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I Martiri di Filetto

Il 7 giugno 1944 a Filetto, frazione del comune dell'Aquila, un distaccamento di una colonna di soldati tedeschi stava provvedendo a smontare una stazione radio ricetrasmittente ivi istallata precedentemente e stava caricando tutto sui camion, perché in serata era in previsione uno spostamento a nord.

Nel pomeriggio una banda di una decina di partigiani scesi dalle pendici del Gran Sasso dove si rifugiavano, attaccarono i militari e cercarono di rubare tutto il materiale che stavano caricando.

Il bilancio dello scontro fu di due morti per i tedeschi e un solo ferito per i partigiani. Nel frattempo i soldati erano riusciti a dare l'allarme e rinforzi stavano arrivando. A quel punto i partigiani si ritirarono di nuovo sulle montagne.

In poco tempo il paese fu piene di tedeschi, i quali rastrellarono l'intera popolazione e perquisirono ogni angolo senza risultati.

Arrivò in paese il capitano Deffreges che si mise subito in contatto con un ufficiale superiore, il quale gli ordinò di applicare la legge, cioè di fucilare tutti i cittadini maschi tra i sedici e sessanta anni e di bruciare il paese.

Ma lui rispose che non intendeva fare ciò, quindi si rivolse direttamente al generale Bölsen, che confermò l'ordine con la minaccia che l'avrebbe fatto fucilare a sua volta se non avesse eseguito il comando.

Allora il capitano fece dividere gli uomini dal resto della popolazione e li fece condurre alle porte del paese dove era posizionata una mitragliatrice.

Intanto il capitano richiamò il generale cercando di fargli cambiare idea, ma gli ordini rimasero quelli.

Mentre i soldati decidevano, sei uomini del gruppo riuscirono a scappare e sottrarsi alla morte.

Verso sera vennero uccisi diciassette uomini:

Giovanni Gambacurta,

Agostino Spezza,

Gradito Alloggia,

Sabatino Riccitelli,

Cesidio Altobelli,

Tito Marcocci,

Loreto Cialone,

Mario Marcocci,

Luigi Marcocci,

Pasquale Cialone,

Domenico Marcocci,

Raimondo Ciampa,

Clemente Ciampa,

Antonio Celestini,

Carlo Marcocci,

Antonio Palumbo,

Fernando Maco.

I tedeschi prima di lasciare il paese diedero fuoco ad alcune case.

tutti pazzi per la Civita

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