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La scritta in aramaico contribuisce alla datazione

"Nel complesso panorama degli studi scientifici condotti sulla Sindone di Torino, una delle scoperte più recenti riguarda una scritta che rimanda all'aramaico dei tempi di Cristo e che dunque, se ciò venisse confermato, potrebbe contribuire alla controversa questione della datazione del telo sindonico".

Lo afferma la Radio Vaticana che sottolinea come la scoperta - ad opera dello scienziato francese Thierry Castex - abbia "suscitato scalpore e dibattiti".

In proposito, l'emittente intervista Barbara Frale, ricercatrice dell'Archivio Segreto Vaticano, che ne accenna nel suo libro "I Templari e la Sindone di Cristo" e approfondirà la questione in un ulteriore volume sulla Sindone che uscirà in autunno ugualmente per "Il Mulino".

"Non è la prima volta - chiarisce la studiosa - che qualcuno scopre la presenza di scritte in aramaico sul tessuto della Sindone.

Il primo a vederle è stato un professore di latino dell'Università Cattolica di Milano nel 1978.

Poi, nel 1989, altri caratteri ebraici furono trovati stavolta da un ebraista, il prof. Messina". Questi caratteri formavano la scritta frammentaria "Il re dei Giudei" e dunque si riferiscono all'accusa con cui Gesù fu denunciato a Pilato.

La scritta trovata di recente da Thierry Castex dice letteralmente "trovato" e c'è una parola vicina, che è ancora da chiarire, ma che può significare nell'insieme "perché trovato" oppure "noi abbiamo trovato".

"La cosa interessante -rileva la Frale- è che questa frase, in realtà, può essere accostata ad un passo del Vangelo di Luca, durante il quale lo stesso Luca riferisce il motivo con cui Gesù fu accusato e portato davanti al governatore romano: Abbiamo trovato quest'uomo che sobillava il popolo, si diceva il Cristo Re, e impediva di pagare il tributo a Cesare'".

Quanto al modo nel quale questa scritta è finita sul telo sindonico, la ricercatrice ipotizza che "trattandosi di un uomo processato e condannato a morte, qualche documento doveva essere per forza prodotto ed applicato a questa salma.

Si tenga presente che il morto, una volta completamente avvolto nel sudario - come voleva la tradizione ebraica dell'epoca - non poteva più essere riconosciuto.

Se qualcuno avesse avuto bisogno, per qualsiasi motivo, di riconoscere il defunto, avrebbe dovuto necessariamente metter fuori delle scritte".

www.agi.it

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