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Cronologia della prima guerra mondiale 09

di Sergio Masini*

La guerra è totale. La Germania cerca di abbattere la Francia prima di scatenare un’offensiva finale contro la Russia, che a sua volta ha già sacrificato un’intera armata per aiutare francesi e inglesi a respingere l’attacco tedesco, costringendo lo Stato Maggiore germanico a distrarre preziose risorse dal fronte occidentale.

Occorrono tre settimane per penetrare in profondità nella frontiera di Nord-est della Francia, dopo aver invaso il Belgio (provocando l’automatica reazione della Gran Bretagna). Il Belgio, a sua volta, resiste più validamente di quanto i tedeschi avessero previsto, e anche questo drena preziose risorse.

Francesi e inglesi resistono e si ritirano combattendo. Pochi prigionieri, poco materiale restano in mano allle truppe d’invasione, anche se vengono conquistate parti importanti del territorio francese e le truppe del Kaiser giungono a pochi chilometri da Parigi, subendo gravi perdite e affrontando dure privazioni.

Un nuovo fattore subentra nel modo di fare la guerra, almeno da parte germanica: il ricorso alla rappresaglia e al terrore nei confronti della popolazione civile. Non sono soltanto i saccheggi e le violenze verso gli inermi, triste retaggio di tutte le guerre precedenti: questa volta siamo di fronte ad una vera sistematicità nelle prepotenze di ogni genere, nella fucilazione degli ostaggi, nella distruzione dei centro abitati e soprattutto dei monumenti e del patrimonio culturale in generale.

Sono atti dettati in parte dalla crescente paranoia degli alti comandi tedeschi, che vedono sabotaggi e imboscate ovunque, e in parte conseguenti alla crescente irritazione di non riuscire a realizzare il piano di avvolgimento e annientamento delle forze alleate, presupposto essenziale per vincere la guerra in modo rapido e decisivo.

Di giorno in giorno, gli alti comandi sono costretti ad ammettere di essersi sbagliati: la guerra che è cominciata non potrà essere una guerra breve, ma è invece destinata ad essere lunga e atroce, con perdite e devastazioni al di là delle più pessimistiche previsioni. L’insipienza dei diplomatici, la superficialità dei governi e l’ostinazione dei sovrani, unite alla mancanza di scrupoli dei militari, hanno portato il mondo verso la sua più terribile prova.

1 settembre: il governo russo cambia nome alla capitale (da San Pietroburgo a Pietrogrado) per cancellare qualunque assonanza tedesca.

2 settembre: il governo francese abbandona la capitale, minacciata dalle truppe germaniche, a soli 40 chilometri dalla città, e si sposta a Bordeaux, portandosi dietro almeno un milione di cittadini. Ignorano che nello stesso giorno la I armata tedesca, comandata dal generale Alexander von Kluck, ha abbandonato la direzione di Parigi per riavvicinarsi alla II armata di Karl von Bülow, e aggirare le truppe nemiche a sud-est della capitale. I tedeschi ignorano che le truppe alleate sono tutt’altro che sconfitte e il generale Joffre, comandante in capo delle armate francesi, dispone nella direzione di Parigi di un’altra armata, comandata dal generale Maunoury, in grado di colpire sul fianco lo schieramento tedesco. Si prepara la controffensiva alleata, che prenderà il nome di “battaglia della Marna”.

3 settembre: i russi sono stati sconfitti dai tedeschi a Tannenberg, ma hanno aperto un altro fronte contro l’Austria-Ungheria, invadendo la Galizia e conquistando Leopoli. Nello stesso giorno, il conclave aperto dopo la morte di Pio X elegge Papa Giacomo della Chiesa, cardinale da poco più di tre mesi. Eletto al decimo scrutinio, assume il nome di Benedetto XV. Piccolo di statura e di gracile costituzione, il nuovo Papa è dotato di grande energia, particolarmente adatta ad affrontare il tragico momento. Si cominciano a stabilire i “primati” di guerra. In questo giorno un pilota inglese, il tenente Dalrymple-Clark, sgancia una bomba su un gruppo di una quarantina di soldati tedeschi. È il primo bombardamento aereo contro truppe europee sul continente. Nel Mare del Nord il sommergibile tedesco U-21 affonda l’incrociatore britannico Pathfinder, che consegue il non invidiabile primato di prima nave inglese silurata in un conflitto.

5 settembre: comincia la Battaglia della Marna. 1.275.000 soldati tedeschi contro un milione di francesi e 125.000 inglesi. Gli alleati (ma l’impegno inglese è minimo, viste le perdite subìte nella ritirata) contrattaccano. Lo stesso giorno Gran Bretagna, Francia e Russia firmano un accordo con il quale si impegnano a non concludere alcuna pace separata con la Germania.

6 settembre: il generale Gallieni, governatore militare della piazza di Parigi, requisisce i taxi della capitale. Grazie ad essi circa 4.000 soldati raggiungono il fronte, ma l’operazione è più che altro di facciata e di propaganda. Lo stesso giorno la Serbia contrattacca l’Austria – Ungheria cercando di invadere la Bosnia.

7 settembre: Il fronte della battaglia della Marna si estende da Meaux ai dintorni della fortezza di Verdun. La IX armata francese comandata dal generale Ferdinand Foch ferma con l’artiglieria il contrattacco della Guardia prussiana. Sul fronte orientale i russi distruggono due divisioni dell’armata dell’esercito austro-ungarico nei pressi di Lemberg (Leopoli), battono una seconda armata nella regione di Lublino e si impadroniscono della fortezza di Nicolayev. Panico a Vienna, con richiamo di riservisti e lavori di difesa della capitale. Hindenburg scatena una nuova battaglia contro i russi nella regione dei laghi Masuri. Vincerà sette giorni dopo, mettendo fine all'invasione russa della Prussia orientale.

8 settembre: l’offensiva tedesca, sotto il contrattacco francese, si è totalmente arenata. Scontri feroci a Fère-Champenoise, Montmirail, le rive del fiume Ourcq, la regione di Nancy. Nel Belgio, la marcia tedesca su Anversa è momentaneamente bloccata dall’apertura delle chiuse. In Galizia gli austro-ungarici sono in piena ritirata. Incoronato papa il 6 settembre, Benedetto XV indirizza l’Esortazione “Ubi primum” “a tutti i cattolici del mondo”: “… Preghiamo e scongiuriamo vivamente coloro che reggono le sorti dei popoli a deporre tutti i loro dissidi nell’interesse della società umana”.

9 settembre: sull’Ourcq, non lontano da Parigi, i tedeschi si ritirano di 40 chilometri. Anche gli inglesi attraversano la Marna. Mentre la I armata del generale Alexander von Kluck combatte autonomamente, separata dalla II del generale Karl von Bülow, comincia il ripiegamento generale di tutte le altre armate, dalla II alla VI. Il piano Schlieffen, che prevedeva l’annientamento della Francia in sei settimane, è clamorosamente fallito e la guerra si avvia a diventare una guerra di posizione. A Milano, nell’Assemblea degli iscritti alla sezione milanese del Partito socialista, Benito Mussolini, direttore dell’Avanti!, afferma che i socialisti sono pur sempre italiani e che non patrocineranno la guerra, ma potrebbero in determinate condizioni accettarla.

10 settembre: battaglie su tutto il fronte occidentale, mentre continua la ritirata strategica dei tedeschi. Il principe Gioacchino, figlio minore del Kaiser Guglielmo II, viene ferito nei combattimenti presso Saint- Gond. Dopo la guerra, incapace di affrontare la sua riduzione a semplice cittadino, divorziato e pieno di debiti, si suiciderà nel 1920. I russi battono gli austriaci sulle linee di Rawa-Ruska in Galizia e impegnano un’altra grade battaglia nei dintorni di Lemberg. Serbi e montenegrini avanzano vittoriosamente in Bosnia.

11 settembre: vittoria dei russi a Lemberg. L’Austria-Ungheria non è riuscita a respingerli, nonostante l’impiego di tre armate. La sconfitta comporta la ritirata di oltre duecento chilometri, fino alla periferia di Cracovia, e la perdita di gran parte della Galizia. Solo l’impiego di reparti tedeschi potrà ristabilire le sorti di questo fronte. L’Austria-Ungheria ha perso 400.000 uomini su 1.800.000 mobilitati: 300.000 tra morti e feriti, 100.000 prigionieri. Sul fronte occidentale, le armate di von Kluck et von Bulow si ritirano nella direzione dell'Aisne e dell'Oise. La Camera dei Comuni, a Londra, decide di estendere l’arruolamento fino a 1.200.000 combattenti. I volontari arruolati sono già 478.893.

12 settembre: i tedeschi in ritirata sorpassano Reims, indietreggiano nelle Argonne e nella Lorena francese. Il generalissimo Joffre ha ordinate ai suoi soldati di “farsi uccidere sul posto piuttosto che indietreggiare. Nel frattempo, i belgi resistono ad Anversa.

13 settembre: mentre i generali francesi si rallegrano per la vittoria, o per meglio dire per lo scampato pericolo, in Svizzera e in Italia aumentano le manifestazioni di simpatia verso l’Intesa. Presino i belgi ottengono piccoli successi locali. Gli anglo-francesi decidono di continuare l’offensiva nella speranza di ricacciare i tedeschi oltre confine, e cominciano i combattimenti sul fiume Aisne, nei quali finalmente si distinguono anche gli inglesi.

14 settembre: i tedeschi si ritirano ancora, abbandonando Amiens e altre posizioni. I russi attaccano ancora in Prussia e puntano anche su Cracovia, evacuata dalle forze austro-ungariche. I serbi continuano la loro offensiva sulla Sava e la Drina. L’esercito belga si rifugia ad Anversa. La sua coraggiosa resistenza ha immobilizzato parecchi corpi d’armata tedeschi. Anche negli Stati Uniti si afferma un movimento di opinione che depreca le violenze germaniche in Belgio. In Italia, diversi giornali, tra i quali primeggia “Il Messaggero” di Roma, appoggiano un passaggio nel campo dell’Intesa. Duri scontri anche in campo sindacale: l’USI (Unione Sindacale Italiana) approva una mozione antimilitarista e neutralista, provocando la scissione del gruppo interventista (guidato da Alceste e Amilcare de Ambris) che darà vita all’Unione italiana del lavoro (UIL). Il generale Helmuth von Moltke, col morale a pezzi e l’onta di non aver vinto la battaglia della Marna, perde l’incarico di capo dello stato maggiore tedesco ed è sostituito dal generale Erich von Falkenhayn.

15 settembre: il fronte occidentale si stabilizza dal fiume Aisne ai dintorni di Reims, alla Mosa (fronte Varennes- Consenvoye) e prosegue su Etain, Metz, Delme e Château-Salins.

16 settembre: i russi progettano di prendere la fortezza austro-ungarica di Przemysl. Il fronte occidentale vede ancora numerosi scontri, con i francesi all’attacco e i tedeschi sulla difensiva. Perdite elevate, soprattutto tra i francesi. I montenegrini sono arrivati a soli 50 chilometri da Sarajevo, capitale della Bosnia, da dove tutto è cominciato con l’assassinio dell’arciduca erede Francesco Ferdinando, e i serbi progettano addirittura di marciare su Budapest. Contatti tra Romania e Italia, nazioni entrambe neutrali, per una posizione comune sui Balcani.

17 settembre: truppe australiane occupano la Nuova Guinea tedesca dopo un breve assedio della fortezza di Toma. Sul fronte occidentale sono ora i tedeschi a contrattaccare, anche in direzione di Reims. Intanto costruiscono trincee e ridotte tra Reims e la foresta delle Argonne. I russi puntano ancora verso Cracovia, nella speranza di minacciare Breslau e addirittura Berlino. Grande discorso di Lord Kitchener, ministro inglese della Guerra, alla Camera dei Lords, con l’annuncio dell’imminente sbarco di 500.000 uomini sul continente.

18 settembre: il generale von Hindenburg assume il comando delle forze armate tedesche sul fronte orientale.

19 settembre: il re d’Inghilterra annuncia che la Gran Bretagna non deporrà le armi che dopo aver raggiunto tutti i propri scopi, tra i quali ci sono ovviamente la liberazione del Belgio e il ridimensionamento delle ambizioni imperialistiche della Germania. Inizia la battaglia di Flirey: i tedeschi occupano Saint-Mihiel e riescono praticamente ad isolare la fortezza francese di Verdun. Due anni dopo, questi luoghi saranno oggetto di un nuovo sanguinosissimo confronto tra tedeschi e francesi.

20 settembre: malgrado tutti i loro sforzi, i tedeschi non sono riusciti a riprendere Reims e commettono un nuovo gravissimo errore dal punto di vista propagandistico, oltre che un atto di insensata violenza: bombardano la città, distruggendo numerosi monumenti, fra i quali la cattedrale. L’esecrazione per l’inutile gesto si fa sentire in tutto il mondo. In Galizia, i russi sono arrivati ai piedi dei monti Carpazi. A Roma, gli interventisti democratici e i nazionalisti manifestano a favore dell’entrata in guerra a fianco della Triplice intesa (Gran Bretagna, Francia, Russia). Restano neutralisti i socialisti, i cattolici e i liberali giolittiani.

21 settembre: altri inutili scontri sul fronte occidentale. L’esercito russo bombarda Jaroslaw in Galizia e apre le operazioni contro la fortezza di Przemysl. Lo zar autorizza la creazione di una nuova bandiera nazionale a tre colori e l’aquila imperiale. A Milano Mussolini firma con Filippo Turati e Camillo Prampolini un manifesto unitario che, sulle linee dell’Internazionale socialista, ribadisce il no alla guerra.

22 settembre: bilancio negativo delle offensive tedesche da Soissons a Reims, piccolo progressi dell’Intesa fra Reims e le Argonne. Serbi e montenegrini sono quasi alle porte di Sarajevo. Anche il quarto figlio di Guglielmo II, Augusto-Guglielmo, è stato ferito. Nel dopoguerra si avvicinerà al nazismo, ma cadrà in disgrazia prima della seconda guerra mondiale. Morirà nel 1949, praticamente ricercato dagli alleati per il suo appoggio a Hitler. Mussolini comincia a staccarsi dalla linea del partito, promuovendo sull’«Avanti!» un referendum sull’entrata in guerra. Prima incursione aerea inglese sulla Germania. L’aviazione attacca gli hangar degli Zeppelin a Colonia e a Düsseldorf. Un aereo inglese comunica per la prima volta via radio con una postazione di artiglieria. Un solo U-Boot silura tre incrociatori inglesi. Fino alla fine del nazismo, in Germania la giornata sarà celebrata come “Giorno di Weddigen”, il comandante del sommergibile. [DD]. Navi tedesche bombardano Papeete, nell’isola francese di Tahiti.

24 settembre Attacchi sporadici su tutta la linea del fronte occidentale. Montenegrini e serbi attaccano Sarajevo. Incursione della squadra navale francese del Mediterraneo alle bocche di Cattaro, in appoggio ai montenegrini. Gli incrociatori tedeschi Goeben e Breslau, che conducono una guerra di corsa contro il naviglio mercantile alleato, si rifugiano nel Mar Nero. A Milano si riuniscono le organizzazioni cattoliche italiane, che si dichiarano per la neutralità. Una presa di posizione che «implica in sostanza la non disponibilità a fare la guerra contro i vecchi alleati e a fianco di repubblicani, massoni, anticlericali e protestanti di Francia e Inghilterra». Inizia formalmente l’assedio russo alla fortezza austro-ungarica di Przemyśl.

25 settembre: si susseguono gli scontri tra francesi e tedeschi su un fronte ormai apparentemente stabilizzato. L’incrociatore tedesco Emden bombarda Madras nell’India inglese.

26 settembre: violenta azione sull’ala sinistra dello schieramento francese, scatenata da un’offensiva tedesca che impegna risorse fatte affluire dalla Lorena. Sbarco franco – inglese sull’isola di Lissa. La flotta austro-ungarica si sottrae allo scontro. Il giornale socialista Vorwaerts è sospeso a Berlino, per aver criticato la condotta delle operazioni e aver messo in luce la ritirata tedesca. Truppe del Sudafrica invadono la vicina colonia tedesca.

27 settembre: i francesi respingono l’assalto tedesco sull’Oise, nei dintorni di Saint-Mihiel e nella Lorena francese. Truppe anglo-francesi catturano Douala e le zone costiere del Camerun tedesco. L'Impero ottomano chiude lo stretto dei Dardanelli al traffico navale degli Alleati.

28 settembre: frenetici attacchi tedeschi tra l'Oise e Reims, con l’intenzione di spezzare la linea francese al centro. Attacco della Guardia prussiana, che subisce perdite spaventose. Con questa inutile offensiva termina la cosiddetta “battaglia dell’Aisne” e comincia la guerra di posizione. L’unico corollario di movimenti è la “corsa al mare”, un vano tentativo di aggirarsi reciprocamente sul fianco nord, e prosegue fino a novembre, stabilizzando ulteriormente il fronte. I russi, invece, continuano l’avanza su Cracovia e minacciano l’Ungheria. I tedeschi pongono l'assedio alla piazzaforte belga di Anversa. I cannoni tedeschi, rinforzati da pezzi di artiglieria pesante austro-ungarici, aprono il fuoco sui forti esterni.

29 settembre: i russi continuano a marciare verso Cracovia. Guglielmo II, resosi conto che il fronte occidentale non è destinato a importanti mutamenti, lo abbandona e si trasferisce sul fronte orientale. Il governo francese decide che ausiliari, esentati e riformati dovranno subire una nuova visita medica.

30 settembre: Il fronte occidentale è stabile. Montenegrini e serbi stazionano sempre vicino a Sarajevo. La Turchia chiude definitivamente lo stretto dei Dardanelli.

*www.opinione.it

Vedi anche: La prima guerra mondiale 08

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