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La battaglia delle Midway fu combattuta tra il 4 e il 6 giugno 1942

La svolta nel rapporto di forza in lotta durante la seconda guerra mondiale

La Marina degli Stati Uniti respinse l'attacco della Marina Imperiale Giapponese nei pressi delle isole Midway, affondando quattro grandi portaerei di squadra nemiche e segnando in tal modo un punto di svolta nella guerra del Pacifico con l'arresto dell'avanzata nipponica.

Con la successiva campagna di Guadalcanal sarebbe iniziata la controffensiva alleata e la lenta ritirata del Sol Levante.

Combattuta solo un mese dopo la battaglia del Mar dei Coralli, Midway fu la seconda battaglia navale della storia combattuta quasi completamente dalle forze aeree imbarcate sulle portaerei, senza contatto visivo tra le flotte contrapposte e senza scontri a fuoco tra navi di linea.

Le gravi perdite giapponesi di preziose portaerei e di piloti addestrati bloccarono ogni ulteriore loro avanzata e permisero alle forze americane di passare alla controffensiva, grazie all'arrivo di nuove navi e dei nuovi aerei prodotti dal loro potente apparato produttivo e industriale.

La Battaglia di Midway fu indubbiamente lo scontro navale più importante e decisivo della Seconda Guerra Mondiale e forse dell’intera storia navale.

Non fu lo scontro navale con più mezzi impegnati, Jutland Leyte e soprattutto Barfleur - La Hogue la superarono abbondantemente.

Allo stesso modo non fu lo scontro navale che vide di fronte il maggior numero di portaerei (qui se ne scontrarono nove, mentre alle Marianne furono una ventina).

L’importanza della Battaglia di Midway non sta quindi nei numeri meramente statistici delle navi e degli aerei che vi parteciparono, ma risiede nella svolta tattica e strategica che da essa ne derivò.

Prima di questo scontro navale la Marina Imperiale giapponese era considerata praticamente imbattibile e si avviava verso un’espansione di conquiste nel Pacifico che appariva quasi inarrestabile, malgrado lo scacco strategico subito durante la Battaglia del Mar dei Coralli (questa battaglia navale fu vinta tatticamente dai giapponesi ma persa strategicamente visto che non riuscirono a sbarcare, come previsto, a Port Hartur in Nuova Guinea, indispensabile punto di partenza per il preventivato piano di conquista dell’Australia).

Allo stesso tempo la U.S. Navy appariva, dopo la batosta di Pearl Harbur e gli affondamenti della Langley e della Lexington, fortemente provata e quindi sull’orlo del precipizio.

Dopo questo scontro navale la Marina Imperiale Giapponese si trovò improvvisamente privata della sua arma offensiva più potente, cioè la squadra di portaerei di attacco di Nagumo e quindi si limitò a cercare di controbattere le successive offensive americane, senza più poter prendere l’iniziativa.

Al contrario, dopo lo scontro navale di Midway, la U.S. Navy prese coscienza della propria grande forza, capì che i giapponesi erano tutt’altro che invincibili e cominciò a prendere quell’iniziativa che la portò nel giro di tre anni ad arrivare a Tokyo.

Come ricordò lo storico britannico John Keegan "la battaglia di Midway, pur rappresentando una sconfitta di proporzioni catastrofiche, non fece perdere un metro di territorio al Giappone e non modificò minimamente i confini del suo Impero".

La perdita del nocciolo della Kido Butai era grave ma non decisiva nell'immediato in quanto Yamamoto poteva contare ancora sulle potenti Shokaku e Zuikaku e sulle recentissime Hiyo e Junyo, oltre che su sei portaerei leggere.

Gli americani invece, perdendo la Yorktown, avevano a disposizione solo tre portaerei, di queste la successiva campagna di Guadalcanal fu letale per la Wasp e per la Hornet, per cui per mesi a sorreggere la Pacific Fleet rimase la sola e gloriosa Enterprise (Shinano).

Infine, come correttamente ricorda Giuliano da Frè il disastro della battaglia di Midway stava invece in quei 3057 morti della flotta nipponica, tra questi vi erano infatti ben 110 piloti, il 25 % di quelli imbarcati sulla Kido Butai, che rappresentavano l'elite della marina giapponese, senza contare quelli feriti così gravemente che non avrebbero più volato come Fuchida.

Inoltre si tende a trascurare il fatto importantissimo che 2.000 caduti andavano registrati tra il personale delle portaerei, compreso il 40% dei tecnici di volo, espertissimi e formatisi (oltre che affiatati con i piloti. legati agli specialisti con quello spirito di squadra che caratterizza la società giapponese) in anni di operazioni belliche ed esercitazioni e che, al pari dei piloti, non potevano essere sostituiti in tempi brevi.

tutti pazzi per la Civita