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La battaglia di Okinawa

Solo 8 Sherman tornarono alle proprie linee mentre 22 furono distrutti, e la 27ª Divisione si arrestò davanti a Kakazu senza riuscire ad avanzare ulteriormente.

Solo alcune pattuglie penetrarono sulla sinistra dell'altura raggiungendo l'estremità occidentale della scarpata Urazoe-Mura, mentre la 96ª Divisione al centro avanzò attraverso Kaniku raggiungendo alcune postazioni alle pendici delle colline Nishibaru e la 7ª Divisione sulla costa orientale veniva fermata dal violento fuoco e dalla fanatica resistenza dei difensori.

Tra il 20 e il 24 aprile vennero effettuati solo attacchi locali contro i capisaldi giapponesi e il 24 Hodges rinnovò l'attacco con il XXIV Corpo e, poiché Ushijima aveva prudentemente ritirato nella notte tra il 23 e il 24 le unità giapponesi dalla linea difensiva che aveva arrestato la 7ª e la 96ª per due settimane, le forze americane riuscirono ad avanzare su tutto il fronte fino alle alture di Kakazu, in attesa dell'arrivo in linea dei marines.

Il 26 aprile i marines erano ormai a disposizione e il JCS cancellò la terza fase di Iceberg che prevedeva l'invasione di Miyako Shima, nel gruppo delle Sakishima a est di Formosa; si era stabilito che l'obiettivo non era strettamente necessario, e il III Corpo non avendo ulteriori impegni fu completamente messo a disposizione di Buckner, che sostituì immediatamente la 27ª Divisione con la 1ª Divisione marines, mentre la 77ª Divisione di fanteria il 28 aprile andò a sostituire la 96ª ormai stremata.

Quello stesso giorno il comandante della 10ª Armata comunicò al III Corpo di Geiger che le sue forze avrebbero preso il controllo della zona affidata alla 1ª Divisione marines, e allo stesso tempo l'armata avrebbe assunto il controllo tattico delle due unità e preparato un attacco coordinato.

Il 29 aprile la 77ª Divisione continuò l'attacco con il quale la 96ª si era portata verso la scarpata Urasoe, che divenne il punto focale di feroci combattimenti poiché i giapponesi considerarono il possesso della posizione di vitale importanza.

Il 1º maggio i marines di Del Valle assaggiarono per la prima volta la tenace resistenza del nemico, che distrusse molti carri armati lanciati in una prima sortita, e il 2 maggio i marines tentarono una prima azione offensiva nel tentativo di superare il fiume Asa Gawa, in un'azione coordinata con le due divisioni del XXIV Corpo che tentarono l'assalto alle alture Urasoe.

L'azione fallì e si ebbero unicamente brevi avanzate che costarono 54 morti, 233 feriti e 11 dispersi alla sola 1ª Divisione, mentre la 27ª Divisione non avanzò nemmeno di un metro.

La ferocia della resistenza giapponese continuava imperterrita, e non appena alcune unità venivano distrutte, queste erano velocemente rimpiazzate con truppe della riserva. Questa accanita resistenza però ebbe risvolti negativi per la 62ª Divisione, che pagò un alto tributo umano, pari a circa la metà degli effettivi in appena un mese di scontri.

Dopo aver conferito con gli altri comandanti, il generale Ushijima, convinto dall'insistenza di Chō e di altri ufficiali, a fine aprile decise di contrattaccare in grande stile, utilizzando la 24ª Divisione ancora intatta, che sarebbe partita all'attacco dopo una possente preparazione di artiglieria appoggiata da una violenta offensiva kamikaze preparata per l'occasione. Il contrattacco avrebbe avuto inizio all'ora Y, ossia alle 05:00 del 5 maggio (l'X-Day), quando l'89º Reggimento sul fianco destro avrebbe attaccato le linee della 7ª Divisione, mentre al centro avrebbe conservato le proprie posizioni fino a quando l'89º non avesse conquistato Tanabaru.

questo punto sarebbero partiti dal centro gli elementi del 22º Reggimento che avrebbero seguito le orme del 32º Reggimento che a sua volta all'ora Y si sarebbe lanciato contro la 77ª Divisione a sud-est di Maeda verso Tanabaru. Il tutto sarebbe stato appoggiato dai carri armati del 27º Reggimento corazzato, mentre la 44ª Brigata mista avrebbe preso posizione a nord-ovest di Shuri fino allo sfondamento delle forze giapponesi; a quel punto sarebbe partita all'attacco della 1ª Divisione marines per isolarla e distruggerla.

I piani giapponesi prevedevano inoltre di colpire i fianchi della 10ª Armata con due sbarchi, uno dietro le linee della 1ª Divisione marines e l'altro dietro le linee della 7ª Divisione, attaccandone i posti di comando per poi dirigersi verso il centro e agevolare lo sfondamento della 24ª Divisione.

L'azione fu preceduta dal quinto massiccio attacco kamikaze dall'inizio della battaglia per Okinawa, che il 3 maggio causò ingenti danni alle unità della flotta americana, e anticipata dallo sbarco di gruppi d'assalto anfibio, che all'alba del 4 maggio sbarcarono nella spiaggia di Kuwan alle spalle della 1ª Divisione.

La risposta dei marines agli sbarchi fu immediata, e le teste di ponte furono presto neutralizzate, mentre sulla costa orientale gli sbarchi giapponesi ebbero risultati disastrosi, poiché la forza navale americana e la 7ª Divisione li contrastò tenacemente, mettendo anticipatamente la parola fine al velleitario contrattacco giapponese. Nonostante l'attacco kamikaze, ben 134 aerei all'alba del 4 si alzarono in volo per appoggiare il XXIV Corpo bombardando le postazioni giapponesi, mentre sul fronte centrale gli attacchi della 24ª Divisione fallirono nel modo più completo e alla sera dello stesso giorno gli uomini della 10ª Armata erano ancora attestati saldamente sulle loro posizioni.

Durante la controffensiva la 7ª e la 77ª Divisione persero complessivamente 714 uomini mentre la 1ª Divisione marines 649, ma quest'ultima aveva continuato la sua offensiva verso sud durante il contrattacco guadagnando terreno.

I giapponesi dal canto loro persero 6.237 uomini, mediamente il 75% degli effettivi di ogni unità andata all'attacco, e la 32ª Armata dovette abbandonare ogni velleità offensiva e ritirarsi sulle proprie posizioni difensive ad oltranza.

Il mattino del 4 maggio, mentre la battaglia infuriava al centro dello schieramento, i marines passarono all'attacco lungo la costa ovest, superando l'aeroporto di Machinato e il fiume Asa Kawa, fino a raggiungere il fondo della seguente valle, nella quale si trovava il villaggio Nakanishi dove incontrarono una tenace resistenza che portò a violentissimi scontri nelle vie della cittadina, sotto il fuoco dell'artiglieria nipponica.

Il 5 Buckner ordinò di continuare l'attacco verso sud ad entrambi i corpi col III sulla destra e il XXIV sulla sinistra, mentre la 1ª Divisione marines avrebbe protetto la 7ª, durante un attacco che sarebbe stato il preludio di quello più importante programmato per il giorno 8.La 1ª Divisione era fronteggiata da una forte linea difensiva che correva tra Jichaku e Uchima, sulle alture nord di Dakeshi e Awacha, e il 6 maggio il fuoco laterale proveniente da questa linea bloccò i marines che cercavano di avanzare sotto la pioggia battente che impediva agli aerei di decollare.

L'attacco venne rinnovato a mezzogiorno del 7, anticipato da un enorme bombardamento d'artiglieria terrestre e navale, quando i marines partirono all'attacco utilizzando la tecnica che il generale Buckner chiamò «Blowtorch-Corkscrew» (torcia a vento-cavatappi), consistente nell'impiego di lanciafiamme ed esplosivo per stanare dai rifugi sotterranei i giapponesi.

Ma alle 17, quando l'attacco venne sospeso, i risultati furono scarsi.

Nel frattempo il 6 maggio la 6ª Divisione marines giunse al fronte e l'8 venne diffusa la notizia della resa della Germania.

Durante il 9 e il 10 la 6ª Divisione si diresse verso il fiume Asa Kawa per preparasi a superarlo e attaccare in forze la fortezza di Shuri in un attacco combinato e massiccio.

Dal centro dello schieramento la 96ª Divisione (che il 10 maggio sostituì la 7ª Divisione) avrebbe attaccato Conical Hill, nell'immediata destra di Shuri, la 77ª che avrebbe attaccato frontalmente, la 1ª marines avrebbe attaccato Wana Ridge sulla sinistra di Shuri, mentre Sugar Loaf ("Pan di zucchero"), difesa dalla 44ª Brigata giapponese era l'obiettivo della 6ª Divisione, che in questo modo avrebbe tentato di aggirare Shuri da ovest.

Le piogge insistenti di maggio crearono moltissimi problemi all'avanzata dei marines; l'isola ormai butterata dalle esplosioni si trasformò in una enorme palude di fango e la costante minaccia dell'artiglieria nemica rendeva la situazione penosa per gli invasori di Okinawa.

Dopo un attacco kamikaze tra il 9 e il 10, all'alba dell'11 maggio scattò l'offensiva americana lungo tutto il fronte; i combattimenti furono subito durissimi, e l'artiglieria nipponica, che a quanto pare non era stata toccata dai bombardamenti preparatori, fu un fattore determinante nello spezzare lo slancio degli attaccanti.

La spinta americana però fu molto determinata e tutte le unità utilizzate iniziarono a convergere verso Shuri, dove la battaglia si fece ancora più accanita e violenta a causa dell'artiglieria e dei numerosi contrattacchi giapponesi che sfociarono spesso in selvaggi corpo a corpo.

Per alleggerire la pressione sul fronte, lo stesso giorno l'ammiraglio Ugaki lanciò un'offensiva kamikaze contro la flotta americana ma la reazione della contraerea anglo-americana fu decisa, e vennero abbattuti 91 aerei.

Durante quell'azione gli americani subirono gravi danni alla portaerei USS Bunker Hill, la nave ammiraglia di Mitscher, che fu colpita da un doppio attacco suicida che causò la morte di oltre 350 uomini e ridusse la nave ad un relitto galleggiante, gravi danni che riportò anche la corazzata USS New Mexico.

In questa occasione la Royal Navy registrò danni alle portaerei HMS Formidable e HMS Victoriousche, sebbene colpite, sopportarono il colpo grazie alla presenza di solide blindature sui ponti.

Al mattino del 12 gli scontri a terra ripresero con vigore, con numerosi contrattacchi da l'una e dall'altra parte, senza che questi sortissero guadagni per entrambe le parti, solo la 1ª Divisione riuscì ad impadronirsi del villaggio Dakeshi, e solo dopo due giorni di intensi combattimenti gli americani del fronte ovest raggiunsero il dispositivo difensivo giapponese di Shuri.

Più i combattimenti si avvicinavano a Shuri più la resistenza giapponese aumentava in proporzione; quando il 22º marines della 6ª Divisione raggiunse Sugar Loaf, le linee del reggimento erano sparse e le perdite subite avevano ridotto la potenza combattiva al 60% circa, così Sheperd fece avanzare in supporto all'azione il 2/22, con l'ordine di difendere Sugar Loaf ad ogni costo.

Questa posizione era di vitale importanza per gli americani in quanto rappresentava il vertice settentrionale del triangolo difensivo giapponese costituito dalle alture Half Moon a sud-est e di Horseshoe a sud-ovest. Perciò qualsiasi tentativo di occupare le altre due alture sarebbe stato vano se Sugar Loaf fosse tornato in mano giapponese, e questi contrattaccarono diverse volte per riconquistare l'altura.

Su un fronte di appena 900 metri i giapponesi scagliarono contro gli americani tutto il loro impeto con cariche banzai che causarono enormi perdite al 22º marines, tra le quali quella del maggiore Henry Courtney, Jr. che al comando del 2/22 resistette con i suoi uomini fino alla morte. All'alba del 15 solo 25 marines del gruppo di Courtney, e della compagnia fucilieri mandata a rinforzo nella notte, erano ancora vivi, e resistettero ancora fino alle 15:00 quando altre compagnie del 29º marines furono mandate in linea con l'ordine di conquistare le altre due alture.

Nel tardo pomeriggio le unità del 1/29, nonostante la resistenza e il fitto fuoco proveniente da Shuri, giunsero su Half Moon, mentre il 3/29 combatteva per Horseshoe. In questo settore i giapponesi ebbero la meglio e costrinsero gli attaccanti a tornare sulle linee di partenza, e il giorno seguente un massiccio contrattacco fece indietreggiare tutta la linea americana ai punti di partenza. Il 16 maggio fu uno dei giorni più terribili per la 6ª Divisione in tutta la campagna di Okinawa: il 22º marines fu ridotto al 40% e fu in parte rimpiazzato dal 29º Reggimento, che prese in consegna il difficile ordine di attaccare sia Sugar Loaf che Half Moon.

Il 17 partì il nuovo attacco dei marines a Sugar Loaf preceduto da un intenso tiro di tutte le artiglierie disponibili, ma le difese integrate giapponesi costituì un ostacolo quasi insormontabile per gli attaccanti, che si trovavano spesso sotto il fuoco dei mortai e delle mitragliatrici giapponesi appostati sulle vette delle colline.

Durante questa battaglia l'efficienza del 29º e del 22º Reggimento furono notevolmente messe alla prova: nei dieci giorni di offensiva della 10ª Armata la 6ª Divisione aveva subito 2.662 perdite in battaglia e 1.289 fuori dai combattimenti, quasi tutte concentrate nei ranghi di questi due reggimenti, e il 19 maggio il 4ª marines fu sganciato dalla riserva del III Corpo per dare il cambio al 29º.

La prova del fuoco per il nuovo reggimento arrivò quello stesso giorno quando gli uomini furono mandati all'attacco di Half Moon e Horseshoe dove a fine giornata si attestarono saldamente. Il contrattacco notturno fu violentissimo: alle 22:00 mortai e artiglierie cariche con proiettili al fosforo bianco colpirono le posizioni americane come preludio all'assalto giapponese.

Esso terminò dopo due ore e mezza di durissimi combattimenti in cui gli americani resistettero tenacemente e i giapponesi lasciarono sul campo 500 uomini.

Il 21 partì l'ennesimo attacco verso Sugar Loaf, con il 4º marines, appoggiato sulla destra dal 22º, che assaltò il declivio meridionale della collina verso il limite orientale di Horseshoe.

L'avanzata fu rallentata da sanguinosi combattimenti e dalla pioggia caduta in mattinata che trasformò le buche delle esplosioni in enormi acquitrini, che resero impossibile l'invio di rifornimenti e l'evacuazione dei feriti.

Nonostante le difficoltà il 4º marines avanzò di oltre 200 m distruggendo la maggior parte delle installazioni difensive all'interno di Horseshoe, e attenstandosi saldamente su una linea che andava da Horseshoe al fiume Asato Gawa, sul bordo sinistro dell'abitato costiero di Naha.

A quel punto Sheperd accantonò l'idea di continuare i combattimenti contro Half Moon e diresse il suo attacco a sud e sud-ovest, cercando di alleggerire le sue truppe e allo stesso tempo favorire un aggiramento di Shuri.

Nel frattempo nel settore della 1ª Divisione marines i combattimenti per far breccia nelle difese di Wana Ridge furono altrettanto duri e sanguinosi. L'assalto a Wana fu eseguito anche dalla 77ª Divisione di fanteria del XXIV Corpo, mentre la 96ª Divisione tentava un aggiramento sulla destra dello schieramento giapponese.

Ushijima, utilizzando egregiamente le difese naturali a sua disposizione, organizzò le difese in modo tale da costringere gli assalitori a penetrare direttamente al centro delle difese della 32ª Armata, sfruttando inoltre un affluente dell'Asa Kawa, il Wana Draw, che si snodava in una stretta valle dominata dalla collina 55.

Dopo un intenso bombardamento preparatorio, il 16 maggio 30 carri, quattro dei quali lanciafiamme, appoggiarono un attacco preliminare del 2/5 marines, che snidò e annientò le postazioni giapponesi.

Ma appena si affacciarono nella valle del Wana Draw i marines furono accolti da un intenso tiro d'artiglieria nipponica che costrinse i carri a ritirarsi.

Il 17 partì l'attacco principale, e dopo aver annientato le difese sui fianchi dell'imboccatura di Wana Draw, una compagnia di fanteria riuscì a stabilire un caposaldo sul versante nord della collina 55, mentre dall'altro versante i giapponesi gli martellavano costantemente. La posizione di Wana Ridge fu quindi attaccata dal 3/7 del 5º marines, ma la resistenza giapponese aumentava via via che la fanteria avanzava nella gola, e la postazione denominata collina 110 che dominava le zone su cui avanzavano i marines e gli uomini della 77ª Dvisione consentiva ai giapponesi di opporsi efficacemente ai nemici[76].

I combattimenti proseguirono sanguinosi fino al 21 maggio, quando il 2/1 avanzò impossessandosi della collina 110 e di Wana Ridge, mentre forze corazzate e fanteria d'assalto occupò interamente anche collina 55. A quel punto però la pioggia rese un'ulteriore avanzata impossibile per gli uomini di Del Valle.

Tra il 15 e il 21 maggio dunque, il III Corpo di Geiger fu impegnato nella dura lotta per il possesso di due importanti capisaldi, Sugar Loaf e Wana Ridge, mentre le unità del XXIV Corpo presero parte ad una serie di difficili battaglie per conquistare una serie di capisaldi che bloccavano la via verso Yonabaru sulla costa orientale, e Shuri.

Queste barriere, chiamate curiosamente Chocolate Drop, Flat Top, Hogback, Love, Dick, Oboe e Sugar divennero teatro di duri e violenti scontri che impegnarono le divisioni 77ª e 96ª, impegnate rispettivamente ad attaccare frontalmente Shuri e ad aggirarlo sul versante orientale.

La 77ª Divisione dal 15 maggio aveva ripreso la sua avanzata al centro del fronte contro Flat Top, in direzione delle difese centrali della 32ª Armata, mentre la 96ª Divisione si lanciò contemporaneamente contro Dick. Le posizioni collinose su cui erano trincerati i giapponesi caddero l'una dopo l'altra portando l'esercito a poche centinaia di metri da Shuri già il 17 maggio; a quel punto gli americani dovettero iniziare un'opera di rastrellamento e distruzione delle innumerevoli caverne e gallerie superate durante l'azione, e parallelamente le avanguardie della 77ª Divisione continuarono la loro cauta avanzata verso le difese di Shuri.

Il 19 la divisione passò all'attacco aprendo il fuoco con ogni arma a disposizione, e la fanteria si lanciò in una serie di attacchi che aumentarono d'intensità al sopraggiungere della notte.

I giapponesi furono sloggiati il giorno seguente, quando il sorgere del sole consentì a tutta l'artiglieria di scaricare il proprio fuoco contro i pochi nemici sopravvissuti.

Dopo questi terribili scontri gli americani si trovavano ora dietro le linee esterne di Shuri, e sfruttando i progressi della 96ª Divisione lungo la costa orientale, Hodges stabilì che Shuri doveva essere attaccata dal fianco destro, così il 20 ordinò alla 7ª Divisione di tornare in linea e dirigersi contro le alture nord di Yonabaru.

Ma la pioggia che iniziò il 21 maggio favorì i difensori sia sulla costa occidentale che su quella orientale; le condizioni meteorologiche rallentarono penosamente le operazioni della 7ª Divisione, la quale riuscì lo stesso a ripulire alcune postazioni nemiche sulle colline di Ozato, un massiccio complesso parallelo alla Baia di Nakagusuku tra Yonabaru e la penisola di Chinen.

Benché le divisioni sui fianchi della 10ª Armata avessero fatto notevoli progressi, la 1ª Divisione marines, la 77ª e la 96ª Divisione di fanteria impiegate al centro del fronte, non ottennero alcun risultato positivo.

La fanatica resistenza giapponese a cui si erano aggiunti pioggia e fango, ostacolavano fortemente le truppe attaccanti, e gli americani poterono solo dedicarsi a rafforzare le zone già sotto il loro controllo.

La pioggia continuò per nove giorni rendendo Okinawa un immenso pantano che risucchiava uomini e mezzi, e poiché gli aerei della TAF non potevano alzarsi in volo, i rifornimenti poterono giungere alle truppe di terra solo a braccia e grazie all'enorme lavoro del genio, ma il traffico continuo di mezzi di sussistenza rese impraticabili le strade, e la 10ª Armata si bloccò.

La situazione ebbe nuovo impulso il 26 maggio quando giunse la notizia che il nemico si stava preparando a uscire da Shuri.

Un aereo da ricognizione fu subito lanciato in volo su richiesta di Del Valle, e giunto sull'obiettivo confermò che un gran numero di giapponesi si stava ritirando da Shuri.

Poco dopo l'incrociatore New Orleans sparò le prime salve contro il nemico in ritirata, seguito da tutte le altre navi e dall'aviazione dei marines che uscì in volo nonostante le condizioni meteo avverse.

Il tentativo di Ushijima di ritirarsi di nascosto col favore del tempo venne frustrato dalla massiccia reazione americana, che massacrò circa 4.000 uomini e distrusse centinaia tra carri, veicoli e pezzi d'artiglieria.

Il 27 Buckner ordinò alle batterie navali di proseguire senza sosta il loro tiro contro il nemico e contro ogni strada e postazione nelle retrovie giapponesi, in modo tale da non dare tregua a Ushijima, mentre allo stesso tempo diede ordine ai suoi comandanti di divisione di continuare la pressione per non consentire ai giapponesi di riattestarsi sulla difensiva.

Allo scopo di coprire la ritirata delle forze terrestri di Ushijima, l'ammiraglio Ugaki fece effettuare nella notte tra il 27 e il 28 maggio un nuovo attacco di aerei speciali, accompagnati per l'occasione da una grossa scorta di caccia con l'obiettivo di colpire le navi da trasporto americane, le quali durante gli ultimi giorni, per ovviare alle difficoltà logistiche a terra avevano preso a sbarcare uomini e mezzi su entrambe le spiagge ai fianchi della 10ª Armata.

La reazione delle cacciatorpediniere americane fu tremenda e inflissero enormi perdite agli aerei giapponesi, ma non riuscirono a impedire alcuni attacchi kamikaze che colpirono il caccia Drexler, che affondò, e il danneggiamento di altre 15 navi.

Il 27 maggio sulla costa orientale la 7ª Divisione raggiunse Inasomi, circa 3 chilometri a sud-ovest di Yonabaru, mentre la 6ª Divisione sull'altra costa, occupò Naha.

Il 28 maggio la 77ª e la 1ª Divisione presero le alture a nord-est di Shuri e il giorno seguente il 5º marines alle 07:30 attaccò il castello con il 1º Battaglione a sinistra e il 3º sulla destra.

Gli ultimi accaniti difensori giapponesi non poterono nulla contro le truppe d'assalto americane; due ore dopo il tenente colonnello Shelburne e il suo 1/5 si mossero occupando la sommità delle alture Shuri in prossimità del castello. Da quella posizione il comandante chiese a Del Valle il permesso di lanciare una compagnia d'assalto contro la fortezza, nonostante il castello fosse nella zona della 77ª Divisione.

Il generale acconsentì, e alle 10:15 la compagnia A del capitano Dusenbury conquistò il castello.

Finalmente il caposaldo di Shuri era caduto, ma i giapponesi continuavano a difendere le colline a nord della città: la loro resistenza era ancora viva in quasi tutto il fronte, eccezion fatta che nella penisola di Chinen.

Già dal 22 maggio il comando della 32ª Armata decise di abbandonare le postazioni di Shuri e rivedere i piani di battaglia.

Il problema principale era quello riguardava la minaccia dell'accerchiamento, e per scongiurare la possibilità che i circa 50.000 difensori ancora in grado di combattere venissero circondati e annientati dall'artiglieria americana, si decise di spostare il principale caposaldo di resistenza nella penisola di Kiyamu.

La penisola all'estremità meridionale di Okinawa si presentava adatta allo scopo soprattutto per le sue caratteristiche naturali, ed era dominata dalla scarpata Yaeju Dake - Yazu Dake dove si trovavano molte caverne naturali e artificilai in cui i giapponesi potevano riorganizzarsi e proteggersi dai bombardamenti.

A questa decisione si oppose il comandante della 62ª Divisione, il tenente generale Fujioka, che avrebbe voluto resistere assieme ai suoi uomini fino all'ultimo uomo nella posizione di Shuri, ma Ushijima fu irremovibile e ordinò che la divisione dovesse ritirarsi a sud assieme al resto dell'armata.

Secondo il nuovo piano di difesa la 44ª Brigata mista avrebbe difeso la linea che andava da Hanagusuku, sulla costa orientale, fino a Yaeju Dake, la 24ª Divisione avrebbe occupato le alture dominanti la scarpata, le alture di Mezado e Kunishi e Nakagusuku sulla costa occidentale, mentre le decimate unità della 62ª Divisione dovevano occupare le posizioni lungo la costa meridionale dietro il fronte principale, da dove in caso di necessità avrebbero fornito copertura alle unità in prima linea.

Infine la riserva dell'armata, composta da soldati della base navale di Okinawa nella penisola di Oroku, che avrebbero protetto il lato occidentale lungo la linea della ritirata.

La prima colonna diretta a sud lasciò Shuri alla mezzanotte del 23 maggio, mentre la maggior parte del contingente si mise in marcia il 29 per giungere a Mabuni, a 15 chilometri a sud di Shuri, dove Ushijima stabilì il nuovo quartier generale in una caverna della collina.

Le intense piogge favorirono Ushijima, anche se gli attacchi di Buckner non si fermarono mai del tutto, e il 31 maggio alcuni elementi della 7ª Divisione di fanteria e della 6ª Divisione marines si imbatterono in una tenace resistenza linea difensiva lungo il fiume Kokuba sulla costa occidentale.

Dal giorno degli sbarchi le forze americane avevano ucciso 62.548 uomini e fatto solo 465 prigionieri in 61 giorni di lotta, la 10ª Armata aveva occupato Okinawa, tranne una zona di 12 km² circa che rappresentava l'ultima sacca di resistenza giapponese, e fin dal primo giorno di avanzata oltre Shuri i comandi americani si accorsero che Ushijima e le sue truppe avrebbero offerto una resistenza caparbia fino all'ultimo uomo.

Mentre il resto delle forze americane proseguiva verso sud, il 1º giugno Sheperd e la 6ª Divisione ricevettero 'ordine di prepararsi a sbarcare a Oroku in 36 ore, e la 1ª Divisione di Del Valle si assunse la responsabilità della zona già di Sheperd.

Il giorno dello sbarco (K-Day), fu il 4 giugno, quando dopo un'ora di intenso bombardamento preparatorio i marines sbarcarono a Ono Yama alle 05:00.

Lo sbarco avvenne senza grossi problemi, ma subito dopo la spiaggia il terreno collinoso offrì ai difensori un ottimo terreno per resistere, e i marines dovettero lottare per dieci giorni prima di battere la guarnigione giapponese.

I circa 1.500 difensori sfruttarono le caratteristiche del terreno, e il 4º marines sulla destra del fronte e il 29º sulla sinistra trovarono grosse difficoltà ad avanzare.

Sheperd ordinò quindi al 4º marines, che era avanzato molto più del 29º, di compiere una manovra d'aggiramento e congiungersi con il 22º marines proveniente da Naha, con il quale avrebbe spinto e attaccato la guarnigione a Oroku da sud, mentre il 29º marines avrebbe aumentato la pressione da nord.

Consapevole dell'imminente sconfitta, Ota si preparò ad organizzare la resistenza finale congedandosi con Ushijima e con i superiori a Tokio, e il 13 i marines sferrarono il loro ultimo e risolutivo attacco.

Alle 17:50 del 13 giugno Sheperd poté riferire a Geiger che ogni resistenza nella penisola era ormai cessata, e nei dieci giorni di combattimenti circa 5.000 giapponesi erano stati uccisi e 200 fatti prigionieri, contro le 1.608 perdite registrate tra i marines.

Mentre la 6ª Divisione si preparava a sbarcare a Oroku, l'attacco verso sud era aumentato d'impeto e di potenza.

La sera del 3 giugno la 7ª Divisione di fanteria aveva raggiunto la costa orientale sotto Kakibana per tagliare fuori la penisola di Chinen, mentre sulla destra della 7ª Divisione anche la 96ª Divisione avanzò occupando Kamizato, Tero e Inasomi senza incontrare eccessiva resistenza.

Anche la 1ª Divisione avanzò con relativa facilità senza però riuscire ad arrestare la ritirata del nemico verso Kiyamu, che nel frattempo riusciva ad attuare una efficace ritirata combattuta tramite piccole postazioni difensive organizzate da esigui gruppi di uomini che cercavano di intralciare i marines in avanzata.

Leggi anche: La battaglia di Okinawa - Prima parte - La battaglia di Okinawa - Seconda parte - La battaglia di Okinawa - Quarta parte

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