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I primi giorni di giugno del 1944 sono stati cruciali per Civitaretenga

Nel paese vi era un comando tedesco, si era stabilito nella casa di Ercole Perelli, occupando le stanze della scuola elementare.

Le lezioni scolastiche si tenevano quindi in una casa, al centro della Civita, vicino al forno, in una unica stanza freddissima, con al centro una stufa a legna: ogni mattina i bambini portavano un pezzo di legna che la maestra "caricava" e accendeva… quando la stufa si era scaldata era arrivata l’ora della fine delle lezioni…

Successivamente le lezioni si svolgevano presso la “Casa del fascio”, un ambiente molti più accogliente ma piccolo per cui si facevano due turni: i grandicelli dalle ore 9.00 alle ore 11.00, i più piccoli, dalle ore 11.00 alle ore 13.00

Il centro del paese era occupato da un reparto tedesco della sussistenza: vi si preparavano cibi che poi venivano portati ai soldati dislocati lungo la Linea Gustav.

Le cucine erano posizionate “appidlaporta”, sotto gli alberi che fungevano anche da mimetizzatori nei confronti di eventuali ricognizioni aeree degli alleati.

Cosa strana: ogni volta che partivano i camion con le derrate alimentari per i soldati al fronte, pochissimi minuti dopo apparivano degli aerei alleati che li mitragliavano e sganciavano bombe leggere, mai nei centri abitati: una di queste bombe cadde a “cannenze” proprio vicino la strada statale.

A queste incursioni aeree ci eravamo talmente abituati che guardavamo tranquillamente dalla “loggia” le evoluzioni degli arei: una delle signore presenti nel laboratorio di sartoria a un certo punto disse: “Guarda, stanno buttandoci confetti”

I tedeschi erano convinti che nel bosco di “narcign” si nascondesse un soldato alleato che radio trasmetteva i movimenti dei tedeschi, ma era introvabile.

Allora mimetizzarono una mitragliatrice su un camion e appena arrivarono gli aerei alleati li accolsero con uno sbarramento di fuoco: l’incursione fu annullata ma il pilota di un aereo fu colpito a morte e precipitò sul “Colle di San Nicola”, fra la Civita e Navelli.

L’eclettico artista della Civita, Alberto Perelli, realizzò in pietra della Majella, una targa a memoria dell’evento posta sul luogo della tragedia.

Alla fine della guerra, i parenti del pilota deceduto vennero alla Civita e fu loro donata detta opera.

La convivenza fra i tedeschi e i civitaresi era impostata sul reciproco rispetto, che anche l’improvvisa l’uccisione di Domenico Garofalo da parte di un soldato tedesco, a parte lo sconcerto e il dolore, non venne meno.

Intanto le truppe alleate risalivano non senza difficoltĂ  lungo le zone di Venafro verso Castel di Sangro.

Il comando tedesco decise quindi di ritirarsi verso nord e, per ritardare l’avanza degli alleati fece saltare dei ponti lungo la strada statale 17, in prossimità della Civita, vicino alla fonte.

In quell’occasione i comandante tedesco della Civita raccomandò a tutti gli abitanti del paese di rifugiarsi in luoghi sicuri, di sbarrare le porte ma di tenere aperte le finestre in modo che lo spostamento d’aria non facesse rompere i vetri.

Intanto all’interno del convento di Sant’Antonio erano stivate armi, munizioni e fusti di benzina che dovevano essere distrutte, con conseguente distruzione del convento stesso.

Anche in questo caso il comandante fu comprensivo: non aveva soldati a disposizione, ma lasciò campo libero affinché i civitaresi togliessero tutto l’arsenale stipato nel convento, per portarlo lontano dal centro abitato dove poi fu distrutto.

Dei fusti di benzina invece non si seppe piĂą nulla.

Intanto l’esercito alleato aveva superato Castel di Sangro, poi Sulmona, quindi Popoli per risalire verso Collepietro lungo la statale 17.

La mattina del 13 giugno eravamo alla processione per la festa di Sant’Antonio, fermi fra la casa di Adamo e la Chiesa, in attesa per assistere al tradizionale "sparo", e guardavamo verso la valle, la strada verso Collepietro.

Apparvero dei motociclisti, prima un paio, poi altre e altri ancora: erano tanti, tantissimi, diretti verso l’Aquila.

E poi tanti, tanti camion coperti da teloni che portavano i militari alleati.

Ma il ponte davanti al mulino era stato fatto saltare per cui i motociclisti deviarono nella “variante”, la strada non asfaltata che fiancheggiava la fonte: i pochi ostacoli derivati dallo scoppio delle mine furono subito rimossi e la colonna proseguì verso l’Aquila.

Io, poi dalla loggia della casa di mia nonna Marietta, ero rimasto incantato a guardare il loro passaggio.

Vedi anche: Civitaretenga Story; Civitaretenga vista da Carla; Civitaretenga e la Festa di Sant'Antonio; Civitaretenga e la Madonna dell'Arco; Civitaretenga e Lo Squadro;  Il 10 giugno 1940 alla Civita;

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