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Massacro di Civitella. Avvenne il 5 ottobre 1861 a Civitella Casanova.

L’episodio rappresenta una delle pagine buie del Risorgimento Abruzzese e più in generale del Risorgimento Italiano.

Com’è noto tutto l’Abruzzo visse i moti e le agitazioni che condussero il popolo italico all’unità, in particolare l’area teramana dell’Abruzzo Ulteriore, di cui Civitella Casanova faceva parte.

Quella di Teramo era terra di confine, limite settentrionale del Regno di Napoli, poi Regno delle due Sicilie, questo territorio era continuamente attraversato da uomini e da idee, importante anello di congiunzione tra il sud e il nord della penisola, quindi tra realtà profondamente disomogenee.

Il fermento culturale e politico del periodo interessò anche Civitella già teatro di vendite carbonare e incursioni di briganti.

Tracce di questo periodo storico si riscontrano nella toponomastica urbana: Contrada Brigantello, Vico della Carboneria, Piazza Risorgimento, etc.
Proprio al fenomeno del brigantaggio è legato quello che oggi viene ricordato come il “Massacro di Civitella”.

Era il 5 ottobre 1861 quando vennero trucidati, senza regolare processo, nove civitellesi accusati di brigantaggio.

Un distaccamento della Guardia Nazionale di stanza all’Aquila, mentre era in perlustrazione, aveva sorpreso questi uomini con delle armi.

“Scambiati” per dei banditi furono fucilati sul posto, in località Bufara.

Testimonianze scritte di questa vicenda si trovano presso l’Archivio di Stato di Teramo e nell’Archivio Comunale di Civitella Casanova, dove sono conservati documenti relazioni e carteggi tra le istituzioni civile e militari dell’epoca e che ricostruiscono in parte l’accaduto.

Persero la vita in quel tragico evento

Serafino Savini, e suo figlio

Fiorindo Savini,

Gabriele Tobia,

Donato Falzano,

Florindo Sablone e suo fratello

Raffaele Sablone,

Serafino Colaiocco e suo fratello  

Emidio Colaiocco

Trugli Pietro.

tutti pazzi per la Civita

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