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L’11 ottobre di trentotto anni fa entrava in vigore il Trattato di Osimo

di Francesco Giubilei*

L’accordo, firmato il 10 novembre 1975 nella città marchigiana tra il governo italiano e quello jugoslavo, rendeva definitivo il confine orientale del nostro paese con la Jugoslavia entrando in vigore nel 1977.

In realtà i confini erano già stati definiti nel 1954 con ilMemorandum di Londra, un protocollo d’intesta firmato tra l’Italia e la Jugoslavia con la garanzia di Regno Unito e Stati Uniti, in cui si divideva il Territorio Libero di Trieste in due zone: zona A sotto l’amministrazione italiana e zona B sotto quella jugoslava.

Con questo sciagurato accordo perdemmo di fatto una parte d’Italia abitata in prevalenza da cittadini italiani con le città e i paesi di Capodistria, Umago, Cittanova, Buie.

Se Dante fissava i confini italiani a Pola ” sì com’a Pola, presso del Carnaro / ch’Italia chiude e suoi termini bagna”, di certo non avrebbe mai immaginato che il confine orientale italiano potesse chiudersi a Muggia.

Si concluse così il drammatico esodo che negli anni portò quasi 350.000 italiani ad abbandonare le proprie case, una vicenda a tutt’oggi non sufficientemente studiata e ricordata.

Se le condizioni del nostro paese – sconfitto e privo di ogni credibilità internazionale – nel 1947, anno in cui furono firmati i Trattati di Parigi con cui l’Italia perse Fiume, il territorio di Zara, gran parte dell’Istria, oltre che zone oggi italiane e con cui nasceva il Territorio Libero di Trieste, non permettevano di avviare contrattazioni forti, diversa era la situazione nel ’54 e soprattutto nel 1975 quando Mariano Rumor firmò il Trattato di Osimo.

Difficile attribuire precise colpe per la scellerata gestione del confine orientale in cui furono abbandonati al proprio destino centinaia di migliaia di italiani, l’accusa a De Gasperi che preferì mantenere il territorio dell’Alto Adige (con probabili interessi elettori essendo di Trento) piuttosto che salvaguardare l’Istria, è storicamente motivo di dibattito.

Quel che è certo è la tipica sciatteria della politica italiana nella gestione di situazioni chiave per la politica estera del nostro paese.

Ciò che più ferisce della vicenda istriana è la coltre di silenzio calata in Italia, se si eccettuano i discendenti degli esuli e una letteratura di alto livello epurata dai programmi scolastici italiani.

Mai come oggi, per non dimenticare, occorre riprendere dagli scaffali della propria libreria una copia di Materada di Fulvio Tomizza e dedicare qualche ora alla lettura dello straordinario romanzo istriano per fortuna ancora disponibile edito da Bompiani.

*www.ilgiornale.it

tutti pazzi per la Civita

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