi tra cui il famoso corrispondente di guerra Ernie Pyle, che dopo aver accompagnato le truppe americane durante la campagna d'Italia, il 18 aprile durante un trasferimento con la jeep assieme ad un comandante di reggimento cadde sotto il fuoco di una mitragliatrice giapponese sistemata nelle vicinanze del villaggio di Ie.

Durante la difesa dell'isola i giapponesi persero praticamente tutti i loro uomini e, dopo gli ultimi rastrellamenti del 25 aprile, la 77ª Divisione fu trasferita a sud in appoggio al XXIV Corpo che si preparava ad attaccare Shuri.

I progressi della 96ª Divisione dopo il 6 aprile divennero lenti e sanguinosi; il caposaldo di Kakazu, ritenuto il punto chiave del sistema difensivo di Shuri, venne assaltato dai fanti americani per diversi giorni senza successo, nonostante il pesante supporto dell'artiglieria navale.

I giapponesi poterono sfruttare il loro sistema di gallerie sotterranee e postazioni accuratamente mimetizzate per contrastare gli attacchi degli uomini di Hodges, il quale resosi conto della solidità delle linee difensive della 32ª Armata, tra il 9 e il 12 richiese ulteriori bocche da fuoco del III Corpo anfibio, con le quali avrebbe effettuato un attacco in massa con tre divisioni di fanteria per il 19.

Nei giorni precedenti l'attacco gli aerei della TAF e della TF 51, 52 e 58 compirono un totale di 905 missioni di appoggio diretto al XXIV Corpo, utilizzando 482 tonnellate di bombe, 3.400 razzi e oltre 700.000 proiettili da 12,7 e 20 mm contro le installazioni giapponesi, a cui si aggiunse il fuoco delle navi da battaglia, degli incrociatori e dei caccia della TF 51.

Prima dell'attacco la 1ª Divisione marines e la 27ª Divisione di fanteria si unirono alle forze di Hodges, e il maggior generale Griner, comandante della 27ª Divisione, si assunse la responsabilità dell'estremo fianco destro dello schieramento.

Il 16 aprile, dopo i combattimenti di Tsugen, sopraggiunse anche il 105º fanteria, e il 17 tutte le forze presero posizione.

Alle 06:00 del 19 aprile 27 battaglioni di artiglieria effettuarono il bombardamento preparatorio supportati dall'artiglieria navale e da un'efficiente copertura aerea di 375 aerei che controllarono il fronte di circa 15 chilometri su cui doveva svolgersi l'attacco.

Le forze giapponesi però riuscirono a sfuggire al bombardamento nascondendosi sottoterra, e quando partì l'attacco, gli americani della 27ª Divisione furono contrastati molto duramente.

Gli americani che si erano lanciati contro Kakazu tentarono di sfondare lungo la strada tra Ginowa e Shuri, cercando di aggirare l'altura, ma i giapponesi prevedendo questa mossa piazzarono lungo la strada diversi centri di resistenza che riuscirono a separare la fanteria americana dai propri carri armati, i quali, privi di appoggio, dopo essere giunti sotto la cresta dovettero ritirarsi precipitosamente attraverso il fitto fuoco nemico.

Leggi anche: La battaglia di Okinawa - Prima parte - La battaglia di Okinawa - Terza parte - La battaglia di Okinawa - Quarta parte

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